venerdì 17 giugno 2022

In previsione….In autunno un test ci dirà se dobbiamo fare un nuovo vaccino anti-Covid

 


Un test rapido del sangue può misurare l’entità e la durata dell’immunità di una persona al virus Sars-CoV-2. I risultati, oltre a consentire di monitorare l’immunità della popolazione e l’efficacia degli attuali vaccini, può aiutare a progettare nuove strategie di ri-vaccinazione. Specialmente per soggetti fragili immunocompromessi. Il test, sviluppato dai ricercatori del Mount Sinai di New York, richiede meno di 24 ore e può essere utilizzato ampiamente nella popolazione. L’esame misura l’attivazione delle cellule T, che fanno parte della nostra risposta immunitaria adattativa all’infezione o alla vaccinazione da Sars-CoV-2 e ci aiutano a proteggere dalle forme gravi della malattia o dalla morte.

Il test misura l’attivazione delle cellule T nelle persone guarite e/o vaccinate

martedì 31 maggio 2022

Siamo di fronte a un’emergenza salute mentale: gli effetti della pandemia su bambini e ragazzi


I problemi del neurosviluppo e della salute mentale di bambini e ragazzi manifestatisi durante la pandemia rischiano di
diventare cronici e diffondersi su larga scala”. È l'allarme che lancia l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza,  Carla Garlatti , in occasione della pubblicazione dello studio  Pandemia, neurosviluppo e salute mentale di bambini e ragazzi  generati dall'Agia con l'Istituto superiore di sanità e con la collaborazione del Ministero dell'istruzione. Per realizzare la ricerca – la prima scientifica a valenza nazionale – sono stati ascoltati oltre 90 esperti tra neuropsichiatri infantili, pediatri, assistenti sociali, psicologi, pedagogisti e docenti.
I professionisti interpellati hanno riferito disturbo del comportamento alimentare, ideazione suicidaria (tentato suicidio e suicidio), autolesionismo, alterazioni del ritmo sonno-veglia e ritiro sociale. In ambito educativo, poi, sono stati riscontrati disturbi dell'apprendimento, dell'attenzione e del linguaggio, disturbi della condotta e della regolazione cognitiva ed emotiva, oltre a paura del contagio, stato di frustrazione e incertezza rispetto al futuro, generando insicurezza e casi di abbandono scolastico.

venerdì 13 maggio 2022

LE TERAPIE ANTIBIOTICHE NEI BAMBINI RIDUCONO L ‘EFFICACIA DEI VACCINI

 


La produzione cala del 6-20% a ogni ciclo di antibiotici.
I bambini che hanno ricevuto trattamenti con antibiotici hanno
una risposta peggiore ai vaccini dell'infanzia, secondo uno studio condotto da ricercatori del Rochester General Hospital Research Institute e pubblicato rivista Pediatrics . La ricerca ha coinvolto 560 bambini tra i sei mesi due anni vaccinati tra il 20 ei due anni vaccinati tra il 20 ei 06 e ha confrontato i livelli di destinazione tra quelli che avevano ricevuto almeno una prescrizione di quelli previsti al tempo della prescrizione e che non avevano mai assunto farmaci antibatterici . "Quello che abbiamo visto è che l'esposizione agli antibiotici sembra avere un effetto negativo sui livelli di sviluppati in risposta al vaccino", spiega il coordinatore della ricerca Michael Pichichero. "Inoltre, l'effetto cumulativo: perciò a ogni ciclo di antibiotici si osserva una riduzione nei livelli di riduzione di una piccola quota del 6-10% prima del booster. Dopo il booster, l'effetto cumulativo è invece più grande e la riduzione degli antibiotici è del 10-20% per ogni ciclo di antibiotici". 

mercoledì 27 aprile 2022

LATTE DI CAPRA: PERCHE’ E’UTILE?

 


Da alcuni anni sono sempre più numerose le persone che utilizzano latte di capra , mentre è in calo il consumo di latte vaccino.
Una
  moda o una dotazione indispensabile alla luce delle patologie emergenti come allergie, ipersensibilità alimentari o altro ?

In questo articolo cercheremo di descrivere le caratteristiche e le indicazioni anche alla luce dei dati scientifici presenti.

Il latte di capra sembra innanzitutto un prodotto sano e sostenibile per l'ambiente infatti le capre ai meno spazio utilizza, meno risorse e meno trattamenti rispetto. Inoltre i caseifici meno si affidano a trattamenti a base di ormoni per aumentare la produzione, inoltre la composizione di questo latte varia a seconda della dieta, della razza, dell'ambiente, della salute dell'animale e della stagione in cui viene prodotto(una differenza del latte vaccino che è stabile). Il contenuto proteico medio del latte di capra può essere più alto di quello del latte vaccino (ma può comunque variare ampiamente). C'è comunque una netta somiglianza (85-95%) tra la composizione aminoacidica delle sei principali proteine ​​del latte vaccino e del latte di capra (quindi chi è veramente allergico alle proteine ​​del latte di mucca lo è anche al latte di capra) .

Per quanto riguarda i lipidi del latte di capra essi sono presenti sotto forma di globuli di grasso più piccoli dei globuli del latte vaccino, questo lo rende più  digeribile rispetto al latte di mucca , in quanto è maggiore la superficie esposta all'azione degli enzimi digestivo. La crema di latte di capra è ricca di acidi grassi a catena media e corta, importanti per le funzioni immunitarie e metaboliche.

A proposito degli zuccheri, il principale è il lattosio, il principale quale favorisce l'assorbimento intestinale di calcio, magnesio e fosforo e l'utilizzo di vitamina D .   Il contenuto di lattosio nel latte di capra è comunque inferiore dello 0,2-0,5 per cento rispetto al latte vaccino, ma oltre al lattosio il latte di capra contiene oligosaccaridi, glicopeptidi, glicoproteine ​​e zuccheri nucleotidici in maggiore quantità rispetto al latte vaccino , mostrando un profilo oligosaccaridico (con attività prebiotica) similitudine a quello del latte materno.

mercoledì 20 aprile 2022

Perché vaccinare i pazienti già affetti da Covid è stato un errore

 


Riporto lettera inviata a Quotidiano Sanità.it del 11 Aprile 2022 :

“Gentile direttore ,
alla luce dei dati ormai consolidati della letteratura dopo due anni di pandemia, credo sia  utile fare qualche riflessione sulla strategia adottata   per non continuare a commettere errori.

Gli ultimi New England Journal of Medicine hanno pubblicato una serie di lavori su vaccinazione e reinfezioni e su vaccinazione ed immunita' naturale.

In periodi non sospetti prima dell'inizio della campagna vaccinale, su  questo quotidiano , il sottoscritto sosteneva di non vaccinare i covid, e soprattutto di verificare nel personale sanitario la presenza di anticorpi.

1. Vaccinare i guariti da covid è stato un errore, non c'era nessuna evidenza medica e trattare allo stesso modo un paziente che ha avuto la malattia ed uno che non ha avuto la malattia è stata la prima volta in medicina .

2. Non permettere di dosare gli anticorpi , per fare una strategia mirata di tipo vaccinale è stato un errore, sia perche' potevamo risparmiare dosi sia perche' evitavamo di fare star male i nostri pazienti “primum non nocere”

3. Una quota di pazienti vaccinati, è ed è stata ricoverata in medicina Interna con patologie gravi e con polipatologie  . I vaccinati deceduti avevano un tasso di anticorpi  di 65, mentre i vaccinati guariti di oltre 830. Se questi pazienti fossero  stati intercettati prima con il dosaggio anticorpi la  strategia con antivirali ed anticorpi  monoclonali avrebbero  potuto salvare la vita


4. Infatti di contro anche in questa quarta ondata non abbiamo ricoverati che hanno fatto il covid precedentemente.

5. Ieri in una bellissima analisi del  dottor Donzelli su questo quotidiano , dimostra in maniera inoppugnabile che i tassi di reinfezione in chi ha avuto il covid sono bassi, l'avevamo dimostrato su Jama 2021, come la reinfezione ad un anno era solo dello 0.07% .

6. In pazienti con infezione da Covid 19 che hanno eseguito due dosi di vaccino abbiamo un NNT 1/767, come riportato dal Dr. Donzelli. Questo vuol dire che dobbiamo trattare 767 pazienti per risparmiare una infezione in un paziente, che come abbiamo visto non si ammalano più e non vengono più ricoverati. Anche rispetto ai vaccinati con tre dosi.

In qualsiasi studio per qualsiasi farmaco un NNT di questo tipo non sarebbe mai previsto, in quanto costo efficacia e costo efficienza non utile, questa è medicina basata sulle evidenze.

Pensiamo che sia venuto il momento  di cambiare le disposizioni governative in relazione alle vaccinazioni nei pazienti che hanno avuto covid 19, di far di nuovo diventare il problema vaccinazioni un problema medico clinico non normativo ed impositivo. Come è immaginabile che un medico specialista immunologo, infettivologo, internista sia stato esentato ed impossibilitato a decidere se vaccinare o meno una persona che ha patologie immunitarie gravi, che prende farmaci particolari, che ha allergie . I centri vaccinali ed i medici di base spesso non hanno avuto le competenze per decidere, creando disagio e danni spesso anche psicologici di abbandono per pazienti fragili, che devono essere prese a carico e non trattati secondo la normativa.

La quarta dose, siamo sicuri che prima di farla, non vadano tutte fatti i dosaggi degli anticorpi, serve  davvero, la letteratura è scarsa e poi siamo sicuri che un vaccino contro un ceppo di due anni fa sia ancora utile alla  luce di  tutte le varianti?

Penso sia arrivato il momento di una riflessione sia sulla strategia medica che normativa politica, per affrontare il problema con metodologia scientifica.

Antonino Mazzone
Direttore Dipartimento di Area Medica ASST Ovest Milanese
Vice Presidente FISM

 

Tratto da Quotidiano .it 11 aprile 2022

 

mercoledì 6 aprile 2022

L’ AZIENDA PFIZER NON DEVE CONSIGLIARE QUARTA DOSE DI VACCINO

 


"E' fuori luogo che l'amministratore delegato di
un'azienda dica quello che si deve fare" "Lo dico oggi per Pfizer, ma è lo stesso discorso già fatto per Moderna: è gravissimo che i Ceo di grandi aziende farmaceutiche parlino, come esperti , della necessità di una quarta dose di vaccino anti-Covid . E' fuori luogo che l'amministratore delegato di un'azienda dica quello che si deve fare". Così all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, commenta quando detto da Albert Bourla, Ceo di Pfizer, in un'intervista alla Cbs, secondo cui "in questo momento, per quello che abbiamo visto, una quarta dose è necessaria". Il coronavirus, intanto, "rialza la testa, dobbiamo abituarci all'altalena del numero dei contagi, che si alzano e si abbassano. In questo momento però dobbiamo vedere i numeri della malattia grave, che sono bassi, e sapere che una quota significativa dei ricoveri in ospedali non è per Covid, ma per altro e poi si scopre la positività ", evidenzia ancora all'Adnkronos. E in Cina alcune tornano in lockdown. E' un segnale di preoccupazione anche per l'Occidente? "Lì la situazione è difficile ma il nuovo lockdown sancisce definitamente il fallimento della strategia "zero Covid"- avverte Bassetti

domenica 13 marzo 2022

QUANDO ANDARE IN PRONTO SOCCORSO PEDIATRICO?


Ogni anno circa 5 milioni di bambini vengono visitati nei Pronto soccorso italiani. Solo nel 10% dei casi si tratta di codici gialli e rossi, ovvero quelli che identificano i casi di reale emergenza e urgenza, mente i codici verdi (le urgenze considerate minori) rappresentano invece il 60-70% degli accessi. "Tra questi ultimi circa la metà può essere considerato un accesso appropriato per la necessità di escludere gravi complicanze e/o evoluzioni della malattia, mentre la restante metà di questi accessi è inappropriato e può creare disservizi che possono ostacolare l’assistenza a chi ne ha veramente bisogno", spiega Antonio Urbino, presidente della Società italiana di emergenza e urgenza pediatrica (Simeup).

Se è vero che tutti sanno cos’è un pronto soccorso, Simeup ricorda anche ciò che non è un pronto soccorso, per scoraggiarne un utilizzo improprio . "Innanzitutto non va confuso con un ambulatorio pediatrico - spiega Urbino - e non sostituisce il pediatra di famiglia che sarebbe bene consultare, se possibile e almeno telefonicamente, prima di recarsi in pronto soccorso. Non è nemmeno un ambulatorio poli-specialistico infatti le visite specialistiche urgenti richieste dal medico curante vanno comunque prenotate al Centro unico prenotazioni (Cup) e di norma non hanno luogo in pronto soccorso, che non è la struttura preposta per approfondire aspetti clinici non urgenti o cronici". Dalla Simeup arrivano anche alcuni suggerimenti utili in situazioni frequenti che possono invece richiedere una visita in pronto soccorso.

1)Febbre

Necessario  in caso di febbre nel lattante con età inferiore a tre mesi se non è stato possibile farlo visitare al curante. Nei bambini più grandi se la febbre è elevata, persistente, risponde poco alla terapia antipiretica e si associa a stato di sofferenza e condizioni generali compromesse. O infine se in presenza di febbre il bambino presenta crisi convulsive soprattutto se di età inferiore ad un anno.