Le malattie cardiovascolari si sviluppano nell'arco di decenni, ma le loro radici affondano spesso nell'infanzia. Una revisione della letteratura pubblicata tra il 2010 e il 2025 mette in luce una lacuna critica nella gestione clinica dell'obesità pediatrica: le attuali linee guida per la stratificazione del rischio cardiovascolare non includono strumenti per identificare l'aterosclerosi nelle sue fasi subcliniche precoci, proprio quando il processo è ancora potenzialmente reversibile. L'obesità infantile sta raggiungendo proporzioni allarmanti a livello globale, con conseguenze che si estendono ben oltre l'età pediatrica. Il 56% dei bambini con obesità e l'80% di quelli con obesità grave diventano adulti obesi, accumulando nel tempo un carico metabolico e cardiovascolare progressivo. I dati dell'International Childhood Cardiovascular Cohort Consortium, condotto su quasi 39.000 partecipanti con un follow-up di 35 anni, hanno documentato una forte associazione tra fattori di rischio rilevati in età infantile e successivi eventi cardiovascolari maggiori. I bambini nel quartile più alto dell'indice di massa corporea presentano un tasso di mortalità prematura più che doppio rispetto ai coetanei con BMI inferiore. L'aterosclerosi è una malattia infiammatoria cronica che, nel momento in cui diventa clinicamente manifesta, è già consolidata e non più reversibile. La finestra di intervento più efficace si colloca pertanto nelle fasi subcliniche, identificabili attraverso strumenti non invasivi di valutazione vascolare. Tra questi, lo spessore intima-media carotideo e la velocità dell'onda di polso carotideo-femorale mostrano associazioni documentate con obesità e rischio cardiometabolico in età pediatrica. La velocità dell'onda di polso si distingue come indicatore promettente della disfunzione endoteliale precoce, sebbene la mancanza di consenso sui valori di riferimento in età evolutiva ne limiti ancora l'applicazione clinica sistematica.





