mercoledì 5 agosto 2026

L'OBESITA' INIZIA DA PICCOLI

 


Le malattie cardiovascolari si sviluppano nell'arco di decenni, ma le loro radici affondano spesso nell'infanzia. Una revisione della letteratura pubblicata tra il 2010 e il 2025 mette in luce una lacuna critica nella gestione clinica dell'obesità pediatrica: le attuali linee guida per la stratificazione del rischio cardiovascolare non includono strumenti per identificare l'aterosclerosi nelle sue fasi subcliniche precoci, proprio quando il processo è ancora potenzialmente reversibile. L'obesità infantile sta raggiungendo proporzioni allarmanti a livello globale, con conseguenze che si estendono ben oltre l'età pediatrica. Il 56% dei bambini con obesità e l'80% di quelli con obesità grave diventano adulti obesi, accumulando nel tempo un carico metabolico e cardiovascolare progressivo. I dati dell'International Childhood Cardiovascular Cohort Consortium, condotto su quasi 39.000 partecipanti con un follow-up di 35 anni, hanno documentato una forte associazione tra fattori di rischio rilevati in età infantile e successivi eventi cardiovascolari maggiori. I bambini nel quartile più alto dell'indice di massa corporea presentano un tasso di mortalità prematura più che doppio rispetto ai coetanei con BMI inferiore. L'aterosclerosi è una malattia infiammatoria cronica che, nel momento in cui diventa clinicamente manifesta, è già consolidata e non più reversibile. La finestra di intervento più efficace si colloca pertanto nelle fasi subcliniche, identificabili attraverso strumenti non invasivi di valutazione vascolare. Tra questi, lo spessore intima-media carotideo e la velocità dell'onda di polso carotideo-femorale mostrano associazioni documentate con obesità e rischio cardiometabolico in età pediatrica. La velocità dell'onda di polso si distingue come indicatore promettente della disfunzione endoteliale precoce, sebbene la mancanza di consenso sui valori di riferimento in età evolutiva ne limiti ancora l'applicazione clinica sistematica.

domenica 5 luglio 2026

L’Europa riconosce il pesticida TFA come sostanza tossica per lo sviluppo fetale

 

L’acido trifluoroacetico (TFA), tra i composti più diffusi della famiglia dei PFAS, viene ufficialmente riconosciuto come pericoloso per la salute umana. Il Comitato per la valutazione dei rischi dell’Agenzia europea delle sostanze chimiche (ECHA) ne ha infatti raccomandato la classificazione come sostanza tossica per la riproduzione di categoria 1B, sulla base di evidenze scientifiche. Vi sarebbero infatti   rischi per lo sviluppo del feto e possibili effetti sulla fertilità. Secondo l'agenzia, il TFA è estremamente persistente e difficile da eliminare dai sistemi idrici. Il composto deriva in larga parte dalla degradazione dei pesticidi contenenti PFAS. La decisione rafforza la richiesta di Pan Europe di vietare questi prodotti e potrebbe aprire la strada a nuove restrizioni comunitarie sui pesticidi che rilasciano TFA nell’ambiente.

Tratto da L’Indipendente 12/06/2026

 

domenica 31 maggio 2026

STRATEGIE PER PROTEGGERE LO SCHELETRO

 


Dalla dieta all'integrazione mirata, gli esperti richiamano l'attenzione sull'importanza di strategie personalizzate per proteggere lo scheletro lungo tutto l'arco della vita

La salute dello scheletro dipende da un equilibrio articolato tra alimentazione adeguata, attività fisica e interventi preventivi tempestivi . In questo scenario, calcio e vitamina D continuano a rappresentare due micronutrienti fondamentali per preservare la densità minerale ossea e ridurre il rischio di fragilità. Nonostante la loro rilevanza biologica, le carenze restano diffuse nella popolazione generale, contribuendo alla comparsa di condizioni come l'osteoporosi , che in Italia interessa circa cinque milioni di persone .

Secondo gli specialisti, questa patologia si sviluppa in modo progressivo e spesso priva di sintomi evidenti, manifestandosi solo in occasione di fratture. Diventa quindi essenziale adottare un approccio preventivo già nelle fasi precoci della vita, promuovendo abitudini nutrizionali corrette e contrastando la sedentarietà.

venerdì 29 maggio 2026

I LEGUMI DANNO SEMPRE GONFIORE ADDOMINALE?

 


Capita spesso di rinunciare a ceci o fagioli per paura del meteorismo, è un problema comune, ma la scienza ci dice che non dobbiamo puntare il dito contro i legumi, bensì sulla nostra fisiologia.

I legumi sono pilastri della longevità e della salute metabolica. Vale la pena "allenare" il nostro intestino a gestirli al meglio.

Succede per questi motivi: i legumi contengono oligosaccaridi (come raffinosio e stachiosio). Il nostro corpo non produce l'enzima alfa-galattosidasi necessario per scomporli nell'intestino tenue, quindi questi zuccheri arrivano intatti nel colon, dove diventano il banchetto preferito del nostro microbiota. Il risultato? Fermentazione e produzione di gas.

Se la dieta è povera di fibre, un carico improvviso può "sorprendere" l'intestino, rallentando il transito.

Come sarà possibile risolvere questi problemi?

venerdì 24 aprile 2026

La Moringa Oleifera aiuta a rimuovere le microplastiche

 


Viene dall'India, cresce rigogliosa nelle regioni tropicali, e gli antichi Egizi la usavano già 3mila anni fa per rendere potabile l'acqua del Nilo. Oggi la 
Moringa oleifera  torna al centro dell'attenzione scientifica con una scoperta che potrebbe cambiare il modo in cui il mondo affronta uno dei problemi ambientali più difficili da risolvere: le microplastiche nell'acqua potabile. Uno studio  pubblicato  ad aprile su  ACS Omega , rivista dell'American Chemical Society, ha dimostrato che un estratto salino ottenuto dai semi della moringa è in grado di rimuovere oltre il  98% delle microplastiche in PVC — uno dei tipi di plastica più diffusi e potenzialmente più dannosi per la salute umana — dall'acqua. Risultati pressoché identici a quelli del solfato di alluminio, il coagulante chimico standard impiegato negli impianti di trattamento di mezzo mondo. Con una differenza non da poco: la moringa funziona bene su un intervallo di pH più ampio, è biodegradabile e non lascia residui tossici nell'acqua trattata .

mercoledì 25 marzo 2026

ANTIBIOTICI AI PIU PICCOLI AUMENTANO IL RISCHIO DI ASMA

 

 


I piccoli, trattati con antibiotici nel primo anno di vita, corrono un aumento del rischio di sviluppare asma nel corso della vita. La conferma di questo dato, già oggetto di osservazioni precedenti, viene da uno studio appena pubblicato su 
Lancet Respiratory Medicine . Ma la novità sta nel fatto che questo nuovo lavoro individua in un'alterazione dell'immunità ai virus e nella presenza di particolari varianti genetiche su una regione del cromosoma 17, i meccanismi patogenetici alla base di questa suscettibilità. 
I bambini nel primo anno di vita vengono sottoposti a terapia antibiotica soprattutto per infezioni delle vie aeree e delle orecchie; già in passato diversi studi avevano sottolineato la presenza di un legame tra la somministrazione di antibiotici nella prima infanzia e lo sviluppo di asma negli anni successivi, con risultati però di non univoca. Lo studio longitudinale inglese pubblicato appena ha preso in esame i dati relativi ad oltre un migliaio di bambini, dalla nascita a 11 anni. Dalle cartelle cliniche sono stati estrapolati i dati relativi a somministrazione di antibiotici, comparsa di sibili o di riacutizzazioni asmatiche; i bambini sono stati inoltre sottoposti a test allergometrici cutanei all'età di 3, 5, 8 e 11 anni. All'età di 11 anni è stato effettuato un prelievo di sangue per confrontare la risposta immunitaria ai virus (rinovirus, virus respiratorio sinciziale) e ai batteri ( Haemophilus influenzae  e  Streptococcus pneumoniae ) in quelli sottoposti ad almeno un ciclo di terapia antibiotica all'interno del primo anno di età e in chi non aveva assunto antibiotici. Sono stati inoltre effettuati dei test genetici per esplorare i legami tra comuni variazioni genetiche al locus 17q21 e prescrizione di antibiotici. I ricercatori inglesi in questo modo hanno individuato due geni della regione 17q21, associati al rischio di prescrizione antibiotica precoce nel corso della vita. Lo studio ha dimostrato che i bambini con sibili respiratori trattati con antibiotici nel primo anno di vita, avevano un rischio raddoppiato di presentare crisi di broncospasmo grave, riacutizzazione d'asma  e di essere recuperati per asma nel corso della vita.

lunedì 23 febbraio 2026

ALLARME PER LA DIETA DEI BAMBINI: TROPPI SNACK E VERDURA, FRUTTA ASSENTI

 


Bevande gassate ed energizzanti, snack confezionati, biscotti industriali e piatti pronti da riscaldare: gli alimenti ultra-formulati sono ormai entrati stabilmente nelle abitudini quotidiane di milioni di bambini in tutto il mondo, con una spesa per questi prodotti che ha superato i duemila miliardi di dollari. Un fenomeno che riguarda anche l'Italia, dove
oltre la metà dei bimbi consuma snack dolci più di tre volte a settimana, mentre più di uno su dieci mangia regolarmente snack salati e uno su quattro beve quotidianamente bibite zuccherate . Frutta e verdura sono assenti dalla dieta giornaliera di un quarto dei ragazzi, e la colazione sta progressivamente scomparendo dalle loro abitudini: il 10,9% la salta del tutto e un bambino su tre la consuma in modo non adeguato. È quanto emerge dal nuovo rapporto 'Cibo e bambini', presentato dalla fondazione Aletheia, dove viene evidenziato come nel nostro Paese il 9,6% dei bambini e adolescenti tra i 5 ei 19 anni versa in condizione di obesità, mentre il 27,3% risulta in sovrappeso. Questi dati evidenziano la diffusione di abitudini alimentari rischiose con impatti crescenti sulla salute delle nuove generazioni: investire nella prevenzione diventa quindi cruciale, partendo dalle mense scolastiche. In questo senso, le mense scolastiche rappresentano infatti il ​​primo presidio pubblico per promuovere stili di vita sani, perché circa il 41% dei bambini iscritti alla scuola primaria in Europa ha accesso quotidiano a un pasto scolastico gratuito o sovvenzionato, percentuale che sale al 61% nei Paesi ad alto reddito.