venerdì 7 giugno 2024

La vitamina D potrebbe aumentare la resistenza al cancro

 


La vitamina D potrebbe offrire in futuro una marcia in più contro i tumori, rinforzando la risposta immunitaria al cancro. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Science, condotto presso il Francis Crick Institute di Londra, the National Cancer Institute (NCI) del National Institutes of Health (NIH) in Usa e l'università danese di Aalborg. I ricercatori hanno scoperto che i topi di laboratorio alimentati con una dieta ricca di vitamina D avevano una migliore resistenza immunitaria ai tumori trapiantati sperimentalmente nel loro corpo e rispondevano meglio al trattamento con immunoterapia. Inoltre, il team ha scoperto che la vitamina D agisce nell'intestino, favorendo un batterio chiamato Bacteroides fragilis.
Secondo i ricercatori, è questo microrganismo a conferire ai topi una migliore immunità al cancro. Studi precedenti hanno proposto un legame tra carenza di vitamina D e rischio di cancro nell'uomo, anche se le prove non sono state risolutive. Per indagare ulteriormente, i ricercatori hanno analizzato un set di dati provenienti da 1,5 milioni di persone in Danimarca, che ha evidenziato un legame tra livelli più bassi di vitamina D e un rischio più elevato di cancro.  Un'analisi separata di una popolazione di pazienti oncologici ha anche suggerito che le persone con livelli più alti di vitamina D hanno chance maggiori di rispondere bene ai trattamenti immunoterapici contro il cancro.

mercoledì 29 maggio 2024

Boom di casi di Streptococco tra i bambini

 


Lo Streptococco ha rialzato la testa a fine pandemia, ai danni soprattutto dei bambini più piccoli, che si sono ammalati di più nel 2023, probabilmente a causa di un debito immunitario legato proprio alle protezioni usate durante il covid: infatti uno studio condotto all'Università Cattolica - IRCSS Fondazione Policlinico Gemelli e pubblicato su Lancet Microbe ha fotografato la situazione del 2023, con tanti piccoli a letto con febbre alta e tonsille gonfie, con le farmacie prese d'assalto per i test diagnostici, con un'incidenza tornata rapidamente ai livelli del periodo pre-pandemico. Nella casistica del pronto soccorso pediatrico del Gemelli, infatti, nel 2023 è risultato positivo allo streptococco il 13-16% di tutti i campioni esaminati. In particolare a circolare di più è stato l'immunotipo M1, il più grave e virulento. Lo studio si basa sui dati raccolti tra 2018 e 2023: i ricercatori hanno analizzato l'incidenza dell'infezione da Streptococcus pyogenes (GAS), attraverso l'osservatorio privilegiato del Pronto Soccorso pediatrico, diretto da Antonio Chiaretti. In tutto sono stati raccolti e esaminati oltre 1.800 campioni da tamponi faringo-tonsillari di bambini giunti in pronto soccorso con sintomi influenzali. "Tra 2020 e 2022 - spiega Maurizio Sanguinetti, ordinario di Microbiologia alla Cattolica, direttore del Dipartimento Scienze di Laboratorio e infettivologiche, che ha coordinato lo studio insieme a Chiaretti - abbiamo osservato una significativa riduzione di infezioni da Streptococco, sia in termini di quantità dei campioni pervenuti (per un ridotto accesso), sia una significativa riduzione percentuale dei positivi. Le misure di protezione non farmacologiche, come la mascherina in quegli anni hanno ridotto il contatto con il microrganismo e l'infezione".   Tuttavia il batterio ha poi potuto rialzare la guardia, colpendo soprattutto i più piccoli. "Il sospetto è che i bambini - spiega Sanguinetti - essendo stati protetti in modo importante durante il Covid, non abbiano sviluppato la normale immunità parzialmente protettiva. "Il contatto coi microrganismi - sottolinea Sanguinetti - è fondamentale per 'allenare' il sistema immunitario a rispondere alle infezioni. L'ipotesi è dunque che il ridotto contatto con questo microrganismo, abbia determinato nei bambini più piccoli un 'debito immunologico' impedendo loro di sviluppare una protezione, anche parziale e questo ha comportato un aumento dei casi.

sabato 27 aprile 2024

SCARSA CONCENTRAZIONE ?

 


Secondo un gruppo di neuroscienziati, è la prova di un cervello impegnato in più attività. La scarsa concentrazione non indica mancanza di intelligenza: è piuttosto la prova di un cervello impegnato in più attività. A rivelarlo uno studio condotto dai neuroscienziati del Carney Institute for Brain Science della Brown University, pubblicato su Nature Human Behaviour. La ricerca illustra come le parti del cervello debbano cooperare per concentrarsi ad elaborare informazioni importanti, filtrando al contempo le distrazioni. Se si immagina un ristorante affollato, con il rumore di piatti, la musica che suona, persone che parlano a voce alta l’una sull’altra, è sorprendente che qualcuno, in un ambiente del genere, riesca a concentrarsi a sufficienza per sostenere una conversazione. Lo studio fornisce alcune delle informazioni più dettagliate sui meccanismi cerebrali che aiutano le persone a prestare attenzione in un ambiente ricco di distrazioni e su ciò che accade quando invece non riescono a concentrarsi. Prove precedenti hanno stabilito che le persone quando si concentrano, possono valorizzare le informazioni rilevanti, escludendo allo stesso tempo le distrazioni.

 Tratto da NEUROLOGIA REDAZIONE DOTTNET | 12/03/2024

martedì 9 aprile 2024

Autismo: quanti sono in Italia?

 


Comportamenti ripetitivi, difficoltà ad avere relazioni sociali, parlare in modo anomalo o non parlare affatto: sono solo alcuni dei modi in cui si manifestano i disturbi dello spettro autistico, che in Italia colpiscono un bambino su 77 nella fascia d'età compresa fra 7 e 9 anni. Molto poco si sa sulle possibili cause e molto c'è da fare sui fronti della ricerca e della diagnosi precoce. A sollevare l'attenzione sul problema è la Giornata mondiale della consapevolezza sull'autismo istituita nel 2007 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e che si celebra il 2 aprile. Per l'occasione, i monumenti di molte città si sono illuminati di blu. A Roma le luci blu si sono accese nella fontana dei Dioscuri a piazza del Quirinale e sulle facciate di Palazzo Madama, Palazzo Montecitorio e del Palazzo H sede del Coni.     Le stime più recenti diffuse dal ministero della Salute indicano che i maschi sono 4,4 volte più colpiti rispetto alle femmine e che sono inoltre circa 500mila le famiglie nelle quali è presente almeno una persona con disturbi dello spettro autistico. Tra le cause, più ricerche hanno indicato delle componenti genetiche, ma molto c'è ancora da comprendere.

mercoledì 27 marzo 2024

Funghi Intestinali e Comunicazione Intestino-Cervello

 


Nel vasto panorama della ricerca sul microbiota intestinale, aspetto particolare  che ha catturato l’attenzione degli studiosi è il ruolo dei funghi intestinali nella comunicazione bidirezionale tra l’intestino e il cervello. Questo sistema intricato, noto come l’asse intestino-cervello, è fondamentale per la salute generale e può essere influenzato in modi sorprendenti dai funghi residenti nell’intestino. Ricerche preliminari suggeriscono che alcuni funghi, come Saccharomyces cerevisiae e Candida albicans, potrebbero sintetizzare neurotrasmettitori che hanno un impatto sulla funzione cerebrale. Un esempio è la norepinefrina, una molecola coinvolta nella regolazione dell’umore e dello stress. La fermentazione del lievito, presente in funghi come S. cerevisiae, può anche produrre acidi grassi a catena corta che, trasportati attraverso il flusso sanguigno, possono raggiungere il cervello influenzando diversi processi, tra cui l’appetito e i cicli sonno-veglia. Allo stesso tempo, alcuni neurotrasmettitori prodotti dall’ospite possono influenzare l’equilibrio dei funghi intestinali, creando un intricato sistema di interazioni reciproche tra cervello e micobioma. La modulazione del sistema immunitario intestinale da parte dei funghi ha conseguenze che si estendono ben oltre l’intestino. S. cerevisiae e C. albicans contribuiscono al corretto sviluppo dell’equilibrio  immunitario, ma in alcune condizioni, si può verificare un’attivazione eccessiva di componenti immunitari antifungini. Questo fenomeno è stato osservato in pazienti con malattie infiammatorie intestinali come la malattia di Crohn. È interessante notare che le interazioni tra il micobioma intestinale e il sistema immunitario possono avere impatti su organi al di fuori dell’intestino. Ad esempio, la composizione alterata del micobioma intestinale è stata collegata alla gravità della malattia allergica delle vie aeree. Il rapporto simbiotico tra funghi e batteri nell’intestino riveste un ruolo fondamentale nella modulazione dell’asse intestino-cervello.

mercoledì 6 marzo 2024

Possibili effetti sulla salute mentale da farmaco per asma

 


Il procuratore generale dello Stato di New York, Letitia James, ha invitato la Food and Drug Administration statunitense a "intraprendere azioni urgenti per affrontare i potenziali pericoli del farmaco per l'asma e l'allergia montekulast". Il farmaco, segnala James, "è stato collegato a comportamenti dannosi e a problemi di salute mentale tra i bambini". Il medicinale è stato associato a diversi disturbi, compresi "aggressività, depressione e persino suicidio", aggiunge il procuratore.     Montekulast è sul mercato da quasi un trentennio. Già nel 2020, l'Fda era intervenuta suggerendo indicazioni più restrittive al suo uso come conseguenza della segnalazione di effetti collaterali. Tuttavia, secondo il procuratore generale, "le segnalazioni di eventi avversi tragici sulla salute mentale dei pazienti pediatrici restano numerose". Da qui la richiesta all'Fda di valutare se il profilo rischi benefici del farmaco negli under 18 è effettivamente favorevole e di inviare una comunicazione a medici e farmacisti per prendere in considerazione anche l'uso di altri farmaci per l'asma e la rinite allergica negli under 18.

mercoledì 21 febbraio 2024

Cosa fare per contrastare l’uso dei cibi ultra-processati


Il consumo di cibi ultra-processati (CUP) è in rapido aumento in tutto il mondo da 2-3 decenni.  In alcuni paesi (USA, UK) rappresenta già oltre il 50% della dieta, in altri, tra cui l’Italia, si avvia a superare questo limite in pochi anni. Ciò è accompagnato da un aumento dell’incidenza di molte malattie non trasmissibili (obesità, diabete, malattie cardio e cerebro-vascolari, depressione, ecc.) e della mortalità precoce. Le prove scientifiche tendono a classificare come causale (in realtà multi-causale) l’associazione tra CUP e danni alla salute individuale e collettiva. Sia il consumo di CUP, sia i conseguenti danni per la salute, sono distribuiti in modo diseguale, con prevalenze più elevate nelle classi sociali più svantaggiate. Infine, è molto probabile che i CUP causino dipendenza, associata all’alto contenuto di alcuni zuccheri, grassi e additivi. Dal punto di vista clinico, se si vuole ridurre il consumo di CUP e mitigarne le conseguenze dannose, bisognerebbe adottare gli stessi principi che si usano per le dipendenze da altre sostanze (tabacco, alcol, ecc.). Dal punto di vista sociale e politico, sono necessari interventi urgenti per:

1) incentivare, anche economicamente, e non solo con educazione per una dieta sana, il consumo di cibi poco o per nulla processati, frutta, verdura, legumi e noci d’albero in primis

 2) regolare, se non proibire, tutte le forme di marketing dei CUP( in particolare nei canali dedicati ai bambini)

3) imporne una riformulazione, riducendo o proibendo gli ingredienti che creano dipendenza

 4)escludere la lobby e la presenza di rappresentanti dell’industria, e di esperti con conflitti di interessi, dai gruppi e dalle commissioni che sviluppano leggi, regolamenti e linee guida. Il tutto usando una lente di equità per proteggere soprattutto le famiglie meno abbienti.