lunedì 27 dicembre 2021


LA   REDAZIONE   AUGURA    AI   SUOI   LETTORI    

         BUONE  FESTE 


                        



LE   PUBBLICAZIONI    RIPRENDERANNO  DOPO LE FESTE 

domenica 5 dicembre 2021

CERVELLO : BERSAGLIO PRINCIPALE DEL LONG COVID


Se nella prima fase della malattia e durante un eventuale ricovero i sintomi da Covid-19 sono soprattutto respiratori e metabolici, una volta risolta la fase acuta gli 'strascichi' sono invece principalmente neurologici, come dimostrano i dati dello studio COVID Next dell'Università di Brescia e dell'Istituto Neurologico Besta di Milano, pubblicati sulla rivista Neurological Sciences e discussi durante il primo Webinar del web forum internazionale 'Pills of Psychiatry and Neurology 2021' organizzato dall'Università di Brescia e dalla Fondazione Internazionale Menarini. Questi dati si aggiungono alle numerose ricerche che hanno osservato come la sindrome neurologica post-Covid possa riguardare fino al 70% dei pazienti che hanno avuto sintomi medio-gravi, lasciando disturbi di memoria, concentrazione, del sonno e dell'umore.  Le difficoltà neurologiche post-Covid potrebbero dipendere in parte anche da alterazioni della morfologia cerebrale, come effetto diretto del virus sui pazienti contagiati che, spesso, sono andati incontro a una riduzione volumetrica in aree chiave del cervello.

domenica 14 novembre 2021

ANTICORPI NEUTRALIZZANTI E INFEZIONE COVID

 


Gli anticorpi neutralizzanti presenti nel sangue possono predire il rischio di venir contagiati dal Sars-Cov-2 dopo esser stati vaccinati e possono essere un marcatore predittivo affidabile per valutare la necessità di una terza dose per proteggere dalle varianti emergenti. Lo dimostra uno studio basato sui dati di quasi 11.500 operatori sanitari in Israele, pubblicato sul New England Journal of medicine. Tra gli operatori sanitari sono stati identificato 39 lavoratori che erano stati infettati da SARS-CoV-2 nonostante fossero completamente vaccinati con doppia dosa di Pfizer-BioNTech, andando incontro alla cosiddetta "breakthrough infection". Tutti avevano sintomi lievi o nessuno. Per 22 dei 39 lavoratori gli autori sono stati in grado di ottenere misurazioni anticorpali effettuate il giorno in cui sono state rilevate le infezioni o nella settimana precedente. I ricercatori hanno anche esaminato i dati di 104 lavoratori completamente vaccinati che non sono stati infettati pur essendo stati a contatto con il virus. Il confronto ha mostrato che i livelli di anticorpi neutralizzanti erano più bassi tra coloro che sono stati infettati, fornendo la prima prova diretta di questo effetto.

martedì 2 novembre 2021

Il calcio non è solo nel latte…

 


A livello scientifico è ormai noto che non esiste alcuna evidenza che il consumo di latte e latticini sia benefico per le ossa e prevenga (o curi) l'osteoporosi, mentre è stato dimostrato che una dieta ricca di vegetali è associata a una maggiore densità ossea . Tuttavia, popolare è ancora ampiamente diffusa la cultura che latte, formaggini siano alimenti che "rendono le ossa forti" e siano l'unica buona fonte di calcio. Una "cultura" che si è formata soprattutto a causa del grande impegno dell'industria lattiero-casearia nella diffusione di queste informazioni nel corso dei decenni.il calcio in questo caso si accompagna a sostanze benefiche (vitamine, altri minerali e fitocomposti), mentre in tutti i latticini si accompagna a sostanze dannose (colesterolo, grassi saturi, proteine ​​che innescano allergie, lattosio e contaminanti).

venerdì 15 ottobre 2021

Studio Italiano : forse inutile la terza dose Vaccino Covid 19 ?

 


La seconda dose di vaccino anti-Covid produce non solo la risposta anticorpale ma crea anche la memoria immunologica capace di proteggere a lungo termine la persona. Lo dimostra uno studio del Laboratorio di Neuroimmunologia dell'ospedale Santa Lucia IRCCS di Roma

Via libera dall'Ema alla terza dose dei vaccini Covid: può essere somministrata agli immunodepressi almeno 28 giorni dopo la seconda dose. La raccomandazione dell'Agenzia Ue basata ad Amsterdam, si legge in una nota, arriva dopo che gli studi condotti hanno indicato che una extra dose di questi vaccini aumenta la capacità di produrre anticorpi contro il virus che causa il Covid-19 in pazienti che abbiano subito un trapianto e quindi abbiano un sistema immunitario indebolito. Dose aggiuntiva
In particolare il Chmp ha concluso che è possibile somministrare una dose aggiuntiva dei vaccini anti-COVID-19 Comirnaty (BioNTech/Pfizer) e Spikevax (Moderna) a persone con un sistema immunitario gravemente indebolito, almeno 28 giorni dopo la seconda dose. La raccomandazione giunge dopo che alcuni studi hanno dimostrato che una dose aggiuntiva di questi vaccini ha aumentato la capacità di produrre anticorpi contro il virus che provoca COVID-19 nei pazienti che hanno subito un trapianto d’organo e che presentano un sistema immunitario indebolito. Sebbene non vi siano evidenze dirette del fatto che la capacità di produrre anticorpi in questi pazienti abbia protetto contro COVID-19, si prevede che la dose aggiuntiva aumenti la protezione almeno in alcuni pazienti. L'EMA continuerà a monitorare tutti i dati sull’efficacia che saranno disponibili.
 Dose di richiamo (booster)
È importante distinguere tra dosi aggiuntive per coloro che presentano un sistema immunitario indebolito e dosi di richiamo per le persone con sistema immunitario normale. In quest’ultimo caso, il CHMP ha valutato i dati relativi a Comirnaty che mostrano un aumento dei livelli anticorpali a seguito della somministrazione di una dose di richiamo circa 6 mesi dopo la seconda dose, in persone di età compresa tra 18 e 55 anni.
Sulla base di tali dati, il Comitato ha concluso che si possono prendere in considerazione dosi di richiamo almeno 6 mesi dopo la seconda dose per le persone di età pari o superiore a 18 anni. La somministrazione della dose di richiamo seguirà le raccomandazioni ufficiali a livello nazionale definite dalle autorità sanitarie pubbliche, tenendo conto dei dati emergenti sull'efficacia e delle eventuali incertezze in merito alla sicurezza. Il rischio di condizioni infiammatorie a carico del cuore o altri effetti indesiderati molto rari dopo un richiamo non è noto ed è oggetto di attento monitoraggio. Come per tutti i medicinali, l'EMA continuerà a esaminare tutti i dati sulla sicurezza e l'efficacia del vaccino. Al momento, il CHMP sta valutando i dati a sostegno della dose di richiamo per Spikevax. L'EMA renderà noto l’esito una volta completata la valutazione.
Campagne nazionali di immunizzazione
L’Ema ha sottolineato poi che l'attuazione delle campagne di vaccinazione nell’Unione europea rimane prerogativa dei gruppi nazionali di consulenza tecnica per l’immunizzazione (NITAG) che orientano le campagne vaccinali in ciascuno Stato membro dell’UE. I NITAG sono nella posizione migliore per tener conto delle condizioni locali, tra cui la diffusione del virus (in particolare qualsiasi variante che desta preoccupazione), la disponibilità di vaccini e le capacità dei sistemi sanitari nazionali. L'EMA continuerà a collaborare strettamente con le autorità nazionali e con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) per valutare i dati disponibili e formulare raccomandazioni intese a proteggere i cittadini durante la pandemia in corso.

Tuttavia la terza dose potrebbe non essere necessaria: la seconda dose di vaccino anti-Covid produce non solo la risposta anticorpale ma crea anche la memoria immunologica capace di proteggere a lungo termine la persona. Lo dimostra uno studio indipendente del Laboratorio di Neuroimmunologia dell'ospedale Santa Lucia IRCCS di Roma, che conferma la presenza di linfociti T della memoria per almeno 6 mesi dalla prima dose del vaccino, confermando lo sviluppo di una risposta cellulare che si mantiene nel tempo. Per i soggetti sani, dunque, rilevano i ricercatori, "la terza dose di vaccino potrebbe non essere necessaria".

mercoledì 6 ottobre 2021

CARENZA VITAMINA D E COVID : un legame

 


Oggi ci sono chiare evidenze che la carenza di vitamina D nel sangue è tra i fattori coinvolti nell'incidenza e soprattutto nella severità del Covid-19, tanto che sono in corso un numero consistente di studi internazionali di approfondimento. Lo afferma Andrea Giustina, professore ordinario di Endocrinologia all'Università del San Raffaele e direttore della U.O. di Endocrinologia del San Raffaele e coordinatore scientifico della Consensus sulla Vitamina D a cui è dedicata la V International Conference on Controversies in Vitamin D che si tiene a Stresa.
L'associazione tra bassi livelli di vitamina D e Covid-19 era stata ipotizzata molto precocemente rispetto all'esplosione in Italia della pandemia, con una lettera pubblicata a marzo 2020 sul British Medical Journal. Giustina spiega che «all'epoca la lettera era il frutto di una riflessione personale, legata alla fascia di popolazione colpita, quella più anziana, e al fatto che nel nostro Paese, particolarmente nelle regioni settentrionali, dove il Covid-19 ha colpito più duramente e precocemente, la carenza di vitamina D è estremamente diffusa». «La riflessione - commenta l'esperto in una nota - si è poi rivelata corretta e oggi abbiamo chiare evidenze che la carenza di vitamina D nel sangue è tra i fattori coinvolti nell'incidenza e soprattutto nella severità del Covid-19, tanto che sono in corso un numero consistente di studi internazionali di approfondimento». Il punto di partenza degli esperti è la visione del Covid-19 come malattia multi-sistemica per arrivare a chiarire sia i meccanismi endocrinologici sia l'esistenza di un vero e proprio fenotipo osteo-metabolico del Covid-19: «Questo fenotipo, di cui abbiamo evidenza - chiarisce Giustina - ha tre componenti riconoscibili: l'ipocalcemia, le fratture vertebrali e l'ipovitaminosi D»

lunedì 27 settembre 2021

EFFICACIA E DURATA DEI VACCINI COVID


L'efficacia del vaccino mRna contro il Covid-19 è passato da oltre il 90% di marzo al 65,5% di luglio
. Sono i dati contenuti in un nuovo studio del New England Journal of Medicine condotto sui lavoratori della sanità dell'Università di San Diego, in California. La ricerca fa notare che in Inghilterra, dove l'intervallo tra le due dosi è stato esteso fino a 12 settimane, l'efficacia del vaccino si è mantenuta all'88%. "I nostri dati - spiega lo studio - suggeriscono che l'efficacia del vaccino è considerevolmente inferiore contro la variante delta e può diminuire nel tempo dalla vaccinazione". Lo dimostra il rialzo dei contagi tra i vaccinati in Israele e in California che ha misurato le reinfezioni dei sanitari negli ultimi mesi (in entrambi i casi dopo l’arrivo della Delta). Per questa ragione in alcuni Paesi si fa strada l'ipotesi terze dosi a persone fragili o che siano state vaccinate per prime.

Ma oltre a ciò va presa in considerazione anche la differenza di risposta tra i vari vaccini come Pfizer Moderna che, tuttavia, mantengono altissima la protezione da ricovero e decesso mentre invece decresce la loro capacità di frenare il contagio.

mercoledì 15 settembre 2021

Chi rilascia il certificato di esenzione al vaccino ?

 


Il rilascio del certificato di esenzione e delle ulteriori attività previste dalla Circolare 35309 del 4/8/2021 del Ministero della Salute, ivi compreso l’inserimento nei data base, deve essere effettuato dal medico vaccinatore. A fare chiarezza ci pensa la Fimmg di Bari che, confermando le indicazioni ministeriali, precisa appunto che sono i medici vaccinatori (medici dei servizi vaccinali, MMG e PLS che operano nell’ambito della campagna di vaccinazione), a dover emettere il certificato di esenzione alla vaccinazione anti-COVID-19. Un provvedimento che tutela la salute del cittadino, dato che la valutazione sulle condizioni di salute che possono consentire, sconsigliare o posticipare la vaccinazione devono essere effettuate al momento dell'anamnesi e della raccolta del consenso informato. La norma viene ribadita dalla lettera inviata martedì scorso da Donato MonopoliSegretario Fimmg Puglia, all’Assessore Politiche della Salute Regione Puglia e ai Direttori Generali ASL Puglia sulle certificazioni di esenzione alla vaccinazione anti-COVID-19, come si legge sul sito della Fimmg.  "Infatti, non essendoci in Italia l’obbligo di vaccinazione, la rilevazione di un’eventuale esenzione non può essere fatta in via preventiva, ma solo nel momento in cui un cittadino decide di vaccinarsi e si presenta nell’hub vaccinale. In tale contesto, il medico vaccinatore ha l’obbligo di inserire l’eventuale controindicazione nel database, ai fini del rilascio del green pass". Pertanto, il rilascio del certificato di esenzione e delle ulteriori attività previste dalla Circolare 35309 del 4/8/2021 del Ministero della Salute, ivi compreso l’inserimento nei data base, deve essere effettuato dal medico vaccinatore e non dal medico di medicina generale, oggi non impegnato nella campagna vaccinale e quindi non legittimato a rilasciare il certificato di esenzione.

domenica 5 settembre 2021

PROTEZIONE IMMUNITARIA DOPO MALATTIA DA COVID

 

La protezione immunitaria naturale che si sviluppa dopo un'infezione da SARS-CoV-2 offre uno scudo molto maggiore contro la variante Delta del coronavirus pandemico rispetto a due dosi del vaccino Pfizer-BioNTech, secondo un ampio studio israeliano.  I dati appena rilasciati mostrano che le persone infettate da SARS-CoV-2 avevano molte meno probabilità rispetto alle persone vaccinate di contrarre Delta, sviluppare sintomi da essa o essere ricoverate in ospedale con un grave COVID-19.  

Lo studio dimostra il potere del sistema immunitario umano, ma gli esperti di malattie infettive hanno sottolineato che questo vaccino e altri per COVID-19 rimangono comunque altamente protettivi contro malattie gravi e morte. E avvertono che l'infezione intenzionale tra le persone non vaccinate resta pericolosa. "Quello che non vogliamo che la gente dica è: 'Va bene, dovrei uscire e farmi infettare, dovrei organizzare una festa per l'infezione'", afferma Michel Nussenzweig, un immunologo della Rockefeller University che studia la risposta immunitaria alla SARS- CoV-2.

I ricercatori hanno anche scoperto che le persone che avevano precedentemente la SARS-CoV-2 e poi hanno ricevuto una dose del vaccino Pfizer-BioNTech a RNA messaggero (mRNA) erano più altamente protette contro la reinfezione rispetto a quelle che una volta avevano il virus e non erano ancora vaccinate.

Lo studio, condotto in uno dei paesi più vaccinati contro il COVID-19 al mondo, ha esaminato le cartelle cliniche di decine di migliaia di israeliani, registrando le loro infezioni, sintomi e ricoveri tra il 1 giugno e il 14 agosto, quando predominava la variante Delta in Israele. È il più grande studio osservazionale del mondo reale finora per confrontare l'immunità naturale e indotta dal vaccino con SARS-CoV-2, secondo i suoi leader.

domenica 15 agosto 2021

BUONE VACANZE !


 La Redazione del Blog augura a tutti i suoi lettori 

Buone Vacanze !


mercoledì 4 agosto 2021

ANTICORPI NEL SANGUE: PREDICONO IL RISCHIO CONTAGIO POST VACCINO

 

Gli anticorpi neutralizzanti presenti nel sangue possono predire il rischio di venir contagiati dal Sars-Cov-2 dopo esser stati vaccinati e possono essere un marcatore predittivo affidabile per valutare la necessità di una terza dose per proteggere dalle varianti emergenti.
Lo dimostra uno studio basato sui dati di quasi 11.500 operatori sanitari in Israele, pubblicato sul New England Journal of medicine. Tra gli operatori sanitari sono stati identificato 39 lavoratori che erano stati infettati da SARS-CoV-2 nonostante fossero completamente vaccinati con doppia dosa di Pfizer-BioNTech, andando incontro alla cosiddetta "breakthrough infection".


    venerdì 16 luglio 2021

    IL RUOLO DELLA PSICHE DURANTE LA GRAVIDANZA E IL PUERPERIO

     


    La gravidanza è un momento privilegiato che rimette la donna incinta nella situazione primordiale feto-madre: la donna vive se stessa sia come madre, come la propria madre, come l’insieme evanescente delle proprie madri ancestrali, sia, allo stesso tempo, come il feto che è stata e come quello che porta in sé.
    Ogni donna dunque prova durante la gravidanza, in modo più o meno cosciente, un profondo rimescolio interiore: tuttavia i cambiamenti psicologici legati all’attesa di un bambino vengono spesso trascurati dalla gravida, impegnata a concentrare la sua attenzione sui mutamenti del suo corpo e pronta a riconoscere e a segnalare al medico ogni minimo sintomo .
    Nella società in cui viviamo, a differenza di altre culture, la gravidanza è notevolmente
    medicalizzata. Ogni gravida, anche se giovane e sana, si sottopone a periodici esami per controllare la sua salute e quella dell’embrione/feto; si informa su ciò che accade dentro di lei, conosce i sintomi che segnalano irregolarità della gestazione.

    venerdì 9 luglio 2021

    SCENDE L'EFFICACIA DEL VACCINO PFIZER SULLA VARIANTE DELTA

     

     


    "Brutte notizie in arrivo da Israele". Ad annunciarlo su Twitter è Yaniv Erlich, scienziato israeliano-americano, professore associato alla Columbia University, rilanciando nuovi dati del ministero della Salute di Tel Aviv sulla protezione del vaccino anti-Covid nei confronti della variante Delta del covid. "Il ministero della Salute - scrive Erlich - riferisce che l'efficacia di Pfizer per la protezione contro la variante Delta scende al 64% dal 94% contro altri ceppi. Ciò ha importanti implicazioni per l'immunità di gregge e la capacità del virus di evolversi ulteriormente". I dati sulla diffusione del coronavirus in Israele, uno dei Paesi con il più alto numero di persone completamente vaccinate, dimostrano che la variante delta, associata alla cancellazione delle restrizioni, provoca una riduzione di efficacia del vaccino Pfizer/BioNTech usato per la campagna vaccinale del Paese, scrive Fortune. Fra il 2 maggio e il 5 giugno il vaccino aveva dimostrato, sul campo in Israele, di avere una efficacia del 94,3%. Dal 6 giugno, cinque giorni dopo che il governo ha cancellato le restrizioni contro il covid, all'inizio di luglio, l'efficacia è crollata al 64%. Venerdì scorso, il 55% dei nuovi contagi erano persone già vaccinate. E' invece solo attenuata la protezione contro i casi gravi e il ricovero, si precisa.

    giovedì 1 luglio 2021

    QUANTO DURA L’IMMUNITA’ DA INFEZIONE SARS-COV-2

     


    E'probabilmente l'interrogativo più pregnante di tutta la vicenda Covid: quanto dura l'immunità?
    Generare l'immunità contro il coronavirus SARS-CoV-2 è della massima importanza per tenere sotto controllo la pandemia di COVID-19, proteggere gli individui vulnerabili da malattie gravi e limitare la diffusione virale. Il nostro sistema immunitario protegge dalla SARS-CoV-2 attraverso una sofisticata reazione all'infezione o in risposta alla vaccinazione. Una domanda chiave è, quindi: quanto dura questa immunità? Scrivendo in Nature , Turner et al . e Wang et al .  caratterizzano le risposte immunitarie umane all'infezione da SARS-CoV-2 nel corso di un anno. E la risposta al quesito iniziale è incoraggiante: l’immunità durerebbe oltre un anno se non più.

    martedì 29 giugno 2021

    Garattini sul mix di vaccini : non sappiamo nulla ...

     


    Rispetto al mix di vaccino per la seconda dose, ovvero la somministrazione di uno a mRna a chi ha avuto una prima dose con vaccino ad adenovirus, "la cosa migliore e onesta è dire che non lo sappiamo: abbiamo dati che mostrano la possibilità di efficacia, in base a uno studio fatto in Spagna, tuttavia sono pochi casi e quindi il valore è minimo.   Soprattutto non sappiamo quali siano i possibili effetti collaterali, lo potremo sapere solo con il tempo". Lo ha detto ad Agorà su Rai Tre, Silvio Garattini, presidente dell'Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano, sottolineando: "ci sono studi in corso, pian piano avremo maggiori informazioni e potremo prendere decisioni più razionali. Abbiamo visto in passato che correndo si fanno anche degli errori". 

    martedì 15 giugno 2021

    Vaccini ai ragazzi: in Germania solo per quelli a rischio

     


    Immunizzare contro il Covid solo i ragazzi e bambini con determinate patologie pregresse. Questa la raccomandazione dell’autorità vaccinale del Robert Koch Institut, l’equivalente del nostro Istituto Superiore di Sanità, la Stiko. Ad anticiparlo e’ il quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung, dopo aver preso visione di una bozza di decisione che verrà pubblicata giovedì.
    La valutazione riguarda i vaccini mRna e in particolare quello prodotto da Biontech-Pfizer. Secondo l’autorità tedesca il rischio di un decorso complicato dopo aver contratto Covid-19 riguarda giovani dai 12 ai 17 anni che hanno malattie accertate come obesita’ o patologie del sistema immunitario. Il vaccino e’ consigliato a chi ha insufficienza cardiaca pronunciata, alcune forme di ipertensione e per le malattie in cui la funzione polmonare è permanentemente compromessa. Anche per la sindrome di Down, una restrizione della funzione renale, malattie tumorali maligne e malattie croniche del sistema nervoso. In Italia però i pediatri, in attesa della versione definitiva del documento, per poter capire anche quali siano le eventuali motivazioni legate alla decisione, spiegano di “rimanere fermi alle decisioni Ema”. Lo evidenzia Paolo Biasci, presidente della Federazione Italiana Medici Pediatri (Fimp), secondo cui “non si possono cambiare opinioni su ogni presa di posizione”.

    venerdì 4 giugno 2021

    VACCINO COVID : RISCHIO MIOCARDITE PER I PIU' GIOVANI

     

    Mentre in gran parte dei Paesi occidentali i giovani si apprestano alla vaccinazione, il siero realizzato da Pfizer e BioNTech sembra mettere i ragazzi a rischio elevato di sviluppare un'infiammazione del muscolo cardiaco, la miocardite, affermano i ricercatori in Israele. In un rapporto presentato ieri al Ministero della Salute israeliano, concludono che tra uno su 3000 e uno su 6000 uomini di età compresa tra 16 e 24 anni che hanno ricevuto il vaccino hanno sviluppato la rara condizione. Ma la maggior parte dei casi è stata lieve e si è risolta in poche settimane, il che è tipico della miocardite. "Non riesco a immaginare che sarà qualcosa che possa indurre i medici a dire che non dovremmo vaccinare i bambini", afferma Douglas Diekema, pediatra e bioeticista del Seattle Children's Hospital. I funzionari sanitari israeliani hanno segnalato per la prima volta il problema ad aprile, quando hanno segnalato più di 60 casi, per lo più in giovani uomini che avevano ricevuto la seconda dose di vaccino pochi giorni prima. Nello stesso periodo, il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti ha iniziato a monitorare 14 casi di questo tipo. A metà maggio, anche i Centri statunitensi per il controllo e la prevenzione delle malattie hanno affermato che stavano esaminando i casi di miocardite. I funzionari dell'Agenzia europea per i medicinali hanno dichiarato il 28 maggio di aver ricevuto 107 segnalazioni di miocardite a seguito del vaccino Pfizer-BioNTech, ovvero circa una su 175.000 dosi somministrate. Ma relativamente poche persone sotto i 30 anni sono state vaccinate in Europa. I risultati del panel israeliano arrivano mentre Israele e molti paesi europei stanno discutendo se gli adolescenti più giovani debbano essere vaccinati contro il COVID-19. Israele ha vaccinato gli adolescenti dai 16 anni in su dalla fine di gennaio e il Ministero della Salute dovrebbe annunciare domani se le vaccinazioni saranno aperte ai bambini dai 12 anni in su. Altri paesi, tra cui Stati Uniti e Canada, hanno iniziato a vaccinare i bambini dai 12 anni in su a metà maggio.

    martedì 1 giugno 2021

    VACCINO CON BIRRA IN OMAGGIO O BUONI REGALO….

     

    • Una birra gratis val bene un vaccino. Ma anche una ciambella, un buono sconto, un fuoristrada. Negli Stati Uniti, in un momento in cui si sta verificando un fisiologico rallentamento nella campagna vaccinale, sono diverse le città in cui si cercano e si propongono modi nuovi e fantasiosi per invogliare le fasce meno a rischio a sottoporsi all’inoculazione. Perché dopo il picco iniziale, in cui si sono vaccinate in massa le fasce più vulnerabili della popolazione e si sono dispensati vaccini ai più convinti e desiderosi di immunizzarsi il prima possibile per tornare presto ad una vita normale, ora gli Stati Uniti si trovano in una nuova fase in cui tocca attrarre, convincere, stuzzicare anche i più giovani e chi è più scettico. E così in Alaska ospedali e cliniche regalano biglietti aerei, buoni da 500 dollari per beni di prima necessità o carburante, a Detroit vengono offerti 50 dollari a chi offre un passaggio ad altre persone verso i siti vaccinali e la città di Chicago sta inviando autobus attrezzati in giro per i quartieri per portare letteralmente i vaccini in casa della gente. Sempre a Chicago si sta pensando a siti di vaccinazione a festival e feste di quartiere e partnership con barbieri e parrucchieri per abbinare una bella messa in piega all’inoculazione del vaccino. Iniziative del genere sono anche meno “strutturate” e prese in autonomia da piccole aziende, alcune delle quali hanno ad esempio annunciato che i dipendenti possono prendersi ferie retribuite in caso di vaccinazione. Altre offrono donuts a chi dimostra di essere vaccinato, cinema distribuiscono popcorn gratuiti, negozi di prodotti a base di cannabis regalano preparazioni con marijuana.

    sabato 15 maggio 2021

    Green card : test gratuiti e nessuna quarantena per i titolari

     


    Giovedì, il Parlamento europeo ha adottato la sua posizione negoziale sulla proposta di un certificato per riaffermare il diritto alla libera circolazione in Europa durante la pandemia. I deputati hanno concordato che il nuovo "certificato EU Covid-19" - che dovrebbe sostituire la dicitura “certificato verde digitale” proposta dalla Commissione - dovrebbe avere una validità di 12 mesi e non di più. I deputati vogliono che il documento, che dovrebbe essere disponibile in formato digitale o cartaceo, attesti se una persona è stata vaccinata contro il coronavirus o, in alternativa, se ha effettuato un recente test con risultato negativo o se è guarita dall'infezione. Tuttavia, i certificati Covid-19 UE non serviranno come documento di viaggio, né diventeranno una precondizione per esercitare il diritto alla libera circolazione.

    mercoledì 28 aprile 2021

    PROTEZIONE DA INFEZIONE DA SARS-COV2


    Uno studio chiamato SIREN (SARS-Cov-2 Immunity and Reinfection Evaluation) condotto nel Regno Unito con l'obiettivo di valutare il rischio di reinfezione ha analizzato tra giugno 2020 e gennaio 2021 dati virologici ed immunologici di 25.661 operatori sanitari, di cui 8278 con precedente infezione da SARS-Cov-2, per la stragrande maggioranza anticorpo-positivi, e 17.383 sieronegativi che non erano stati precedentemente infettati. Una pregressa infezione da SARS-Cov-2 ha determinato una riduzione del rischio di reinfezione dell’84% (del 93% per le infezioni sintomatiche). È importante sottolineare che la variante nota come B.1.1.7 non sembra avere avuto effetto sui tassi di reinfezione. I risultati suggeriscono che l'infezione e lo sviluppo di una risposta anticorpale fornisce una protezione simile o addirittura migliore rispetto ai vaccini SARS-Cov-2 attualmente utilizzati. Il che è logico considerando che gli attuali vaccini inducono risposte immunitarie verso le proteine spike mentre l'infezione naturale induce anche risposte immunitarie mucosali e risposte contro gli altri numerosi componenti virali. Il SIREN si aggiunge a un numero crescente di studi, che dimostrano che l'infezione protegge contro la reinfezione, e probabilmente in modo anticorpo-dipendente.

    mercoledì 21 aprile 2021

    L’EMA DA’ VIA LIBERA AL VACCINO JOHNSON & JOHNSON

     

    L'Agenzia europea del farmaco (Ema) riconosce "possibili" legami di causa-effetto tra il vaccino di Johnson & Johnson e gli eventi "molto rari" di trombosi cerebrale che si sono verificati negli Usa. L'Ema evidenzia che nella somministrazione di Janssen, il vaccino di Johnson & Johnson, "i benefici superano i rischi". Si legge in una nota dell'Agenzia Ue, al termine della revisione sul siero, dopo rarissimi casi di trombosi cerebrale negli Stati Uniti.
    Tutti gli eventi rari di trombosi cerebrale "si sono verificati in persone di età inferiore a 60 anni entro tre settimane dalla vaccinazione" con il siero di Johnson & Johnson, "la maggioranza nelle donne. Sulla base delle prove attualmente disponibili, i fattori di rischio specifici non sono stati confermati", scrive l'Agenzia europea del farmaco. "Il comitato per la sicurezza dell'Agenzia europea del farmaco (Ema) ha concluso che alle informazioni" del bugiardino "sul prodotto per il vaccino Janssen", della Johnson &Johnson, "dovrebbe essere aggiunto un avvertimento su coaguli di sangue insoliti con piastrine basse. Inoltre gli eventi dovrebbero essere elencati come effetti collaterali molto rari del vaccino".
    "I casi di eventi rari esaminati dopo il vaccino della J&J sono molto simili ai casi verificatisi con il vaccino Covid-19 sviluppato da AstraZeneca".

    venerdì 16 aprile 2021

    RISPOSTA ANTICORPALE AI VACCINI PFIZER E MODERNA NEI SIEROPOSITIVI COVID 19

     


    I destinatari del vaccino con immunità preesistente hanno avuto effetti collaterali sistemici a frequenze più elevate rispetto a quelli senza immunità preesistente.
    L'efficacia di due iniezioni della sindrome respiratoria acuta grave coronavirus 2 (SARS-CoV-2) spike messenger RNA (mRNA) vaccini (BNT162b2 [Pfizer] e mRNA-1273 [Moderna]) nella prevenzione dell'infezione sintomatica SARS-CoV-2 nelle persone senza una precedente malattia da coronavirus 2019 (Covid-19) ha dimostrato di essere alta. Ci siamo chiesti quale sarebbe stata la risposta alla prima dose di vaccino in persone con precedente Covid-19. Abbiamo approfittato dello studio longitudinale PARIS (Protection Associated with Rapid Immunity to SARS-CoV-2) approvato dal comitato di revisione istituzionale in corso per fornire un'istantanea limitata delle risposte anticorpali in 110 partecipanti allo studio con o senza SARS-CoV- preesistente documentato. Il campionamento ripetuto dopo la prima dose indica che la maggior parte dei partecipanti sieronegativi ha avuto risposte IgG SARS-CoV-2 variabili e relativamente basse entro 9-12 giorni dalla vaccinazione  e dopo la seconda dose, 3316 [36 partecipanti]). Al contrario, i partecipanti con anticorpi SARS-CoV-2 al basale prima della prima iniezione di vaccino hanno sviluppato rapidamente titoli anticorpali alti e uniformi entro pochi giorni dalla vaccinazione. I titoli anticorpali dei vaccinati con immunità preesistente erano da 10 a 45 volte superiori a quelli dei vaccinati senza immunità preesistente negli stessi momenti dopo la prima dose di vaccino (p. Es., 25 volte più alti a 13-16 giorni) e hanno anche superato la mediana titoli anticorpali misurati in partecipanti senza immunità preesistente dopo la seconda dose di vaccino di più di un fattore 6.

    martedì 6 aprile 2021

    Plasma iperimmune : sicuro, efficace, economico …

     

    Lo rivela uno studio di fase 2 condotto presso il Hackensack University Medical Center, nel New Jersey. La terapia con il plasma derivato dal sangue dei guariti da Covid-19 è
    sicura e 
    migliora significativamente gli esiti clinici dell’infezione da coronavirus Sars-Cov-2 quando il livello di anticorpi neutralizzanti è sufficientemente elevato. Lo rivela uno studio di fase 2 condotto presso il Hackensack University Medical Center, nel New Jersey, che ha valutato le condizioni di 51 pazienti con Covid-19 trattati con il plasma ad alto titolo anticorpale. I risultati della sperimentazione, pubblicati nel dettaglio sulla rivista JCI Insights, hanno chiaramente indicato la sicurezza del trattamento e il trasferimento degli anticorpi antivirali senza impedire ai destinatari di produrre anticorpi propri. I pazienti, tutti con segni di polmonite da Covid-19, sono stati divisi in due gruppi a seconda della necessità di assistenza respiratoria e hanno ricevuto un’infusione di plasma ad alto titolo anticorpale diretto contro la proteina virale Spike – la maggior parte con una proporzione di 1 : 1.000 o anche superiore: i pazienti non ventilati meccanicamente hanno mostrato un tasso di sopravvivenza significativamente più alto (88,9%) a 30 giorni, con una sopravvivenza globale del 72,5% rispetto a un gruppo di confronto della stessa rete sanitaria.

    domenica 28 marzo 2021

    Guerra dei vaccini...e Cuba ?

     


    Nel mondo infuria la nuova guerra del XXI secolo, quella dei vaccini. La geopolitica mondiale viene riscritta a colpi di contratti, diffide, consegne, blocchi all’export. Cavilli che oggi prendono il posto dei più classici mortai e carri armati, ma che lasciano corpi a terra allo stesso modo. Le potenze mondiali provano a trascinare l’Europa nella loro sfera d’influenza, tentandola con generose offerte o minacciandola con tagli crudeli. All’Africa, come sempre e 
    al di fuori di qualche rarissima eccezione, è precluso sedere al tavolo delle multinazionali Big Pharma. Eppure, anche in questo mondo così diverso da quello che vorremmo, c’è qualche eccezione, anche se così piccola da essere difficile da identificare sul mappamondo, parliamo di Cuba, la piccola isola tropicale che da sempre in campo medico ha avuto molto da insegnare a tutti. Grazie al  PrevengHo-vir, farmaco omeopatico che è stato somministrato gratuitamente come profilassi per il covid19, l’isola ha contato 61.472 infezioni e 370 morti (fonte: John Hopkins University) su 11 milioni di abitanti. L’Italia, con una popolazione che supera di poco i 60 milioni, ha registrato 3,2 milioni di casi e 102mila decessi. A Cuba è morta di Covid19 lo 0,00003% della popolazione. In Italia l’1,7%.

    giovedì 25 marzo 2021

    UN BASSO LIVELLO DI VITAMINA D PUO’ AGGRAVARE IL DECORSO DEL COVID

     


    La sua insufficienza è stata collegata alle infezioni virali del tratto respiratorio inferiore e all'esacerbazione delle malattie polmonari ostruttive croniche e dell'asma . La carenza di Vitamina D sembrerebbe associata a stadi clinici di COVID-19 più compromessi. E' quanto emerge da uno studio retrospettivo su 52 pazienti, che ha visto la collaborazione dell'ISS, dell'Ospedale Sant'Andrea di Roma e di altre istituzioni, pubblicato sulla rivista Respiratory Research. "Nella nostra indagine abbiamo correlato, per la prima volta, i livelli plasmatici di VitD a quelli di diversi marcatori (di infiammazione, danno cellulare, coagulazione) e ai risultati radiologici tramite TAC durante il ricovero per COVID-19 - spiega Francesco Facchiano, ricercatore ISS, coautore dello studio - e abbiamo osservato che i pazienti con bassi livelli plasmatici di VitD, indipendentemente dall'età, mostravano una significativa compromissione di tali valori, vale a dire risposte infiammatorie alterate e un maggiore coinvolgimento polmonare". Per lo studio sono stati arruolati 52 pazienti affetti da COVID-19 con coinvolgimento polmonare (27 femmine e 25 maschi, l'età mediana era di 68,4 anni). I livelli di vitamina D erano carenti (con livelli plasmatici di VitD molto bassi, sotto 10 ng/ml) nell'80% dei pazienti, insufficienti nel 6,5% e normali nel 13,5%. Recenti osservazioni hanno dimostrato che la Vit D non è un semplice micronutriente coinvolto nel metabolismo del calcio e nella salute delle ossa, ma svolge anche un ruolo importante come un ormone pluripotente in diversi meccanismi immunologici. È noto che i suoi

    mercoledì 24 marzo 2021

    Come i bambini neutralizzano il Covid : studio del Bambino Gesù

     


    I ricercatori hanno identificato per la prima volta le caratteristiche immunologiche dei pazienti che meglio reagiscono all’infezione da Sars-CoV-2. Uno studio dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù identifica per la prima volta le caratteristiche immunologiche dei bambini che meglio reagiscono all’infezione da nuovo coronavirus, riuscendo a debellarla già dopo la prima settimana. La ricerca, realizzata insieme all’Università di Padova e all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, è stata pubblicata sulla rivista scientifica Cell Reports.

     Lo studio. L’indagine del Bambino Gesù ha coinvolto 66 pazienti di età compresa tra 1 e 15 anni ricoverati nel Centro Covid del Bambino Gesù di Palidoro nell’estate del 2020. La ricerca è stata promossa dal gruppo di studio “Cactus - Immunological studies in children affected by Covid and acute diseases”, creato da medici e ricercatori del Dipartimento Pediatrico Universitario Ospedaliero del Bambino Gesù nel pieno dell’emergenza sanitaria.
     La maggior parte dei bambini inseriti nello studio era paucisintomatica a inizio infezione, mentre a una settimana di distanza risultava già asintomatica e clinicamente guarita. Allo studio non hanno preso parte i pazienti che presentavano un quadro severo, come quello della MIS-C( sindrome Kawasaky Like).

    mercoledì 17 marzo 2021

    SERVE IL SIEROLOGICO PRIMA DEL VACCINO PER VALUTARE EVENTI AVVERSI

     


    “Ad oggi i vaccini sono l’unico strumento per superare la pandemia ma non si può vaccinare a tappeto, senza conoscere lo stato immunitario e sierologico dei soggetti. L’eventuale presenza di anticorpi da Covid-19 in chi ha già contratto il virus, spesso senza esserne a conoscenza, potrebbe infatti escludere ogni beneficio del vaccino e comportare, invece, una pericolosa risposta immunitariaInoltre chi è stato già colpito dal virus sviluppa un’immunità molto più duratura di quanto non si afferma oggi. Per questo è necessario che si valuti con un test sierologico l’eventuale presenza di anticorpi prima di praticare una vaccinazione che, nella migliore delle ipotesi, sarebbe inutile ed avrebbe sottratto un vaccino a chi ne ha bisogno”. È quanto afferma Claudio Giorlandino, direttore scientifico del Centro Ricerche Altamedica di Roma.

    “Come emerge dalla letteratura scientifica chi ha contratto il virus ed è guarito ha sviluppato un’immunità completa e la possibilità di ricontagiarsi o ammalarsi costituisce una rara eccezione, nella fattispecie riportata un solo caso su centinaia di milioni (1. Zucman N et al. Clin Infect Dis. 2021 Feb 10)- prosegue l’esperto- Gli studi, con tutti limiti dovuti al breve lasso di tempo intercorso dall’inizio della pandemia, rilevano che chi ha avuto l’infezione è protetto e non contagioso per almeno 8 mesi (2. Hartley GE et al. Sci Immunol. 2020 Dec), senza considerare che se gli anticorpi scomparissero la protezione sarebbe assicurata dalle cellule di memoria pronte a ricostruirli in caso di nuovo contatto con il virus. La questione interessa un’enorme fetta di popolazione: oltre il 50% dei soggetti contrae il virus e guarisce senza accorgersene e, se contiamo i quasi 3 milioni di vaccinati, in Italia sono almeno 10 milioni le persone non infettive e non infettabili, per le quali non ha senso limitare le libertà personali, e che invece potrebbero dotarsi di un certificato sierologico”.

    “In questo contesto si inserisce il gran numero di eventi avversi che si stanno verificando, determinando la fuga dalle vaccinazioni, e che devono essere evitati con un più razionale impiego dei vaccini- spiega ancora Giorlandino- Perché ci sono queste forti risposte infiammatorie e si muore di infarto e trombosi dopo i vaccini? L’attenzione si concentra sull’esagerata risposta anticorpale che colpisce, come una tempesta immunoglobulinica, chi è già protetto da una precedente immunizzazione (soprattutto soggetti ignari di essere stati infettati e guariti). La letteratura scientifica internazionale (3. Nature Microbiology volume 5, pages 1185-119, 2020) tira in ballo il meccanismo Antibody-Dependent Enhancement (ADE), che potrebbe determinare addirittura un aumento della aggressività e virulenza del virus invece di proteggere l’organismo vaccinatoPer evitare tali eventi avversi e non sprecare dosi di vaccini, sembra necessario effettuare prima della vaccinazione uno screening sierologico con tecnica di immunocromatografia per rilevare l’eventuale presenza di anticorpi. È evidente che non si vaccina per un virus già contratto, che sia influenza stagionale, epatite, rosolia. È infatti escluso ogni beneficio per chi ha avuto il virus inoculato, anzi si rischia una impropria e pericolosa risposta immunitaria”.

     

    Tratto da Agenzia Dire 16 Marzo 2021

    domenica 7 marzo 2021

    VITAMINA D COME IMMUNOMODULATORE

     


    Sebbene manchi la prova diretta di un legame tra i livelli di vitamina D e l'incidenza o gli esiti di covid-19, esistono prove indirette di un ruolo immunomodulatore della vitamina D nelle infezioni respiratorie. La pandemia covid-19 ha portato a molte affermazioni infondate e a volte anche esagerate sui possibili trattamenti contro il virus. Una controversia di alto profilo è stata il ruolo della vitamina D nella prevenzione e nella gestione del covid-19, quindi le linee guida rapide del National Institute for Health and Care Excellence (NICE), della Public Health England e del Scientific Advisory Committee on Nutrition sono tempestive. La guida congiunta conclude che ci sono poche prove valide sulla vitamina D e sul covid-19, evidenzia la necessità di ulteriori ricerche e supporta il parere del governo esistente secondo cui adulti e bambini nel Regno Unito dovrebbero assumere 10 μg (400 UI) al giorno tra ottobre e Marzo, per ottimizzare la salute muscolo-scheletrica

    mercoledì 24 febbraio 2021

    I RAGAZZI NON CONTROLLANO PIU' LE EMOZIONI

     


    Gli episodi di Formia, Napoli e Roma di qualche tempo fa ci parlano di "ragazzi che mostrano la loro collera fino a perdere il controllo". La sfera emotiva dei nostri adolescenti al momento e' dominata da "rabbia, noia e irritazione. Emozioni che difficilmente vengono controllate e sfociano in violenza estrema", soprattutto nel caso di ragazzi che provengono da contesti, familiari e sociali, in cui "non si e' molto attenti ai loro bisogni psicologico-affettivi piu' che materiali". Gianni Biondi, psicologo clinico e psicoterapeuta, interpreta cosi' i recenti fatti di cronaca che hanno visto coinvolti giovani e giovanissimi, l'ultimo dei quali e' culminato con l'uccisione di un diciassettenne da parte di un coetaneo. "I ragazzi sono arrabbiati- prosegue Biondi- perche' sentono di stare perdendo qualcosa che non riescono a identificare, a cui non riescono a dare un nome. E hanno ragione- sottolinea lo psicoterapeuta- perche' questo ultimo anno li ha costretti a confrontarsi con uno sviluppo anomalo che ha creato frustrazione sociale e affettiva. Il senso del limite e' diventato esagerato: non si puo' uscire, non ci si puo' toccare, ci si incontra stando a distanza. Regole difficili da accettare per tutti, ma che per gli adolescenti sono molto piu' pesanti. Oltre a questo- prosegue Biondi- li abbiamo aggravati del peso dell'essere responsabili degli eventuali contagi di genitori e nonni.

    domenica 14 febbraio 2021

    IINFEZIONE DA COVID 19 E IMMUNITA'

     


    Secondo uno studio pubblicato su Science, quasi tutti i soggetti che hanno contratto l’infezione da  Covid19 posseggono l’immunità sufficiente per combattere una eventuale reinfezione. «I risultati, basati sulle analisi di campioni di sangue di 188 pazienti con Covid-19, suggeriscono che le risposte al nuovo coronavirus di tutti i principali attori del sistema immunitario adattativo possono durare per almeno otto mesi dopo la comparsa dei sintomi dall'infezione iniziale» afferma Shane Crotty, del La Jolla Institute for Immunology, negli Stati Uniti, autore senior del lavoro.
    Gli esperti hanno misurato anticorpi, cellule B della memoria, cellule T helper e cellule T killer, e hanno scoperto che gli anticorpi specifici del virus persistono nel flusso sanguigno mesi dopo l'infezione. Il virus Sars-CoV-2 utilizza la sua proteina spike per avviare l'infezione nelle cellule umane, quindi i ricercatori hanno cercato cellule B di memoria specifiche per tale spike, e hanno osservato che queste aumentavano nel sangue sei mesi dopo l'infezione. Erano presenti anche diversi linfociti T "helper" CD4 +, e molte cellule T "killer" CD8 +, pronte a distruggere le cellule infette e fermare una reinfezione.

    domenica 7 febbraio 2021

    ENNESIMO ANNUNCIO : Covid e superfici, la trasmissione dagli oggetti è “molto rara”


    Gli studi sono andati avanti, dimostrando che Sars-CoV-2 si trasmette per via aerea e molto raramente da superfici. Allora perché le agenzie di sanità pubblica non correggono le loro guide? Bisogna concentrarsi sulla depurazione dell’aria non sull’igienizzazione costante . Dopo un anno di convivenza forzata con Sars-CoV-2, i test mostrano risultati decisamente più chiari. Il virus si trasmette per via aerea, dalle goccioline (droplets) che viaggiano in forme grandi e piccole quando una persona parla o respira. Raccoglierlo dalle superfici, per quanto possibile, è estremamente raro. In sostanza, disinfettare la spesa e tavoli e sedie in ufficio potrebbe non essere essenziale come abbiamo pensato finora. Su Nature, un articolo mette insieme tutte le considerazioni accumulate dagli esperti. Invitando le agenzie di sanità pubblica a correggere le comunicazioni ufficiali. Che ancora invitano a igienizzare spesso le superfici per sottrarsi a una minaccia che non sembra così reale. Ancora lo scorso ottobre l’Organizzazione Mondiale della Sanità pubblicava una guida in cui si consiglia ancora di «evitare di toccare superfici in ambienti pubblici, qualcuno con Covid-19 potrebbe averle toccate prima di te. Pulisci regolarmente i luoghi dove ti appoggi». Dunque i “fomiti” – parola tecnica che sta a indicare un oggetto che contaminato da un virus ne diventa veicolo – restano per l’Oms un pericolo a tutti gli effetti. Eppure, alcuni esperti dell’organizzazione hanno ammesso che a dimostrarlo ci sono prove piuttosto limitate. Sul Lancet la prova che i test sulle superfici non riproducono momenti “di vita reale

    giovedì 4 febbraio 2021

    Anticorpi monoclonali: subito !

     


    Gli anticorpi monoclonali, già autorizzati in altri paesi in via emergenziale, sono "salvavita" e "sulla loro efficacia ci sono fior di studi e nessuna controindicazione". A entrare nel dibattito sull'utilizzo dei farmaci utilizzati anche dall'ex presidente Usa Donald Trump, è stato il presidente dell'Agenzia Italiana del Farmaco Giorgio Palù che, durante la trasmissione 'Che giorno è' su Rai Radio1, ha invitato a ricorrere a "un utilizzo emergenziale" anche in Italia, perché di queste armi "abbiamo bisogno soprattutto ora che c'è carenza di vaccini".  "Studi di fase 3 hanno mostrato come i monoclonali, se somministrati in fase precoce, riducono i ricoveri del 70% e la mortalità in soggetti gracili", dice Palù e ricorda che la Commissione Tecnico Scientifica dell'Aifa "si è espressa però dicendo che bisognerebbe attendere la validazione dell'Ema e che ci sono dubbi sull'efficacia, dubbi che non ravviso minimamente - afferma - Questa ortodossia non era necessaria in questo momento, perché abbiamo sia lo strumento giuridico, cioè la possibilità di decretazione d'urgenza da parte del ministero, sia i dati pubblicati".   Sui monoclonali Aifa si è sempre detta "aperta" e uno studio promosso dall'ente regolatorio partirà a breve in Italia. Ma Palù aggiunge: "Ho sottoposto al ministro il fatto che c'è la possibilità e il razionale scientifico per indurre a ricorrere a una decretazione d'urgenza, che acceleri i normali iter autorizzativi. La possibilità è prevista dal decreto legge 219 del 2006 che recepisce la direttiva europea 83 del 2001, sfruttata anche dalla Germania".  "Abbiamo bisogno di un approccio combinato di prevenzione attraverso i vaccini e di una terapia con farmaci efficaci e gli anticorpi monoclonali - dice Palù - sono i farmaci più efficaci che conosciamo in base a studi pubblicati di fase 3. Tra l'altro, si è visto che la combinazione di questi anticorpi è in grado anche di abbassare la carica virale, un parametro collegato alla replicazione del virus. Pertanto sono un sistema potentissimo da utilizzare immediatamente".

    martedì 26 gennaio 2021

    Sclerosi multipla: gli anticorpi coinvolti

     


    La sclerosi multipla colpisce 2,5 milioni di persone in tutto il mondo, ma si sa ancora poco sulle sue cause.  La sclerosi multipla è una malattia autoimmune in cui le cellule immunitarie attaccano lo strato protettivo dei neuroni, interrompendo il flusso di informazioni provenienti dal cervello e al suo interno. Di recente, un gruppo di ricercatori ha scoperto che le persone con sclerosi multipla attiva hanno alti livelli di particolari anticorpi intestinali nel sistema nervoso centrale.   Questi anticorpi reagiscono anche a determinate specie di microbi intestinali, suggerendo che specifiche cellule immunitarie che hanno origine nell’intestino possono arrivare nel sistema nervoso centrale, dove contribuiscono a tenere sotto controllo le riacutizzazioni. I risultati, pubblicati su Science Immunology, potrebbero aprire la strada a nuovi approcci diagnostici e terapeutici per la sclerosi multipla che avranno come bersaglio il microbiota intestinale.