Le bevande energetiche, comunemente note come energy drink, contengono una miscela di sostanze stimolanti: glucosio, caffeina, taurina, guaranà, aminoacidi come la L-carnitina e vitamine del gruppo B. Marchi come Red Bull, Monster e Burn sono sempre più diffusi tra giovani e giovanissimi, attratti dalla promessa di energia ed euforia in pochi sorsi. Vanno distinti dagli sport drink, pensati principalmente per la reidratazione con sali minerali durante l’attività fisica e privi, almeno sulla carta, di sostanze come caffeina o taurina. Anche questi ultimi, però, contengono zuccheri, aromi e coloranti che agiscono sul sistema nervoso e possono avere un effetto eccitante. Quanta caffeina contengono in media gli energy drink? Il dato si attesta su livelli piuttosto elevati: 32 milligrammi ogni 100 ml di prodotto. Una lattina di Monster da 500 ml ne contiene dunque 160 mg, circa due tazzine e mezzo di caffè espresso, una quantità sconsigliata anche per un adulto, figuriamoci per un bambino o un adolescente. Gli effetti di una simile dose di caffeina sul sistema nervoso, sul cuore e sul cervello di un ragazzo restano difficili da quantificare, tanto più se si considera che nella stessa bevanda sono presenti altre sostanze eccitanti. Proprio di recente, a luglio 2026, è uscito un uno studio a cura della Società Italiana di Pediatria (SIP), pubblicato sulla rivista scientifica Italian Journal of Pediatrics, dal titolo Gli effetti del consumo di energy drink nei bambini e negli adolescenti: uno studio trasversale e le raccomandazioni della Società Italiana di Pediatria. Questa ricerca tutta italiana, condotta su 430 ragazzi adolescenti, ha messo in luce dei dati molto chiari e piuttosto preoccupanti: quasi 4 adolescenti su 10 hanno iniziato a consumare energy drink prima dei 12 anni, e in alcuni casi addirittura prima dei 9 anni. Un primo dato su cui riflettere risulta dunque la precocità dell’esposizione: il 39,2% ha iniziato prima dei 12 anni e il 49% tra i 12 e i 14. E questo nonostante il fatto che le principali società pediatriche di tutta Europa raccomandino di evitarne il consumo sotto i 18 anni. Un secondo elemento rilevante che emerge dallo studio dei pediatri italiani riguarda gli effetti avversi cardiologici e neurologici delle bevande energetiche stimolanti sull’organismo delicato e in crescita degli adolescenti: «Le bevande energetiche non sono semplici bibite», afferma Rino Agostiniani, presidente della Società Italiana di Pediatria. «Quando parliamo di energy drink parliamo di un concentrato di stimolanti. Non agisce solo la caffeina, ma un insieme di sostanze (taurina, guaranà, Lcarnitina etc.) che possono avere un effetto sinergico. Nei bambini e negli adolescenti questi “mix” non sono adeguatamente studiati. Ecco perché andrebbero evitate nei minori di 18 anni e sotto i 12 anni l’attenzione deve essere ancora maggiore: non esiste una dose sicura, perché il cervello e il sistema cardiovascolare sono ancora in pieno sviluppo e l’organismo è più vulnerabile agli effetti della caffeina e degli altri stimolanti». Una delle autrici dello studio è la dottoressa Elena Bozzola, del Gruppo di Studio Adolescenza SIP, che ha dichiarato: «Le evidenze scientifiche indicano che i possibili rischi riguardano il sistema cardiovascolare e quello neurologico, in particolare vi è il rischio di un aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca; nei soggetti predisposti sono stati descritti disturbi del ritmo cardiaco, a questo si aggiungono disturbi del sonno, irritabilità, ansia e interferenze con i meccanismi di maturazione cerebrale, in una fase in cui il sistema nervoso è ancora in evoluzione. E un dato su cui bisogna riflettere è che è facile reperire questi energy drink. Le ragioni più frequenti per cui i partecipanti hanno iniziato ad assumere bevande energetiche sono state il fatto di averle trovate al supermercato, i consigli degli amici e la pubblicità su internet o in televisione». A differenza di altri Paesi europei, in Italia non esiste oggi alcun limite di età per l’acquisto degli energy drink, liberamente disponibili nei supermercati e promossi anche attraverso lo sport, i social media e la pubblicità. Proprio nei mesi scorsi, invece, il governo inglese ha confermato che da aprile 2027 in Inghilterra sarà vietata agli under 16 la vendita delle bevande energetiche ad alto contenuto di caffeina, quelle con oltre 150 milligrammi per litro. Il divieto riguarderà tutti i canali di vendita: negozi, bar e ristoranti, distributori automatici e piattaforme online. In Italia al momento ancora non c’è alcun dibattito sulla possibilità di introdurre dei limiti nei confronti dell’utilizzo negli adolescenti, ma ci si limita a seguire una ormai vecchia normativa UE (il Regolamento UE n. 1169 del 2011) che impone soltanto un’etichetta obbligatoria che segnali l’elevato contenuto di caffeina e l’avvertimento a evitarne il consumo per alcune categorie particolari di persone come le donne incinte o che allattano, oltre alle persone particolarmente sensibili alla caffeina.
Le aziende produttrici di energy drink puntano soprattutto sui più giovani, con un marketing costruito su colori sgargianti, nomi accattivanti, grafiche aggressive e un’offerta continuamente rinnovata
Abbiamo detto che queste bibite si possono liberamente reperire in negozi di alimentari e supermercati. Non esistendo una regolamentazione specifica per definire cosa sia un energy drink e a quali fasce di consumatori debba essere destinato, si crea molto facilmente un cortocircuito logico tra i destinatari di questi prodotti (con il marketing delle aziende che naviga a gonfie vele). Un gruppo di ricerca del Regno Unito ha evidenziato i pericoli legati alla facile accessibilità delle bevande energetiche tra i giovani, che le percepiscono come innocue perché non alcoliche e facilmente reperibili. Lo stesso termine, energy drink, evoca nell’immaginario comune l’idea di energia pura, che fornisce la spinta necessaria per affrontare con un ulteriore sprint la prestazione richiesta, che sia di natura sportiva o scolastica. Se è vero che sono prive di alcol, il problema è che queste bevande contengono quantità elevate di caffeina (oltre 150 mg/l) e altre sostanze stimolanti come taurina, ginseng e guaranà. Comparate ad altre bevande storicamente sconsigliate ai più giovani perché contenenti caffeina, come la Coca-Cola o il caffè, presentano concentrazioni molto superiori, con valori che vanno ben oltre i 34 mg di una lattina standard di Coca-Cola o quelli di 65 mg di un caffè espresso. Numeri a parte, il rischio da non sottovalutare è quello che si sviluppi dipendenza dalla caffeina e sintomi clinici che possono interferire con la routine quotidiana, tra cui cefalea, insonnia, ansia, disturbi gastrointestinali e cardiovascolari.
Esistono poi anche altri aspetti preoccupanti e concernenti la salute, che sono collegati al consumo regolare delle bevande energetiche tra i giovani: in primis l’elevato contenuto di zuccheri, che aumenta i rischi di sovrappeso, obesità, diabete di tipo 2, sindrome metabolica e problemi dentali come carie e usura erosiva. Poi vi sono le correlazioni nocive: sebbene l’associazione tra l’uso di energy drink e il fumo di sigaretta fosse un dato già emerso negli anni passati, ciò che si rivela come novità negli studi più recenti è il rischio di avvicinarsi al “vaping” in un breve lasso di tempo di mesi o settimane.
Esiste anche una correlazione tra il consumo di energy drink e una più frequente tendenza a consumare cibo spazzatura, fast food e a saltare regolarmente la prima colazione, a dispetto di quanto raccomandato dalle linee guida. Inoltre si registrano una ridotta attività fisica e un aumento dell’indice di massa corporea nei consumatori frequenti di energy drink. Queste bevande sono utilizzate tra i giovani soprattutto per un senso di appartenenza di gruppo e per la convinzione che possano migliorare le prestazioni scolastiche e di concentrazione mentale, ma quasi mai sono usate come complemento dell’attività sportiva. Come detto all’inizio, non vanno confusi infatti gli energy drink con gli sport drink, usati regolarmente dagli sportivi.
Ciò che ci si auspica per il futuro è una maggiore uniformità di regolamentazione da parte dell’Unione Europea e dei singoli Paesi, dato che a oggi esiste una forte differenziazione su questo aspetto, che va dalla liberalizzazione totale dell’Italia alle restrizioni parziali di alcuni Stati europei. Ad esempio in Svezia, sebbene non esista una legge statale che ne vieti la vendita ai minorenni, quasi tutti i supermercati e i negozi al dettaglio applicano un limite di età volontario di 15 anni per l’acquisto. Sono pertanto necessari un maggiore controllo e una regolamentazione più severa per proteggere i giovani dai potenziali effetti negativi delle bevande energetiche. I pediatri e i medici in generale devono essere consapevoli dei rischi associati e informare genitori e pazienti sui pericoli legati al consumo di queste bevande, promuovendo scelte più sane e sicure per migliorare il benessere dei giovani.
Tratto da DottNet 21 Settembre 2026 - 13:19

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