Il vischio è una pianta ornamentale
che nelle diverse culture, soprattutto del centro Europa, ha assunto un
significato benaugurante. Basti pensare alle composizioni con il vischio che
vengono appese alla porta d’ingresso nel periodo natalizio.
Il suo uso terapeutico risale alla
tradizione fitoterapica europea nella quale l’estratto alcolico è stato
ampiamente utilizzato come anti-ipertensivo, spesso in associazione con gli estratti
di aglio e di biancospino. Sono state ormai abbandonate le indicazioni
terapeutiche dell’estratto alcolico nell’epilessia e nell’asma bronchiale.
Il vischio (Viscum album, L. 1753) è
una pianta cespugliosa che appartiene alla famiglia delle Viscaceae o
Santalaceae secondo la classificazione APG. E’ una pianta particolare
semiparassita che non danneggia l’ospite ma lo utilizza per approvvigionarsi di
sostanze nutritive. E’ in grado di sviluppare la fotosintesi clorofilliana,
infatti possiede delle piccole foglie verdi, ma invece di radicarsi nel terreno
cresce su un’altra pianta; essa non segue un normale ritmo di sviluppo annuale
con la sequenza classica, infatti produce un frutto sotto forma di bacca bianca
nel periodo invernale.
Possiede un’altra peculiarità: non ha
uno sviluppo verticale, ma bensì circolare ed è caratteristico vedere sulle
piante di latifoglia, nel periodo invernale quando sono scomparse le foglie, i
cespugli circolari del vischio. Può crescere sia sulle latifoglie sia sulle
conifere.
All’inizio del novecento, tra il 1916
e il 1925, Rudolf Steiner, fondatore dell’antroposofia, ebbe l’intuizione, con
la collaborazione della dottoressa Ita Wegman, di utilizzare una particolare
preparazione di vischio per la terapia dei tumori, studiando la corrispondenza
tra i processi patologici neoplastici e i processi di sviluppo di questa
pianta.
Egli ne definì i particolari processi
di preparazione antroposofica, attraverso la fermentazione e la miscelazione di
componenti invernali, quali le bacche bianche, ed estivi, quali le foglie.
La preparazione antroposofica di
Steiner, ad uso oncologico, si differenzia quindi assolutamente dalla
preparazione fitoterapica utilizzata per le altre patologie che abbiamo
indicato precedentemente. La preparazione fitoterapica è inoltre per uso orale
mentre quella steineriana è per uso iniettabile, prevalentemente sottocutaneo.
Il Vischio iniettabile contiene polisaccaridi,
fitosteroli, oligoelementi, acido ascorbico, polifenoli, ammine e proteine. Ma
sono soprattutto le componenti proteiche quelle più interessanti, in
particolare le viscolectine, che sono delle glicoproteine, e le viscotossine, dei
polipeptidi.
E’ interessante la contemporanea
presenza di componenti citotossiche, che danneggiano le cellule neoplastiche, e immunostimolanti.
Dai primi del novecento, quando
Steiner ebbe le prime intuizioni sull’utilizzazione dell’estratto di vischio
fermentato in oncologia, la terapia convenzionale dei tumori ha fatto dei passi
avanti enormi sia dal punto di vista della chirurgia, dei farmaci
chemioterapici e della radioterapia. Sono state inoltre scoperte le terapie
ormonali e biologiche dei tumori con gli anticorpi monoclonali specifici.
I preparati antroposofici di vischio non
hanno quindi oggi un ruolo centrale nella terapia dei tumori, ma mantengono un
ruolo interessante quali coadiuvanti nel preservare l’integrità del sistema
immunitario e nel favorire una maggiore efficacia delle terapie convenzionali
anche nella fase della prevenzione delle recidive.
Ormai sono numerosi i lavori
scientifici effettuati in vitro, su cellule, o in vivo, sui pazienti, che
dimostrano come l’uso dei preparati antroposofici di vischio nei pazienti
sottoposti a terapie oncologiche migliorino l’efficacia e la tollerabilità di
queste ultime e aumentino la qualità di vita dei pazienti.
Nell’allestimento di una terapia
oncologica coadiuvante con il vischio occorre tener presente diversi fattori.
Il primo è la scelta dell’albero
ospite. Esistono in commercio preparati di vischio di melo, di quercia e di
pino con concentrazioni diverse di viscotossine e di viscolectine che
condizionano l’indicazione nelle diverse forme di tumore per una maggior
affinità nei confronti di alcuni organi.
Talora al vischio di un particolare
albero possono essere associati dei metalli (argento, mercurio, rame…) che ne
aumentano l’efficacia nei confronti di certi organi.
Le iniezioni sottocutanee di vischio
vengono utilizzate normalmente in dosi scalari crescenti che costituiscono un
ciclo che viene ripetuto più volte per un periodo, che può durare anche più anni.
E’ necessario, inoltre, scegliere la
dose del ciclo scalare perché esistono varie concentrazioni che sono scelte dal
medico in funzione del momento di inizio della terapia, della risposta del
paziente, dell’andamento clinico e dell’obiettivo che si desidera raggiungere.
In taluni casi particolari vengono scelte preparazione a dose costante, anche
in questo caso, a diverse concentrazioni.
Le neoplasie in cui il vischio è stato
più studiato ed utilizzato, a scopo coadiuvante, sono quelle della mammella,
dello stomaco, del polmone, del colon retto e, più recentemente, della vescica,
e i sarcomi giovanili.
Le fasi, in cui questa terapia può
essere utilizzata, variano dalla prevenzione, alle lesioni precancerose, alla
fase che precede o segue la chirurgia, all’associazione con la chemio e la
radioterapia, ai primi anni di controllo, alle recidive, all’accompagnamento
nelle terapie palliative.
Da quanto esposto, in questa breve
introduzione all’utilizzazione delle preparazioni di Viscum album fermentato, emerge
comunque l’utilità della prescrizione di questo medicinale ideato da Rudolf
Steiner per offrire un ulteriore opportunità ai pazienti oncologici che sono o
sono già stati in terapia chirurgica, con chemioterapici, con radioterapia, con
terapia ormonale o con farmaci biologici, per migliorare la qualità di vita e
la tollerabilità e l’efficacia delle suddette terapie. Ma è opportuno
sottolineare anche la possibilità di offrire un ulteriore opportunità di
miglioramento della qualità della vita nei pazienti che purtroppo sono ormai
destinati solo alle cure palliative.
Dott. Edoardo Felisi – Medico
Chirurgo, esperto in Omeopatia – Docente al Seminario sui Medicinali Omeopatici
del Dipartimento di Scienze del Farmaco dell’Università degli Sudi di Pavia.
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