martedì 16 novembre 2010

6° Corso per Psicologi :“PSICOLOGIA DELL’INVECCHIAMENTO:


Nell’ambito del 55° Congresso Nazionale SIGG
(Società Italiana Gerontologia e geriatria) che si terrà a Firenze al Palazzo dei Congressi dal 30 novembre al 4 dicembre 2010 su
“INVECCHIAMENTO E LONGEVITA’:
PIÙ GENI O PIÙ AMBIENTE?


Vi sarà il 2 e 3 dicembre, presso il Palazzo Affari, il
6° Corso per Psicologi
in Collaborazione
con l’Ordine degli Psicologi della Toscana
a tema
“PSICOLOGIA DELL’INVECCHIAMENTO:
DALLA VALUTAZIONE ALL’INTERVENTO”

Segreteria Organizzativa: Pls group - www.plsgroup.it

domenica 14 novembre 2010

Omeopatia e fitoterapia per l’Influenza in arrivo


Malgrado gli allarmismi dei giorni scorsi, sembra che l’influenza stagionale verrà a farci visita, come sempre, nel periodo gennaio-febbraio e non anticiperà come era stato paventato. La campagna vaccinale è partita quindi con inutile anticipo e sembra, per ora, non riscuotere un brillante successo.
Il vaccino non è l’unica soluzione per prevenire l’influenza, che è una malattia acuta epidemica, ad andamento benigno, causata da virus RNA della famiglia delle Orthomyxoviridae, che produce disturbi sistemici quali febbre, astenia, dolori muscolari, ma anche sintomi localizzati ad apparati specifici (respiratorio, digerente e nervoso).

L’Omeopatia, per esempio, offre una vasta gamma di medicinali che possono essere utilizzati per prevenire o curare l’influenza, con margini di sicurezza elevati, nella maggior parte dei soggetti sani che non presentano patologie croniche di particolare gravità.
In alcuni gruppi particolari di malati (cardiopatici, diabetici, nefropatici, asmatici) oppure in persone piuttosto anziane, i medicinali omeopatici possono essere associati al vaccino, che resta la terapia di elezione per la prevenzione, per ridurne gli effetti collaterali e potenziarne l’azione preventiva che non raggiunge mai il 100%.
La maggior parte dei soggetti sani, come già detto, può essere trattata solo con medicinali omeopatici senza una specifica integrazione con medicinali convenzionali. Una terapia integrata è invece auspicabile, anche nei soggetti non a rischio, in presenza di complicanze (bronchite o sinusite, rischio di convulsioni): in questo caso l’uso di una terapia integrata offre una maggior garanzia di efficacia terapeutica con dosaggi inferiori e quindi con minori reazioni avverse.

Per la prevenzione dell’influenza si possono prescrivere medicinali omeopatici e alcuni fitoterapici. Il prodotto più utilizzato è costituito da diluizioni omeopatiche di fegato e cuore di Anas barbariae (anatra), che viene somministrato come tubo monodose, una volta alla settimana per tutto il periodo invernale: ha un effetto antivirale aspecifico, cioè può agire anche sui virus parainfluenzali. Alcuni medici utilizzano diluizioni del vaccino antiinfluenzale con composizioni variabili annualmente. Anche le diluizioni di vaccino antiinfluenzale sono prescritte in monodosi settimanali, a cicli di 4 o 6 settimane.
L’Echinacea e l’Uncaria, fitoterapici che hanno azione immunostimolante, hanno conosciuto un grande successo negli ultimi anni e vengono utilizzate nella fase preventiva da novembre a gennaio, con somministrazioni giornaliere, per tre settimane al mese.

Molti medicinali omeopatici presentano, in base al principio di similitudine, indicazioni per il trattamento dei variegati sintomi influenzali.

Fra questi, quelli più frequentemente utilizzati per la febbre sono:
Bryonia alba, quando è presente febbre elevata con dolori artro-muscolari, cefalea e tracheite con tosse stizzosa;
Gelsemium sempervirens (gelsomino selvatico), quando la febbre, sempre elevata, si accompagna a cefalea violenta e profonda astenia;
Rhus toxicodendron (edera velenosa), con febbre intensa e dolori artro-muscolari migliorati dal movimento.

Nel caso di faringite con dolore alla gola, invece, possiamo assumere:
Belladonna, quando il dolore è pulsante, a comparsa improvvisa, associato a febbre elevata, cefalea congestizia e colorazione rosso brillante della faringe;
Apis mellifica (ape), con dolore pungente, sensazione di gonfiore alla gola, miglioramento con il freddo e sete scarsa;
Mercurius solubilis, il cui quadro clinico è caratterizzato da dolore faringeo con placche tonsillari, lingua patinosa, sudorazione e brividi a fior di pelle.

I medicinali più tipici del raffreddore sono:
Allium cepa (cipolla), secrezione nasale abbondante di tipo sieroso, che irrita il labbro superiore, con crisi di starnuti e lacrimazione poco fastidiosa;
Nux vomica, rinite sierosa abbondante con crisi di starnuti durante la giornata, che si associa ad ostruzione nasale congestizia durante la notte;
Sticta pulmonaria, nei casi di raffreddore ‘di testa’, con dolore alla radice del naso, ostruzione intensa e secrezione pressoché assente.

Edoardo Felisi – Medico, specialista in Pneumologia , docente di Medicinali Omeopatici alla Facoltà di Farmacia dell’Università degli studi di Pavia

mercoledì 10 novembre 2010

Proprietà ansiolitiche della Lavanda


Uno studio comparso su Phytomedicine ha valutato l ‘azione terapeutica della lavanda sull’ansia confrontando un preparato in capsule contenente olio di lavanda con un farmaco contenente benzodiazepine .
La terapia è stata somministrata a soggetti adulti affetti da Disturbo d’ansia generalizzato (DAG) per un periodo di 6 settimane.
Il risultato è stato misurato attraverso le variazioni del punteggio HAM-A (Hamilton Anxiety Rating Scale) fra i valori basali e dopo 6 settimane di trattamento ed ha evidenziato una riduzione dei livelli d’ansia paragonabile nei due gruppi . I due trattamenti hanno inoltre indotto un miglioramento della qualità della vita e del sonno.
L’olio di lavanda non ha determinato effetti sedativi ed è stato ben tollerato, pertanto il suo uso potrebbe rappresentare una alternativa efficace alle benzodiazepine.
Tratto da Woelk H e al. Phytomedicine 2010,Feb:17(2):94-9
Elena Bosi, pediatra Milano

sabato 6 novembre 2010

Pediatri uniti contro l'inquinamento da benzopirene


Un appello al Governo italiano perché venga rivisto il provvedimento sulla qualità dell'aria, approvato il 13 agosto e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 settembre scorso, con il quale posticipa al 31 dicembre 2012 il divieto di superamento del livello di 1 nanogrammo a metro cubo per il benzopirene. A rivolgerlo l'Associazione culturale pediatri (Acp), la Società italiana di pediatria (Sip), la Federazione italiana medici pediatri (Fimp) «Stupisce molto aver appreso dell'emanazione da parte del Governo Italiano di questo Decreto legislativo», scrivono al Consiglio dei Ministri, i rappresentati delle società scientifiche e associazioni alleate per tutela del diritto alla salute dei bambini: Paolo Siani, presidente dell'Acp, Alberto Ugazio, presidente della Sip, e Giuseppe Mele, presidente della Fimp. «Tale Decreto Legislativo di fatto mantiene ancora per 2 anni i cittadini italiani al rischio di esposizione a livelli elevati di questo pericolosissimo inquinante, svincolando le aziende inquinanti dall'obbligo di abbattere le emissioni in eccesso. In particolare, mantiene in questa inaccettabile situazione di rischio i cittadini e i bambini di Taranto, città in cui l'acciaieria più grande d'Europa, l'Ilva, immetterebbe, secondo i calcoli dell'Arpa Puglia, il 98% del benzopirene presente nel quartiere più vicino». I bambini di Taranto, e come loro tanti altri, hanno bisogno di "difensori" conclude la nota.
Tratto da Doctor News 5/11/2010
Elena Bosi ,pediatra Milano

mercoledì 3 novembre 2010

Piccoli strategie salutari


Per vincere il noto e diffuso rifiuto della verdura da parte dei bambini, la si deve proporre in dosi abbondanti all’inizio del pasto.
Questa strategia è stata sperimentata con successo negli Stati Uniti in uno studio con disegno crossover su 51 bambini di 3-5 anni che frequentavano la scuola materna. In una sola occasione alla settimana è stata loro servita come prima portata una razione di 30, 60, o 90g. di carote crude o nessuna portata (pasto di controllo). I bambini avevano 10 minuti di tempo per consumare la quantità di alimento desiderata e poi passavano alla pietanza successiva. L’introito di verdura complessivo è aumentato parallelamente alla porzione di carote proposta .Raddoppiare la quantità aumentava il consumo del 47%
Tratto da Clin. Nutr. 2010;91: 1237-43
Elena Bosi, pediatra Milano

venerdì 29 ottobre 2010

L’integrazione di Vitamina D è inutile nei bimbi sani


E’ ormai entrata nella pratica corrente l’integrazione di Vitamina D a tutti i bambini dal primo mese di vita fino all’anno di età. I risultati di una nuova Cochrane Review non confermano l’utilità di questa supplementazione nei bambini sani, ovvero non carenti di vitamina D, poiché ciò non migliorerebbe la densità ossea. Gli autori guidati da Tania M. Winzenberg dell'Istituto di ricerche Menzies dell'università della Tasmania, a Hobart (Australia), affermano che l’integrazione con vitamina D è una strategia clinicamente utile nei bambini con deficienza vitaminica D. L'analisi è stata eseguita su studi clinici randomizzati placebo controllati che prevedevano la supplementazione con vitamina D per almeno tre mesi in bambini e adolescenti sani (di età compresa da un mese a vent'anni). Per la metanalisi sono stati inclusi sei studi randomizzati per un totale di 343 partecipanti che hanno ricevuto placebo e 541 vitamina D. La strategia in esame non ha comportato effetti statisticamente significativi sul contenuto minerale osseo "total body" (Bmc), sulla densità minerale ossea (Bmd) dell'anca o dell'avambraccio mentre si è registrato un trend suggestivo di un piccolo effetto sulla Bmd della colonna lombare (Smd 0,15). «Gli integratori di vitamina D non aumentano in modo significativo la densità ossea nei bambini sani, in alcun distretto corporeo», sottolinea Winzenberg. «Invece, ci sono alcune indicazioni per cui i bambini con bassi livelli ematici di vitamina D possono beneficiare dell'integrazione. Per poter confermare l'efficacia dell'integrazione della vitamina D in bambini con particolari carenze sono necessari ulteriori studi randomizzati controllati».
Tratto da :
Cochrane Database Syst Rev, 2010; 10:CD006944
Elena Bosi, pediatra Milano

lunedì 25 ottobre 2010

Uso precoce di antibiotici e malattie infiammatorie intestinali


I soggetti cui viene diagnosticata una malattia infiammatoria intestinale (Ibd) durante l'infanzia hanno più probabilità di aver fatto uso di antibiotici nel corso del primo anno di vita. L'associazione scaturisce da un'analisi caso-controllo condotta da Souradet Y. Shaw dell'Inflammatory bowel disease clinical and research centre, university of Manitoba (Canada), e collaboratori, su un database epidemiologico relativo alle Ibd. Un totale di 36 pazienti con diagnosi di Ibd posta tra il 1996 e il 2008 è stato appaiato a 360 controlli, sulla base del sesso, dell'età e della regione geografica. I dati relativi alle prescrizioni di antibiotici sono stati tratti da un apposito network della regione canadese di Manitoba. Si è proceduto, quindi, al confronto fra casi Ibd e controlli sull'uso di antibiotici nel primo anno di vita. È stata evidenziata un'età media della diagnosi di Ibd pari a 8,4 anni. Nel 58% dei pazienti con diagnosi di Ibd è stato accertato l'impiego di uno o più antibiotici nel corso del primo anno di vita contro il 39% registrato nei controlli. Sempre nei casi Ibd è stata posta diagnosi di malattia di Crohn nel 75% dei pazienti. Infine, i soggetti che avevano ricevuto una o più prescrizioni di antibiotici erano esposti a una probabilità 2,9 volte superiore di aver sviluppato una Ibd.

Am J Gastroenterol, 2010 Oct 12. [Epub ahead of print]
Candida Berti, Milano