domenica 4 giugno 2017

Balene blu in un mare di solitudine

È da qualche tempo su tutti i giornali la notizia di ragazzi adolescenti alle prese con un gioco che di divertente non ha proprio nulla: la Blue Whale. Senza addentrarci nello specifico e senza considerare il fatto che di certo dietro a questo fenomeno così attuale c’è qualcosa di molto più inquietante rispetto a degli adolescenti depressi che cercano di togliersi la vita, vorrei condividere con voi qualche pensiero. Chi ha a che fare, per motivi educativi, di cura o didattici, con i ragazzi, si rende conto di una clamorosa contraddizione: si chiamano nativi digitali ma non sono per niente esperti, hanno in mano strumenti potentissimi ma non li sanno utilizzare, sono sempre connessi ma si sentono sempre più soli. Insomma, non sono automaticamente capaci di vivere l’ambiente digitale in modo evolutivo, in modo positivo, nello stesso modo in cui uno che nasce in montagna non è automaticamente capace di sciare. Spesso noi adulti ci dimentichiamo che nativi digitali ed esperti digitali sono cose diverse.
“Nativo” è chi nasce in un luogo, “esperto” è chi ci ha vissuto, lo ha conosciuto, lo ha sperimentato, ha visto testimoni credibili indicargli la strada, lo conosce e per questo lo rispetta, ha fatto esperienza insieme ad altri. Mi piace sempre dire che, almeno per età, gli esperti di vita tra noi adulti e i nostri adolescenti, siamo decisamente noi. Qualcuno potrebbe obiettare dicendo che non conosce nessun social, che non sa usare il tablet etc etc, ma queste sono argomentazioni per nulla valide: la vita è una sola. Le regole per vivere bene valgono sia online che offline, le esperienze che ti fanno crescere sono le stesse sia online che offline, i metodi educativi valgono sia online che offline. Siamo noi adulti gli “esperti” della vita (non ha senso distinguere vita virtuale da vita reale, dato che è una sola), siamo solo noi che possiamo stare accanto ai nostri bambini e ragazzi per indicare loro la strada, per insegnare loro le regole, per testimoniare con la nostra vita che è possibile essere felici e per far sentire loro che non sono soli. Quindi, anche se non conosciamo Instagram poco importa: conosciamo la vita e sappiamo educare, questo basta. Se noi abdichiamo, allora ci penseranno le app o i siti web a sostituirci e le nostre piccole balenottere cresceranno con la sensazione di essere sole e non appena troveranno una grande balena -magari blu- che dà l’illusione di poterli far diventare importanti, non faranno altro che aggrapparvisi e farsi trascinare. Vogliamo che finisca così o proviamo da subito a riprendere il nostro ruolo di esperti e a camminare accanto ai nostri ragazzi? Vedrete, sarà più facile di quanto immaginate, sarà una grande soddisfazione per voi e finirete per chiedervi “ma se è così bello, perché non l’ho fatto prima?!”

Dott.  Marco Bernardi
Psicologo Psicoterapeuta
Milano



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