mercoledì 3 febbraio 2010

Piante medicinali in Sardegna

Piante medicinali in Sardegna” (Edizioni Ilisso, 2009) di Enrica Campanini, è un’opera di taglio medico sulla flora sarda - in cui non mancano notazioni culturali e demoetnoantropologiche - articolata in 130 schede monografiche (592 pagine) relative alle piante medicinali in uso nella tradizione popolare sarda.
Per ogni pianta è delineato un itinerario ideale che ne descrive il suo utilizzo nei secoli, secondo l’approccio medico, fino ad arrivare all’attuale impiego clinico. Nella sezione “Tossicità ed effetti secondari” sono descritti gli eventuali effetti collaterali, le possibili interazioni e tossicità. Nelle sezioni “Forme farmaceutiche”, “Posologia” e “Formulazioni” si segnalano le ricette di uso comune e di comprovata efficacia. Nelle voci “Medicina popolare” e “In Sardegna” si confrontano affinità e differenze tra la medicina empirica “continentale” e quella “insulare”. Un´ulteriore approfondimento è costituito dalla sezione “Curiosità”, notizie di carattere letterario, folklorico ed etno-antropologico. Completano l´opera il “Glossario dei termini medici”, il “Dizionarietto biografico” e la ricca bibliografia. Le immagini, molto belle e curate da Nelly Dietzel, sono oltre 600: le piante sono ambientate in scorci naturalistici e paesaggistici sardi di rara bellezza.

lunedì 1 febbraio 2010

Una tisana dal Brasile...

Una tradizionale tisana alla “menta”, tipica del Brasile, sarebbe efficace nell’alleviare il dolore al pari di molti farmaci antidolorifici. E’ quanto emerge da uno studio effettuato presso la Newcastle University e diretto da Graciela Silva Rocha.
Hyptis crenata Pohl. (menta brasiliana) è tradizionalmente utilizzata dai guaritori latino-americani per curare mal di testa, febbre e influenza. Ricerche effettuate presso la Newcastle University ne hanno dimostrato, grazie a sperimentazioni effettuate su cavia, la validità. La ricerca attualmente è orientata a scoprire i componenti e i meccanismi d’azione della pianta. Il team di Newcastle, inoltre, ha condotto in Brasile un'indagine per scoprire come questa tisana venga normalmente preparata e in quale quantità essa sia consumata. La dott. Rocha ha segnalato che quando la menta è stata somministrata ad una dose simile a quella prescritta dai guaritori tradizionali, è risultata efficace nell’alleviare il dolore al pare dell’indometacina (farmaco antinfiammatorio non steroideo, o FANS). I risultati di questo studio, pubblicati sulla rivista Acta Horticulturae, sono stati presentati al 2° International Society for Horticultural Science (New Delhi, agosto 2009) (tratto da: fitonews)
Enrica Campanini, medico, Firenze

sabato 30 gennaio 2010

CENTRALI NUCLEARI E PERICOLO LEUCEMIA


Le centrali nucleari rappresentano un serio rischio per la salute dei cittadini, anche quando sono ben funzionanti, è questo l’argomento trattato sulle pagine di Repubblica del 12 gennaio da Francesco Bottaccioli, presidente onorario della società di psiconeuroendocrinoimmunologia(http://www.simaiss.it/default.asp), che riporta i risultati di uno studio condotto dall'ente governativo tedesco per il controllo della radioattività (quello che dovrebbe essere la prossima agenzia nucleare nel nostro paese) che ha messo sotto controllo tutte e 16 le centrali nucleari funzionanti in Germania.
Lo studio mette in evidenza una correlazione tra l'aumento d'incidenza di leucemie infantile (entro i cinque anni di età) e la vicinanza residenziale ad una centrale atomica. I bambini che vivono in un raggio di cinque chilometri da un reattore nucleare hanno infatti- secondo questo studio- un aumento del 76% del rischio d'incidenza di contrarre questo tipo di tumore rispetto ai coetanei che vivono in un raggio distante oltre cinquanta chilometri.
Lo studio, condotto nel 2008, è stato confermato - scrive Bottaccioli- da metanalisi recenti che indicano l'esistenza di una correlazione positiva tra l'incidenza di tumori infantili (in particolare leucemia) e la vicinanza ad una centrale elettronucleare.
Anche se in nessuno degli studi si giunge a dare una spiegazione del fenomeno, in un recente articolo comparso su Environmental health- scrive ancora Bottaccioli- si ipotizza che i radionucli (trizio,C14, gas nobili radioattivi come kripton, argon, xeno) liberati con il vapore acqueo dagli impianti vengano assorbiti nel suolo e nei vegetali ed entrino nella catena alimentare. Sarebbero poi le madri esposte a queste sostanze radioattive a trasmettere ai figli- durante la gravidanza- una sorta di imprinting cellulare capace di indurre tumori nelle prime età della vita.
Sarà quindi ovvio che il governo italiano non potrà risolvere il problema della scelta dei luoghi di costruzione degli impianti unicamente distribuendo soldi alle popolazioni che vivono nelle vicinanze.
Tratto da la Repubblica , martedi’ 12 Gennaio 2010
Elena Bosi, pediatra Milano

mercoledì 27 gennaio 2010

OBESITA' INFANTILE


Obesita infantile,interventi gia'a sei anni e nuove strategie
Secondo le ultime raccomandazioni dell'U.S. Preventive Services Task Force (Uspstf), nei bambini a partire dai sei anni dovrebbe essere verificata l'eventuale condizione di obesità, da parte dei pediatri, così da individuare e mettere in atto, laddove necessario, specifici e tempestivi interventi, per riportare il peso a valori normali. Le nuove linee guida anti-obesità infantile, contenute in un articolo pubblicato di recente su Pediatrics, si sostituiscono alla precedente versione risalente al 2005. La principale novità dell'ultima versione risiede nel fatto che gli esperti Uspstf hanno stabilito, per la prima volta, che programmi d'intervento da moderati a intensi, che tengano in considerazione dieta, attività fisica e suggerimenti riguardanti lo stile di vita, possono effettivamente offrire un fondamentale contributo al problema dell'obesità, nella fascia d'età compresa tra 6 e 18 anni.
Differentemente, cinque anni fa, nonostante fosse stato definito che la misura del Bmi (indice di massa corporea) potesse rappresentare un valido parametro di screening, gli addetti ai lavori non erano stati in grado di identificare strategie efficaci nella gestione di tale problema sempre più diffuso tra i più piccoli. (Pediatrics 2010, early online publication)
In aggiunta a questa notizia segnaliamo la creazione di un dispositivo per tenere sotto controllo la velocità con cui i bambini mangiano durante i pasti principali. L'idea è di un gruppo di ricercatori del Bristol Royal Hospital for Children che, a tale scopo, ha utilizzato il "mandometro", un dispositivo elettronico che, posizionato sotto il piatto contenente la pietanza, sarebbe in grado di monitorare la velocità a cui questa viene consumata. Lo studio pubblicato su British Medical Journal ha riguardato 106 adolescenti obesi in cui sono state misurate le variazioni nello score Sds (standard deviation score) dell'indice di massa corporea (Bmi) per un intero anno. Per il gruppo sottoposto alla nuova strategia d'intervento, dopo 12 mesi, è stato registrato un minore valore medio dell'Sds Bmi rispetto al gruppo standard.
BMJ. 2009 Jan 5;340:b5388. .
Da Pediatria 33 del 25/01/2010
Elena Bosi, pediatra Milano

sabato 23 gennaio 2010

OPPORTUNITA' DI LAVORO


Opportunità di lavoro in Gran Bretagna

Il Coordinamento EURES del Ministero della Lavoro segnala
alcune opportunità di lavoro in Gran Bretagna che possono
interessare i medici italiani. In particolare il Servizio Sanitario Inglese
necessità di varie figure specialistiche: ginecologi, anestesisti chirurghi,pediatri e soprattutto medici d'emergenza. Per maggiori informazioni consultare il sito:
http://www2.fnomceo.it/PortaleFnomceo/showItem.2puntOT?id=67658
Tratto da “Toscana Medica News” del 14.01.2010,n.2
Massimo Tilli ,medico Firenze

giovedì 21 gennaio 2010

National Center for complementary and alternative medecine

Il prestigioso National Istitute of Health (NIH) lungi dal combattere guerre di religione contro le medicine non convenzionali ha da tempo istituito una politica di approfondimento scientifico e di seria divulgazione.
Il sito dedicato alle CAM (http://nccam.nih.gov/) è ampio e ricco di contenuti scientifici, con più pagine dedicate ai trials clinici. Un esempio importante di approccio serio e costruttivo nella strada verso la medicina integrata.

Amedeo Galassi

martedì 19 gennaio 2010

Il rapporto tra il medico “convenzionale” e il paziente che utilizza CAM


Un interessante studio, dal titolo “The use of complementary and alternative medicine by patients attending a general otolaryngology clinic: can we afford to ignore it?” (qui) è stato pubblicato sull’ultimo numero dell’ American journal of otolaryngology a firma di un gruppo di otorini (Shakeel M et al.) del Department of Otolaryngology Head and Neck Surgery della Aberdeen Royal Infirmary.
Gli autori hanno somministrato, nel periodo compreso tra l’Ottobre 2005 e il Gennaio 2006, un totale di 1366 questionari anonimi a pazienti che si rivolgevano per la prima volta al loro ambulatorio, con l’intento di conoscerne la prevalenza e lo scenario nell’utilizzo delle CAM per la cura delle patologie otorinolaringoiatriche.
Il 61% dei soggetti che hanno compilato il questionario, hanno dichiarato di avere fatto uso di CAM; almeno il 36% ne hanno fatto uso negli ultimi 12 mesi. I rimedi più popolari sono l’olio di fegato di merluzzo (368 pazienti su 833), l’aglio (197/833) il mirtillo rosso (181/833), l’aloe vera (176/833), l’olio di enotera (174/833) e l’echinacea (163/833). Il 27% degli intervistati ha dichiarato di avere fatto uso di massaggi, il 22% di agopuntura, il 16% di aromaterapia, il 14% di chiropratica o di reflessologia e il 13% di omeopatia. Il 17% ha dichiarato di fare uso delle CAM per le loro patologie correnti.
Soltanto l’8% ha dichiarato di trovare inefficaci le CAM, mentre il 57% raccomanderebbe questi trattamenti ad altri. Di particolare interesse è infine il dato relativo al rapporto con il proprio medico curante. Il 51% dei pazienti ha infatti dichiarato di non avere informato il proprio medico “convenzionale” del suo utilizzo di CAM.
Proprio questo ultimo è il concetto sul quale è opportuno soffermarsi maggiormente. Dal dato sopra riportato emergono infatti alcuni importanti interrogativi: è corretto che il medico curante non sia informato sull’utilizzo di CAM da parte del proprio paziente? Quale livello di informazione/formazione hanno i medici “convenzionali” su questi approcci terapeutici? Sono in condizione di valutare eventuali possibili interazioni tra le terapie “convenzionali” e altri trattamenti? Per quale ragione i pazienti non riferiscono al proprio medico curante l’utilizzo delle CAM?
G. Di Leone – Medico - Bari