mercoledì 1 agosto 2018

BUONE VACANZE

Auguri di Buone Vacanze  a tutti i lettori .
Arrivederci  a Settembre

La Redazione


domenica 29 luglio 2018

Fibre dietetiche, prebiotici e microbiota intestinale


E’ ormai acclarato che il crocevia che regola la salute del nostro organismo è costituito dall’ecosistema intestinale, in cui gioca un ruolo importante il microbiota, cioè l’insieme delle comunità microbiche che popolano l’intestino: batteri, miceti, virus, protozoi ed elminti.
In questi ultimi anni sono aumentati in misura vertiginosa i lavori scientifici che stanno facendo luce sul ruolo del microbiota, soprattutto le interazioni che avvengono con la parete intestinale, il sistema immunitario e il sistema nervoso intestinale chiamato anche secondo cervello.
E’ noto che l’alterazione dell’equilibrio fra le varie comunità del microbiota, chiamata disbiosi, comporta la perdita di molte delle funzioni che esso svolge nell’ambito del rapporto di simbiosi con l’organismo ospite, con importanti danni per quest’ultimo, quali la mancata sintesi di enzimi, vitamine, l’eliminazione di tossici, il controllo della proliferazione delle specie microbiche patogene…
Una delle possibilità per correggere la disbiosi e ripristinare un corretto equilibrio del microbiota è l’uso di specie batteriche probiotiche, cioè di quelle specie, che possiamo definire ”amiche” che aiutano a recuperare un buon equilibrio e una buona funzionalità del microbiota intestinale. Fonti di probiotici sono la dieta e gli integratori alimentari.
Non ci soffermeremo in questo articolo sui probiotici, ormai noti ai più, ma piuttosto su altri strumenti che ci permettono di prevenire le alterazioni dell’equilibrio del microbiota intestinale e che fanno parte della dieta, come le fibre dietetiche e i prebiotici.
Vi sono importanti interazioni tra dieta, microbiota e transito gastro-intestinale, perché la dieta può produrre variazioni della composizione del microbiota intestinale e la motilità gastrointestinale è fortemente condizionata dal cibo e dal microbiota stesso. I  corretti rapporti tra nutrienti e microbiota garantiscono la salute globale dell’organismo attraverso la digestione dei carboidrati , la fermentazione degli zuccheri e la produzione di gas.

Fibre dietetiche
Il termine fibra dietetica (FD) risale al 1953, ma già Galeno, più di un secolo a. C., distingueva tra il pane bianco che rallenta il transito intestinale e quello nero che facilita l’evacuazione delle feci.
L’importanza delle fibre dietetiche viene messa in evidenza negli anni sessanta da più autori, Burkitt, Painter, Walker e Trowell che osservarono come alcune malattie, comuni nei paesi del mondo occidentale, fossero rare in Africa dove il consumo di carboidrati non raffinati, ricchi di fibre, era molto più abbondante.
Esistono attualmente più definizioni di FD, proposte dalle diverse Società Scientifiche, che possiamo riassumere così:
“carboidrati, costituiti da catene di zuccheri semplici, che possono essere costituite da migliaia di unità (polimeri) o da poche unità (oligomeri). Gli zuccheri semplici che più frequentemente compongono le FD sono il glucosio, il galattosio, il mannosio, l’arabinosio, lo xilosio.
Alcune FD sono composte da migliaia di molecole di un solo tipo di zucchero semplice, come la cellulosa e il glucano, che contengono sono glucosio, altre come il galattomannano ne contengono due tipi che si alternano, galattosio e mannosio. Altre FD importanti e molto comuni in natura sono le pectine presenti in molti frutti e le lignine che hanno una struttura tridimensionale.  
Tutte le FD resistono alla digestione dei nostri enzimi dell’intestino tenue e, quindi arrivano nel colon ancora intatte a disposizione della flora intestinale residente che possiede gli enzimi necessari a digerirle e successivamente a fermentarle.
E’ molto importante dal punto di vista clinico e pratico distinguere le fibre solubili da quelle insolubili.
Le fibre solubili hanno una notevole affinità per l’acqua a contatto della quale formano una sostanza gelatinosa che aderisce facilmente alle pareti intestinali; è fermentabile e ha proprietà chelanti interferendo con l’assorbimento di zuccheri e grassi. Tale composto gelatinoso e vischioso rallenta lo svuotamento gastrico e intestinale. Alle fibre solubili appartengono le pectine, le gomme, le mucillagini, l’amido resistente, i galatto e glucomammani. Sono contenute in alimenti come legumi, mela, agrumi, pera, frutta in generale, avena,  carote e patate.
Le fibre insolubili hanno la capacità di trattenere notevoli quantità di acqua con aumento del volume fecale e della pastosità delle feci; aumentano la peristalsi e diminuiscono l’assorbimento di diversi nutrienti. Appartengono a questa categoria la cellulosa, il chitosano, il beta-glucano, le lignine, il fruttano. Sono contenute nei cereali integrali, nelle verdure, nei legumi, nelle carote e nelle patate.
Come è evidente molti cibi, vedi carote e patate, contengono FD di entrambi i tipi.

Prebiotici
Si definisce prebiosi la capacità dei carboidrati fermentabili di causare cambiamenti del microbiota intestinale che favoriscono l’organismo ospite.
Esistono diverse definizioni di prebiotici di cui possiamo tentare una sintesi:
“Ingredienti del cibo che giungono indigeriti al colon, dove vengono selettivamente fermentati determinando delle variazioni dell’attività e della composizione del microbiota intestinale con beneficio dell’ospite”.
I prebiotici si trovano in natura in alcuni cibi quali cipolle, aglio, carciofi, asparagi, cicoria, avena, fagioli, soia e in molti integratori alimentari.
Prebiotici e fibre dietetiche sono spesso ritenuti simili e quindi sono considerati intercambiabili. Questa concezione è sbagliata perché in realtà essi non sono simili.
I composti che hanno uno spiccato effetto prebiotico benefico sul microbiota e, indirettamente, sull’organismo ospite sono gli oligosaccaridi (carboidrati a catena corta) non digeribili.
Disaccaridi – Lattulosio e Lactitolo – sintetizzati dal lattosio
Oligosaccaridi- Fruttoligosaccaridi (FOS), ricavati da legumi, vegetali, cereali
                           Oligosaccaridi di soia
                           Xilo-oligosaccaridi di origine vegetale
                           Galattoligosaccaridi (GOS) sintetizzati dal lattosio
Polisaccaridi- Inulina – estratta da legumi, cicoria, cereali

I prebiotici stimolano la fermentazione da parte di batteri specifici, mentre le fibre dietetiche possono essere fermentate o meno, in modo aspecifico, in funzione della loro solubilità.
La fermentazione dei prebiotici produce acidi grassi a catena corta e favorisce la crescita di batteri simbiotici, particolarmente utili nel colon, quali i Lattobacilli e i Bifidobatteri che contrastano la crescita di specie patogene che producono, a loro volta sostanze tossiche, come l’ammoniaca, le nitrosamine, l’acido solfidrico che danneggiano la barriera intestinale.
Appare quindi evidente come una dieta ricca sostanze prebiotiche offra numerosi vantaggi, in particolare:
·         Stabilizzazione del microbiota
·         Miglioramento della funzione intestinale e dell’assorbimento di minerali, in particolare, di calcio
·         Miglioramento della funzione della barriera intestinale e dell’attività immunitaria
·         Riduzione del rischio di malattie infiammatorie intestinali, di malattie metaboliche, di diabete di tipo 2 e obesità, di cancro del colon.
Quanto sopra esposto deve, quindi, far riflettere su quanto sia necessario seguire una dieta con un contenuto corretto di sostanze prebiotiche per favorire un buon equilibrio e una adeguata funzionalità del microbiota intestinale per poterne trarre tutti i potenziali vantaggi.




Dott. Edoardo Felisi
Master Prodotti Nutraceutici
Dipartimento di Scienze del Farmaco – Università di Pavia

venerdì 13 luglio 2018

COME USARE I MEDICINALI OMEOPATICI NELLE MALATTIE ACUTE


Vogliamo dare alcune indicazioni per chi utilizza l’Omeopatia Pluralista , ovvero più  medicinali omeopatici, se la situazione lo richiede , nella giornata (come nello Studio Dott.Bosi)

Salvo diverse indicazioni da parte del proprio omeopata, è possibile mantenere la cura preventiva di base , se questo consisteva in prodotti fitogemmoterapici (Ribes,Rosa Canina ecc.), isopatici (Sanum ), oligoterapici (Manganese, Rame ecc.) . Il Rimedio  Omeopatico di fondo, solitamente consigliato una volta alla settimana può essere mantenuto.
Il medicinale omeopatico consigliato per contenere la febbre (Belladonna 9CH/15 CH , Aconitum ecc.) può essere assunto anche se è necessario utizzare il farmaco antifebbre (paracetamolo, sconsigliato ibuprofene) distanziando almeno mezz’ora i due .

domenica 8 luglio 2018

Circolare sui vaccini : basterà un'autocerticificazione



Sarà sufficiente un’autocertificazione per iscriversi a scuola. A quanto  apprende Quotidiano Sanità da fonti ministeriali è quello che prevede la nuova circolare congiunta Miur-Salute che sarà presentata domani a Lungotevere Ripa dal Ministro della Salute, Giulia Grillo e dal Ministro dell'Istruzione, Marco Bussetti. La circolare, nei fatti, allenta le maglie della legge Lorenzin sull'obbligo vaccinale in vista della scadenza del 10 luglio, data prevista per dimostrare di essere in regola con le vaccinazioni, per l’iscrizione a scuola (per asili e scuola dell’infanzia, 0-6 anni) e per non incappare nelle multe (per la scuola dell’obbligo, 6-16 anni).

domenica 1 luglio 2018

La febbre alta non sempre è segno di infezione grave


Come ben sappiamo la febbre è un sintomo estremamente frequente in età pediatrica e, nonostante nella maggior parte dei casi essa si associ ad un’infezione virale, la vera sfida è riconoscere i pazienti febbrili a rischio di un’infezione batterica severa (SBI). Segnaliamo pertanto questa interessante metanalisi che si propone di analizzare quanto il rischio di SBI possa essere predetto dai livelli di temperatura raggiunti. Le conclusioni dello studio sono che solo nei piccoli neonati e lattanti di età inferiore a 3 mesi di vita una temperatura corporea >40° aumenta in maniera significativa il rischio di SBI (OR 6,3 95% CI 4,44-8,95), mentre tale predittività è molto debole nelle età successive.

domenica 24 giugno 2018

E' TEMPO DI GIOCARE


Con le vacanze estive arrivano i tempi forse più complicati dell’anno nella gestione dei figli: ai giorni di vacanza dei bambini non ne corrispondono altrettanti per i genitori e questo porta ad un inevitabile surplus di dispendio di energie. Gli oratori estivi, i centri comunali, i vari campus e la presenza dei nonni aiutano a livello concreto, ma potrebbero portare i genitori a conclusioni fuorvianti: visto che i nostri figli giocano tutto il giorno, probabilmente non avranno bisogno di giocare anche con noi. Sbagliato! I bambini hanno bisogno e desiderano fortemente di giocare con i propri genitori. Si, proprio con quei genitori lì, magari non troppo creativi, magari stanchi e con poco tempo, magari insicuri e stressati ma pur sempre i loro genitori.
In una interessante ricerca di Pepita Onlus (http://www.pepita.it) che ha portato alla realizzazione di una campagna di sensibilizzazione ideata da Fanpage dal titolo #tempodigiocare (https://www.facebook.com/fanpage.it/videos/2217622168259445/)  emergono dati molto interessanti. Su un campione di 507 bambini tra i 5 e gli 11 anni, il 46% ha risposto di giocare durante la settimana (dal lunedì al venerdì) da 1 a 2 ore, contro un 32% che gioca meno di 1 ora. Il dato cresce nel fine settimana quando i bambini giocano per il 41% oltre 3 ore e per il 32% da 2 a 3. Una o due ore di gioco alla settimana, a volte anche meno…

domenica 17 giugno 2018

Le infezioni pneumococciche hanno cambiato espressione


È noto che con l’introduzione del vaccino coniugato anti-pneumococcico (PCV7 nel  2002, sostituito dal  PCV13 nel 2010) l’incidenza della malattia pneumococcica invasiva (IPD) è diminuita, e di qui la necessità di ricoveri ospedalieri per tale patologia. Il presente studio, condotto dal Centro di Ricerca Epidemiologica sulle infezioni da S. pneumoniae di Calgary (CASPER), conferma tale dato: dai risultati dello studio emerge infatti che dopo l’introduzione del vaccino l’incidenza di IPD nella popolazione pediatrica si è ridotta da 17 casi/100.000/anno negli anni 2000/2001 a 4 casi/100.000 anno nel 2015, con uno spostamento in avanti dell’età media di presentazione (2 anni nell’era pre-vaccinale, 3,9 anni nell’era post-vaccinale). A fronte di questo emerge però una maggiore incidenza di malattie pneumococcciche invasive (cioè gravi) associata ad infezioni focali severe quali meningite, polmonite, empiema, peritonite (44,6% dell’era pre-vaccinale, 64% e 61,4% dopo l’introduzione rispettivamente del PCV7 e del PCV13) rispetto a quelle con sola batteriemia