mercoledì 16 settembre 2020

TEST SIEROLOGICI NEL COVID 19

 


A metà estate 2020, sono stati pubblicati alcuni studi che indicavano un rapido calo dell'immunità anticorpale, suggerendo che la risposta contro il SARS-Cov-2 era inversamente correlata alla gravità della malattia, e anche che l'infezione asintomatica potrebbe presentarsi senza sieroconversione. In particolare, nel corso di un mese di tempo i titoli sono diminuiti sia nei pazienti con infezione lieve, sia in quelli con infezione grave, il che ha condotto all'ipotesi che l'immunità umorale verso questo coronavirus può essere di molto breve durata. Recentemente in Islanda è stato condotto uno studio su circa 30.000 persone. I livelli anticorpali - misurati con vari metodi - e la loro durata sono stati misurati fino a quattro mesi dopo PCR positiva: a differenza di studi precedenti, questo ha suggerito una certa stabilità dell'immunità umorale al SARS-Cov-2. L'abbinamento PCR ed anticorpi multi-antigene e multi-isotipo, ha fornito un'analisi delle potenzialità dei test sierologici. Circa il 56% delle persone sieropositive aveva anche un test PCR positivo confermato, dimostrando che il test sierologico catturava una maggiore percentuale di esposizioni al virus. Quasi un terzo delle infezioni sono state rilevate in persone con infezione asintomatica. Gli anticorpi sono rimasti stabili nei quattro mesi successivi alla diagnosi. I risultati discordanti rispetto ad altre esperienze possono essere attribuibili a bias di campionamento. Futuri studi estesi saranno necessari per definire più accuratamente l'emivita degli anticorpi SARS-Cov-2. Non è chiaro se gli anticorpi che persistono conferiscano protezione e mantengano funzioni neutralizzanti o altre funzioni protettive necessarie per bloccare la reinfezione. Tuttavia, questo studio fornisce la speranza che l'immunità dell'ospite a questo imprevedibile e contagioso virus può essere non fugace e simile a quella indotta dalla maggior parte delle altre infezioni virali. Inoltre, questi dati indicano l'utilità degli anticorpi come alternativa alla PCR per la sorveglianza a livello di popolazione.

Galit Alter, Robert Sede

Tratto da Dottnett 7/09/2020

 

lunedì 3 agosto 2020

chiusura estiva

La Redazione del Blog augura a tutti i suoi lettori
                                                                                   Buone Vacanze !




Vaccino anti Covid USA : funziona nei macachi


 Sembra funzionare nei macachi il vaccino anti Covid-19, sviluppato dall'azienda americana Moderna con l'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive (Niaid) degli Stati Uniti, diretto da Anthony Fauci. Sperimentato in questi primati non umani, il vaccino ha indotto la produzione e una potente attività degli anticorpi neutralizzanti, una rapida protezione nelle vie respiratorie e protetto da lesioni polmonari, secondo i dati pubblicati sul New England journal of medicine. Il 27 luglio i National Institute of Health, di cui il Niaid fa parte, hanno annunciato l'avvio della fase 3 della sperimentazione di questo vaccino in 89 siti americani su circa 30.000 volontari sani. Il gruppo di ricercatori guidato da Barney S. Graham, il vicedirettore del Centro per la ricerca dei vaccini presso l'Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive, ha somministrato ai macachi rhesus due dosi di vaccino a due diversi dosaggi e poi i macachi sono stati infettati con il virus.

lunedì 20 luglio 2020

Sospendiamo il resoconto quotidiano sui dati Covid



"Sono contrario a dare i dati tutti i giorni, darei il trend settimanale. In ogni caso sono dei numeri bassissimi, si possono avere 170 casi un giorno e 210 un altro, la fluttuazione è minima". Questo il parere del viceministro della Salute Pierpaolo Sileri, intervenuto ai microfoni della trasmissione "L'Italia s'è desta", su Radio Cusano Campus. Andrebbe spiegato poi, secondo Sileri, "chi sono queste persone positive, sono persone sottoposte a screening, se sono persone che hanno fatto il test rapido e poi il tampone. E soprattutto se sono malati o sono solamente dei positivi". I numeri "importanti" da considerare, prosegue, "sono quelli che rappresentano l'impegno del nostro servizio sanitario nazionale.  Se ogni giorno calano i ricoverati in terapia intensiva, è lì che dobbiamo esprimere la realtà dei numeri".

lunedì 6 luglio 2020

EPIDEMIA IN CALO


Nessuna preoccupazione, secondo gli scienziati, per i focolai di Sars-CoV2 degli ultimi giorni in alcune regioni italiane: sono piccoli, contenuti e soprattutto si tratta di casi importati da Paesi dove l'epidemia non è sotto controllo come in Italia. Cluster - dicono - accesi da comportamenti imprudenti e che nulla hanno a che fare con la reale presenza del virus nella Penisola. "Nei mesi scorsi in Veneto c'erano 112 focolai, ora sono pochissimi e buona parte arriva dall'estero. I dati parlano chiaro, la pandemia sta scemando, le terapie intensive si stanno svuotando. Se si accendono nuovi focolai la causa è da cercare nella difficoltà delle persone di valutare il rischio, nel rilassamento dei freni inibitori dopo mesi di paura", afferma il past president della Società europea di virologia e professore emerito a Padova Giorgio Palù . Che individua nel "comportamento impulsivo", non attento durante gli spostamenti fra Paesi il motivo che ha portato ai nuovi contagi.

mercoledì 17 giugno 2020

Raggi Uv contro Covid


La luce ultravioletta a lunghezza d’onda corta, o radiazione UV-C, quella tipicamente prodotta da lampade a basso costo al Mercurio (usate ad esempio negli acquari per mantenere l’acqua igienizzata) ha un’ottima efficacia nel neutralizzare il coronavirus SARS-COV-2. Lo conferma uno studio sperimentale multidisciplinare effettuato da un gruppo di ricercatori, con diverse competenze, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), dell’Università Statale di Milano, dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano (INT) e dell’IRCCS Fondazione Don Gnocchi. È ben noto il potere germicida della luce UV-C (che ha tipicamente una lunghezza d’onda di 254 nanometri, ovvero 254 miliardesimi di metro) su batteri e virus, una proprietà dovuta alla sua capacità di rompere i legami molecolari di DNA e RNA che costituiscono questi microorganismi. Diversi sistemi basati su luce UV-C sono già utilizzati per la disinfezione di ambienti e superfici in ospedali e luoghi pubblici.

martedì 2 giugno 2020

Zangrillo e Bassetti: clinicamente il virus non esiste più, ha perso la sua potenza


Il nuovo coronavirus "clinicamente non esiste più" ed "ha perso la sua potenza di fuoco iniziale", tanto che attualmente i pazienti si presentano in condizioni meno gravi ed il decorso della malattia è più leggero. A sostenere che il SarsCov2 abbia cambiato volto, perdendo molta della sua virulenza, sono gli esperti Alberto Zangrillo (nella foto) e Matteo Bassetti. Ma tale fotografia rischia di essere fuorviante secondo lo pneumolgo Luca Richeldi, componente del Comitato scientifico, che avverte: "il virus circola ancora ed è sbagliato dare messaggi fuorvianti". Ed anche per il sottosegretario alla Salute Sandra Zampa è "un messaggio sbagliato che rischia di confondere gli italiani".
Ad accendere il dibattito sono le dichiarazioni di Zangrillo, direttore della terapia intensiva del San Raffaele di Milano: "Clinicamente il nuovo coronavirus non esiste più. Circa un mese fa - ha sostenuto - sentivamo epidemiologi temere per fine mese o inizio giugno una nuova ondata e chissà quanti posti di terapia intensiva da occupare. In realtà il virus dal punto di vista clinico non esiste più. Qualcuno terrorizza il Paese". E che il virus non sia più lo stesso lo sostiene pure il direttore della clinica di Malattie infettive dell'ospedale San Martino di Genova Matteo Bassetti, partendo dalla sua esperienza sul campo.