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martedì 27 gennaio 2026

INQUINAMENTO ATMOSFERICO: COME E’ L ARIA DELLE CITTA’ ITALIANE

 


I dati Isde confermano un'emergenza sanitaria strutturale:
sottili polveri e biossido di azoto superano ampiamente i limiti di sicurezza. Migliaia di morti prematuri evitabili e un'esposizione urbana incompatibile con la tutela della salute.

L'inquinamento atmosferico continua a rappresentare una delle più gravi emergenze sanitarie e ambientali in Italia e in Europa. I dati 2025 del progetto nazionale Cambiamo aria .

Lo studio ha analizzato i dati provenienti da 57 stazioni di monitoraggio distribuite in 27 città italiane, confrontando le concentrazioni di inquinanti con i limiti di legge attualmente in vigore, con quelli previsti dalla nuova Direttiva europea sulla qualità dell'aria (2024/2881), che entreranno in vigore nel 2030, e con i valori guida raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il risultato è una distanza ancora marcata tra la realtà delle città italiane e gli standard necessari per proteggere efficacemente la salute pubblica. Tra gli inquinanti monitorati, il particolato fine Pm2,5 si conferma il più pericoloso. Capacità di penetrare in profondità nei polmoni e di raggiungere il circolo sanguigno, è associato a patologie muscolari, respiratorie e un aumento della mortalità. Milano, Torino e Padova registrano le situazioni più critiche, con medie annue rispettivamente di 22, 20 e 20 µg/m³: valori quasi doppi rispetto al futuro limite europeo (10 µg/m³) e quattro volte superiori alla soglia raccomandata dall'Oms (5 µg/m³).

giovedì 27 novembre 2025

VERDE NEI LUOGHI DI VITA: I BENEFICI PER LO SVILUPPO DEI BAMBINI

 


Numerosi studi dimostrano che il contatto con la natura ha effetti positivi sulla salute in ogni fase della vita. Durante la gravidanza, il verde urbano è associato ai migliori esiti neonatali, mentre
nell'infanzia favorisce lo sviluppo cognitivo, comportamentale e la salute mentale , con effetti protettivi anche nei disturbi del neurosviluppo. La frequentazione degli spazi verdi scolastici sembra migliorare apprendimento, creatività e benessere emotivo, anche durante l'adolescenza, contribuendo a ridurre il “burnout” da studio ei sintomi depressivi. Inoltre, la biodiversità degli ambienti naturali promuove la salute visiva, respiratoria e cardiovascolare e rafforza il sistema immunitario attraverso il microbioma, confermando l'importanza della presenza di spazi verdi nelle nostre città .

domenica 26 marzo 2017

PROGETTO PER LO STUDIO DEI DANNI DA INQUINAMENTO AMBIENTALE NEI BIMBI

Asma e allergie sono le malattie più diffuse e stanno aumentando fra i piccoli anche i casi di dipendenza da smartphone e tablet. Monitorare le patologie causate dall’inquinamento ambientale che possono colpire i bambini è l’obiettivo del protocollo d’intesa siglato tra la Federazione Italiana Medici Pediatri (FIMP) e ANTER, associazione no profit che promuove e tutela le energie rinnovabili
Non  solo aria inquinata, dentro e fuori casa, ma anche cibo nocivo, raggi del sole e abuso cellulari e tablet. Sono tutti fattori ambientali potenzialmente tossici per i bambini. Ricordiamo che in alcuni Paesi come la Danimarca è vietato l’utilizzo degli smartphone negli under 12
Da oggi i pediatri si impegnano, più che mai, per proteggere i più piccoli da questi danni.
“Per la prima volta in Italia – ha affermato Giampietro Chiamenti, presidente FIMP -, grazie alla rete capillare dei pediatri presenti su tutto il territorio, viene realizzato un progetto per studiare l’influenza dell’ambiente sulla crescita del bambino. Il protocollo ha la finalità di promuovere, di comune accordo, formazione e informazione, sensibilizzare e coinvolgere le istituzioni sui danni dell’inquinamento ambientale nello sviluppo dei bambini. Vogliamo sensibilizzare la popolazione, in particolare i genitori, sui fattori di rischio ambientali insegnando le regole della prevenzione.

domenica 30 novembre 2014

L’USO DEL CELLULARE IN GRAVIDANZA ESPONE A RISCHIO DI BAMBINI IPERATTIVI

Milano, 15 mar. (Adnkronos Salute) - Mamme in dolce attesa, attenzione al cellulare. Se il nascituro viene esposto a dosi eccessive di radiazioni emesse dal telefonino, da bambino e poi da adulto rischia problemi comportamentali come iperattività, ansia e disturbi della memoria. A lanciare l'allarme sono i ricercatori americani della Yale School of Medicine in uno studio pubblicato su 'Scientific Reports', pubblicazione del gruppo 'Nature'. Al momento, tuttavia, il pericolo di effetti neurologici negativi è stato dimostrato soltanto nei topi. Nell'uomo è da verificare, tengono a precisare gli stessi autori.  In ogni caso, si tratta della "prima evidenza sperimentale che l'esposizione durante la vita fetale alle radiofrequenze prodotte dai telefoni cellulari può effettivamente influenzare il comportamento adulto", afferma l'autore senior Hugh S. Taylor, docente e responsabile della Divisione di endocrinologia riproduttiva e infertilità, Dipartimento di ostetricia, ginecologia e scienze della riproduzione a Yale. 

giovedì 30 ottobre 2014

Progetto europeo sulla contaminazione dei cibi

A quali e quanti contaminanti chimici contenuti negli alimenti siamo esposti ogni giorno? Si tratta di una domanda alla quale numerose ricerche scientifiche rispondono da anni basandosi sull’analisi dei singoli alimenti. Sino ad ora, queste indagini talvolta hanno trovato tracce di metalli pesanti, residui di pesticidi, diossine e altre sostanze nocive.
 Il progetto europeo TDS-Exposure, che vede la partecipazione dell’Istituto di sanità (ISS), intende perfezionare e standardizzare il monitoraggio dell’esposizione a contaminanti chimici e della nostra assunzione di nutrienti, ma anche di altri componenti alimentari.

lunedì 13 giugno 2011

Allergie in aumento, nel 2020 saranno il 25%

Roma, 25 mag. (Adnkronos Salute). Il 20% degli italiani soffre di allergie, e nel 2020 si raggiungerà il 25%: un connazionale su 4. Se poi si contano anche tutti gli episodi sporadici, le cifre del problema arrivano quasi a raddoppiare. E i bambini sono la categoria più esposta. Questi gli argomenti al centro del II Congresso nazionale della Federazione delle società italiane di immunologia, allergologia e immunologia clinica (Ifiaci), che si è svolto a Roma dal 25 al 28 maggio, all'Ergife Palace Hotel.
Il principale incontro di allergologia e immunologia clinica in programma nel 2011 - riferisce una nota - riunisce oltre 800 specialisti della Società italiana di allergologia e immunologia clinica (Siaic), dell'Aaito (allergologi territoriali ospedalieri) e della Società italiana di immunologia, immunologia clinica e allergologia (Siica).

mercoledì 13 aprile 2011

Nucleare, mix antiossidanti protegge da lesioni al Dna


Roma, 29 mar. (Adnkronos Salute) - Una formulazione unica di antiossidanti, da prendere per bocca prima di essere sottoposti a radiazioni ionizzanti, riduce al minimo il danno cellulare. Lo studio, condotto per evitare i rischi 'da raggi' impiegati per numerosi esami diagnostici, viene presentato oggi a Chicago dai ricercatori della Society of Interventional Radiology, riuniti per il loro 36.mo convegno annuale. Secondo il team dell'Università di Toronto e dell'University Health Network canadese, autore della ricerca, si tratta della prima sperimentazione clinica di questo genere. Un'indagine che ha permesso di osservare una riduzione del 50% delle lesioni del Dna, grazie alla somministrazione della speciale formula antiossidante, prima di una Tac. "Nel nostro piccolo studio iniziale, abbiamo visto che la somministrazione preventiva ai pazienti di questa miscela speciale di antiossidanti comporta una notevole riduzione" del danno al Dna, spiega Kieran J. Murphy. "Questo approccio potrebbe avere un ruolo importante nella protezione di adulti e bambini" che devono essere sottoposti a questi esami. Si tratta di un piccolo studio, ammoniscono gli studiosi, che annunciano comunque l'intenzione di avviare un più vasto studio clinico ad hoc a Toronto.

"Quotivadis" Mercoledi 30 marzo 2011
Elena Bosi, pediatra Milano

domenica 27 marzo 2011

Meno asma nei bimbi più esposti ai microbi ambientali


I bambini che vivono presso fattorie di campagna sono esposti a un più ampio spettro di microrganismi rispetto a un gruppo di controllo, e tale differenza spiega in gran parte la minore prevalenza di asma e atopia riscontrata in questi soggetti. Lo sostiene un team di esperti europei, coordinati da Markus J. Ege, dell'Ospedale universitario pediatrico di Monaco (Germania), dopo aver analizzato i risultati di due studi, il Parsifal (Prevention of allergy risk factors for sensitization in children related to farming and anthroposophic lifestyle) e il Gabriela (Multidisciplinary study to identify the genetic and environmental causes of asthma in the european community, advanced study) nei quali bambini residenti in fattoria sono stati confrontati con un gruppo di riferimento. Nel primo studio, campioni di polvere di materasso sono stati screenati attraverso l'analisi del Dna per individuare batteri ambientali che non potevano essere misurati con tecniche colturali; nel secondo, campioni di polveri colonizzate provenienti dalle stanze dei bambini sono stati esaminati con tecniche di coltura alla ricerca di taxa batterici e fungini. In entrambi gli studi, si è registrata una minor presenza di asma e atopia nei bambini che vivevano in fattoria ed erano anche esposti a una maggiore varietà di microrganismi ambientali. Il diverso grado di esposizione è risultato inversamente correlato al rischio di asma (rapporto incrociato, Or, pari a 0,62 nel Parsifal, 0,86 nel Gabriela). Inoltre, questa correlazione inversa è stata riscontrata anche per esposizioni circoscritte, come per esempio ad alcune specie del taxum fungino Eurotium e a una varietà di specie batteriche, tra cui Listeria monocytogenes, specie bacillari, corinebatteri e altre.


N Engl J Med, 2011; 364(8):701-9
10Marzo DottorNews33
Elena Bosi, pediatra Milano

mercoledì 9 marzo 2011

Inquinamento atmosferico trigger di infarto



Per entità del rischio e prevalenza nella popolazione, l'inquinamento atmosferico (il traffico, in particolare) si conferma un importante trigger dell'infarto acuto del miocardio, con un impatto negativo simile a quello di fattori scatenanti riconosciuti come l'esercizio fisico o il consumo di alcol o di caffè. E anche altri fattori di rischio minore, ma costantemente presenti, possono determinare considerevoli conseguenze in termini di salute pubblica. Sono le conclusioni di una valutazione comparativa di rischio fra trigger di infarto miocardico a livello individuale e di popolazione svolta da Tim S. Nawrot, del Centro di Scienze ambientali dell'università Hasselt di Diepenbeek (Belgio), e collaboratori. L'équipe ha analizzato 36 studi relativi a trigger non fatali di infarto, allo scopo di calcolare le frazioni di popolazione attribuibile (Paf), cioè la quota, sul totale degli infarti, attribuibile a una data causa. A livello individuale, la classifica decrescente dei trigger per capacità di provocare un infarto ha visto al primo posto l'uso di cocaina (aumento di rischio di 23 volte), seguito da pasti pesanti, uso di marijuana, emozioni negative, sforzi fisici, emozioni positive, rabbia, attività sessuale, esposizione al traffico, infezioni respiratorie, consumo di caffè e, in ultima posizione, inquinamento atmosferico (aumento di rischio del 5% circa). Ma a livello di popolazione i dati cambiano completamente, in quanto la prevalenza di esposizione per trigger è pari a 0,04% per l'uso di cocaina e a 100% per inquinamento atmosferico. Infatti il Paf più elevato è stato calcolato per l'esposizione al traffico (7,4%), seguito dallo sforzo fisico (6,2%), l'alcol (5,0%), il caffè (5,0%), l'inquinamento atmosferico (4,8%), le emozioni negative (3,9%), la rabbia (3,1%), i pasti pesanti (2,7%), le emozioni positive (2,4%), l'attività sessuale (2,2%), l'uso di cocaina (0,9%), l'uso di marijuana (0,8%) e le infezioni respiratorie (0,6%).

Lancet, 2011 Feb 24. [Epub ahead of print]

DoctorNews" e-news@doctornews.it
Lunedì 7 marzo 2011
Elena Bosi, pediatra milano

sabato 6 novembre 2010

Pediatri uniti contro l'inquinamento da benzopirene


Un appello al Governo italiano perché venga rivisto il provvedimento sulla qualità dell'aria, approvato il 13 agosto e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 15 settembre scorso, con il quale posticipa al 31 dicembre 2012 il divieto di superamento del livello di 1 nanogrammo a metro cubo per il benzopirene. A rivolgerlo l'Associazione culturale pediatri (Acp), la Società italiana di pediatria (Sip), la Federazione italiana medici pediatri (Fimp) «Stupisce molto aver appreso dell'emanazione da parte del Governo Italiano di questo Decreto legislativo», scrivono al Consiglio dei Ministri, i rappresentati delle società scientifiche e associazioni alleate per tutela del diritto alla salute dei bambini: Paolo Siani, presidente dell'Acp, Alberto Ugazio, presidente della Sip, e Giuseppe Mele, presidente della Fimp. «Tale Decreto Legislativo di fatto mantiene ancora per 2 anni i cittadini italiani al rischio di esposizione a livelli elevati di questo pericolosissimo inquinante, svincolando le aziende inquinanti dall'obbligo di abbattere le emissioni in eccesso. In particolare, mantiene in questa inaccettabile situazione di rischio i cittadini e i bambini di Taranto, città in cui l'acciaieria più grande d'Europa, l'Ilva, immetterebbe, secondo i calcoli dell'Arpa Puglia, il 98% del benzopirene presente nel quartiere più vicino». I bambini di Taranto, e come loro tanti altri, hanno bisogno di "difensori" conclude la nota.
Tratto da Doctor News 5/11/2010
Elena Bosi ,pediatra Milano

mercoledì 21 luglio 2010

Legambiente: contaminato il 50% della frutta in tavola


Legambiente: contaminato il 50% della frutta in tavola
Quasi la metà della frutta che arriva sulla nostra tavola presenta tracce di pesticidi, antiparassitari o altre sostanze chimiche. A rilevarlo il tradizionale Rapporto di Legambiente sui residui di fitofarmaci nei prodotti ortofrutticoli e nei derivati, elaborato sulla base dei dati delle Arpa regionali, delle Asl e dei laboratori zooprofilattici. Tra le verdure, i campioni che all'analisi risultano privi di residui sono il 76,4% (erano l'82,9% nel 2009), mentre le irregolarità per tracce superiori alla norma o sostanze non autorizzate sono l'1,3% (0,8% lo scorso anno). Per quanto concerne la frutta, invece, diminuiscono dal 2,3 all'1,2% i casi "fuorilegge" ma aumentano dal 43,9 al 48,4% i campioni contaminati da residui. E infine i prodotti derivati, come miele, pane o vino: mancanza di contaminazioni nel 77,7% dei casi (80,5% del 2009) e valori fuori norma nel 2,7%, novità assoluta di quest'anno perché finora tra i derivati non si erano registrate irregolarità. «Il Rapporto registra un lento ma graduale miglioramento rispetto agli anni passati» è il commento del presidente nazionale di Legambiente, Vittorio Cogliati Dezza «tuttavia risulta ancora troppo alta la percentuale dei prodotti contaminati da uno o più tipi di pesticidi». Dal canto suo Coldiretti guarda la parte di bicchiere mezza piena: l'ortofrutta italiana rispetta i valori di legge nel 98,8% dei controlli. «Sono dati» si legge in una nota dell'associazione «che certificano il primato italiano nella qualità e sicurezza alimentare».
Nutrizione33" e-newsletter@Nutrizione33.it
2 luglio 2010
Elena Bosi, pediatra Milano

sabato 30 gennaio 2010

CENTRALI NUCLEARI E PERICOLO LEUCEMIA


Le centrali nucleari rappresentano un serio rischio per la salute dei cittadini, anche quando sono ben funzionanti, è questo l’argomento trattato sulle pagine di Repubblica del 12 gennaio da Francesco Bottaccioli, presidente onorario della società di psiconeuroendocrinoimmunologia(http://www.simaiss.it/default.asp), che riporta i risultati di uno studio condotto dall'ente governativo tedesco per il controllo della radioattività (quello che dovrebbe essere la prossima agenzia nucleare nel nostro paese) che ha messo sotto controllo tutte e 16 le centrali nucleari funzionanti in Germania.
Lo studio mette in evidenza una correlazione tra l'aumento d'incidenza di leucemie infantile (entro i cinque anni di età) e la vicinanza residenziale ad una centrale atomica. I bambini che vivono in un raggio di cinque chilometri da un reattore nucleare hanno infatti- secondo questo studio- un aumento del 76% del rischio d'incidenza di contrarre questo tipo di tumore rispetto ai coetanei che vivono in un raggio distante oltre cinquanta chilometri.
Lo studio, condotto nel 2008, è stato confermato - scrive Bottaccioli- da metanalisi recenti che indicano l'esistenza di una correlazione positiva tra l'incidenza di tumori infantili (in particolare leucemia) e la vicinanza ad una centrale elettronucleare.
Anche se in nessuno degli studi si giunge a dare una spiegazione del fenomeno, in un recente articolo comparso su Environmental health- scrive ancora Bottaccioli- si ipotizza che i radionucli (trizio,C14, gas nobili radioattivi come kripton, argon, xeno) liberati con il vapore acqueo dagli impianti vengano assorbiti nel suolo e nei vegetali ed entrino nella catena alimentare. Sarebbero poi le madri esposte a queste sostanze radioattive a trasmettere ai figli- durante la gravidanza- una sorta di imprinting cellulare capace di indurre tumori nelle prime età della vita.
Sarà quindi ovvio che il governo italiano non potrà risolvere il problema della scelta dei luoghi di costruzione degli impianti unicamente distribuendo soldi alle popolazioni che vivono nelle vicinanze.
Tratto da la Repubblica , martedi’ 12 Gennaio 2010
Elena Bosi, pediatra Milano

giovedì 25 settembre 2008

La Carta di Padova

La Federazione nazionale degli ordini dei medici e chirurghi (Fnomceo) con il contributo dell’Associazione Nazionale dei Medici per l’Ambiente (Isde) ha varato una Carta sulla tutela della Salute e dell’Ambiente (Padova,maggio 2008) frutto di un anno di lavoro comune tra Fnomceo e Isde Italia. La Carta indica i principi per una corretta analisi e gestione dei problemi ambientali e rappresenta una sorta di decalogo per stabilire il percorso da intraprendere per attuare una corretta prevenzione. L’inquinamento ambientale, infatti ,sta producendo seri danni alla salute, tanto che il 75% delle patologie e delle cause di morte è associato al degrado ambientale e a stili di vita scorretti. Secondo recenti studi, hanno sottolineato gli esperti, danni possono aversi anche dalle molteplici sostanze chimiche che vengono utilizzate quotidianamente: la maggior parte, infatti, non è ancora stata adeguatamente testata e valutata in termini di sicurezza. La Carta di Padova sancisce come la tutela dell’ambiente sia un dovere per il medico ed una sfida per la medicina: “La professione medica non è rivolta con la cura delle malattie (diritto alla vita) al solo miglioramento e all’allungamento della vita, è altresì indirizzata alla prevenzione delle malattie tramite l’individuazione dei possibili fattori nocivi immessi nell’ambiente e la promozione dell’ambiente e salute (diritto alla salute)….La professione abbraccia l'etica della responsabilità, che supera l'ambito individuale si impone su scala mondiale per le ripercussioni che attengono ai nostri comportamenti che si riflettono su scala planetaria e riguardano il destino delle generazioni future”.
Enrica Campanini, medico, Firenze

lunedì 30 giugno 2008

Salute e ambiente

Sulla rivista “Medico e paziente” (5,2008) è stato pubblicato il seguente articolo:
“All’inquinamento atmosferico sono imputabili, con buona probabilità, molti più effetti negativi di quelli già documentati. E’quanto si può ricavare da un recente studio che ha indagato la relazione tra la presenza di PM10 nell’aria e il rischio di trombosi venosa profonda (DVT). La trombosi è una malattia grave, che può essere fatale o lasciare pesanti conseguenze sui soggetti colpiti. Poter conoscere i fattori di rischio per questa patologia assume, dunque, una particolare importanza per la sua prevenzione. Diverse ricerche hanno già sottolineato il legame tra inquinamento atmosferico e maggior rischio di malattie cardiache e ictus, ipotizzando che l’eccessiva coagulabilità del sangue possa essere uno dei meccanismi alla base di tale effetto. Questo studio, condotto da ricercatori della Università di Milano e di quelle di Boston e Chicago, ha evidenziato che la prolungata esposizione all’aria inquinata da PM10 altera il sistema della coagulazione, determinando un aumento del rischio di DVT.
Tra il 1995 e il 2005 sono stati esaminati 870 pazienti lombardi affetti da DVT dell’arto inferiore e 1210 controlli; utilizzando i valori medi degli inquinanti rilevati in aree specifiche dai monitoraggi ambientali, è stata calcolata l’esposizione dei soggetti al PM10 nell’anno precedente la diagnosi o, per i controlli, la data della visita prevista per lo studio. Sia nei casi di DVT che nei controlli, i livelli più elevati di PM10 sono risultati assodati a un tempo di protrombina (PT) più breve; inoltre, si è osservato come ogni aumento di PM10 di 10 μg/m3 d’aria determini un incremento del 70 per cento del rischio di trombosi venosa. L’associazione tra inquinamento e DVT è meno forte nelle donne, in particolare in quelle che usano contraccettivi orali o assumono una tempia ormonale, probabilmente perché tali trattamenti attivano prima e più rapidamente gli stessi meccanismi protrombotici stimolati dall’inquinamento. La gravità degli effetti osservati e la frequenza di elevati livelli d’inquinamento rendono ancora più necessarie misure efficaci per ridurne l’impatto sulla salute.” (Baccarelli A, Martinelli I, Zanobetti A et al., Arch Intern Med 2008; 168: 920-7)
Enrica Campanini, medico

giovedì 8 maggio 2008

Energia pulita e antiossidanti dai fondi del caffè

Un procedimento innovativo, messo a punto da Roberto Lavecchia e Antonio Zuorro del Dipartimento di Ingegneria Chimica dell'Università di Roma La Sapienza, apre nuove prospettive per lo sfruttamento in senso ecologico dei residui di caffè, un rifiuto organico ad alto impatto ambientale prodotto nelle case e dalle industrie. La valorizzazione di questi sottoprodotti ne potrebbe permettere un impiego favorevole all'ambiente ed economicamente vantaggioso.
I due ricercatori della Sapienza sono riusciti infatti a recuperare oltre il 95 per cento dei polifenoli presenti nella sostanza esausta. Il residuo solido che rimane dopo l’estrazione dei polifenoli si è rivelato inoltre un ottimo materiale per la rimozione dei metalli pesanti, utilizzabile per esempio per depurare acque contaminate da piombo, cadmio o da altre specie metalliche nocive. In alternativa, tenuto conto che il potere calorifico dei residui di estrazione del caffè è molto alto, addirittura superiore a quello del legno di migliore qualità, questo potrebbe essere sfruttato sotto forma di pellets o bricchette per alimentare stufe, caldaie o caminetti. Qui è possibile leggere l’articolo.
Enrica Campanini