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domenica 31 maggio 2026

STRATEGIE PER PROTEGGERE LO SCHELETRO

 


Dalla dieta all'integrazione mirata, gli esperti richiamano l'attenzione sull'importanza di strategie personalizzate per proteggere lo scheletro lungo tutto l'arco della vita

La salute dello scheletro dipende da un equilibrio articolato tra alimentazione adeguata, attività fisica e interventi preventivi tempestivi . In questo scenario, calcio e vitamina D continuano a rappresentare due micronutrienti fondamentali per preservare la densità minerale ossea e ridurre il rischio di fragilità. Nonostante la loro rilevanza biologica, le carenze restano diffuse nella popolazione generale, contribuendo alla comparsa di condizioni come l'osteoporosi , che in Italia interessa circa cinque milioni di persone .

Secondo gli specialisti, questa patologia si sviluppa in modo progressivo e spesso priva di sintomi evidenti, manifestandosi solo in occasione di fratture. Diventa quindi essenziale adottare un approccio preventivo già nelle fasi precoci della vita, promuovendo abitudini nutrizionali corrette e contrastando la sedentarietà.

domenica 18 gennaio 2026

AUMENTO DI MALATTIE INFIAMMATORIE E METABOLICHE NELL'INFANZIA

 

 


“Il continuo aumento delle malattie infiammatorie e metaboliche durante l’infanzia, dovuto alle modificazioni della flora intestinale, sta creando una situazione mai vista in passato. I numeri sono preoccupanti. È il pediatra lo specialista della longevità, non il geriatra: è infatti l’alimentazione dei primi 10-12 anni di vita a gettare le basi della salute di tutta l’esistenza. Mantenere un microbiota equilibrato è fondamentale per contrastare le malattie infiammatorie, in costante aumento nell’infanzia e nell’adolescenza. Lo afferma il prof. Antonio Gasbarrini, direttore scientifico dell’Ospedale Gemelli di Roma e gastroenterologo di fama mondiale, nel corso del XXXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica in corso in questi giorni a Roma. "Le alterazioni del microbiota intestinale dovute ai cibi ultraprocessati (cioè quegli alimenti molto manipolati industrialmente e molto additivati)" dice Gasbarrini "lo rendono proinfiammatorio, quindi in grado di favorire malattie metaboliche che prima si manifestavano intorno ai 50 anni e che nei prossimi anni compariranno a 30. L’insulinoresistenza, che è tra le prime manifestazioni di questo squilibrio, interessa ormai in Italia quasi il 15% dei bambini e in America addirittura 30%: tutti candidati a diventare diabetici conclamati entro i 18 anni"."È una vera e propria epidemia quella delle malattie infiammatorie in età pediatrica, responsabili delle cronicità negli adulti" concorda il prof. Claudio Romano, presidente SIGENP "Le malattie infiammatorie intestinali frutto della alimentazione scorretta nell’infanzia ricca di alimenti ultraprocessati provocano infiammazione.

mercoledì 26 marzo 2025

BASTANO POCHI GIORNI DI CIBO SPAZZATURA…..

 


Una recente pubblicazione su Nature Metabolism ha rivelato qualcosa di sorprendente: bastano appena cinque giorni di alimentazione ipercalorica per alterare il funzionamento del nostro cervello, con effetti che persistono ben oltre il periodo della dieta stessa. Lo studio, condotto su 29 uomini giovani con peso normale, ha dimostrato che una breve abbuffata di cibo spazzatura può modificare il modo in cui il cervello risponde all’insulina, l’ormone chiave nella regolazione dello zucchero nel sangue, anche senza causare un aumento di peso. I ricercatori hanno diviso i partecipanti, tutti maschi di età compresa tra 19 e 27 anni, in due gruppi. Un gruppo di controllo ha mantenuto la propria dieta abituale, mentre un gruppo sperimentale ha consumato 1.500 calorie extra al giorno per cinque giorni, principalmente sotto forma di snack ultra-processati ricchi di zuccheri e grassi.

Per valutare gli effetti sul cervello, gli scienziati hanno utilizzato una combinazione innovativa di tecniche. Hanno somministrato insulina per via intranasale (INI), utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e misurato il flusso sanguigno cerebrale come indicatore dell’attività neurale. Queste misurazioni sono state effettuate in tre momenti distinti: prima dell’inizio della dieta, subito dopo i cinque giorni di dieta ipercalorica, e una settimana dopo il ritorno all’alimentazione normale. I risultati sono stati sorprendenti: cambiamenti cerebrali senza aumento di peso

mercoledì 29 gennaio 2025

DIETA MEDITERRANEA NELLE MALATTIE INFIAMMATORIE INTESTINALI

 


Un recente studio pubblicato su Nutrients ha esplorato come specifici nutrienti abbondanti nella dieta mediterranea (MD) influenzino il microbioma intestinale e la gestione delle malattie infiammatorie intestinali (IBD). I ricercatori hanno scoperto che la MD è legata a un minor rischio di malattie croniche come le IBD, e che le proteine vegetali, gli acidi grassi omega-3, i polifenoli, la chitina, il resveratrolo e i frutto-oligosaccaridi (FOS) possono supportare questi benefici. Le malattie infiammatorie croniche intestinali, tra cui la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa, sono caratterizzate da alterazioni della barriera intestinale e infiammazione cronica, con sintomi come dolore addominale, perdita di peso e diarrea.  Il microbiota intestinale, un insieme complesso di microrganismi che colonizzano l’intestino umano, gioca un ruolo chiave nello sviluppo e nella progressione delle IBD. Disbiosi o alterazioni della composizione microbica possono aggravare l’infiammazione intestinale. La dieta rappresenta una promettente strategia per modulare il microbiota intestinale e gestire l’IBD. In particolare, la dieta mediterranea, ricca di olio d’oliva, noci, legumi, cereali integrali, verdure, frutta e povera di grassi animali e cibi processati, è stata associata a una migliore salute intestinale.

domenica 16 febbraio 2020

Regole rigide sul sonno sono utili fino a 18 anni: dormire a sufficienza durante l'adolescenza è vitale per lo sviluppo mentale e fisico


Non solo ai più piccoli: ritmi regolari e corretti del sonno fanno bene anche ai ragazzi più grandi, fino ai 18 anni. Per questo i genitori dovrebbero stabilire una corretta routine, non trascurando l'ora in cui si va a letto, l'utilizzo dei dispositivi elettronici e l'assunzione di caffeina tardi nel corso della giornata. Il consiglio arriva da uno studio della Rochester University a New York, pubblicato sulla rivista Sleep. Dormire a sufficienza durante l'adolescenza è vitale per lo sviluppo mentale e fisico, eppure allorchè  i ragazzi diventano indipendenti, dotati di smartphone e giochi per computer, restano svegli fino a notte fonda in quella che gli esperti chiamano "un'epidemia di sonno insufficiente". E la maggior parte dei genitori quando  i figli crescono rinuncia a dire loro quando andare a letto o a limitare l'uso di device elettronici la sera.
Per lo studio sono stati analizzati 193 adolescenti, dai 14 ai 17 anni, e relativi genitori, per sette notti, scoprendo che non era stato stabilito alcun limite specifico per il momento in cui andare a dormire nel 74% delle notti prese in esame. Un terzo dei genitori ha affermato di non aver applicato regole relative all'uso dello schermo di pc, tablet e smartphone prima del riposo notturno e il 48% non aveva fissato dei paletti sul consumo serale di caffeina. Le famiglie che hanno stabilito le regole per andare a dormire hanno visto però i loro figli trarne beneficio. I genitori che hanno fatto rispettare il momento di andare a letto più spesso, hanno visto i ragazzi dormire per una media di 6 minuti in più ogni notte e nonostante questo minimo miglioramento era migliorato il tono dell’umore e l’energia durante il giorno.

fonte: Sleep
tratto da DOTTNET 3/01/2020


domenica 22 dicembre 2019

MALATTIE INVERNALI : come evitarle ( seconda parte )


Per combattere queste malattie il più possibile, in inverno, è necessario prima monitorare i livelli ematici di vitamina D. Già in autunno, la diminuzione dell'esposizione al sole abbassa il livello di questa preziosa vitamina essenziale per il nostro sistema immunitario. Questo spiega  le epidemie che scoppiano  all'inizio dell'inverno.
Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Nature Immunology, la vitamina D è anche essenziale per l'attivazione delle cellule T, le nostre  "guardie del corpo" delle  cellule, che dedicano la loro  vita a distruggere tutti i nemici che cercano di entrare nel nostro corpo.
Nel 2009, la vitamina D ha dimostrato di svolgere un ruolo chiave nell'attivazione dell'immunità e nella prevenzione di raffreddori e influenza. Aumenta l'attività dei macrofagi e promuove la produzione di peptidi antinfettivi e citochine antinfiammatorie [2]. Un buon livello di vitamina D sarebbe il miglior vaccino contro l'influenza. [3] Sarebbe consigliabile prendere  800-2000 UI di vitamina D3 al giorno, cercando di raggiungere un  livello ematico di almeno 38 ng / mL.

Vitamine A e C

domenica 1 maggio 2016

IO E I MIEI ANTIBIOTICI

Uno psicologo che scrive di antibiotici sulle pagine di un blog di medicina omeopatica. Lo ammetto, la cosa può apparire decisamente insolita. Ma vi assicuro che non è come sembra!
Prendo spunto da un articolo (http://27esimaora.corriere.it/articolo/se-non-ce-parita-negli-antibiotici/) che mi è capitato di leggere su un quotidiano nazionale e che mi ha incuriosito. Dai dati di ricerca emerge che le donne assumono più antibiotici degli uomini: hanno in media il 27% in più di probabilità di vederseli prescrivere dai loro medici. Lo studio avanza alcune ipotesi ma quella che più mi ha colpito suona così “alcune ricerche suggeriscono che [le donne] sentano in modo più pressante la necessità di guarire in fretta per non venir meno al ruolo di caregiver”. Naturalmente una persona sana di mente che, dal parrucchiere, leggesse questo articolo probabilmente girerebbe pagina e proseguirebbe oltre. Ma, si sa, gli psicologi fanno questo lavoro proprio per curare se stessi e quindi tanto registrati non sono. E infatti eccomi qui a scrivere. Scherzi a parte, la notizia mi ha fatto riflettere. Negli studi spesso noi psicologi vediamo adulti in ansia e spesso questa ansia è amplificata dal senso di precarietà e di competizione della nostra società.

domenica 24 aprile 2016

Panoramica delle strategie per il controllo dell’ipercolesterolemia : i probiotici (seconda parte)

Il ruolo dei probiotici
Sappiamo oggi che l’intestino rappresenta un ecosistema complesso che costituisce un crocevia ove si intrecciano molte funzioni essenziale al nostro stato di salute che vanno ben oltre la funzione digestiva. La barriera intestinale, coordinata dal secondo cervello, svolge una funzione selettiva molto importante nell’interazione con il mondo esterno.
Il microbiota intestinale, cioè quella che un tempo veniva chiamata microflora intestinale, ha un ruolo fondamentale all’interno della barriera intestinale garantendo diverse funzioni e prevenendo l’infiammazione cronica intestinale, che è responsabile di varie malattie dell’apparato digerente, della cute, delle prime vie aeree, delle vie genito-urinarie.
Purtroppo molte situazioni possono alterare l’equilibrio del microbiota (infezioni dell’apparato digerente, diete incongrue, terapie prolungate con cortisone, gastroprotettori, anticoncezionali orali…) determinando la perdita di tutti i benefici prodotti dal microbiota.
 Il modo più efficace per ripristinare l’equilibrio della flora intestinale è quello di correggere la dieta e assumere probiotici.
Per probiotico si intende “supplemento dietetico a base di organismi microbici vivi, che, quando assunto in quantità adeguata, conferisce un effetto benefico all'organismo ospite, migliorando l'equilibrio microbico intestinale" (Ilya Ilyich Mechnikov).

domenica 17 aprile 2016

Panoramica delle strategie per il controllo dell’ipercolesterolemia con alimenti funzionali ed integratori alimentari (prima parte)


Nel precedente articolo di fine gennaio abbiamo analizzato il colesterolo nei suoi aspetti positivi e negativi, scoprendo che è una molecola indispensabile alla vita degli esseri umani, ma che rappresenta un importante fattore di rischio cardiovascolare quando è presente nel sangue in quantità eccessiva, soprattutto quando è legato a proteine a bassa densità (colesterolo LDL). In questo caso, infatti, ha una spiccata tendenza a depositarsi sulle pareti dei vasi arteriosi, fino ad occluderli con la compartecipazione delle piastrine.
Per capire il meccanismo d’azione degli alimenti funzionali e degli integratori che vengono utilizzati per il controllo dell’ipercolesterolemia, è necessario conoscere il circolo entero-epatico del colesterolo.
Questa importante sostanza viene introdotta con la dieta, in misura del 30 % circa del totale circolante nel sangue, mentre il restante 70% è sintetizzato nel fegato e riversato nella bile (sotto forma di acidi biliari), che a sua volta viene escreta nel duodeno.
A livello dell’intestino tenue il 50% del colesterolo, sia di origine alimentare sia prodotto dal fegato, è riassorbito e riportato, attraverso la circolazione venosa portale, di nuovo al fegato dove è utilizzato, come abbiamo già visto, in diverse funzioni metaboliche.
Sono quindi diversi i punti di attacco delle strategie per la gestione dell’ipercolesterolemia che rappresenta oggi giorno uno dei più importanti fattori di rischio cardio-vascolare.

Approcci terapeutici per l’ipercolesterolemia
I cardini della gestione dell’ipercolesterolemia poggiano su questi quattro elementi fondamentali:

·         Cambiamenti dello stile di vita
§  Miglioramento dell’attività fisica
§  Ottimizzazione dell’alimentazione
·         Alimenti funzionali
·         Integratori alimentari
·         Farmaci specifici

domenica 14 febbraio 2016

LA DIETA E IL SONNO CAMMINANO INSIEME … Ovvero come grassi e zuccheri fanno perdere il sonno

Una dieta povera di fibre e ricca di grassi saturi e zucchero è associata con una qualità del sonno peggiore, con sonno più leggero, meno ristoratore e più risvegli.
I ricercatori suggeriscono che assumendo con la dieta più fibre e meno grassi saturi e zucchero, i disturbi del sonno potrebbero ridursi.
Lo studio, pubblicato nel numero di gennaio del Journal of Clinical Sleep Medicine, è stato condotto presso la Columbia University Medical Center di New York.
I ricercatori hanno osservato che la qualità del sonno sembra essere influenzata da ciò che mangiamo: per dormire bene la notte si consiglia di aumentare l’assunzione di frutta, verdura e cereali integrali e mangiare cibi meno elaborati.

domenica 29 marzo 2015

FLUORO : è utile o no ?

Conviene dare le gocce di fluoro ai bambini fin dalla nascita per prevenire la carie, o se ne può fare a meno? E in gravidanza il fluoro serve? Questo è (o meglio era) il dilemma che molte mamme si ponevano da anni.
Personalmente ho sempre sconsigliato il fluoro dalla nascita poiché il preparato agisce solo se il dente è già uscito, infatti le gocce o la compressina andrebbero sciolti lentamente in bocca , lontano da altri cibi per sfruttare adeguatamente l’effetto topico (sulla superficie del dente) .
I pareri comunque sono  stati spesso diversi: c’era chi raccomandava di cominciare in gravidanza e andare avanti con la somministrazione di fluoro per diversi anni (almeno 3), chi sosteneva che fosse sufficiente somministrare il fluoro dalla nascita e chi invece riteneva che non ci fosse nessuna prova che questo supplemento di fluoro evitasse davvero la carie.

domenica 7 dicembre 2014

Farina 00 per pane e dolci ?

Il Dott. Franco Berrino, medico, patologo ed epidemiologo, ex direttore del Dipartimento di Medicina Preventiva e Predittiva dell'Istituto Tumori di Milano, spiega come la farina "00", costituisca uno dei maggiori "rischi alimentari" per la nostra salute.
La farina bianca, così come tutti i prodotti raffinati, causa un aumento della glicemia e, di conseguenza, un incremento dell’insulina, portando col tempo ad un maggior accumulo di grassi depositati e al conseguente indebolimento del nostro organismo, che diventa maggiormente esposto ad ogni tipo di malattie, anche tumori.

domenica 16 novembre 2014

LE DOMANDE PIU’ FREQUENTI DELLE GESTANTI

Durante la gravidanza è normale un aumento delle  perdite bianche vaginali perché l’aumentata produzione di ormoni agisce anche a livello vaginale. Se però le perdite diventano “colorate”  o compaiono disturbi come pruriti e bruciori è conveniente ricorrere al medico.
L’incremento di peso ideale è circa 10 chili durante la gravidanza che in genere non è progressivo, ma si instaura “a gradini”. Se l’incremento di peso è importante consultare il medico( più di 50 grammi a settimana) : può essere ritenzione idrica che va per quanto possibile corretta o un errore di alimentazione che necessita una dieta più corretta.
I rapporti sessuali sono possibili durante tutto l’arco della gravidanza, con la dovuta attenzione e delicatezza che il “pancione” merita.
La gravida ha bisogno di sonno.. Evitare perciò le veglie che creano fatica e nausea soprattutto il primo e l’ultimo trimestre.
La attività fisica è utile e raccomandata in caso di gravidanza fisiologica: nuoto, passeggiate a buon passo almeno mezz’ora al giorno, ginnastica a corpo libero guidata da persone esperte. Evitare gli esercizi troppo violenti o quelli che prevedono salti. Se siete comunque abituate ad esercitare un’ attività sportiva fatelo con più cautela rispetto a prima.

domenica 23 settembre 2012

MENOPAUSA E DIETA


SPUNTI DIETOLOGICI  LIBERAMENTE TRATTI DA:

“Prevenire i tumori mangiando con gusto”, A. Villarini, G. Allegro. Ed. Sperling & Kupfer

 

Questo libro parte da una sperimentazione eseguita presso l’istituto dei tumori di Milano che ha dimostrato come giuste regole alimentari possano diminuire la percentuale di recidive di tumori al seno. L’autore approfondisce quindi generali direttive per una sana alimentazione utili anche nell’ambito della menopausa.

Nella prefazione di questo interessante libro, viene citato un medico ebreo del XII secolo per riflettere sugli eccessi nelle nostre abitudini alimentari: “Nessuno dà al suo cavallo troppo fieno , ogni padrone di un cavallo gliene serve una misura adatta a quanto gli necessita e può digerire, ma egli stesso mangia in eccesso”.

Il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro nel 2007 ha concluso una ampia opera di recensione di tutti gli studi sul rapporto cibo-tumori ed ha stilato una serie di “Regole d’oro”, che sono applicabili con ampio spettro.

-          LIMITARE i cibi con una quantità eccessiva di calorie (troppo ricchi di zuccheri o grassi)

-          EVITARE COMPLETAMENTE LE BEVANDE ZUCCHERATE: infatti esistono numerosi studi che mettono in relazione obesità e il consumo di bibite gasate dolcificate.

-          LIMITARE LE BEVANDE ALCOOLICHE

-           EVITARE LE CARNI CONSERVATE E RIDURRE LE CARNI ROSSE

-          BASARE L’ALIMENTAZIONE soprattutto su cibi di provenienza vegetale non industrialmente raffinati, ampliando le varietà di cereali, legumi, frutta e verdura. Inoltre è altrettanto importante masticare con calma qualsiasi alimento.

Nell’alimentazione, seguendo le regole qui sopra, è importante variare. Bisogna mangiare diversi cereale ogni giorno e preferire i prodotti della terra della stagione in corso.

giovedì 15 settembre 2011


L’attivita' fisica mantiene giovane il  cervello

Un camminata in un parco, o un corsetta lenta possono allungare la vita del cervello, rallentando il rischio di demenza e la progressione delle malattie neurodegenerative. Ad affermarlo è uno studio della Mayo Clinic (Usa), pubblicato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings. I ricercatori hanno esaminato migliaia di lavori scientifici sull'argomento e hanno stabilito che lo sport aerobico, dove lo sforzo prolungato nel tempo aiuta l'efficienza dell'apparato cardiocircolatorio, può preservare anche le capacità cognitive. Dimostrando quindi l'importanza dell'antica locuzione latina 'Mens sana in corpore sano', ovvero la stretta relazione tra benessere fisico e mentale.

mercoledì 9 marzo 2011

Inquinamento atmosferico trigger di infarto



Per entità del rischio e prevalenza nella popolazione, l'inquinamento atmosferico (il traffico, in particolare) si conferma un importante trigger dell'infarto acuto del miocardio, con un impatto negativo simile a quello di fattori scatenanti riconosciuti come l'esercizio fisico o il consumo di alcol o di caffè. E anche altri fattori di rischio minore, ma costantemente presenti, possono determinare considerevoli conseguenze in termini di salute pubblica. Sono le conclusioni di una valutazione comparativa di rischio fra trigger di infarto miocardico a livello individuale e di popolazione svolta da Tim S. Nawrot, del Centro di Scienze ambientali dell'università Hasselt di Diepenbeek (Belgio), e collaboratori. L'équipe ha analizzato 36 studi relativi a trigger non fatali di infarto, allo scopo di calcolare le frazioni di popolazione attribuibile (Paf), cioè la quota, sul totale degli infarti, attribuibile a una data causa. A livello individuale, la classifica decrescente dei trigger per capacità di provocare un infarto ha visto al primo posto l'uso di cocaina (aumento di rischio di 23 volte), seguito da pasti pesanti, uso di marijuana, emozioni negative, sforzi fisici, emozioni positive, rabbia, attività sessuale, esposizione al traffico, infezioni respiratorie, consumo di caffè e, in ultima posizione, inquinamento atmosferico (aumento di rischio del 5% circa). Ma a livello di popolazione i dati cambiano completamente, in quanto la prevalenza di esposizione per trigger è pari a 0,04% per l'uso di cocaina e a 100% per inquinamento atmosferico. Infatti il Paf più elevato è stato calcolato per l'esposizione al traffico (7,4%), seguito dallo sforzo fisico (6,2%), l'alcol (5,0%), il caffè (5,0%), l'inquinamento atmosferico (4,8%), le emozioni negative (3,9%), la rabbia (3,1%), i pasti pesanti (2,7%), le emozioni positive (2,4%), l'attività sessuale (2,2%), l'uso di cocaina (0,9%), l'uso di marijuana (0,8%) e le infezioni respiratorie (0,6%).

Lancet, 2011 Feb 24. [Epub ahead of print]

DoctorNews" e-news@doctornews.it
Lunedì 7 marzo 2011
Elena Bosi, pediatra milano

domenica 27 febbraio 2011

L’OMEOPATIA IN AIUTO A CHI VUOLE SMETTERE DI FUMARE



Se vuoi smettere di fumare e cerchi un aiuto stai leggendo il post giusto.
Ci sono alcuni rimedi che possono ridurre i sintomi da astinenza da nicotina. Tensione, nervosismo, fame ed il continuo pensiero della sigaretta sono i disturbi più frequenti in chi vuole smettere di fumare.
Tra i rimedi omeopatici più utili nella mia esperienza ricordo:
• Lobelia inflata 5 CH: 4 granuli ogni volta che si percepisce il desiderio di fumare. Aiuta a ridurre la dipendenza da nicotina. Può essere assunto quando ancora si sta fumando e ci si prepara a dare l'addio definitivo alle sigarette
• Caladium 7 CH: utile se si prova un forte desiderio di tabacco, in persone che hanno presentato molti sintomi respiratori fumando (sopratutto asma) o che smettendo hanno iniziato ad avere cefalea (o l'hanno vista peggiorare). 4 granuli 2-3 volte al giorno
• Tabacum 30 CH: facilmente associato a uno dei due precedenti rimedi. 4 granuli 1 volta al giorno
• Asarum Europaeum 30 CH: se chi smette continua a pensare a quando fumava o se accusa sintomi tipo vertigini. 4 granuli 1 volta al giorno
• Nux vomica 30 CH: smettendo di fumare è aumentato l'appetito. Inoltre sono comparse o peggiorate ansia ed insonnia. Molto utile anche per ridurre irritabilità e nervosismo. 4 granuli 1 volta al giorno
• Ignatia 30 CH: aiuta le persone in cui la sigaretta era la distrazione che permetteva di affrontare meglio gli stress quotidiani. 4 granuli al giorno
Questi rimedi non sono la pillola magica, ma possono validamente aiutare chi ha deciso di smettere. Non sono controindicati in gravidanza e possono essere associati ad altre metodiche per rendere più incisiva la loro azione.
Giulio Viganò, medico, pediatra Milano

domenica 23 gennaio 2011

Esposizione a televisione e videogiochi e sviluppo di disturbi dell’attenzione


La permanenza davanti alla televisione è stata associata a una maggior comparsa successiva di disturbi dell’attenzione nei bambini. Pochi studi hanno esaminato la possibilità di un’associazione analoga tra videogiochi e problematiche attentive, ma nessuno di essi ha impiegato un protocollo longitudinale.
E’ stata studiata, in un intervallo di 13 mesi, una popolazione di 1323 bambini appartenenti alla media infanzia, attraverso il rapporto da parte loro e di genitori circa l’esposizione alla televisione e ai videogiochi come pure attraverso la segnalazione di disturbi dell’attenzione da parte dei loro insegnanti.
Un altro campione di 210 partecipanti in età tardo-adolescenziale o in giovane età adulta ha fornito un auto rapporto su esposizione a televisione e videogiochi e disturbi dell’attenzione.
Dallo studio è emerso che l’esposizione alla televisione e videogiochi si associava a maggiori disturbi dell’attenzione. L’associazione tra televisione e videogiochi e disturbi attentivi a metà infanzia è rimasta significativa anche dopo controllo statistico per i disturbi più precoci dell’attenzione e il sesso.
Le associazioni tra mezzi visivi e disturbi dell’attenzione sono state simili per i vari tipi di mezzi (televisione o videogiochi) ed età media (media infanzia o tarda adolescenza/giovane età adulta).
La ricerca sui potenziali fattori di rischio per i disturbi dell’attenzione dovrebbe essere ampliata in modo da comprendere, in aggiunta alla televisione, i videogiochi.

Edward L. Swing, Douglas A. Gentile, Craig A. Anderson, David A. Walsh
Pediatrics Volume 126, Nr. 2, Agosto 2010: 214-221.

lunedì 10 gennaio 2011

Dolci si' ma anticancro, le ricette dell'Istituto tumori di Milano


Milano, 23 dic. (Adnkronos Salute) - Sulla tavola di Natale via libera ai dolci, purché anticancro. Le ricette per coniugare gola e salute arrivano dall'Istituto nazionale tumori di Milano, che nell'ambito del progetto 'Diana' per la prevenzione oncologica a tavola ha organizzato un corso di pasticceria natalizia al quale hanno partecipato 20 signore ed alcuni mariti. Nella cucina del Campus Cascina Rosa - teatro della scuola di gastronomia antitumorale, lanciata dall'Int per insegnare alle donne come evitare il cancro del seno anche a tavola - profumo di buccellati, biscottini alle mandorle, strudel di frutta secca e torroncini. Tutti reinterpretati in chiave salutistica. Il segreto? Banditi uova, latte, burro e zucchero che rischiano di trasformarsi in 'benzina' per i tumori. Al loro posto olio d'oliva, frutta fresca e secca, latte di riso. Ecco la proposta più semplice degli chef anticancro: "Impastare la farina di mandorle con un pizzico di sale e con la polpa di mela cotta. Farne delle palline da cuocere al forno per 10 minuti".I corsi di Cascina Rosa - ricorda in una nota l'Irccs di via Venezian - affrontano vari argomenti: come comporre un pasto in maniera corretta, come integrare proteine animali e vegetali, come evitare gli errori nutrizionali più comuni. Per poi passare alle ricette vere e proprie per zuppe e minestre, piatti con cereali integrali e legumi. Gli esperti insegnano inoltre a fare la spesa e offrono approfondimenti 'monografici' su vari alimenti: pesce, marmellate, pane. Se è vero che alcuni tumori sono ereditari - sottolinea l'Istituto nazionale tumori di Milano - nella maggior parte dei casi sono causati da fattori ambientali come il fumo, una dieta sbagliata, l'inquinamento, il contatto con particolari sostanze chimiche. In tutti i casi è l'organismo di ognuno che stabilisce il destino delle cellule tumorali, se dovranno crescere o morire. Proprio come una pianta, precisano gli oncologi, un tumore progredirà soltanto se troverà nel 'terreno' del nostro organismo sostanze che lo nutrano (i fattori di crescita); se sarà in grado di indurre la formazione di vasi sanguigni che possano alimentarlo e ossigenarlo, e se le naturali difese immunitarie saranno tanto deboli da fallire. Studi scientifici hanno dimostrato per esempio che donne con livelli alti nel sangue di ormoni sessuali, di insulina e di Igf-I (fattore di crescita insulino-simile di tipo 1) si ammalano di più e se si sono già ammalate hanno più frequentemente ricadute della malattia, perché l'abbondanza di questi fattori consente a eventuali cellule tumorali di moltiplicarsi. Ma siccome la composizione del nostro sangue, del nostro ambiente interno, può essere modificata dal cibo e dallo stile di vita, avvertono gli specialisti, cambiare abitudini può contribuire a ridurre il rischio di ammalarci. E se ci siamo già ammalati, convertirsi a una vita sana può aiutare le terapie ad avere successo. Conclusioni condivise dal Fondo mondiale per la ricerca sul cancro (Wcrf), la cui missione è promuovere la prevenzione primaria dei tumori attraverso la ricerca e la divulgazione della conoscenza sulle loro cause.
info@univadis.it 24/12/2010

Elena Bosi, pediatra Milano

mercoledì 13 ottobre 2010

ANCHE I PADRI VANNO IN DEPRESSIONE



La depressione post partum colpisce anche i papà. Ciò è emerso da una revisione sistematica su 43 studi per un totale di 28.004 soggetti. I ricercatori dell’Estern Virginia Medical School, in uno studio pubblicato sulla rivista Journal of the American Medical Association, hanno riscontrato un tasso medio di depressione post partum nei padri del 10,4%, ovvero di un padre su 4. La depressione paterna inizia con la nascita del proprio figlio e raggiunge i più alti tassi dai tre ai sei mesi dopo i (25,6%). E’ stata inoltre notata una correlazione positiva tra depressione materna e paterna, per tale motivo i sintomi di depressione in uno dei genitori rendono doveroso un controllo anche nel partner.
Tratto da Paulson J ,Bazemore S., et al. Prenatal and postpartum depression in fathers and its association whit maternal depression. JAMA 2010 ; 303:1961-9
Elena Bosi , pediatra Milano