domenica 29 gennaio 2017
Alimentazione e disturbi del comportamento
I disturbi psichici in età infantile stanno raggiungendo il 10% della popolazione . Esiste una correlazione tra alimentazione moderna e disturbi del comportamento? In questo libro si esaminano i cambiamenti alimentari avvenuti nell'ultimo secolo e le loro conseguenze sull'organismo .Gli alimenti più comuni sono sempre più impoveriti del loro valore biologico e sulle nostre tavole compaiono cibi nuovi , totalmente artificiali ricchi di coloranti e conservanti. Nuove molecole per lo più sconosciute al nostro sistema enzimatico e immunitario. Secondo Jean Seignalet, i grandi cambiamenti che hanno caratterizzato le differenze tra l'alimentazione ancestrale e quella moderna sono dovuti principalmente al consumo dei cereali coltivati e ibridati al consumo di latte animale (specie quello di mucca ) e dei suoi derivati, alla cottura dei cibi , all'inquinamento alimentare e alla carenza di sostanze nutrizionalmente attive.
Già nel secolo scorso Catherina Kousmine , medico e ricercatore sovietico,che ha dedicato la sua vita a trovare il modo di combattere il cancro, malattie degenerative e autoimmuni mediante l 'alimentazione , ci aveva messo in guardia dai rischi derivanti dall'alimentazione moderna e dalla raffinazione degli olii e dei cereali. In questo libro si espongono in modo sintetico gli effetti del cibo sull'intestino e le possibili ripercussioni sulla sfera comportamentale .
lunedì 20 luglio 2009
Libri di Medicina e capitoli sulle MNC (1)
In questo capitolo gli autori esaminano le medicine non convenzionali e non lo fanno con un taglio da “curiosità” ma con l'idea che sia una realtà con la qualche anche lo specialista deve confrontarsi, spesso per le richieste del malato.
Quello che colpisce è proprio come un testo ultraspecialistico, la Bibbia della Cardiologia mondiale, dedichi un non piccolo spazio ad un argomento fino ad alcuni anni fa neanche considerato. Segno inequivocabile che i tempi cambiano.
Ecco un esempio tratto dal testo sulle evidenze riguardo l'uso di Commiphora guggul
“Guggulipid has a long history of use in Ayurvedic medicine. In the first randomized controlled trial of guggulipid in the United States, 103 healthy adults with hypercholesterolemia given 1000 or 2000 mg guggulipid containing 2.5 percent guggulsterones experienced no improvement in their lipid levels. A hypersensitivity rash was reported in a small number of subjects.[15] Effects of guggulipids on high-density lipoproteins (HDLs) were mixed. A standard dose of guggulsterones containing 75 to 150 mg has been given as 1000 to 2000 mg guggulipid two or three times daily. Guggulipids can cause gastrointestinal upset, headache, mild nausea, belching, hiccups, and rash. Concomitant oral administration can reduce propranolol and diltiazem bioavailability and might reduce the therapeutic effects of these drugs. Guggulipid may also exert antiplatelet and anticoagulant effects. Definitive safety and efficacy data are lacking in subjects on Western diets.”
Al prossimo post i due successivi consigli di lettura.
giovedì 11 giugno 2009
Proposta di lettura: "Complementary and alternative therapy for epilepsy"

Complementary and Alternative Therapies for Epilepsy
Orrin Devinsky (Editor)
Demos ed. New York
Imbattersi in questo libro può in primo momento far pensare di avere di fronte uno dei tanti libri “new age” dal contenuto scientifico imbarazzante o nullo. Ci si accorge invece che i tre autori sono tre autorevoli neurologici statunitensi che hanno voluto indagare con rigore metodologico encomiabile le evidenze dei vari trattamento non convenzionali nella gestione dei vari aspetti dell'epilessia. Senza quindi mai mettere in discussione il trattamento convenzionale vengono esaminate le varie possibilità che le medicine non convenzionali possono avere nella gestione ad esempio dello stress, del sonno ed altro nel paziente epilettico. La prefazione inoltre finisce con un vero e proprio piccolo manifesto di medicina integrata:
“..speriamo che questo libro avvicini le CAM e i medici che curano l'epilessia per fornire una prospettiva di salute più ampia a questi pazienti”.
Amedeo Galassi, Medico, Roma
lunedì 24 novembre 2008
Vaccinazioni pediatriche

E ' stata presentata la seconda edizione del libro “Le vaccinazioni pediatriche”, Edizioni Salus Infirmorum, scritto da Roberto Gava, medico tossicologo e omeopata.
Il tema è quotidianamente alla ribalta.
Se da un lato dobbiamo riconoscere che gravi malattie sono state debellate proprio grazie a queste pratiche, pensiamo alla poliomielite, al vaiolo, alla difterite, al tetano, d'altra parte attualmente si assiste, nelle società industrializzate, ad un fiorire di nuove vaccinazioni di cui la protezione, la durata e gli effetti a lungo termine sono ancora da valutare.
Nel libro si affronta l'argomento in modo molto approfondito e ciò può rappresentare un'opportunità per medici, operatori sanitari e genitori che desiderano un'informazione completa spesso difficile da ottenere.
Elena Bosi pediatra
venerdì 13 giugno 2008
"L'arte perduta di guarire" di Bernard Lown

"Le mirabolanti scoperte della biologia e le nuove tecniche della medicina messe a punto negli ultimi decenni (come il defibrillatore e le unità coronariche, al cui sviluppo Bernard Lown ha dato un contributo decisivo) hanno portato a risultati straordinari, per molti aspetti miracolosi. Tuttavia, mentre aumentano le spese per la salute, la fiducia nei medici appare in costante calo e le terapie «alternative» godono di un crescente favore.
Che cosa è successo? Perché l’impressionante oggettività scientifica della medicina moderna lascia tutti insoddisfatti?
Oggi spendiamo sempre più per la nostra salute, e tuttavia, malgrado i mirabolanti progressi scientifici e tecnologici, la nostra fiducia nei medici è in costante calo. Il rapporto tra il medico e il suo paziente sembra attraversare una crisi irrimediabile, come dimostra il crescente successo delle medicine «alternative». Che cosa è successo? Perché l’impressionante oggettività scientifica e le attrezzature fantascientifiche della medicina moderna lasciano tutti insoddisfatti?
Bernard Lown, giunto al culmine della sua brillante carriera di cardiologo e di scienziato (dobbiamo a lui il defibrillatore e le moderne unità coronariche), ci offre una profonda e umanissima riflessione sui recenti sviluppi della sua professione, alternando piacevolmente la divulgazione scientifica e l’aneddoto autobiografico, la lezione dei suoi maestri e i casi clinici più curiosi e istruttivi. A suo giudizio, il 75 per cento delle diagnosi azzeccate è il frutto del semplice colloquio e dell’osservazione diretta in ambulatorio, e a volte di una semplice stretta di mano; nel 20 per cento dei casi sono sufficienti semplici analisi di routine, e solo nel restante 5 per cento sono indispensabili strumenti diagnostici più raffinati (e costosi). Analogamente, certi eccessi terapeutici possono rivelarsi, al di là delle intenzioni, inutili crudeltà. Lown ci aiuta così a riscoprire il segreto più autentico e necessario dell’arte della medicina: il rapporto tra due esseri umani, tra chi soffre e chi può mitigare la sua sofferenza." Dalla prefazione del libro.
Questo libro ha il pregio della semplicità e allo stesso tempo della profondità, una serie di riflessioni a 360° sulla Medicina, anche quella non convenzionale. Per i curiosi di quest'ultimo aspetto è di grande interesse il racconto di un viaggio in Cina con una delegazione ufficiale del Governo USA e la scoperta dell'agopuntura. Affrettarsi prima che esca fuori catalogo !
Amedeo Galassi
lunedì 9 giugno 2008
Omeopatia pediatrica
La Casa Editrice Ambrosiana propone “Omeopatia pediatrica” di Paola Nannei e Giulio Viganò, soci fondatori di A.M.I.C.O. Questo testo nasce dalla lunga esperienza professionale degli autori ed è il risultato di un lavoro durato quasi tre anni. “Omeopatia pediatrica” è pensato per offrire l'opportunità di conoscere le applicazioni in ambito pediatrico della medicina omeopatica. Il volume si apre con un capitolo dedicato ai principi generali su cui si fonda l'omeopatia: gli Autori propongono un approccio al malato acuto e al malato cronico con considerazioni sulle diatesi miasmatiche e sui criteri di scelta del rimedio omeopatico. I capitoli successivi affrontano le più importanti e comuni patologie pediatriche: febbre, tosse, allergia, dermatite, ecc. La grafica è chiara e semplice: per ogni patologia sono proposti più rimedi e per ogni rimedio vengono riportate le keynotes per la patologia trattata. Sono presenti inoltre tavole sinottiche ( come per esempio per la tosse) che rendono più facile una diagnosi differenziale tra rimedi possibili. Ogni capitolo è inoltre corredato di una materia medica, dove gli Autori descrivono le principali caratteristiche dei “medicinali di fondo” o di “terreno” in base ad un modello reattivo psorico, tubercolinico, sicotico, luesinico, proponendo al lettore una visione più vasta della semplice prospettiva patologica.“Omeopatia pediatrica” rappresenta un valido ed indispensabile supporto per chi considera l'integrazione tra le diverse discipline mediche fondamentale per garantire il benessere del bambino.
Enrica Campanini, medico
mercoledì 23 aprile 2008
L’efficacia delle campagne di screening
Ancora sul tema dell’attendibilità dei dati sui quali si fonda il paradigma della moderna medicina e del raffronto della Medicina Basata sulle Evidenze con la medicina omeopatica (per definizione in grossa difficoltà quando è chiamata a “dimostrare” secondo i canoni della scientificità la propria efficacia).Invito alla lettura di un interessante saggio (“L’amara medicina” di Roberto Volpi, Edizioni Mondadori Febbraio 2008) nel quale l’autore, ben lungi dal formulare ipotesi o valutazioni sulla medicina omeopatica, analizza a fondo i temi della medicina preventiva, con particolare riferimento alle grandi campagne di screening. Sono veramente efficaci le dispendiose campagne preventive messe in atto dal Servizio Sanitario Nazionale?
L’attenta analisi di Volpi evidenzia come nonostante più della metà degli accertamenti diagnostici e delle visite siano effettuati su persone del tutto sane, la speranza di vita degli italiani sia cresciuta molto di più quando la sanità preventiva non esisteva.
Ciononostante, il sistema sanitario pubblico continua ad investire ingenti risorse in queste campagne e il mondo scientifico a supportarle con interventi talvolta non strettamente attinenti ai canoni della scientificità, dell’efficacia e della trasparenza.
Nel rimarcare come queste valutazioni non possano essere interpretate come rappresentative della totalità delle campagne preventive (che anzi in molti casi hanno ampiamente mostrato la propria efficacia), rimane la perplessità sulla facilità con la quale alle volte sia possibile ottenere la validazione scientifica e il via libero politico su iniziative scarsamente supportate da prove di efficacia.
Analoga apertura non è riscontrabile (e aggiungerei “per fortuna”) nei confronti delle pratiche mediche “non convenzionali” (tra le quali l’omeopatia) per le quali si esige opportunamente il massimo rigore scientifico.
A fronte però della difficoltà intrinseca nel metodo omeopatico di standardizzarsi sui comuni criteri di scientificità, potrebbe essere opportuno chiedersi se non esista la possibilità di contemplare ulteriori differenti vie di validazione. Tutto comunque e sempre ricercando il massimo rigore scientifico.
G. Di Leone
venerdì 18 aprile 2008
Conoscere e usare PubMed
La più importante e nota fonte di ricerca bibliografica in campo biomedico è PubMed che rappresenta sicuramente lo strumento necessario ed indispensabile per la ricerca di letteratura scientifica. È una interfaccia web sviluppata dalla National Library of Medicine (USA) che permette all'utente di utilizzare (con libero accesso) un vero e proprio sistema di ricerca bibliografica specializzato, ampio ed esaustivo. Uno dei principali pericoli della ricerca on line è rappresentato, però, dall’overload dell’informazione, e cioè la pletora di dati che questo tipo di ricerca ci mette a disposizione. Se i quesiti che ci interessano non vengono formulati correttamente, le risposte saranno così tante da essere di fatto male utilizzabili. Un quesito troppo generico comporta, inoltre, che le informazioni ottenute oltre che numerose siano altrettanto generiche: articoli importantissimi si mescoleranno così a “pubblicazioni zavorra” e la selezione può risultare molto ardua. Il libro "Conoscere e usare PubMed"(1), pubblicato da Salvatore Corrao (Professore Associato, Dirigente Medico, Responsabile del Laboratorio di Epidemiologia Clinica, Biostatistica e Gestione della Conoscenza, Dipartimento Biomedico di Medicina Interna e Specialistica, Università degli Studi di Palermo), illustra con un linguaggio semplice come utilizzare al meglio PubMed oltre che spiegare e suggerire manovre operative. Il libro si presenta in tre capitoli: L‘universo dell’informazione medica; PubMed:nozioni di base; PubMed: utilizzo avanzato. La "evidence based medicine" ci ha insegnato quanto sia importante considerare l'affidabilità della fonte e il rigore metodologico intrinseco all'informazione scientifica che leggiamo. Saper usare correttamente PubMed rappresenta sicuramente il modo migliore per "accedere nell'archivio di internet dell'informazione biomedica e percorrerne le stringhe di ricerca senza rischi di sviamenti e distorsioni" (S.Soriani,2008).giovedì 20 marzo 2008
È tutto oro quello che luccica?
È ovviamente da evitare qualsivoglia generalizzazione e non devono essere dimenticati o sottaciuti gli sforzi, talvolta titanici, effettuati da quanti con dedizione e competenza assicurano il costante progresso scientifico.
Al contempo però, è utile soffermarsi a riflettere sui dati che emergono, tra gli altri, dalle analisi effettuate dagli autori di questi due libri (A. Liberati1 e M. Bobbio2) e sulla denuncia da loro effettuata in merito alla dipendenza di buona parte della ricerca scientifica dai fondi assicurati dalle case farmaceutiche e dagli interessi commerciali a questi collegati.
Lo stesso Ministero della Salute (Sperimentazione Clinica dei medicinali in Italia. 3° Rapporto Nazionale. Osservatorio nazionale sulla sperimentazione clinica dei risultati) ha pubblicato nel Dicembre 2003 alcuni dati che segnalano come la ricerca scientifica in ambito medico sia prevalentemente nelle mani dell’industria farmaceutica (su 1899 sperimentazioni approvate dai comitati etici locali nel corso del 2003, 1474 [78%] sono sostenute dall’industria farmaceutica, 144 [8%] da IRCCS pubblici o privati, 163 [9%] da ASL o aziende ospedaliere, 70 [4%] da associazioni scientifiche e 32 [2%] da università). Ed è ormai noto come le ricerche scientifiche così finanziate (e sulle quali si fonda spesse volte il paradigma alla base della Medicina Basata sulle Evidenze) siano caratterizzate da una pressoché nulla “incertezza” sui risultati (Djulbegovic B. et al., “The uncertainty and industry sponsored research”, Lancet 2000;356:635-8) ed, al contrario, da una maggiore probabilità di ottenere risultati favorevoli nei confronti del farmaco oggetto di studio (Bhandari M. et al., “Association between industry funding and statistically significant pre-industry findings in medical and surgical randomized trials”, Can Med Ass J 2004;170:477-80).
Ne consegue la messa in commercio e l’utilizzo in terapia di una quantità di medicinali che nel tempo mostrano i loro effetti dannosi, determinando drammatiche conseguenze per la salute dei pazienti o, nella migliore delle ipotesi, lo sperpero delle scarsissime risorse per l’utilizzo di principi attivi più costosi ma certo non più efficaci. Alcuni esempi noti in letteratura scientifica sono i casi della Levotiroxamina (Dong B., “Bioequivalence of generic and brand name levothyroxine products in the treatment of hypothyroidism”, JAMA 1997;277:1205-13) o del Verapamil (Psaty BM et al., “Stopping medical research to save money. A broken pact with researchers and patients”, JAMpA 2003;289:2128-31). Qualche altra curiosa indicazione sull’argomento potrebbe essere tratta da parecchi altri lavori, tra i quali ne segnalo due pubblicati sul Lancet: Langer A. et al., “Early stopping trials”, Lancet 1997;350:890-1 e “A curious stopping rule from Hoechest Marion Roussel”, Lancet 1997; 350:155.
Peraltro nel 2004 un’indagine ha dimostrato che un farmaco funziona soltanto nel 40% dei pazienti. In un ulteriore 20% funzionerebbe ma gli effetti collaterali patiti dai pazienti sono tali da costringerli ad interrompere la cura. Nel 30% dei casi il farmaco non funziona affatto, producendo soltanto effetti collaterali e nel 10% i pazienti non hanno né effetti terapeutici né effetti avversi. (Ufficio Studi IBM- Il Sole 24 Ore, maggio 2004).
Riportando queste osservazioni nel mondo omeopatico, potrebbero dedursene alcune considerazioni:
la ricerca scientifica rimane pur sempre uno strumento indispensabile per giungere ad una maggiore conoscenza dei meccanismi d’azione dei medicinali omeopatici e per dimostrare la loro efficacia terapeutica;
alcuni criteri di scientificità oggi imposti dalla comunità scientifica (randomizzazione in doppio cieco) non possono essere agevolmente utilizzati dal mondo omeopatico, in quanto contrastano con la stessa metodologia di approccio per l’individuazione della terapia omeopatica più corretta (basata sulla più profonda individualizzazione);
la carenza di fondi destinati alla ricerca, già così sentita da parte del mondo scientifico “allopatico”, è ancora più significativa per il mondo “omeopatico”;
non sempre la qualità delle ricerche scientifiche del mondo “allopatico” pubblicate, anche da parte di riviste particolarmente note e ad elevato impact factor, è così cristallina e aderente al gold standard, nonostante vengano assunte come base di riferimento della Evidence Based Medicine. Ciononostante, anzi a maggior ragione, è sempre più necessaria l’attenzione dei ricercatori in campo omeopatico al fine di evitare facili, quando non strumentali, attacchi da parte del mondo scientifico;
purtroppo non sempre è dato riscontrare un’analoga attenzione del mondo scientifico sulle ricerche finanziate da case farmaceutiche “allopatiche” e sull’indipendenza intellettuale di alcuni ricercatori.
1 “Etica, conoscenza e sanità – Evidence-based medicine fra ragione e passione” – A. Liberati – Il Pensiero scientifico Editore – Roma 2005
2 “Giuro di esercitare la medicina in libertà e indipendenza – Medici e industria” – M. Bobbio – Einaudi – Trento 2004
