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sabato 20 dicembre 2025

ASSE INTESTINO-CERVELLO: IL MICROBIOTA INFLUENZA LE MALATTIE

 


Lo squilibrio del microbiota influenza le malattie. A spiegare come, parlando con l'Adnkronos Salute è l'immunologo Mauro Minelli della Fondazione per la Medicina Personalizzata. Nel microbiota intestinale umano, "esiste una quota di microrganismi capace di agire sul cosiddetto
'asse intestino-cervello' , un canale bidirezionale attraverso il quale l'intestino comunica con il cervello e viceversa. La comunicazione lungo quest'asse viene fornita da alcune molecole che consentono un dialogo costante ed immediato tra i neuroni cerebrali ei neuroni che, distribuiti nell'intestino umano, compongono il cosiddetto 'plesso neuro-enterico'. Tali molecole sono anche prodotte da diversi batteri del microbiota, quali 'psicobiotici' ed in grado di interloquire con le cellule neuronali , così intervenendo nelle dinamiche funzionali di quell'asse delicato"."D'altro canto, organizzazioni microbiche intestinali disordinate e squilibrate sono state trovate in varie condizioni neuropsichiatriche, come  depressione e ansia, disturbi dello spettro autistico, schizofrenia e persino morbo di Parkinson e malattia di Alzheimer E - prosegue - si ipotizza che alterazioni dei segnali del microbiota nei primi anni di vita, se non addirittura nell'ambiente fetale, hanno importanti ripercussioni sui processi di formazione dei neuroni che andranno a costituire la preziosa struttura cerebrale dell'ippocampo, con conseguenze sul comportamento del bambino e, successivamente, dell'adulto", prosegue l'immunologo. "In particolare, per quel che riguarda i disturbi dello spettro autistico, in questi pazienti sono spesso osservati disordini gastrointestinali con alterazioni del microbiota più frequentemente rappresentate da un'aumentata abbondanza di clostridi e da un generale aumento di batteri anaerobi tra i quali primeggiano batteri appartenenti al genere sutterella,

domenica 2 novembre 2025

Come proteggere i bambini dai pericoli reali: 8 consigli dei neuropsichiatri infantili di Sinpia

 


"La prima valutazione da fare è capire se l'esperienza è adeguata all'età ed è ragionevolmente proponibile", dice Fazzi. La risposta non può essere quella di eliminare il rischio, ma di proporre con intenzionalità e gradualità. Cosa succede quando un bambino sale su un albero, corre più veloce del solito o si cimenta in una nuova esperienza sotto la supervisione costante di un adulto? Riesci ad imparare. A conoscere i propri limiti, a gestire le emozioni, a sviluppare capacità fondamentali per la crescita.
 Parola di neuropsichiatri infantili. "Affrontare il rischio e imparare a gestire emozioni complesse adeguate all'età – spiega Elisa Fazzi, Presidente SINPIA, Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza, Professore Ordinario di Neuropsichiatria infantile dell'Università degli Studi di Brescia e Direttore SC Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza, ASST Spedali Civili di Brescia - sono tappe essenziali per lo sviluppo sano di bambini e adolescenti. Un bambino che impara a gestire i rischi affina una delle competenze di uno sviluppo neuropsichico ottimale che si chiama resilienza ovvero la capacità di affrontare eventi stressanti o traumatici e riorganizzare in maniera positiva la propria vita anche dinanzi alle difficoltà. Imparare a gestire i rischi aiuta a sviluppare anche altre competenze come la capacità di prendere decisioni e la fiducia instesso .

E se ogni graffio è una lezione e ogni sfida un'occasione per i bambini per conoscersi meglio, cosa possono fare i genitori per lasciargli la libertà di imparare affrontando piccoli rischi, senza correre pericoli? Come è meglio porsi di fronte alle richieste dei bambini di partecipare ad esperienze che possono comportare un rischio?

giovedì 2 ottobre 2025

Troppo tempo davanti ai video può alterare lo sviluppo cerebrale in adolescenza

 


L'uso eccessivo di schermi comporta un rischio di disturbi mentali come la depressione durante l'infanzia e l'adolescenza. Il problema è legato alla carenza di sonno: è quanto emerge da uno studio dell'Università di Pittsburgh pubblicato su JAMA Pediatrics, secondo cui
l'associazione tra l'uso di schermi e il maggior rischio di disturbi depressivi è determinata da un sonno più breve e da una peggiore organizzazione della materia bianca del cervello durante la fase cruciale dello sviluppo cerebrale che si ha nell'adolescenza. Nello studio, i ricercatori hanno analizzato oltre 1.000 indagini in cui agli adolescenti è stato chiesto di stimare quanto tempo trascorrono ogni giorno davanti agli schermi e quanto dormono in media ogni notte. Le scansioni cerebrali dei partecipanti hanno rivelato che le connessioni della materia bianca tra le regioni del cervello che controllano la regolazione delle emozioni, la memoria e l'attenzione erano più deboli e disorganizzate negli adolescenti che trascorrevano più tempo sul telefono o sul tablet e non dormivano a sufficienza , più simili a sentieri tortuosi in una foresta che a un'autostrada a otto corsie. Questi adolescenti avevano anche punteggi di depressione più elevati, suggerendo che l'intersezione tra il tempo trascorso davanti allo schermo e la qualità del sonno potrebbe essere la chiave per una migliore funzione cerebrale e salute mentale.

mercoledì 16 luglio 2025

La qualità del sonno è fondamentale

 




La dieta e l’esercizio fisico sono importanti per mantenersi in forma, ma altrettanto importante è il sonno. In un articolo di Ron Grisanti si sottolinea come la privazione cronica di sonno non sia una semplice stanchezza, ma un fattore di rischio silenzioso per gravi patologie come ictus, infarto, diabete e declino cognitivo.


Non solo ore, ma qualità: le due fasi chiave del sonno
La ricerca moderna ha identificato due momenti cruciali in cui il corpo esegue processi di riparazione impossibili da svegli.
Sonno Profondo (a onde lente): Questa è la fase della riparazione fisica. Durante questo stadio il corpo:
Ripara i muscoli e rafforza le ossa.
Bilancia gli ormoni, come quello della crescita e il testosterone.
Elimina le tossine metaboliche, come le proteine beta-amiloidi legate all'Alzheimer.
Regola la pressione sanguigna e la glicemia.
Potenzia il sistema immunitario.
Sonno REM (Rapid Eye Movement): Questa è la fase dedicata al reset mentale. Durante lo stadio REM il cervello:
Consolida i ricordi a lungo termine.
Migliora la concentrazione, la creatività e la stabilità emotiva.
I rischi del "debito di sonno"
 Trascurare costantemente il sonno di qualità porta a un "debito" biologico con conseguenze severe. La mancanza di sonno profondo e REM è associata a:

  • Danni cardiovascolari: Aumento del rischio di infarto fino al 48%.
  • Declino cognitivo: Triplica il rischio di demenza e Alzheimer.
  • Problemi metabolici: Peggiora l'insulino-resistenza e favorisce l'aumento di peso.
  • Salute mentale: Raddoppia il rischio di depressione e ansia.
  • Mortalità precoce: Aumenta del 30-50% il rischio di morte prematura.

mercoledì 19 febbraio 2025

Come sentono gli odori i neonati


I neonati al primo mese di vita hanno un cervello già capace di elaborare le informazioni olfattive scatenate dalla percezione di odori piacevoli, come il profumo di fragola, e odori sgradevoli, come quello della benzina. Lo hanno scoperto i ricercatori del National Institute on Drug Abuse statunitense, con uno studio, pubblicato sulla rivista JNeurosci, che accende un faro sulle primissime fasi di sviluppo del senso dell'olfatto. La capacità di percepire gli odori permette di attuare comportamenti adattativi molto importanti, come ad esempio l'alimentazione, ma non è ancora del tutto chiaro come questa abilità si sviluppi nelle primissime fasi della vita. Per colmare tale lacuna, i ricercatori hanno usato la risonanza magnetica funzionale in modo da studiare l'attività cerebrale di neonati al primo mese di vita mentre venivano esposti a odori piacevoli (come il profumo di fragola o banana) oppure sgradevoli (come quello  di sudore o benzina). I dati raccolti dimostrano che gli odori accendono regioni del cervello fortemente legate al senso dell'olfatto così come pure il talamo, una struttura del sistema nervoso centrale che è molto importante per elaborare le informazioni sensoriali in generale.

mercoledì 15 gennaio 2025

AUTISMO: NEI PAESI RICCHI 1 PERSONA OGNI 127

 


ll disturbo dello spettro autistico ha un peso enorme sulla salute dei giovani nel mondo: si colloca tra le prime 10 cause non fatali di cattiva salute tra gli under-20, infatti si stima che nel 2021 circa 61,8 milioni di persone fossero colpite da autismo - pari a 1 persona su 127. È quanto emerge da una nuova analisi globale condotta nell'ambito del Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study (GBD) 2021. Pubblicato su The Lancet Psychiatry, lo studio è stato condotto presso l'Institute for Health Metrics and Evaluation dell'Università di Washington a Seattle.  I risultati principali rivelano forti disparità: la prevalenza globale di ASD è significativamente più alta tra i maschi, con 1065 casi per 100mila maschi, quasi il doppio della prevalenza globale tra le femmine (508 per 100mila femmine). Regioni ad alto reddito come l'Asia-Pacifico, compreso il Giappone, hanno registrato la più alta prevalenza globale (1.560 per 100.000 persone), mentre l'America Latina tropicale e il Bangladesh hanno registrato la più bassa. Nonostante le differenze di sesso e regione, le persone autistiche sono presenti a livello globale in tutte le fasce d'età, con un aumento degli anni di vita persi per disabilità (DALY) dovuto alla crescita della popolazione.

mercoledì 8 gennaio 2025

COME MANTENERE IL CERVELLO GIOVANE

 


Dal sonno alla dieta all'attività fisica
, ecco otto buone abitudini per rallentare l'invecchiamento del cervello, proteggendo potenzialmente dalla demenza: si tratta della lista di controllo Life's Essential 8, originariamente pensate per la salute cardiovascolare ma che, secondo uno studio coordinato da Tianzhou Ma dell'Università del Maryland, funzionano anche per la salute del cervello. Le raccomandazioni consigliano almeno 150 minuti di esercizio fisico moderato, come una camminata a passo sostenuto, alla settimana, una dieta sana ricca di noci, frutta, verdura e alimenti integrali, il mantenimento di un peso sano, un sonno di almeno 7 ore a notte, no al fumo, controllo dei livelli di colesterolo, glicemia e pressione sanguigna. Gli esperti hanno stimato che per ogni 10 punti in più di aderenza alle 8 abitudini su una scala da 0 a 100, il cervello appare più giovane di 113 giorni.

mercoledì 23 ottobre 2024

Covid, come il lockdown ha agito sulla salute mentale dei giovani

 


La chiusura forzata in casa, quel lungo lockdown che ha costretto tutti quasi agli arresti domiciliari, ha inciso negativamente sulla salute mentale dei più giovani (e non solo, anche sui polmoniGli studi permettono una comprensione più completa degli effetti fisici, sociali e culturali che possono avere questi episodi, soprattutto sugli adolescenti che, tra l'altro, sono stati spinti verso il fumo. Secondo la University of Washington di Seattle Covid e lockdown hanno fatto invecchiare il cervello dei ragazzi accelerando il processo di maturazione del cervello degli adolescenti che sarebbe 'invecchiato' di 4,2 anni nelle femmine e di 1,4 anni nei maschi. "L'adolescenza è un periodo di radicali cambiamenti nello sviluppo emotivo, comportamentale e sociale", spiegano i ricercatori. Una situazione delicata che può avere effetti gravi per i più giovani. Gli effetti sulla salute mentale della popolazione sono stati chiari fin da subito. I sondaggi del 2020 hanno registrato un aumento del livello di ansia e depressione sia nei giovani che negli adulti. I Centers for Disease Control and Prevention, principale organismo di controllo della sanità mentale degli Stati uniti, hanno registrato un livello di stress molto elevato e un livello di  ansia e stress inversamente proporzionale all'aumento dell'età. I giovani, quindi, risultavano subire maggiormente l'impatto della pandemia e le sue conseguenze. Una delle domande poste riguardava una presa in considerazione seria del suicidio negli ultimi 30 giorni. Più di un intervistato su dieci ha detto sì e il 25,5% dei giovani adulti intervistati, tra i 18 ei 24 anni, ha risposto sì.

mercoledì 10 luglio 2024

LE EMOZIONI: UN TERRENO INESPLORATO

 


Arrossire per la vergogna, sentire le farfalle nello stomaco o ribollire dalla rabbia. Ecco alcune delle frasi più comuni che tutti, almeno una volta nella vita, hanno pronunciato nel tentativo di trasformare le proprie emozioni in parole. Emozioni che, inevitabilmente, si ripercuotono sul corpo. E che queste sensazioni siano anche ‘fisiche’ non è soltanto una percezione individuale: è un dato di fatto che, ora, ha anche un fondamento scientifico. A dimostrarlo uno studio dell’università di Milano-Bicocca, pubblicato su ‘iScience‘: “Le emozioni hanno una ‘natura corporea’, al punto tale che provarle ‘accende’ il cervello come toccare qualcosa o compiere un movimento – spiegano gli autori della ricerca – . Le emozioni attivano regioni corticali che tipicamente rispondono a esperienze tattili e motorie”.

sabato 27 aprile 2024

SCARSA CONCENTRAZIONE ?

 


Secondo un gruppo di neuroscienziati, è la prova di un cervello impegnato in più attività. La scarsa concentrazione non indica mancanza di intelligenza: è piuttosto la prova di un cervello impegnato in più attività. A rivelarlo uno studio condotto dai neuroscienziati del Carney Institute for Brain Science della Brown University, pubblicato su Nature Human Behaviour. La ricerca illustra come le parti del cervello debbano cooperare per concentrarsi ad elaborare informazioni importanti, filtrando al contempo le distrazioni. Se si immagina un ristorante affollato, con il rumore di piatti, la musica che suona, persone che parlano a voce alta l’una sull’altra, è sorprendente che qualcuno, in un ambiente del genere, riesca a concentrarsi a sufficienza per sostenere una conversazione. Lo studio fornisce alcune delle informazioni più dettagliate sui meccanismi cerebrali che aiutano le persone a prestare attenzione in un ambiente ricco di distrazioni e su ciò che accade quando invece non riescono a concentrarsi. Prove precedenti hanno stabilito che le persone quando si concentrano, possono valorizzare le informazioni rilevanti, escludendo allo stesso tempo le distrazioni.

 Tratto da NEUROLOGIA REDAZIONE DOTTNET | 12/03/2024

mercoledì 22 marzo 2023

Emicrania : sette rimedi non farmacologici per frenarla

 


Dalla corretta idratazione al magnesio, ci sono vari e semplici modi per contrastare gli attacchi di emicrania - sia che se ne soffra cronicamente (almeno 15 attacchi al mese) sia in maniera episodica, tutti da provare: lo spiega Nada Hindiyeh, membro del comitato media della American Headache Society.

"Molti interventi non farmacologici possono alleviare gli attacchi di emicrania", afferma anche Lauren Natbony della Icahn School of Medicine del Mt. Sinai di New York che ha appena pubblicato una review sull'emicrania sulla rivista Current Pain and Headache reports. Ad esempio

1) il magnesio che, spiega Natbony, svolge un ruolo chiave nella funzione muscolare e nervosa, può anche aiutare a contrastare le attività cerebrali che causano l'emicrania. Alcune ricerche, ad esempio una appena pubblicata sulla rivista Nutriens, suggeriscono che una dieta troppo povera di magnesio può peggiorare l'emicrania e che l'assunzione di questo integratore durante un attacco può aiutare a fermare i sintomi.   "Il magnesio è l'integratore più studiato per l'emicrania", afferma Natbony.

2)un impacco fresco può aiutare, afferma Hindiyeh. "I nervi coinvolti nell'emicrania si estendono alla testa e al collo - spiega. Un impacco freddo può calmare le terminazioni nervose". Sebbene un semplice impacco di ghiaccio premuto sulla testa o sul collo possa essere d'aiuto, le capsule di gel freddo progettate specificamente per l'emicrania sono una scelta migliore. Secondo uno studio pubblicato su Evidenced-Based Complementary and Alternative and Medicine, gli impacchi freddi danno sollievo al dolore alla testa in meno di 30 minuti.

Un altro rimedio utile nel corso di un attacco è l'aria fresca, o uscendo a fare due passi o in casa, spegnendo le luci e usando l'aria condizionata o un ventilatore. 3)"Stare in una stanza fredda, buia e silenziosa spesso aiuta", dice Hindiyeh. E ancora,

4) fare un sonnellino: quando un attacco di emicrania è in atto, si può ottenere un sollievo ancora maggiore se si possono chiudere gli occhi e fare un pisolino, dice Natbony. Infatti i disturbi del sonno e l'emicrania sembrano essere interconnessi, come dimostra una ricerca pubblicata sulla rivista Medicine. I ricercatori notano che più attacchi di emicrania si verificano, peggiore è il sonno di una persona; inoltre, la privazione del sonno è stata collegata a un aumento del dolore percepito. "Un sonnellino, anche breve, può essere utile perché il sonno è un antidolorifico naturale", afferma Natbony.

5)Aromaterapia - Secondo Natbony, alcuni profumi, in particolare la lavanda e la menta piperita, sono un altro rimedio naturale per i sintomi dell'emicrania. È possibile utilizzare questi oli essenziali in un diffusore per aromaterapia a casa o portare con sé spray o roll-on. Alcuni studi hanno dimostrato che l'aromaterapia con una serie di oli essenziali è utile per ridurre il dolore, compreso quello provocato dagli attacchi di emicrania.

6)Bere acqua - La disidratazione può scatenare l'emicrania e rendere gli attacchi più frequenti e gravi, come suggerisce una ricerca pubblicata sul Journal of Clinical Neuroscience. Secondo esperti della Cleveland Clinic, quando si è disidratati il tessuto cerebrale può restringersi e allontanarsi leggermente dal cranio, esercitando una pressione sui nervi e causando dolore. Bere rapidamente un bicchiere d'acqua al primo segnale di un attacco di emicrania può aiutare a tenere sotto controllo i sintomi, dice Hindiyeh.

sabato 19 novembre 2022

Gli integratori multivitaminici possono rallentare il declino cognitivo

 


 L'integrazione giornaliera di multivitaminici-minerali ha migliorato la cognizione globale e la memoria episodica negli anziani. A indicarlo sono i risultati di un ampio studio guidato dall'Università Wake Forest, in Carolina del Nord, e pubblicato su Alzheimer's & Dementia, rivista dell'Alzheimer's Association. Alzheimer e demenza colpiscono oltre 46 milioni di persone nel mondo ed è un numero destinato a crescere, per questo, scrivono gli autori dello studio, "è urgente identificare strategie efficaci per preservare la funzione cognitiva e mitigare il pesante carico sociale associato". Gli integratori alimentari sono pubblicizzati per la protezione cognitiva, ma le prove a sostegno sono contrastanti. Per questo, lo studio Cosmos-Mind ha valutato 2.262 partecipanti, con età media di 73 anni, sullo stato cognitivo, la capacità di ricordare parole, storie, intervalli numerici e la fluidità verbale. Ad alcuni anziani sono stati somministrati quotidianamente per tre anni flavonoidi estratti dal cacao, a un secondo gruppo integratori di vitamine e sali minerali, mentre un terzo ha costituito il gruppo di controllo, ricevendo placebo.

L'estratto di cacao non ha avuto effetto positivo mentre l'integrazione giornaliera di multivitaminici, rispetto al placebo, ha determinato un beneficio statisticamente significativo sulla cognizione, la memoria e la funzione esecutiva.

domenica 5 dicembre 2021

CERVELLO : BERSAGLIO PRINCIPALE DEL LONG COVID


Se nella prima fase della malattia e durante un eventuale ricovero i sintomi da Covid-19 sono soprattutto respiratori e metabolici, una volta risolta la fase acuta gli 'strascichi' sono invece principalmente neurologici, come dimostrano i dati dello studio COVID Next dell'Università di Brescia e dell'Istituto Neurologico Besta di Milano, pubblicati sulla rivista Neurological Sciences e discussi durante il primo Webinar del web forum internazionale 'Pills of Psychiatry and Neurology 2021' organizzato dall'Università di Brescia e dalla Fondazione Internazionale Menarini. Questi dati si aggiungono alle numerose ricerche che hanno osservato come la sindrome neurologica post-Covid possa riguardare fino al 70% dei pazienti che hanno avuto sintomi medio-gravi, lasciando disturbi di memoria, concentrazione, del sonno e dell'umore.  Le difficoltà neurologiche post-Covid potrebbero dipendere in parte anche da alterazioni della morfologia cerebrale, come effetto diretto del virus sui pazienti contagiati che, spesso, sono andati incontro a una riduzione volumetrica in aree chiave del cervello.

domenica 16 settembre 2018

Terapia della Spasmofilia(seconda parte )





La spasmofilia è una sindrome costituita da quadri clinici complessi e proteiformi, la cui sintomatologia si presenta in raggruppamenti caratteristici ma diversificati nei vari pazienti. I vari quadri sintomatologici hanno però un substrato fisiopatologico che rappresenta un minimo comune denominatore: l’alterazione del metabolismo ionico, che condiziona fortemente la terapia.
Questa situazione peculiare fa sì che la terapia è in parte individualizzata ed approntata su misura per ogni paziente, in relazione alla sua particolare situazione clinica, ma il cardine fondamentale rimane la correzione della carenza di magnesio senza la quale viene a mancare il razionale su cui poi impiantare la terapia individuale.
L’omeopatia offre un buon numero di medicamenti che possono trovare indicazione nel trattamento della spasmofilia perché essa presenta una vasta gamma di quadri clinici che ben si prestano ad una terapia di terreno individualizzata, mirata a risolvere lo squilibrio psicosomatico che caratterizza il paziente spasmofilico.

domenica 9 settembre 2018

IL MAGNESIO E LA SINDROME SPASMOFILICA




Alcune note cliniche sulla spamofilia

La spasmofilia, malgrado sia una sindrome mal definibile sul piano clinico-biologico e non da tutti riconosciuta, rappresenta una patologia sempre più frequente e sempre più studiata, caratterizzata da una sintomatologia proteiforme prevalentemente di tipo funzionale.
Gli studi realizzati negli ultimi decenni hanno fornito gli elementi per correlarla definitivamente allo stress, all’ipereccitabilità neuro-muscolare e all’alterazione del metabolismo di alcuni ioni. Oggi infatti potremmo definirla come:

una sindrome caratterizzata essenzialmente da un insieme di sintomi funzionali legati ad ipereccitabilità neuro-muscolare indotta dalla fatica e dallo stress, attraverso l’alterazione del metabolismo di alcuni ioni, in particolare del magnesio”

Anche se molti sintomi che la caratterizzano appartengono alla sfera comportamentale, il meccanismo sintomatologico è di tipo fisio-patologico e non solo psicologico, elemento che la differenzia nettamente dalle nevrosi come è stato affermato per primo da M. Klotz. Questa condizione morbosa è, in effetti, legata ad un insieme di fattori, alcuni correlati ai modelli di vita e all’ambiente, altri alla predisposizione individuale sia sul piano fisiologico sia sul piano psicologico.
Accanto alla concezione più primitiva della spasmofilia che la considera come la semplice conseguenza di una carenza di magnesio e di calcio, possiamo collocare una visione più complessa ed articolata , riassunta dallo schema seguente.

domenica 3 giugno 2018

Depressione e Rhodiola Rosea

La Rhodiola rosea (R. rosea) è usata nella medicina tradizionale del Nord Europa e specialmente in Russia come rimedio per migliorare la performance lavorativa, per trattare la fatica, la debolezza e l’impotenza, nonché come droga adattogena  ovvero in grado di  aumentare la resistenza allo stress fisico e mentale. Ancora oggi in Siberia si usa regalare un bouquet di radici dorate, come viene soprannominata la droga della pianta, al momento del matrimonio come augurio di fertilità.
Gli autori di questa review prendono in considerazione tutte le pubblicazioni sull’attività antidepressiva della R. rosea a ottobre 2015 presenti su medline e sulle librerie russe; infatti, dato l’uso tradizionale della pianta, numerosi studi clinici sono stati condotti in Russia.

domenica 14 gennaio 2018

Un’insalata al giorno mantiene il cervello più giovane


Il consumo giornaliero di almeno una porzione di vegetali a foglia verde, crudi o cotti, e di alimenti ricchi di fillochinone (vitamina K), luteina, folati, alfa-tocoferolo (vitamina E) e kampferolo potrebbe aiutare, stando ai risultati di uno studio  a rallentare il declino cognitivo provocato dall’invecchiamento.
 Mangiare un’insalata al giorno mantiene il cervello più giovane di una decina d’anni e protegge dalla demenza. Lo suggeriscono i risultati di uno studio osservazionale pubblicato sulla rivista Neurology e firmato da Martha Clare Morris e colleghi del Rush University Medical Center di Chicago. La studiosa, una epidemiologa nutrizionale, ha infatti evidenziato che le persone che consumano 1-2 porzioni di vegetali a foglia verde al giorno hanno un cervello ‘più giovane’ di 11 anni rispetto a chi non consuma mai vegetali quali spinaci e cavoli.

giovedì 18 maggio 2017

INTESTINO :secondo cervello

Facendo seguito all’articolo precedente, approfondiamo un altro aspetto, fin ora sconosciuto, sul ruolo neurologico dell ‘intestino.  Per quanto possa sembrare incredibile il nostro intestino contiene una struttura nervosa del tutto autonoma seppur strettamente connessa con il cervello contenuto nella scatola cranica.
Questa struttura, definita recentemente secondo cervello, è costituita da un intreccio di numerosi neuroni che sono posizionati nella mucosa e nella tunica muscolare intestinale. Essi sono in grado di produrre gli stessi neuromediatori dei neuroni cerebrali e contengono sulla loro superficie gli stessi recettori delle cellule del cervello. Questa particolare similarità permette un continuo scambio di informazioni e una spiccata sinergia tra i due cervelli.
L’intestino è quindi il solo organo a possedere un sistema nervoso intrinseco in grado di rielaborare i riflessi in completa assenza di input dal cervello o dal midollo spinale. Il sistema nervoso enterico è un residuo che abbiamo ereditato e conservato dal nostro passato evolutivo perché rappresenta una struttura caratteristica di molte forme di vita con una organizzazione biologica nettamente meno complessa di quella della specie umana.

domenica 19 febbraio 2017

Il sonnellino nei bimbi in età pre-scolare migliora l apprendimento

Una ricerca dell’Università dell’Arizona, pubblicata sulla rivista Child Development, ha verificato che un sonnellino pomeridiano migliora l’apprendimento dei bambini anche in età prescolare, tra i 3 e 6 anni.
Lo studio
I ricercatori hanno esaminato 39 bambini di 3 anni, dividendoli in due gruppi: quelli che facevano il pisolino abitualmente (4 o più giorni la settimana) e chi no (3 o meno giorni la settimana). Ad ognuno dei due gruppi ai bambini è stato assegnato, in modo casuale, un sonnellino di almeno 30 minuti dopo aver appreso un nuovo verbo, o una condizione di veglia.
Poi hanno insegnato loro due verbi inventati in inglese – blicking e rooping – e hanno mostrato loro un video in cui due diversi attori recitavano con il corpo azioni in modo corrispondente al presunto significato di ogni verbo. Ventiquattro ore dopo, i bambini hanno visto i video con i due attori e con altri diversi mentre eseguivano le stesse azioni che avevano imparato il giorno prima, ed è stato chiesto loro quale persona stesse facendo ‘blicking’ e quale ‘rooping’.

domenica 12 febbraio 2017

Il potere delle Musica ...


La nostra canzone preferita ha sul cervello la stessa azione dell’Lsd. A rivelarlo è uno studio coordinato da Katrin Preller, dell’Università di Zurigo, pubblicato su Current Biology. La scoperta potrebbe aiutare a mettere a punto nuove cure per il trattamento di malattie psichiatriche o fobie, che causano anomalie nel significato che si dà alle cose.
”Ora – ha osservato Preller – sappiamo quali regioni del cervello e quali recettori sono coinvolti quando percepiamo il nostro ambiente come significativo”. La scoperta è stata possibile grazie a un esperimento, condotto su un gruppo di volontari, che ha indagato come l’Lsd influenza il modo in cui si percepisce l’ambiente e si attribuisce un significato alle cose.