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mercoledì 25 marzo 2026

ANTIBIOTICI AI PIU PICCOLI AUMENTANO IL RISCHIO DI ASMA

 

 


I piccoli, trattati con antibiotici nel primo anno di vita, corrono un aumento del rischio di sviluppare asma nel corso della vita. La conferma di questo dato, già oggetto di osservazioni precedenti, viene da uno studio appena pubblicato su 
Lancet Respiratory Medicine . Ma la novità sta nel fatto che questo nuovo lavoro individua in un'alterazione dell'immunità ai virus e nella presenza di particolari varianti genetiche su una regione del cromosoma 17, i meccanismi patogenetici alla base di questa suscettibilità. 
I bambini nel primo anno di vita vengono sottoposti a terapia antibiotica soprattutto per infezioni delle vie aeree e delle orecchie; già in passato diversi studi avevano sottolineato la presenza di un legame tra la somministrazione di antibiotici nella prima infanzia e lo sviluppo di asma negli anni successivi, con risultati però di non univoca. Lo studio longitudinale inglese pubblicato appena ha preso in esame i dati relativi ad oltre un migliaio di bambini, dalla nascita a 11 anni. Dalle cartelle cliniche sono stati estrapolati i dati relativi a somministrazione di antibiotici, comparsa di sibili o di riacutizzazioni asmatiche; i bambini sono stati inoltre sottoposti a test allergometrici cutanei all'età di 3, 5, 8 e 11 anni. All'età di 11 anni è stato effettuato un prelievo di sangue per confrontare la risposta immunitaria ai virus (rinovirus, virus respiratorio sinciziale) e ai batteri ( Haemophilus influenzae  e  Streptococcus pneumoniae ) in quelli sottoposti ad almeno un ciclo di terapia antibiotica all'interno del primo anno di età e in chi non aveva assunto antibiotici. Sono stati inoltre effettuati dei test genetici per esplorare i legami tra comuni variazioni genetiche al locus 17q21 e prescrizione di antibiotici. I ricercatori inglesi in questo modo hanno individuato due geni della regione 17q21, associati al rischio di prescrizione antibiotica precoce nel corso della vita. Lo studio ha dimostrato che i bambini con sibili respiratori trattati con antibiotici nel primo anno di vita, avevano un rischio raddoppiato di presentare crisi di broncospasmo grave, riacutizzazione d'asma  e di essere recuperati per asma nel corso della vita.

lunedì 23 febbraio 2026

ALLARME PER LA DIETA DEI BAMBINI: TROPPI SNACK E VERDURA, FRUTTA ASSENTI

 


Bevande gassate ed energizzanti, snack confezionati, biscotti industriali e piatti pronti da riscaldare: gli alimenti ultra-formulati sono ormai entrati stabilmente nelle abitudini quotidiane di milioni di bambini in tutto il mondo, con una spesa per questi prodotti che ha superato i duemila miliardi di dollari. Un fenomeno che riguarda anche l'Italia, dove
oltre la metà dei bimbi consuma snack dolci più di tre volte a settimana, mentre più di uno su dieci mangia regolarmente snack salati e uno su quattro beve quotidianamente bibite zuccherate . Frutta e verdura sono assenti dalla dieta giornaliera di un quarto dei ragazzi, e la colazione sta progressivamente scomparendo dalle loro abitudini: il 10,9% la salta del tutto e un bambino su tre la consuma in modo non adeguato. È quanto emerge dal nuovo rapporto 'Cibo e bambini', presentato dalla fondazione Aletheia, dove viene evidenziato come nel nostro Paese il 9,6% dei bambini e adolescenti tra i 5 ei 19 anni versa in condizione di obesità, mentre il 27,3% risulta in sovrappeso. Questi dati evidenziano la diffusione di abitudini alimentari rischiose con impatti crescenti sulla salute delle nuove generazioni: investire nella prevenzione diventa quindi cruciale, partendo dalle mense scolastiche. In questo senso, le mense scolastiche rappresentano infatti il ​​primo presidio pubblico per promuovere stili di vita sani, perché circa il 41% dei bambini iscritti alla scuola primaria in Europa ha accesso quotidiano a un pasto scolastico gratuito o sovvenzionato, percentuale che sale al 61% nei Paesi ad alto reddito.

venerdì 13 febbraio 2026

QUANDO SI DIVENTA ALLERGICI?

 


Scoperto perché asma e allergie alimentari cambiano: nascono dal microbiota

"L'elemento chiave che entra in gioco è il microbiota intestinale che detta il nostro destino clinico decidendo se e quando, cambia l'espressione dei geni che predispongono a malattie come quelle allergiche "

Si può essere allergici fin da bambini, ma anche diventarlo in età adulta, a 50 o 60 anni. Fino ad oggi, non era chiaro il meccanismo che influenza la variabilità nel tempo delle allergie, che, a volte, possono risolversi spontaneamente nella prima infanzia, mentre altre, compaiono all'improvviso nel corso della vita. Le prove più innovative e recenti mostrano che  l'origine delle allergie è solo parzialmente determinata dal patrimonio genetico, ma il fattore che lo innesca è il microbiota intestinale che si forma già dal concepimento , per maturare nei primi due anni di vita. Questo, infatti, influenza la programmazione del sistema immunitario in senso protettivo, se si ritiene un rapporto simbiotico con l'individuo, o in senso negativo, se il microbiota non è in sintonia con l'ospite, determinando un'aumentata suscettibilità alle malattie allergiche in qualsiasi momento della vita.

"Fino a pochi anni fa eravamo convinti che il nostro destino da allergici dipendesse esclusivamente dalla genetica. Ma non è solo colpa del nostro bagaglio genetico , se nasciamo predisposti o meno, a sviluppare allergie come ad esempio, asma, allergie alimentari, dermatite atopica, che colpiscono non solo fin da bambini, ma che possono comparire per la prima volta da adulti, o addirittura da anziani - spiega Vincenzo Patella, presidente della Società italiana di Allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic) e direttore Uoc Medicina interna dell'Azienda Sanitaria di Salerno - L'elemento chiave che entra in gioco è il microbiota intestinale , un ecosistema di miliardi di microrganismi che detta il nostro destino clinico decidendo se e quando, cambia l'espressione dei geni che predispongono a malattie come quelle allergiche" "Il microbiota è come un pianista che suona il nostro spartito genetico: se è in equilibrio con il suo ospite, la melodia è armoniosa e il corpo funziona bene, ma se è disturbato da fattori esterni non previsti dalla nostra evoluzione, come il ricorso sempre più diffuso al parto cesareo, l'esposizione eccessiva ad antibiotici, un'alimentazione inappropriata, inquinamento, o stress, la melodia diventa suono stridente, aumentando il rischio di sviluppare allergie - afferma Alessio Fasano, scienziato di fama mondiale tra i primi a decifrare il ruolo del microbiota, che sta rivoluzionando la comprensione delle malattie allergiche , pediatra e gastroenterologo del Massachusetts General Hospital di Boston, professore di Pediatria alla Harvard Medical School e professore di Nutrizione alla Harvard TH Chan School of Public Health -. In quest'ottica, i primi 1000 giorni di vita dettano la suscettibilità a essere resilienti a possibili cambiamenti del microbioma che possono scatenare allergie durante tutto l'arco della nostra vita .

domenica 18 gennaio 2026

AUMENTO DI MALATTIE INFIAMMATORIE E METABOLICHE NELL'INFANZIA

 

 


“Il continuo aumento delle malattie infiammatorie e metaboliche durante l’infanzia, dovuto alle modificazioni della flora intestinale, sta creando una situazione mai vista in passato. I numeri sono preoccupanti. È il pediatra lo specialista della longevità, non il geriatra: è infatti l’alimentazione dei primi 10-12 anni di vita a gettare le basi della salute di tutta l’esistenza. Mantenere un microbiota equilibrato è fondamentale per contrastare le malattie infiammatorie, in costante aumento nell’infanzia e nell’adolescenza. Lo afferma il prof. Antonio Gasbarrini, direttore scientifico dell’Ospedale Gemelli di Roma e gastroenterologo di fama mondiale, nel corso del XXXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica in corso in questi giorni a Roma. "Le alterazioni del microbiota intestinale dovute ai cibi ultraprocessati (cioè quegli alimenti molto manipolati industrialmente e molto additivati)" dice Gasbarrini "lo rendono proinfiammatorio, quindi in grado di favorire malattie metaboliche che prima si manifestavano intorno ai 50 anni e che nei prossimi anni compariranno a 30. L’insulinoresistenza, che è tra le prime manifestazioni di questo squilibrio, interessa ormai in Italia quasi il 15% dei bambini e in America addirittura 30%: tutti candidati a diventare diabetici conclamati entro i 18 anni"."È una vera e propria epidemia quella delle malattie infiammatorie in età pediatrica, responsabili delle cronicità negli adulti" concorda il prof. Claudio Romano, presidente SIGENP "Le malattie infiammatorie intestinali frutto della alimentazione scorretta nell’infanzia ricca di alimenti ultraprocessati provocano infiammazione.

sabato 20 dicembre 2025

ASSE INTESTINO-CERVELLO: IL MICROBIOTA INFLUENZA LE MALATTIE

 


Lo squilibrio del microbiota influenza le malattie. A spiegare come, parlando con l'Adnkronos Salute è l'immunologo Mauro Minelli della Fondazione per la Medicina Personalizzata. Nel microbiota intestinale umano, "esiste una quota di microrganismi capace di agire sul cosiddetto
'asse intestino-cervello' , un canale bidirezionale attraverso il quale l'intestino comunica con il cervello e viceversa. La comunicazione lungo quest'asse viene fornita da alcune molecole che consentono un dialogo costante ed immediato tra i neuroni cerebrali ei neuroni che, distribuiti nell'intestino umano, compongono il cosiddetto 'plesso neuro-enterico'. Tali molecole sono anche prodotte da diversi batteri del microbiota, quali 'psicobiotici' ed in grado di interloquire con le cellule neuronali , così intervenendo nelle dinamiche funzionali di quell'asse delicato"."D'altro canto, organizzazioni microbiche intestinali disordinate e squilibrate sono state trovate in varie condizioni neuropsichiatriche, come  depressione e ansia, disturbi dello spettro autistico, schizofrenia e persino morbo di Parkinson e malattia di Alzheimer E - prosegue - si ipotizza che alterazioni dei segnali del microbiota nei primi anni di vita, se non addirittura nell'ambiente fetale, hanno importanti ripercussioni sui processi di formazione dei neuroni che andranno a costituire la preziosa struttura cerebrale dell'ippocampo, con conseguenze sul comportamento del bambino e, successivamente, dell'adulto", prosegue l'immunologo. "In particolare, per quel che riguarda i disturbi dello spettro autistico, in questi pazienti sono spesso osservati disordini gastrointestinali con alterazioni del microbiota più frequentemente rappresentate da un'aumentata abbondanza di clostridi e da un generale aumento di batteri anaerobi tra i quali primeggiano batteri appartenenti al genere sutterella,

giovedì 27 novembre 2025

VERDE NEI LUOGHI DI VITA: I BENEFICI PER LO SVILUPPO DEI BAMBINI

 


Numerosi studi dimostrano che il contatto con la natura ha effetti positivi sulla salute in ogni fase della vita. Durante la gravidanza, il verde urbano è associato ai migliori esiti neonatali, mentre
nell'infanzia favorisce lo sviluppo cognitivo, comportamentale e la salute mentale , con effetti protettivi anche nei disturbi del neurosviluppo. La frequentazione degli spazi verdi scolastici sembra migliorare apprendimento, creatività e benessere emotivo, anche durante l'adolescenza, contribuendo a ridurre il “burnout” da studio ei sintomi depressivi. Inoltre, la biodiversità degli ambienti naturali promuove la salute visiva, respiratoria e cardiovascolare e rafforza il sistema immunitario attraverso il microbioma, confermando l'importanza della presenza di spazi verdi nelle nostre città .

domenica 2 novembre 2025

Come proteggere i bambini dai pericoli reali: 8 consigli dei neuropsichiatri infantili di Sinpia

 


"La prima valutazione da fare è capire se l'esperienza è adeguata all'età ed è ragionevolmente proponibile", dice Fazzi. La risposta non può essere quella di eliminare il rischio, ma di proporre con intenzionalità e gradualità. Cosa succede quando un bambino sale su un albero, corre più veloce del solito o si cimenta in una nuova esperienza sotto la supervisione costante di un adulto? Riesci ad imparare. A conoscere i propri limiti, a gestire le emozioni, a sviluppare capacità fondamentali per la crescita.
 Parola di neuropsichiatri infantili. "Affrontare il rischio e imparare a gestire emozioni complesse adeguate all'età – spiega Elisa Fazzi, Presidente SINPIA, Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza, Professore Ordinario di Neuropsichiatria infantile dell'Università degli Studi di Brescia e Direttore SC Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza, ASST Spedali Civili di Brescia - sono tappe essenziali per lo sviluppo sano di bambini e adolescenti. Un bambino che impara a gestire i rischi affina una delle competenze di uno sviluppo neuropsichico ottimale che si chiama resilienza ovvero la capacità di affrontare eventi stressanti o traumatici e riorganizzare in maniera positiva la propria vita anche dinanzi alle difficoltà. Imparare a gestire i rischi aiuta a sviluppare anche altre competenze come la capacità di prendere decisioni e la fiducia instesso .

E se ogni graffio è una lezione e ogni sfida un'occasione per i bambini per conoscersi meglio, cosa possono fare i genitori per lasciargli la libertà di imparare affrontando piccoli rischi, senza correre pericoli? Come è meglio porsi di fronte alle richieste dei bambini di partecipare ad esperienze che possono comportare un rischio?

giovedì 2 ottobre 2025

Troppo tempo davanti ai video può alterare lo sviluppo cerebrale in adolescenza

 


L'uso eccessivo di schermi comporta un rischio di disturbi mentali come la depressione durante l'infanzia e l'adolescenza. Il problema è legato alla carenza di sonno: è quanto emerge da uno studio dell'Università di Pittsburgh pubblicato su JAMA Pediatrics, secondo cui
l'associazione tra l'uso di schermi e il maggior rischio di disturbi depressivi è determinata da un sonno più breve e da una peggiore organizzazione della materia bianca del cervello durante la fase cruciale dello sviluppo cerebrale che si ha nell'adolescenza. Nello studio, i ricercatori hanno analizzato oltre 1.000 indagini in cui agli adolescenti è stato chiesto di stimare quanto tempo trascorrono ogni giorno davanti agli schermi e quanto dormono in media ogni notte. Le scansioni cerebrali dei partecipanti hanno rivelato che le connessioni della materia bianca tra le regioni del cervello che controllano la regolazione delle emozioni, la memoria e l'attenzione erano più deboli e disorganizzate negli adolescenti che trascorrevano più tempo sul telefono o sul tablet e non dormivano a sufficienza , più simili a sentieri tortuosi in una foresta che a un'autostrada a otto corsie. Questi adolescenti avevano anche punteggi di depressione più elevati, suggerendo che l'intersezione tra il tempo trascorso davanti allo schermo e la qualità del sonno potrebbe essere la chiave per una migliore funzione cerebrale e salute mentale.

domenica 7 settembre 2025

Vaccini e disbiosi

 


I vaccini rappresentano un'arma fondamentale per limitare la diffusione delle malattie infettive e proteggere le popolazioni vulnerabili dalle infezioni. La risposta al vaccino dipende da diversi fattori, sia propri dell'ospite sia ambientali. Recentemente se si è ipotizzato un ruolo del microbiota intestinale e della disbiosi intestinale nella risposta al vaccino, con
individui disbiotici che mostrano minori tassi di risposta . Per questo alcuni ricercatori hanno condotto uno  studio , i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista  Critical Reviews in Microbiology , basandosi sull'ipotesi che la modifica dei costituenti dietetici possa modulare la composizione del microbioma intestinale, che, a sua volta, può alterare le risposte al vaccino. Le risposte vaccinali dipendono sia da fattori dell'ospite sia ambientali. I primi coinvolgono patrimonio genetico, sesso, età, immunità preesistente, anticorpi materni, stato nutrizionale e stato di salute, mentre i fattori ambientali includono tipo di vaccino, dose, modalità di somministrazione e adiuvanti, ma anche dimensioni della famiglia, posizione geografica, variazione stagionale, condizioni igieniche e sanitarie. Tra i fattori dell'ospite, recentemente, è stato menzionato anche il microbiota intestinale: esso influenza lo sviluppo e la funzionalità del sistema immunitario, con un probabile impatto sull'immunocompetenza e sulla risposta ai vaccini.  Una comunità microbica bilanciata, ovvero il mantenimento dell'eubiosi intestinale, è fondamentale per garantire una salute ottimale del sistema immunitario e massimizzare le risposte immunologiche specifiche agli agenti vaccinali. L'eubiosi intestinale, caratterizzata da una maggiore diversità microbica con una predominanza di microbi benefici, promuove l'integrità della barriera intestinale, attenua l'infiammazione e promuove l'omeostasi immunitaria.  Tra i diversi fattori determinanti della composizione del microbioma intestinale, la dieta è quella più importante .

domenica 29 giugno 2025

BAMBINI AL SOLE


Dermatologi e Pediatri della WHAD&P fanno chiarezza sulla fotoprotezione pediatrica e presentano le Linee di indirizzo per un approccio globale, con gli stili di vita da seguire ei filtri da usare, per garantire efficacia e sicurezza. Che l'esposizione alla luce solare abbia effetti benefici sulla salute di grandi e piccini è un dato di fatto: la produzione della vitamina D da parte della pelle stimolata da raggi UV ne è solo un esempio. Tuttavia, è altrettanto vero che esporsi al sole senza fotoprotezione in orari inappropriati può provocare non pochi danni che, nel caso dei bambini, si ripercuotono anche sulla salute in età adulta. Per questo, la World Health Academy of Dermatology and Pediatrics (WHAD&P), grazie al contributo di un panel di esperti dermatologi e pediatri internazionali, ha deciso di realizzare le
Linee di Indirizzo sulla Fotoprotezione Pediatrica ”, un documento che, sulla base delle più recenti evidenze scientifiche, presenta un approccio globale, con gli stili di vita da seguire ei filtri da usare, per garantire efficacia e sicurezza. La radiazione ultravioletta è responsabile non solo di potenziali danni cutanei acuti, quali l'ustione solare e le fotodermatiti, ma anche e soprattutto di danni a lungo termine, come l'insorgenza di tumori cutanei e il photoaging. Il melanoma cutaneo, in particolare, sembra più facilmente correlato alle esposizioni intense e intermittenti che spesso causano ustioni solari, soprattutto a quelle avvenute nell'età pediatrica. I bambini, infatti, sono più suscettibili sia alle scottature solari, che ai danni a lungo termine, poiché le loro difese naturali sono meno efficienti, la pelle è più sottile e la melanina meno rappresentata.

sabato 7 giugno 2025

Cereali a colazione per i bimbi, nutrono davvero?

 

 


Il valore nutrizionale dei cereali per la prima colazione destinati ai più piccoli, è messo in dubbio da un'analisi di 1200 prodotti lanciati sul mercato dal 2010 al 2023 che ha rivelato aumento di grassi, sodio e zuccheri, oltre a una diminuzione di proteine e fibre.  Pubblicata su Jama Network Open, l'analisi è stata diretta da Shuoli Zhao della University of Kentucky. I cereali per bambini contengono alti livelli di zuccheri aggiunti, con una singola porzione che supera il 45% del limite giornaliero raccomandato dall'American Heart Association per i bambini.   Per capire le tendenze nella composizione dei cereali i ricercatori hanno analizzato 1200 cereali per la prima colazione per i bambini.

 È emerso che per molti prodotti a cambiare è stato il packaging, mentre le nuove formulazioni nutrizionali sono state le meno frequenti. Tuttavia si è visto che in media il contenuto totale di grassi per porzione è aumentato del 33,6%, passando da 1,13 grammi nel 2010 a 1,51 nel 2023. Il contenuto di sodio ha evidenziato un aumento del 32,1% durante il periodo di studio (da 156 milligrammi a 206,1). I carboidrati totali hanno mostrato un andamento relativamente stabile passando da 27,32 grammi a 28,45 nel 2023.

martedì 15 aprile 2025

I Probiotici diminuiscono la durata della febbre nei bambini colpiti da infezioni delle alte vie respiratorie

 


Le infezioni delle vie respiratorie superiori (URTI) sono molto diffuse nella popolazione pediatrica e rappresentano circa il 90% delle infezioni respiratorie totali in tutto il mondo; è comune che un bambino abbia da 5 a 8 episodi all'anno, soprattutto nei primi 5 anni di vita. Queste condizioni sono la ragione principale per cui si richiede una consulenza con un medico di base, con un tasso di ricovero ospedaliero superiore all'1%. Le URTI sono scatenate da diversi agenti infettivi, principalmente virus respiratori. I sintomi solitamente raggiungono il picco in 3-5 giorni, si risolvono entro 14 giorni e includono congestione e secrezione nasale, mal di gola, arrossamento o secrezione dagli occhi, tosse, raucedine, irritabilità, diminuzione dell'appetito, disturbi del sonno e febbre. La febbre, in particolare, è una caratteristica comune nei pazienti affetti da URTI, con un impatto sostanziale sul benessere del bambino e sulle attività fisiche e scolastiche. Inoltre, è una potenziale fonte di preoccupazione sia per i medici che per gli operatori sanitari ed è associata a un uso aumentato, e talvolta inappropriato, di antibiotici. Attualmente, non esiste un trattamento di routine basato sull'evidenza per le URTI. L'uso di antipiretici riduce transitoriamente la temperatura corporea ma non ha alcun effetto sulla durata complessiva della febbre. Gli antibiotici sono efficaci solo in un numero limitato di URTI. Negli ultimi decenni, la somministrazione di probiotici è emersa come un nuovo potenziale approccio alla gestione delle malattie infettive.

mercoledì 26 marzo 2025

BASTANO POCHI GIORNI DI CIBO SPAZZATURA…..

 


Una recente pubblicazione su Nature Metabolism ha rivelato qualcosa di sorprendente: bastano appena cinque giorni di alimentazione ipercalorica per alterare il funzionamento del nostro cervello, con effetti che persistono ben oltre il periodo della dieta stessa. Lo studio, condotto su 29 uomini giovani con peso normale, ha dimostrato che una breve abbuffata di cibo spazzatura può modificare il modo in cui il cervello risponde all’insulina, l’ormone chiave nella regolazione dello zucchero nel sangue, anche senza causare un aumento di peso. I ricercatori hanno diviso i partecipanti, tutti maschi di età compresa tra 19 e 27 anni, in due gruppi. Un gruppo di controllo ha mantenuto la propria dieta abituale, mentre un gruppo sperimentale ha consumato 1.500 calorie extra al giorno per cinque giorni, principalmente sotto forma di snack ultra-processati ricchi di zuccheri e grassi.

Per valutare gli effetti sul cervello, gli scienziati hanno utilizzato una combinazione innovativa di tecniche. Hanno somministrato insulina per via intranasale (INI), utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e misurato il flusso sanguigno cerebrale come indicatore dell’attività neurale. Queste misurazioni sono state effettuate in tre momenti distinti: prima dell’inizio della dieta, subito dopo i cinque giorni di dieta ipercalorica, e una settimana dopo il ritorno all’alimentazione normale. I risultati sono stati sorprendenti: cambiamenti cerebrali senza aumento di peso

mercoledì 19 febbraio 2025

Come sentono gli odori i neonati


I neonati al primo mese di vita hanno un cervello già capace di elaborare le informazioni olfattive scatenate dalla percezione di odori piacevoli, come il profumo di fragola, e odori sgradevoli, come quello della benzina. Lo hanno scoperto i ricercatori del National Institute on Drug Abuse statunitense, con uno studio, pubblicato sulla rivista JNeurosci, che accende un faro sulle primissime fasi di sviluppo del senso dell'olfatto. La capacità di percepire gli odori permette di attuare comportamenti adattativi molto importanti, come ad esempio l'alimentazione, ma non è ancora del tutto chiaro come questa abilità si sviluppi nelle primissime fasi della vita. Per colmare tale lacuna, i ricercatori hanno usato la risonanza magnetica funzionale in modo da studiare l'attività cerebrale di neonati al primo mese di vita mentre venivano esposti a odori piacevoli (come il profumo di fragola o banana) oppure sgradevoli (come quello  di sudore o benzina). I dati raccolti dimostrano che gli odori accendono regioni del cervello fortemente legate al senso dell'olfatto così come pure il talamo, una struttura del sistema nervoso centrale che è molto importante per elaborare le informazioni sensoriali in generale.

mercoledì 15 gennaio 2025

AUTISMO: NEI PAESI RICCHI 1 PERSONA OGNI 127

 


ll disturbo dello spettro autistico ha un peso enorme sulla salute dei giovani nel mondo: si colloca tra le prime 10 cause non fatali di cattiva salute tra gli under-20, infatti si stima che nel 2021 circa 61,8 milioni di persone fossero colpite da autismo - pari a 1 persona su 127. È quanto emerge da una nuova analisi globale condotta nell'ambito del Global Burden of Diseases, Injuries, and Risk Factors Study (GBD) 2021. Pubblicato su The Lancet Psychiatry, lo studio è stato condotto presso l'Institute for Health Metrics and Evaluation dell'Università di Washington a Seattle.  I risultati principali rivelano forti disparità: la prevalenza globale di ASD è significativamente più alta tra i maschi, con 1065 casi per 100mila maschi, quasi il doppio della prevalenza globale tra le femmine (508 per 100mila femmine). Regioni ad alto reddito come l'Asia-Pacifico, compreso il Giappone, hanno registrato la più alta prevalenza globale (1.560 per 100.000 persone), mentre l'America Latina tropicale e il Bangladesh hanno registrato la più bassa. Nonostante le differenze di sesso e regione, le persone autistiche sono presenti a livello globale in tutte le fasce d'età, con un aumento degli anni di vita persi per disabilità (DALY) dovuto alla crescita della popolazione.

domenica 10 novembre 2024

DOVE RICAVARE OMEGA 3


Non esiste il concetto di "carenza" per gli omega-3 e i livelli non sono misurabili. Infatti non esistono per questo nutriente test standardizzati e validati, né livelli di riferimento affidabili, al contrario di quanto vale invece per altri nutrienti come la vitamina B12, la vitamina D, il ferro, ecc. Secondo l'Istituto Nazionale della Salute statunitense: non sono noti i livelli di concentrazione di DHA e EPA al di sotto dei quali risultano danneggiate funzionalità come ad esempio quella visiva, neurale, o del sistema immunitario; carenze di acidi grassi essenziali in individui sani sono virtualmente non esistenti negli USA. Pur non esistendo il concetto di carenza, l'assunzione di omega-3 è importante, in quanto questi acidi grassi sono antinfiammatori, sono importanti per la salute delle membrane cellulari del nostro organismo e servono a prevenire alcune malattie degenerative: malattie cardiovascolari, alcuni tipi di tumore, malattie coronariche, malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Per ottenere i benefici degli omega-3 è sufficiente assumere 2 porzioni al giorno di cibi ricchi di omega-3, dove una porzione è, a scelta:

  • un cucchiaino di olio di lino da frigo (5 g);
  • 10 grammi di semi di lino macinati;
  • 15 grammi di semi di chia macinati;
  • 30 g di noci (6 noci).

domenica 6 ottobre 2024

I genitori possono ridurre la dipendenza...

 


Prima sperimentazione clinica in Australia dei trattamenti per una nuova dipendenza sempre più diffusa tra i più giovani: la dipendenza dagli schermi di telefoni cellulari e computer. L'hanno condotta la Screens and Gaming Disorder Clinic e l'Università Macquarie di Sydney e i risultati indicano che i genitori possono avere successo nel ridurre l'impatto di tale dipendenza sul benessere dei figli regolando e limitando l'accesso ai loro dispositivi, piuttosto che sequestrandoli. I ricercatori hanno dato istruzioni a 689 coppie di genitori per cinque strategie: fissare limiti alla rete wifi di casa; limiti ai dati mobili; disconnettere il wifi all'ora di andare a letto; negoziare limiti di accesso ai dispositivi e stabilire conseguenze come limiti di accesso per violazione delle regole.

domenica 22 settembre 2024

Stop smartphone sotto i 14 anni e social sotto i 16


"Ogni tecnologia ha il suo giusto tempo
". E' la premessa con cui un gruppo di pedagogisti, psicoterapeuti, neurobiologi, neuropsichiatri infantili e altri esperti si è fatto promotore di una petizione per ottenere lo "stop a smartphone e social" per i ragazzi sotto una certa età. Un appello lanciato nelle scorse ore che - a metà mattina dell'11 settembre - ha superato il traguardo delle 5mila firme.

Lanciata sulla piattafoma 'Change.org', la petizione chiede "al Governo italiano di impegnarsi per far sì che nessuno dei nostri ragazzi e delle nostre ragazze possa possedere uno smartphone personale prima dei 14 anni e che non si possa avere un profilo sui social media prima dei 16.

Aiutiamo le nuove generazioni", chiedono i firmatari dell'appello promosso dal Centro psicopedagogico per l'educazione e la gestione dei conflitti (Cpp). Le prime sigle sono quelle del pedagogista Daniele Novara, direttore del Cpp, e del medico e psicoterapeuta Alberto Pellai. Seguono le firme di 24 esperti e di diversi esponenti di Unita (Unione nazionale interpreti teatro e audiovisivo), tra cui molti attori, da Stefano Accorsi a Luca Zingaretti.

"Se è vero che spesso le tecnologie migliorano la qualità della vita, questo non accade quando si parla di educazione nella prima infanzia e nella scuola primaria - avvertono i promotori della petizione - I bambini e le bambine che utilizzano strumenti tecnologici e interagiscono con gli schermi subiscono due danni: uno diretto, legato alla dipendenza", e l'altro "indiretto, perché l'interazione con gli schermi impedisce di vivere nella vita reale le esperienze fondamentali per un corretto allenamento alla vita. E' ormai chiaro che prima dei 14 anni avere uno smartphone personale possa essere molto dannoso così come aprire, prima dei 16 anni, un proprio profilo personale sui social media".

Gli esperti precisano che non si tratta di "una presa di posizione anti-tecnologica", ma dell'accoglimento "di ciò che le neuroscienze hanno ormai dimostrato: ci sono aree del cervello, fondamentali per l'apprendimento cognitivo, che non si sviluppano pienamente se il minore porta nel digitale attività ed esperienze che dovrebbe invece vivere nel mondo reale. Simili comportamenti in età prescolare portano ad alterazioni della materia bianca in quelle aree cerebrali fondamentali per sostenere l'apprendimento della letto-scrittura".

mercoledì 29 maggio 2024

Boom di casi di Streptococco tra i bambini

 


Lo Streptococco ha rialzato la testa a fine pandemia, ai danni soprattutto dei bambini più piccoli, che si sono ammalati di più nel 2023, probabilmente a causa di un debito immunitario legato proprio alle protezioni usate durante il covid: infatti uno studio condotto all'Università Cattolica - IRCSS Fondazione Policlinico Gemelli e pubblicato su Lancet Microbe ha fotografato la situazione del 2023, con tanti piccoli a letto con febbre alta e tonsille gonfie, con le farmacie prese d'assalto per i test diagnostici, con un'incidenza tornata rapidamente ai livelli del periodo pre-pandemico. Nella casistica del pronto soccorso pediatrico del Gemelli, infatti, nel 2023 è risultato positivo allo streptococco il 13-16% di tutti i campioni esaminati. In particolare a circolare di più è stato l'immunotipo M1, il più grave e virulento. Lo studio si basa sui dati raccolti tra 2018 e 2023: i ricercatori hanno analizzato l'incidenza dell'infezione da Streptococcus pyogenes (GAS), attraverso l'osservatorio privilegiato del Pronto Soccorso pediatrico, diretto da Antonio Chiaretti. In tutto sono stati raccolti e esaminati oltre 1.800 campioni da tamponi faringo-tonsillari di bambini giunti in pronto soccorso con sintomi influenzali. "Tra 2020 e 2022 - spiega Maurizio Sanguinetti, ordinario di Microbiologia alla Cattolica, direttore del Dipartimento Scienze di Laboratorio e infettivologiche, che ha coordinato lo studio insieme a Chiaretti - abbiamo osservato una significativa riduzione di infezioni da Streptococco, sia in termini di quantità dei campioni pervenuti (per un ridotto accesso), sia una significativa riduzione percentuale dei positivi. Le misure di protezione non farmacologiche, come la mascherina in quegli anni hanno ridotto il contatto con il microrganismo e l'infezione".   Tuttavia il batterio ha poi potuto rialzare la guardia, colpendo soprattutto i più piccoli. "Il sospetto è che i bambini - spiega Sanguinetti - essendo stati protetti in modo importante durante il Covid, non abbiano sviluppato la normale immunità parzialmente protettiva. "Il contatto coi microrganismi - sottolinea Sanguinetti - è fondamentale per 'allenare' il sistema immunitario a rispondere alle infezioni. L'ipotesi è dunque che il ridotto contatto con questo microrganismo, abbia determinato nei bambini più piccoli un 'debito immunologico' impedendo loro di sviluppare una protezione, anche parziale e questo ha comportato un aumento dei casi.

martedì 9 aprile 2024

Autismo: quanti sono in Italia?

 


Comportamenti ripetitivi, difficoltà ad avere relazioni sociali, parlare in modo anomalo o non parlare affatto: sono solo alcuni dei modi in cui si manifestano i disturbi dello spettro autistico, che in Italia colpiscono un bambino su 77 nella fascia d'età compresa fra 7 e 9 anni. Molto poco si sa sulle possibili cause e molto c'è da fare sui fronti della ricerca e della diagnosi precoce. A sollevare l'attenzione sul problema è la Giornata mondiale della consapevolezza sull'autismo istituita nel 2007 dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite e che si celebra il 2 aprile. Per l'occasione, i monumenti di molte città si sono illuminati di blu. A Roma le luci blu si sono accese nella fontana dei Dioscuri a piazza del Quirinale e sulle facciate di Palazzo Madama, Palazzo Montecitorio e del Palazzo H sede del Coni.     Le stime più recenti diffuse dal ministero della Salute indicano che i maschi sono 4,4 volte più colpiti rispetto alle femmine e che sono inoltre circa 500mila le famiglie nelle quali è presente almeno una persona con disturbi dello spettro autistico. Tra le cause, più ricerche hanno indicato delle componenti genetiche, ma molto c'è ancora da comprendere.