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domenica 31 maggio 2026

STRATEGIE PER PROTEGGERE LO SCHELETRO

 


Dalla dieta all'integrazione mirata, gli esperti richiamano l'attenzione sull'importanza di strategie personalizzate per proteggere lo scheletro lungo tutto l'arco della vita

La salute dello scheletro dipende da un equilibrio articolato tra alimentazione adeguata, attività fisica e interventi preventivi tempestivi . In questo scenario, calcio e vitamina D continuano a rappresentare due micronutrienti fondamentali per preservare la densità minerale ossea e ridurre il rischio di fragilità. Nonostante la loro rilevanza biologica, le carenze restano diffuse nella popolazione generale, contribuendo alla comparsa di condizioni come l'osteoporosi , che in Italia interessa circa cinque milioni di persone .

Secondo gli specialisti, questa patologia si sviluppa in modo progressivo e spesso priva di sintomi evidenti, manifestandosi solo in occasione di fratture. Diventa quindi essenziale adottare un approccio preventivo già nelle fasi precoci della vita, promuovendo abitudini nutrizionali corrette e contrastando la sedentarietà.

venerdì 29 maggio 2026

I LEGUMI DANNO SEMPRE GONFIORE ADDOMINALE?

 


Capita spesso di rinunciare a ceci o fagioli per paura del meteorismo, è un problema comune, ma la scienza ci dice che non dobbiamo puntare il dito contro i legumi, bensì sulla nostra fisiologia.

I legumi sono pilastri della longevità e della salute metabolica. Vale la pena "allenare" il nostro intestino a gestirli al meglio.

Succede per questi motivi: i legumi contengono oligosaccaridi (come raffinosio e stachiosio). Il nostro corpo non produce l'enzima alfa-galattosidasi necessario per scomporli nell'intestino tenue, quindi questi zuccheri arrivano intatti nel colon, dove diventano il banchetto preferito del nostro microbiota. Il risultato? Fermentazione e produzione di gas.

Se la dieta è povera di fibre, un carico improvviso può "sorprendere" l'intestino, rallentando il transito.

Come sarà possibile risolvere questi problemi?

lunedì 23 febbraio 2026

ALLARME PER LA DIETA DEI BAMBINI: TROPPI SNACK E VERDURA, FRUTTA ASSENTI

 


Bevande gassate ed energizzanti, snack confezionati, biscotti industriali e piatti pronti da riscaldare: gli alimenti ultra-formulati sono ormai entrati stabilmente nelle abitudini quotidiane di milioni di bambini in tutto il mondo, con una spesa per questi prodotti che ha superato i duemila miliardi di dollari. Un fenomeno che riguarda anche l'Italia, dove
oltre la metà dei bimbi consuma snack dolci più di tre volte a settimana, mentre più di uno su dieci mangia regolarmente snack salati e uno su quattro beve quotidianamente bibite zuccherate . Frutta e verdura sono assenti dalla dieta giornaliera di un quarto dei ragazzi, e la colazione sta progressivamente scomparendo dalle loro abitudini: il 10,9% la salta del tutto e un bambino su tre la consuma in modo non adeguato. È quanto emerge dal nuovo rapporto 'Cibo e bambini', presentato dalla fondazione Aletheia, dove viene evidenziato come nel nostro Paese il 9,6% dei bambini e adolescenti tra i 5 ei 19 anni versa in condizione di obesità, mentre il 27,3% risulta in sovrappeso. Questi dati evidenziano la diffusione di abitudini alimentari rischiose con impatti crescenti sulla salute delle nuove generazioni: investire nella prevenzione diventa quindi cruciale, partendo dalle mense scolastiche. In questo senso, le mense scolastiche rappresentano infatti il ​​primo presidio pubblico per promuovere stili di vita sani, perché circa il 41% dei bambini iscritti alla scuola primaria in Europa ha accesso quotidiano a un pasto scolastico gratuito o sovvenzionato, percentuale che sale al 61% nei Paesi ad alto reddito.

venerdì 13 febbraio 2026

QUANDO SI DIVENTA ALLERGICI?

 


Scoperto perché asma e allergie alimentari cambiano: nascono dal microbiota

"L'elemento chiave che entra in gioco è il microbiota intestinale che detta il nostro destino clinico decidendo se e quando, cambia l'espressione dei geni che predispongono a malattie come quelle allergiche "

Si può essere allergici fin da bambini, ma anche diventarlo in età adulta, a 50 o 60 anni. Fino ad oggi, non era chiaro il meccanismo che influenza la variabilità nel tempo delle allergie, che, a volte, possono risolversi spontaneamente nella prima infanzia, mentre altre, compaiono all'improvviso nel corso della vita. Le prove più innovative e recenti mostrano che  l'origine delle allergie è solo parzialmente determinata dal patrimonio genetico, ma il fattore che lo innesca è il microbiota intestinale che si forma già dal concepimento , per maturare nei primi due anni di vita. Questo, infatti, influenza la programmazione del sistema immunitario in senso protettivo, se si ritiene un rapporto simbiotico con l'individuo, o in senso negativo, se il microbiota non è in sintonia con l'ospite, determinando un'aumentata suscettibilità alle malattie allergiche in qualsiasi momento della vita.

"Fino a pochi anni fa eravamo convinti che il nostro destino da allergici dipendesse esclusivamente dalla genetica. Ma non è solo colpa del nostro bagaglio genetico , se nasciamo predisposti o meno, a sviluppare allergie come ad esempio, asma, allergie alimentari, dermatite atopica, che colpiscono non solo fin da bambini, ma che possono comparire per la prima volta da adulti, o addirittura da anziani - spiega Vincenzo Patella, presidente della Società italiana di Allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic) e direttore Uoc Medicina interna dell'Azienda Sanitaria di Salerno - L'elemento chiave che entra in gioco è il microbiota intestinale , un ecosistema di miliardi di microrganismi che detta il nostro destino clinico decidendo se e quando, cambia l'espressione dei geni che predispongono a malattie come quelle allergiche" "Il microbiota è come un pianista che suona il nostro spartito genetico: se è in equilibrio con il suo ospite, la melodia è armoniosa e il corpo funziona bene, ma se è disturbato da fattori esterni non previsti dalla nostra evoluzione, come il ricorso sempre più diffuso al parto cesareo, l'esposizione eccessiva ad antibiotici, un'alimentazione inappropriata, inquinamento, o stress, la melodia diventa suono stridente, aumentando il rischio di sviluppare allergie - afferma Alessio Fasano, scienziato di fama mondiale tra i primi a decifrare il ruolo del microbiota, che sta rivoluzionando la comprensione delle malattie allergiche , pediatra e gastroenterologo del Massachusetts General Hospital di Boston, professore di Pediatria alla Harvard Medical School e professore di Nutrizione alla Harvard TH Chan School of Public Health -. In quest'ottica, i primi 1000 giorni di vita dettano la suscettibilità a essere resilienti a possibili cambiamenti del microbioma che possono scatenare allergie durante tutto l'arco della nostra vita .

martedì 3 febbraio 2026

QUANDO ASSUMERE GLI INTEGRATORI?


L'uso degli integratori alimentari è molto diffuso, tuttavia rimangono alcuni dubbi sulle modalità di assunzione. Va fatta prima o dopo i pasti o è indifferente? Facciamo il punto, esaminando gli integratori più diffusi utilizzati dagli italiani. In primo luogo anche se non sono farmaci, andrebbero assunti dopo indicazione di un professionista per evitare le dosi troppo basse o troppo alte del nutriente.

Integratori di vitamina D

Vanno presi subito dopo uno dei pasti principali (pranzo o cena), perché per l'assorbimento è necessaria la presenza di grassi, essendo la D una vitamina liposolubile. Si tratta di un nutriente che il nostro organismo produce da solo, grazie all'esposizione della pelle alla luce solare; non deriva dall'alimentazione, in nessun tipo di dieta (in quella 100% vegetale non è presente, ma anche in quella onnivora se ne può ricavare al massimo il 10-30% del fabbisogno, una quantità trascurabile). La carenza di vitamina D è molto diffusa tra gli italiani, poiché l'esposizione al sole nei mesi invernali e nella città dove lavoro e scuola avvengono in ambienti chiusi, è quasi impossibile, quindi l'integratore è indispensabile, in particolare fino al termine della crescita(ovvero 18 anni) e nella terza età. Meglio sarebbe evitare le megadosi, privilegiando l'assunzione quotidiana, dopo esami del sangue per valutarne la carenzaFine modulo

Integratori di vitamina B12

Vanno presi in qualsiasi momento, non c'è legame con il pasto, basta avere la bocca pulita. Questo perché per la vitamina B12 va scelto un integratore di tipo sublinguale (cioè la compressa va fatta sciogliere sotto la lingua) e quindi una parte della vitamina non passa dal sistema digestivo ma entra direttamente in circolo. Questa vitamina non è prodotta né dalle piante né dagli animali, ma dai batteri, che una volta contaminavano i cibi vegetali. Oggi non è più così, quindi questi batteri vengono coltivati ​​negli stabilimenti di produzione degli integratori. La maggior parte degli integratori di vitamina B12 prodotti nel mondo va a finire nei mangimi degli animali d'allevamento: per questo nella carne e nel pesce si ritrova questa vitamina (nei latticini non se ne trova molta e quella delle uova è molto poco assimilabile). Nonostante questo, la carenza di vitamina B12 è molto diffusa anche tra gli onnivori; chi ne è carente deve assumere l'integratore in modo diretto, in forma sublinguale, esattamente come devono fare tutti i latto-ovo-vegetariani e vegani.

Integratori di ferro

L'integratore di ferro va assunto lontano dai pasti, perché alcuni nutrienti possono contrastarne l'assorbimento. Una dieta 100% vegetale è molto ricca di ferro e nei casi in cui sia necessario assorbirne di più si possono applicare accorgimenti a questo scopo, come associare cibi ricchi di vitamina C a cibi ricchi di ferro. Tuttavia, l'anemia da carenza di ferro è la forma più diffusa, in questi casi può essere necessario assumere un integratore, specie nelle donne fertili con ciclo abbondante. Anche le donne in gravidanza devono spesso integrare il ferro. Un'altra ragione di carenza è in caso di donazioni di sangue troppo frequenti. Infine, abbiamo notato che molte persone credono di essere carenti e di dover integrare, mentre i loro valori sono del tutto nei media.

domenica 18 gennaio 2026

AUMENTO DI MALATTIE INFIAMMATORIE E METABOLICHE NELL'INFANZIA

 

 


“Il continuo aumento delle malattie infiammatorie e metaboliche durante l’infanzia, dovuto alle modificazioni della flora intestinale, sta creando una situazione mai vista in passato. I numeri sono preoccupanti. È il pediatra lo specialista della longevità, non il geriatra: è infatti l’alimentazione dei primi 10-12 anni di vita a gettare le basi della salute di tutta l’esistenza. Mantenere un microbiota equilibrato è fondamentale per contrastare le malattie infiammatorie, in costante aumento nell’infanzia e nell’adolescenza. Lo afferma il prof. Antonio Gasbarrini, direttore scientifico dell’Ospedale Gemelli di Roma e gastroenterologo di fama mondiale, nel corso del XXXII Congresso Nazionale della Società Italiana di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica in corso in questi giorni a Roma. "Le alterazioni del microbiota intestinale dovute ai cibi ultraprocessati (cioè quegli alimenti molto manipolati industrialmente e molto additivati)" dice Gasbarrini "lo rendono proinfiammatorio, quindi in grado di favorire malattie metaboliche che prima si manifestavano intorno ai 50 anni e che nei prossimi anni compariranno a 30. L’insulinoresistenza, che è tra le prime manifestazioni di questo squilibrio, interessa ormai in Italia quasi il 15% dei bambini e in America addirittura 30%: tutti candidati a diventare diabetici conclamati entro i 18 anni"."È una vera e propria epidemia quella delle malattie infiammatorie in età pediatrica, responsabili delle cronicità negli adulti" concorda il prof. Claudio Romano, presidente SIGENP "Le malattie infiammatorie intestinali frutto della alimentazione scorretta nell’infanzia ricca di alimenti ultraprocessati provocano infiammazione.

domenica 7 settembre 2025

Vaccini e disbiosi

 


I vaccini rappresentano un'arma fondamentale per limitare la diffusione delle malattie infettive e proteggere le popolazioni vulnerabili dalle infezioni. La risposta al vaccino dipende da diversi fattori, sia propri dell'ospite sia ambientali. Recentemente se si è ipotizzato un ruolo del microbiota intestinale e della disbiosi intestinale nella risposta al vaccino, con
individui disbiotici che mostrano minori tassi di risposta . Per questo alcuni ricercatori hanno condotto uno  studio , i cui risultati sono stati pubblicati sulla rivista  Critical Reviews in Microbiology , basandosi sull'ipotesi che la modifica dei costituenti dietetici possa modulare la composizione del microbioma intestinale, che, a sua volta, può alterare le risposte al vaccino. Le risposte vaccinali dipendono sia da fattori dell'ospite sia ambientali. I primi coinvolgono patrimonio genetico, sesso, età, immunità preesistente, anticorpi materni, stato nutrizionale e stato di salute, mentre i fattori ambientali includono tipo di vaccino, dose, modalità di somministrazione e adiuvanti, ma anche dimensioni della famiglia, posizione geografica, variazione stagionale, condizioni igieniche e sanitarie. Tra i fattori dell'ospite, recentemente, è stato menzionato anche il microbiota intestinale: esso influenza lo sviluppo e la funzionalità del sistema immunitario, con un probabile impatto sull'immunocompetenza e sulla risposta ai vaccini.  Una comunità microbica bilanciata, ovvero il mantenimento dell'eubiosi intestinale, è fondamentale per garantire una salute ottimale del sistema immunitario e massimizzare le risposte immunologiche specifiche agli agenti vaccinali. L'eubiosi intestinale, caratterizzata da una maggiore diversità microbica con una predominanza di microbi benefici, promuove l'integrità della barriera intestinale, attenua l'infiammazione e promuove l'omeostasi immunitaria.  Tra i diversi fattori determinanti della composizione del microbioma intestinale, la dieta è quella più importante .

lunedì 16 giugno 2025

PFAS NEI PRODOTTI AD USO QUOTIDIANO

 


Un'inchiesta condotta da Altroconsumo
, insieme a otto associazioni di consumatori internazionali, ha rivelato che il 30% di 229 prodotti di uso quotidiano contiene PFAS, e il 21% presenta PFAS non conformi con la normativa UE attuale o in vigore dal 2026. Altroconsumo chiede misure urgenti a livello europeo per la tutela dei consumatori. Con il termine PFAS si fa riferimento a circa 10mila sostanze chimiche utilizzate per rendere i prodotti idrorepellenti, antiaderenti, antimacchia. Definiti "inquinanti eterni", perché si accumulano nell'ambiente, sono pericolosi anche per la salute, poiché possono compromettere la fertilità, il sistema immunitario ed endocrino, favorendo disturbi metabolici e aumentare il rischio di tumori . Presenti in imballaggi tramite, utensili da cucina e tessuti, si accumulano nell'organismo acqua, cibo, polvere e contatto diretto. Alcune di queste molecole, come il PFOA ei PFOS, sono state vietate o limitate, a livello internazionale proprio per la loro pericolosità, ma altre continuano ad essere utilizzate. L'analisi ha coinvolto diverse categorie di prodotti, tra cui tessili per cucina, arredamento, articoli per la cura della persona e materiali a contatto con alimenti.

sabato 7 giugno 2025

Cereali a colazione per i bimbi, nutrono davvero?

 

 


Il valore nutrizionale dei cereali per la prima colazione destinati ai più piccoli, è messo in dubbio da un'analisi di 1200 prodotti lanciati sul mercato dal 2010 al 2023 che ha rivelato aumento di grassi, sodio e zuccheri, oltre a una diminuzione di proteine e fibre.  Pubblicata su Jama Network Open, l'analisi è stata diretta da Shuoli Zhao della University of Kentucky. I cereali per bambini contengono alti livelli di zuccheri aggiunti, con una singola porzione che supera il 45% del limite giornaliero raccomandato dall'American Heart Association per i bambini.   Per capire le tendenze nella composizione dei cereali i ricercatori hanno analizzato 1200 cereali per la prima colazione per i bambini.

 È emerso che per molti prodotti a cambiare è stato il packaging, mentre le nuove formulazioni nutrizionali sono state le meno frequenti. Tuttavia si è visto che in media il contenuto totale di grassi per porzione è aumentato del 33,6%, passando da 1,13 grammi nel 2010 a 1,51 nel 2023. Il contenuto di sodio ha evidenziato un aumento del 32,1% durante il periodo di studio (da 156 milligrammi a 206,1). I carboidrati totali hanno mostrato un andamento relativamente stabile passando da 27,32 grammi a 28,45 nel 2023.

mercoledì 26 marzo 2025

BASTANO POCHI GIORNI DI CIBO SPAZZATURA…..

 


Una recente pubblicazione su Nature Metabolism ha rivelato qualcosa di sorprendente: bastano appena cinque giorni di alimentazione ipercalorica per alterare il funzionamento del nostro cervello, con effetti che persistono ben oltre il periodo della dieta stessa. Lo studio, condotto su 29 uomini giovani con peso normale, ha dimostrato che una breve abbuffata di cibo spazzatura può modificare il modo in cui il cervello risponde all’insulina, l’ormone chiave nella regolazione dello zucchero nel sangue, anche senza causare un aumento di peso. I ricercatori hanno diviso i partecipanti, tutti maschi di età compresa tra 19 e 27 anni, in due gruppi. Un gruppo di controllo ha mantenuto la propria dieta abituale, mentre un gruppo sperimentale ha consumato 1.500 calorie extra al giorno per cinque giorni, principalmente sotto forma di snack ultra-processati ricchi di zuccheri e grassi.

Per valutare gli effetti sul cervello, gli scienziati hanno utilizzato una combinazione innovativa di tecniche. Hanno somministrato insulina per via intranasale (INI), utilizzato la risonanza magnetica funzionale (fMRI) e misurato il flusso sanguigno cerebrale come indicatore dell’attività neurale. Queste misurazioni sono state effettuate in tre momenti distinti: prima dell’inizio della dieta, subito dopo i cinque giorni di dieta ipercalorica, e una settimana dopo il ritorno all’alimentazione normale. I risultati sono stati sorprendenti: cambiamenti cerebrali senza aumento di peso

domenica 9 marzo 2025

OMEOPATIA IN AGRICOLTURA

 

 


I trattamenti omeopatici in agricoltura stanno suscitando sempre maggiore interesse e attirano investimenti soprattutto in America Latina dove sono condotti gli studi più numerosi. L’interesse è in crescita anche in Europa e in Italia e sta coinvolgendo non solo l’agronomo ma anche l’omeopata medico o veterinario, nonché l’utente omeopatico.

Osservare l’effetto del farmaco omeopatico nel mondo vegetale potrebbe arricchire e consolidare la conoscenza e la dimestichezza con i rimedi omeopatici che sono spesso usati inappropriatamente.

L’uso di una potenza alta (200CH) a scopo preventivo, appare innovativo in quanto gli studi agromeopatici utilizzano in genere potenze in genere basse. Nel 2023 è stato realizzato uno studio pilota in un orto di un medico omeopata di Empoli. Visti i risultati incoraggianti è stato esteso a tre aree agricole nell’estate scorsa. La documentazione di riferimento proviene dalle pubblicazioni degli agronomi Niurka Meneses e Nuria Cuch che a Siviglia durante il congresso della LHMI hanno tenuto un simposio di agromeopatia, e da Radko Tichavsky con le relative indicazioni del Prof. Francesco Di Lorenzo. A differenza del trattamento convenzionale, l’Agromeopatia non solo si propone di curare le patologie delle piante o di eliminare i parassiti, ma si pratica in modo sistemico coinvolgendo tutte le componenti possibili dell’azienda, nell’ottica di una prevenzione primaria. Il suolo, il clima, gli eventi atmosferici, gli insetti, i batteri, i funghi, i virus, gli altri vegetali, gli animali, l’uomo, sono considerati coinvolti e interattivi. In ambito bioagricolo, molte aziende non seguono più l’approccio definibile come antropocentrico, ma quello più coerente sistemico, quale risulta essere quello Agroecologico  sue attitudini come la Biodinamica e l’Agromeopatia.

mercoledì 29 gennaio 2025

DIETA MEDITERRANEA NELLE MALATTIE INFIAMMATORIE INTESTINALI

 


Un recente studio pubblicato su Nutrients ha esplorato come specifici nutrienti abbondanti nella dieta mediterranea (MD) influenzino il microbioma intestinale e la gestione delle malattie infiammatorie intestinali (IBD). I ricercatori hanno scoperto che la MD è legata a un minor rischio di malattie croniche come le IBD, e che le proteine vegetali, gli acidi grassi omega-3, i polifenoli, la chitina, il resveratrolo e i frutto-oligosaccaridi (FOS) possono supportare questi benefici. Le malattie infiammatorie croniche intestinali, tra cui la malattia di Crohn e la rettocolite ulcerosa, sono caratterizzate da alterazioni della barriera intestinale e infiammazione cronica, con sintomi come dolore addominale, perdita di peso e diarrea.  Il microbiota intestinale, un insieme complesso di microrganismi che colonizzano l’intestino umano, gioca un ruolo chiave nello sviluppo e nella progressione delle IBD. Disbiosi o alterazioni della composizione microbica possono aggravare l’infiammazione intestinale. La dieta rappresenta una promettente strategia per modulare il microbiota intestinale e gestire l’IBD. In particolare, la dieta mediterranea, ricca di olio d’oliva, noci, legumi, cereali integrali, verdure, frutta e povera di grassi animali e cibi processati, è stata associata a una migliore salute intestinale.

mercoledì 8 gennaio 2025

COME MANTENERE IL CERVELLO GIOVANE

 


Dal sonno alla dieta all'attività fisica
, ecco otto buone abitudini per rallentare l'invecchiamento del cervello, proteggendo potenzialmente dalla demenza: si tratta della lista di controllo Life's Essential 8, originariamente pensate per la salute cardiovascolare ma che, secondo uno studio coordinato da Tianzhou Ma dell'Università del Maryland, funzionano anche per la salute del cervello. Le raccomandazioni consigliano almeno 150 minuti di esercizio fisico moderato, come una camminata a passo sostenuto, alla settimana, una dieta sana ricca di noci, frutta, verdura e alimenti integrali, il mantenimento di un peso sano, un sonno di almeno 7 ore a notte, no al fumo, controllo dei livelli di colesterolo, glicemia e pressione sanguigna. Gli esperti hanno stimato che per ogni 10 punti in più di aderenza alle 8 abitudini su una scala da 0 a 100, il cervello appare più giovane di 113 giorni.

domenica 10 novembre 2024

DOVE RICAVARE OMEGA 3


Non esiste il concetto di "carenza" per gli omega-3 e i livelli non sono misurabili. Infatti non esistono per questo nutriente test standardizzati e validati, né livelli di riferimento affidabili, al contrario di quanto vale invece per altri nutrienti come la vitamina B12, la vitamina D, il ferro, ecc. Secondo l'Istituto Nazionale della Salute statunitense: non sono noti i livelli di concentrazione di DHA e EPA al di sotto dei quali risultano danneggiate funzionalità come ad esempio quella visiva, neurale, o del sistema immunitario; carenze di acidi grassi essenziali in individui sani sono virtualmente non esistenti negli USA. Pur non esistendo il concetto di carenza, l'assunzione di omega-3 è importante, in quanto questi acidi grassi sono antinfiammatori, sono importanti per la salute delle membrane cellulari del nostro organismo e servono a prevenire alcune malattie degenerative: malattie cardiovascolari, alcuni tipi di tumore, malattie coronariche, malattie neurodegenerative come l’Alzheimer. Per ottenere i benefici degli omega-3 è sufficiente assumere 2 porzioni al giorno di cibi ricchi di omega-3, dove una porzione è, a scelta:

  • un cucchiaino di olio di lino da frigo (5 g);
  • 10 grammi di semi di lino macinati;
  • 15 grammi di semi di chia macinati;
  • 30 g di noci (6 noci).

sabato 7 settembre 2024

Quali olii utilizzare per la cottura del cibo

 


Sappiamo  che l’olio si altera quando lo riscaldiamo e che questa alterazione può anche dare origine a sostanze tossiche. Pertanto, è molto importante scegliere l’olio più adatto ad ogni tipo di cottura per ridurre al minimo le perdite dei suoi preziosi componenti e non creare danni all’organismo.

Non dimentichiamo infatti che i componenti più preziosi degli oli vegetali sono gli acidi grassi monoinsaturi e più ancora gli acidi grassi polinsaturi omega-3, perché gli omega-6 li introduciamo già molto abbondantemente con il cibo attuale e sono acidi grassi che tendono a facilitare le infiammazioni, mentre gli omega-3 sono antinfiammatori. Parlando di oli adatti alla cottura bisogna comunque fare prima di tutto una premessa sul loro “punto di fumo”. Per “punto di fumo” si intende la temperatura alla quale un grasso alimentare (olio vegetale o grasso animale) inizia a ossidarsi, a rilasciare un fumo visibile e a produrre sostanze nocive (come l’acroleina, che è tossica per il fegato e gastrolesiva, ma è ritenuta anche cancerogena). Pertanto, per la cottura o friggitura del cibo è fondamentale scegliere un olio vegetale che abbia un alto punto di fumo e ovviamente fare in modo di non superarlo.

mercoledì 27 marzo 2024

Funghi Intestinali e Comunicazione Intestino-Cervello

 


Nel vasto panorama della ricerca sul microbiota intestinale, aspetto particolare  che ha catturato l’attenzione degli studiosi è il ruolo dei funghi intestinali nella comunicazione bidirezionale tra l’intestino e il cervello. Questo sistema intricato, noto come l’asse intestino-cervello, è fondamentale per la salute generale e può essere influenzato in modi sorprendenti dai funghi residenti nell’intestino. Ricerche preliminari suggeriscono che alcuni funghi, come Saccharomyces cerevisiae e Candida albicans, potrebbero sintetizzare neurotrasmettitori che hanno un impatto sulla funzione cerebrale. Un esempio è la norepinefrina, una molecola coinvolta nella regolazione dell’umore e dello stress. La fermentazione del lievito, presente in funghi come S. cerevisiae, può anche produrre acidi grassi a catena corta che, trasportati attraverso il flusso sanguigno, possono raggiungere il cervello influenzando diversi processi, tra cui l’appetito e i cicli sonno-veglia. Allo stesso tempo, alcuni neurotrasmettitori prodotti dall’ospite possono influenzare l’equilibrio dei funghi intestinali, creando un intricato sistema di interazioni reciproche tra cervello e micobioma. La modulazione del sistema immunitario intestinale da parte dei funghi ha conseguenze che si estendono ben oltre l’intestino. S. cerevisiae e C. albicans contribuiscono al corretto sviluppo dell’equilibrio  immunitario, ma in alcune condizioni, si può verificare un’attivazione eccessiva di componenti immunitari antifungini. Questo fenomeno è stato osservato in pazienti con malattie infiammatorie intestinali come la malattia di Crohn. È interessante notare che le interazioni tra il micobioma intestinale e il sistema immunitario possono avere impatti su organi al di fuori dell’intestino. Ad esempio, la composizione alterata del micobioma intestinale è stata collegata alla gravità della malattia allergica delle vie aeree. Il rapporto simbiotico tra funghi e batteri nell’intestino riveste un ruolo fondamentale nella modulazione dell’asse intestino-cervello.

mercoledì 21 febbraio 2024

Cosa fare per contrastare l’uso dei cibi ultra-processati


Il consumo di cibi ultra-processati (CUP) è in rapido aumento in tutto il mondo da 2-3 decenni.  In alcuni paesi (USA, UK) rappresenta già oltre il 50% della dieta, in altri, tra cui l’Italia, si avvia a superare questo limite in pochi anni. Ciò è accompagnato da un aumento dell’incidenza di molte malattie non trasmissibili (obesità, diabete, malattie cardio e cerebro-vascolari, depressione, ecc.) e della mortalità precoce. Le prove scientifiche tendono a classificare come causale (in realtà multi-causale) l’associazione tra CUP e danni alla salute individuale e collettiva. Sia il consumo di CUP, sia i conseguenti danni per la salute, sono distribuiti in modo diseguale, con prevalenze più elevate nelle classi sociali più svantaggiate. Infine, è molto probabile che i CUP causino dipendenza, associata all’alto contenuto di alcuni zuccheri, grassi e additivi. Dal punto di vista clinico, se si vuole ridurre il consumo di CUP e mitigarne le conseguenze dannose, bisognerebbe adottare gli stessi principi che si usano per le dipendenze da altre sostanze (tabacco, alcol, ecc.). Dal punto di vista sociale e politico, sono necessari interventi urgenti per:

1) incentivare, anche economicamente, e non solo con educazione per una dieta sana, il consumo di cibi poco o per nulla processati, frutta, verdura, legumi e noci d’albero in primis

 2) regolare, se non proibire, tutte le forme di marketing dei CUP( in particolare nei canali dedicati ai bambini)

3) imporne una riformulazione, riducendo o proibendo gli ingredienti che creano dipendenza

 4)escludere la lobby e la presenza di rappresentanti dell’industria, e di esperti con conflitti di interessi, dai gruppi e dalle commissioni che sviluppano leggi, regolamenti e linee guida. Il tutto usando una lente di equità per proteggere soprattutto le famiglie meno abbienti.

 

domenica 28 gennaio 2024

COME PROTEGGERE IL CERVELLO DALL’INVECCHIAMENTO

 


Negli ultimi decenni si è diffusa la tendenza a consumare sempre più frequentemente alimenti ultraprocessati o UPF (in inglese Ultra Processed Food). Questa tendenza non riguarda solo gli adulti ma coinvolge anche bambini e adolescenti, che sempre più spesso consumano merende e pasti a base di prodotti confezionati. Secondo diversi studi questa tendenza si traduce in un maggiore rischio a sviluppare diverse patologie metaboliche, ma soprattutto in un invecchiamento precoce del cervello, causando un prematuro declino cognitivo. La classificazione di alimenti ultraprocessati deriva da uno studio del professor Carlos Monteiro di San Paolo, che insieme ai suoi collaboratori ha coniato il metodo Nova. Questo metodo determina la classificazione degli alimenti in 4 gruppi in base al grado di trasformazione.

Gruppo 1: alimenti non trasformati o minimamente trasformati. A questo gruppo appartengono alimenti non trasformati, quindi alimenti freschi, oppure minimamente trasformati, quindi sottoposti a trattamenti come refrigerazione, congelamento, essiccazione, conservazione sotto vuoto o fermentazione non alcolica, che ne prolungano la conservazione ma senza l’aggiunta di altri ingredienti. Alcuni esempi sono: frutta, verdura, semi, cereali, uova, latte, yogurt al naturale, legumi, tè, caffè, acqua. 

Gruppo 2: ingredienti culinari. Di questo gruppo fanno parte sostanze che sono ottenute dagli alimenti del gruppo 1 mediante processi quali spremitura, raffinazione, macinazione, per ottenere ingredienti utili nella creazione di piatti. Fanno parte di questa categoria alimenti come pane, aceto, olio, dolci semplici, zuppe, brodi, insalate.

Gruppo 3: alimenti processati. Questo gruppo comprende alimenti del gruppo 1 addizionati con elementi del gruppo 2 e sono solitamente costituiti da 2-3 ingredienti. I processi a cui sono sottoposti gli alimenti hanno lo scopo di prolungare la conservazione e possono essere la cottura o la fermentazione analcolica. Esempi di alimenti trasformati sono: verdure o legumi in scatola, frutta secca zuccherata o salata, pesce in scatola, carne essiccata, formaggi, pane da panetteria, ma anche bevande alcoliche come vino e birra. 

Gruppo 4: alimenti ultraprocessati. A questo gruppo appartengono alimenti che hanno 5 o più ingredienti. Contengono solo in minima parte gli ingredienti del gruppo 1 e contengono additivi, edulcoranti, emulsionanti, addensanti per esaltare o nascondere alcune caratteristiche nel prodotto finale. Sono alimenti prodotti industrialmente e che non possono essere riprodotti in modo casalingo; sono molto palatabili e attirano il consumatore oltre che per il gusto anche perché si tratta di alimenti pronti al consumo. Nella lista degli ingredienti di questi prodotti possiamo trovare: maltodestrine, sciroppo di glucosio/fruttosio, grassi idrogenati. Appartengono a questo gruppo tutti gli alimenti confezionati come barrette, cereali da colazione zuccherati, prodotti dolci confezionati, gelati, salsicce, würstel, salse pronte. 

mercoledì 29 novembre 2023

I cibi industriali sono legati a tumori, malattie metaboliche e cardiache

 


Sono entrati nelle nostre diete perché saporiti e facili da preparare. Tuttavia i cibi ultra-processati possono avere effetti negativi sulla salute.     L'ultima conferma arriva da uno studio, coordinato dalla International Agency for Research on Cancer (Iarc), pubblicato su The Lancet Regional Health - Europe, che ha osservato che all'aumentare dei consumi di cibi ultra-processati cresce il rischio di sviluppare simultaneamente cancro, malattie cardiovascolari e diabete.    I cibi ultra-processati sono "prodotti fabbricati industrialmente che comprendono componenti alimentari decostruiti e modificati, ricombinati con una varietà di additivi", spiegano i ricercatori. La loro diffusione è aumentata in tutto il mondo e "rappresentano oggi il 50-60% dell'apporto energetico giornaliero in alcuni Paesi ad alto reddito". 

venerdì 4 agosto 2023

Latti vegetali cosa ne sappiamo ….

 


La maggior parte del latte a base vegetale, da quello di soia a quello di avena o riso solo per fare qualche esempio, ha una quantità inferiore di proteine rispetto al latte vaccino, e in quasi un terzo dei casi è privo anche di calcio e vitamina D rispetto all'opzione lattiero-casearia. Lo rivela uno studio presentato a Nutrition 2023, il congresso della Società Americana di Nutrizione.  Precedenti ricerche hanno dimostrato che i latti a base vegetale sono a basso contenuto di 4 minerali chiave: fosforo, magnesio, zinco e selenio. Ora il team di Abigail Johnson dell'Università del Minnesota ha analizzato le etichette nutrizionali di 237 prodotti alternativi al latte vaccino, come latte di mandorle, avena, riso e semi di soia attualmente molto in voga. Sono stati confrontati i livelli di proteine, calcio e vitamina. E' emerso che solo il 19% dei latti a base vegetale (meno di uno su 5) corrispondeva al latte di mucca per le proteine. In media, i latti a base vegetale contenevano solo 2 grammi di proteine per 240 millilitri, mentre il latte di mucca ha 8 grammi per 240 ml, sia scremato, sia parzialmente scremato o intero. I prodotti a base vegetale che corrispondevano o superavano il contenuto proteico del latte vaccino tendevano ad essere a base di soia, afferma Johnson. "Tuttavia, la maggior parte delle persone riceve molte proteine da altre fonti, come carne, fagioli e legumi, quindi questo potrebbe non essere un problema", spiega la ricercatrice.