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martedì 27 gennaio 2026

INQUINAMENTO ATMOSFERICO: COME E’ L ARIA DELLE CITTA’ ITALIANE

 


I dati Isde confermano un'emergenza sanitaria strutturale:
sottili polveri e biossido di azoto superano ampiamente i limiti di sicurezza. Migliaia di morti prematuri evitabili e un'esposizione urbana incompatibile con la tutela della salute.

L'inquinamento atmosferico continua a rappresentare una delle più gravi emergenze sanitarie e ambientali in Italia e in Europa. I dati 2025 del progetto nazionale Cambiamo aria .

Lo studio ha analizzato i dati provenienti da 57 stazioni di monitoraggio distribuite in 27 città italiane, confrontando le concentrazioni di inquinanti con i limiti di legge attualmente in vigore, con quelli previsti dalla nuova Direttiva europea sulla qualità dell'aria (2024/2881), che entreranno in vigore nel 2030, e con i valori guida raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il risultato è una distanza ancora marcata tra la realtà delle città italiane e gli standard necessari per proteggere efficacemente la salute pubblica. Tra gli inquinanti monitorati, il particolato fine Pm2,5 si conferma il più pericoloso. Capacità di penetrare in profondità nei polmoni e di raggiungere il circolo sanguigno, è associato a patologie muscolari, respiratorie e un aumento della mortalità. Milano, Torino e Padova registrano le situazioni più critiche, con medie annue rispettivamente di 22, 20 e 20 µg/m³: valori quasi doppi rispetto al futuro limite europeo (10 µg/m³) e quattro volte superiori alla soglia raccomandata dall'Oms (5 µg/m³).

domenica 25 settembre 2022

NEI CAVOLI E BROCCOLI PROPRIETA’ FLUIDIFICANTI IL SANGUE

 


Sono tra i cibi più impopolari nei menu familiari e meno graditi dai bambini, (purtroppo) - broccoli, cavoli, cavolfiori e cavoletti di Bruxelles - ma le loro proprietà salutari sono fuori questione.     Ora una nuova ricerca dell'Heart Research Institute e dell'University of Sydney indica che le loro sostanze chimiche naturali possano dissolvere gli emboli e trattare i pazienti affetti da ictus, oltre a migliorare l'efficacia dei farmaci fluidificanti. Le sperimentazioni pre-cliniche finora condotte usando modelli animali mostrano che il loro uso nel combattere gli ictus potrebbe essere ampliato individuando le molecole che mitigano il rischio di infarto. Il responsabile del progetto Xuyu Liu dell'University of Sydney, specializzato nello sviluppo di farmaci a piccole molecole, scrive sul sito dell'ateneo che una dieta accresciuta di broccoli e cavoletti di Bruxelles, in particolare, può raddoppiare la probabilità di sbloccare le arterie e potenzialmente di evitare gli ictus. "La ricerca segna la prima volta in cui si esamina come alimentarsi  con questi cibi modifica  il sistema di circolazione del sangue.

mercoledì 19 gennaio 2022

NUOVI TEST PER MISURARE IL LIVELLO DEGLI ANTICORPI DA MALATTIA COVID 19

 


In arrivo nuovi test, in farmacia ma anche fai-da-te, per misurare il livello degli anticorpi dopo essersi ammalati di Covid, oppure dopo aver fatto il vaccino in attesa di una nuova dose o ancora, come purtroppo accade sempre più spesso a causa della velocità con cui si trasmette la variante Omicron, se si viene contagiati dal virus SarsCoV2 subito prima del vaccino, mentre si è in attesa della seconda dose o della terza.

In proposito esistono le regole fissate del ministero della Salute indicano che in caso di malattia la prima dose di vaccino vada fatta entro un anno con una dose booster almeno dopo 120 giorni, se invece ci si vaccina dopo un anno dalla malattia è necessaria anche una seconda dose a 21-28 giorni, seguita dal booster dopo almeno 120; se invece si contrae l'infezione dopo la prima dose, se non sono ancora passati 14 giorni si prevede una dose booster dopo almeno 120 giorno, oltre 14 giorni la seconda dose va fatta entro sei mesi e la terza dopo almeno 120 giorni; se poi l'infezione avviene dopo la seconda dose, la terza va fatta dopo almeno 120 giorni.

mercoledì 6 ottobre 2021

CARENZA VITAMINA D E COVID : un legame

 


Oggi ci sono chiare evidenze che la carenza di vitamina D nel sangue è tra i fattori coinvolti nell'incidenza e soprattutto nella severità del Covid-19, tanto che sono in corso un numero consistente di studi internazionali di approfondimento. Lo afferma Andrea Giustina, professore ordinario di Endocrinologia all'Università del San Raffaele e direttore della U.O. di Endocrinologia del San Raffaele e coordinatore scientifico della Consensus sulla Vitamina D a cui è dedicata la V International Conference on Controversies in Vitamin D che si tiene a Stresa.
L'associazione tra bassi livelli di vitamina D e Covid-19 era stata ipotizzata molto precocemente rispetto all'esplosione in Italia della pandemia, con una lettera pubblicata a marzo 2020 sul British Medical Journal. Giustina spiega che «all'epoca la lettera era il frutto di una riflessione personale, legata alla fascia di popolazione colpita, quella più anziana, e al fatto che nel nostro Paese, particolarmente nelle regioni settentrionali, dove il Covid-19 ha colpito più duramente e precocemente, la carenza di vitamina D è estremamente diffusa». «La riflessione - commenta l'esperto in una nota - si è poi rivelata corretta e oggi abbiamo chiare evidenze che la carenza di vitamina D nel sangue è tra i fattori coinvolti nell'incidenza e soprattutto nella severità del Covid-19, tanto che sono in corso un numero consistente di studi internazionali di approfondimento». Il punto di partenza degli esperti è la visione del Covid-19 come malattia multi-sistemica per arrivare a chiarire sia i meccanismi endocrinologici sia l'esistenza di un vero e proprio fenotipo osteo-metabolico del Covid-19: «Questo fenotipo, di cui abbiamo evidenza - chiarisce Giustina - ha tre componenti riconoscibili: l'ipocalcemia, le fratture vertebrali e l'ipovitaminosi D»

giovedì 1 ottobre 2020

I CORTISONICI AUMENTANO IL RISCHIO DI INFEZIONI

 


I cortisonici sono associati ad un aumentato rischio di infezione, persino a dosi molto piccole. A mettere in guardia nei confronti di un utilizzo troppo disinvolto di questi farmaci, il cui basso dosaggio è considerato sicuro e ampiamente prescritto, è uno studio osservazionale pubblicato su Annals of Internal Medicine, rivista dell'American College of Physicians I cortisonici sono potenti antinfiammatori che hanno cambiato radicalmente la storia clinica di alcune patologie.  Vengono usati per problemi dermatologici, polmonari, oftalmici, gastrointestinali e si sono rivelati efficaci anche per il trattamento dell'artrite reumatoide se aggiunti a farmaci modificanti la malattia. Mentre il rischio di infezione ad alte dosi è ben stabilito, il rischio con la terapia con a basso dosaggio è meno chiaro. Eppure, fino al 60% dei pazienti reumatici continua a prenderne a lungo termine, specialmente a piccole dosi. Per capirne le conseguenze, i ricercatori dell'Università della Pennsylvania, negli Stati Uniti, hanno utilizzato i dati di oltre 200.000 pazienti con artrite reumatoide che ricevevano glucorticoidi e li hanno confrontati con quelli di pazienti che non ne ricevevano. Hanno scoperto che i pazienti, fortunatamente non moltissimi, che ne assumevano dosi più elevate (oltre 10 mg al giorno) avevano più del doppio del rischio di infezioni gravi rispetto a chi non assumeva glucocorticoidi.

mercoledì 15 aprile 2020

CORONAVIRUS : PROPOSTA PER RIAPRIRE L’ITALIA


E’ stato pubblicato su  Dott Net 14/04/2020,  il documento “Convivere con COVID-19: proposta scientifica per riaprire l’Italia, gestendo in modo sicuro la transizione da pandemia a endemia” sottoscritto da Roberto Burioni, Filippo Anelli (Fnomceo), Arnaldo Caruso (Siv), Andrea Cossarizza (Icas), Giuliano Grignaschi (Research for life), Giovanni Leoni (Fnomceo), Pier Luigi Lopalco (Patto trasversale per la scienza), Alberto Oliveti (Enpam), Guido Poli (Università San Raffaele), Silvestro Scotti (Fimmg), Marcello Tavio (Simit) e Guido Silvestri.
(Mi sembra utile pubblicare questo articolo  su questo Blog per informare le persone su come si sta pensando di procedere per gestire l’uscita da questa emergenza)
Premessa: la grande epidemia italiana da COVID-19 non dovrebbe comportarsi in modo molto dissimile da ogni altra epidemia conosciuta, ovvero arrivare a un plateau sia come numero di nuovi casi, che come numero di morti per giorno, e poi calare abbastanza rapidamente nel giro di alcune settimane. Nel momento in cui si registreranno  riduzione dei nuovi contagi e decessi, sarà importante iniziare rapidamente una discussione sulle strategie sanitarie a medio-lungo termine, che devono essere messe in atto per limitare i danni da COVID-19. Per questi motivi, riteniamo che sia necessario riflettere fin da adesso su come meglio emergere dalla attuale fase di isolamento della popolazione, dalla quale pensiamo si debba uscire non appena si osserveranno due-tre settimane di un trend stabile verso un numero molto basso di contagi e morti. Considerando il numero progressivamente crescente di persone infettate da SARS-CoV-2 nel mondo, quello di cui stiamo parlando è la transizione dalla fase “pandemica” di COVID-19 a quella “endemica”. Dal punto di vista scientifico, ci sono almeno tre fattori chiave che possono contribuire allo scenario che prevede una prossima fine per la fase “acuta” dell’epidemia.

giovedì 9 aprile 2020

CONSIGLI PREZIOSI SU COME PROTEGGERE GLI OCCHI DALL'INFEZIONE DA COVIT-19



Il Presidente della Società Oftalmologica Italiana fornisce consigli utili su come proteggere sé stessi e gli altri da una potenziale infezione da COVID-19 .
Sapere quale mascherina è più adatta ad ogni circostanza è infatti estremamente utile, ma, come segnala il Dr. Matteo Piovella, la mascherina non esenta da sola dai rischi di infezione.
Tutto nasce dal fatto che gli occhi, e la congiuntiva, sono la porta più facile di ingresso per il virus tramite il contatto con i droplets( goccioline di saliva) di un individuo infetto”, afferma Matteo Piovella. “L’utilizzo delle mascherine blocca l’accesso del virus a naso e bocca, a loro volta importanti, ma lascia scoperto l’occhio”.

martedì 31 marzo 2020

ATTENZIONE AI CONTAGI IN FAMIGLIA


Dagli asintomatici ai 'guariti', ecco chi è a rischio in vista della riapertura. Se i dati continuano a segnalare un aumento dei contagi da nuovo coronavirus in Italia, e in modo particolare in Lombardia, è soprattutto per effetto delle infezioni intra-familiari, ovvero dei contagi che avvengono in uno stesso nucleo dove è presente un soggetto positivo. Un fenomeno 'esplosivo', perchè conterebbe numeri altissimi, secondo il virologo dell'Università di Padova Andrea Crisanti, che parla di un vero e proprio 'effetto Diamond' sostenendo la necessità di effettuare più tamponi per identificare i soggetti positivi. "I dati segnalano che i contagi continuano ad aumentare e la fonte principale di contagio è a casa: stiamo cioè vedendo - spiega Crisanti - un 'effetto Diamond Princess'". Come sulla nave Diamond, ferma in Giappone per giorni con molti positivi a bordo e dove si è assistito ad un propagarsi di contagi anche per l'ambiente circoscritto in cui erano confinate centinaia di persone, allo stesso modo, secondo l'esperto, il contagio intra-familiare nei nuclei con soggetti positivi è "molto alto".  La "probabilità che un soggetto si infetti se vive in casa con un positivo - afferma - è oltre 100 volte maggiore".

lunedì 9 marzo 2020

ALLARME PANDEMIA..

Nel precedente post vengono riportate le osservazioni della Dott.ssa Gismondo dell Ospedale Sacco( Microbiologa) nel quale si afferma che il Virus Covit19 ha una bassa mortalita, ovvero inferiore a quella del Virus Influenzale.
La sua affermazione è assolutamente vera, ma essendo la contagiosità del Virus molto alta, la propagazione è stata molto rapida e  una grande parte della popolazione, sicuramente più alta di quanto dicono i numeri, è stata infettata(vedi intervista della Dott.ssa Ilaria Capua il 5 Marzo nel Programma Piazza Pulita ). Ma contagi numerosi non significano ammalati numerosi, ma persone che hanno incontrato il Virus e hanno prodotto anticorpi, difendendosi autonomamente come  avviene  nelle persone normali e senza gravi patologie.
Il problema attuale, per cui è stato emanato un Decreto che impone restrizioni al contatto interpersonale è che gli Ospedali sono al collasso, in particolare le Unita' Intensive.
Purtroppo ciò che si è visto nel tempo è che il Virus nei soggetti, spesso molto anziani e con gravi patologie ( raramente in giovani adulti) determina un quadro di "Polmonite Interstiziale " molto grave che porta all'insufficienza respiratoria  e ciò richiede "intubazione" e ricovero in Terapia Intensiva per un tempo molto lungo (circa due/tre settimane ). Questo è il motivo del collasso del nostro Sistema Sanitario.
La domanda che sorge alla persona comune è che cosa fare  oltre a seguire tutte le indicazioni emanate dal Decreto del 7 Marzo ?
-ALIMENTAZIONE SANA( dieta a basso carico di cibi sensibilizzanti come grano, latte di mucca, cibi raffinati e industriali  e ricca di verdura fresca, legumi , semi oleaginosi e frutta)
-MANTENERE INTESTINO PULITO al fine di stimolare il nostro sistema immunitario ( integrare con  cicli di Probiotici )
-INTEGRARE CON VITAMINA D (azione immunostimolante)
-INTEGRARE CON PRODOTTI CHE AUMENTANO LE DIFESE  ( Vitamina C, Echinacea, Uncaria, Rosa Canina, Resveratrolo, oligoelementi  ecc)

Dott Elena Bosi
Specialista in Pediatria e Medicine Complementari


martedì 28 gennaio 2020

Coronavirus : Consigli utili per prevenire l’infezione


Come è noto, i coronavirus sono virus respiratori che possono causare malattie lievi e moderate, compresi molti comuni raffreddori. Alcuni coronavirus animali, però, hanno fatto un salto di specie, trasmettendosi anche all’uomo e causando gravi malattie.
Dopo la SARS nel 2002 (~8.100 casi e quasi il 10% di morti) e la MERS del 2012 (~2.500 casi e 35% di morti), nel dicembre 2019 un terzo coronavirus è emerso da riserve animali innescando questa minacciosa epidemia, anche se per ora con letalità minore: un po’ meno del 3% dei malati. Gli infettati però sembrano più di quanto accertato, anche perché infezioni lievi o asintomatiche possono non essere rilevate.
 L’Istituto Superiore di Sanità ha diffuso un Vademecum, in cui ricorda in modo opportuno che le infezioni da coronavirus comuni danno in genere sintomi alle vie respiratorie superiori a guarigione spontanea. Tuttavia si può ridurre il rischio di infezione, proteggendo se stessi e gli altri, con alcuni accorgimenti. A quelli elencati suggerirei qualche contributo migliorativo. Un rilievo minore riguarda il consiglio di “evitare… le bevande non imbottigliate”. Meglio specificare che la raccomandazione vale per paesi con condizioni igieniche carenti. In Italia il problema non dovrebbe sussistere, e l’ISS non intendeva certo dare un assist al consumo di acque imbottigliate in plastica (di cui l’Italia è il secondo consumatore al mondo dopo l’Arabia Saudita!). Non c’è dubbio che in Italia l’acqua potabile d’acquedotto sia di norma la soluzione più economica, sicura per la salute e la migliore per l’ambiente.
Un rilievo maggiore riguarda il primo consiglio: “lavarsi spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi…”. Il problema sono i rubinetti. Supponiamo che ad es. un ragazzino a scuola o un adulto in una comunità lavorativa siano portatori di un’infezione a trasmissione respiratoria od orofecale. Spesso, almeno prima di andare in mensa, seguono il consiglio delle istituzioni sanitarie e si lavano le mani, a maggior ragione dopo aver soffiato il naso o usato la toilette.
Aprendo il rubinetto, vi depositano i propri germi. Dopo 20 secondi di diligente lavaggio con sapone e risciacquo lo chiudono, riprendendosi i propri germi. Ma soprattutto li lasciano a disposizione di chi vi accede subito dopo, che per paradosso può raccogliere l’infezione proprio attuando una misura “preventiva”.
Questa catena dell’infezione si può interrompere con dispositivi di erogazione d’acqua non manuali, in modo ben più efficace delle “ripetute disinfezioni di oggetti e superfici che possono essere state contaminate” (nello specifico i rubinetti). Alcuni di questi dispositivi, applicati in prima installazione del lavandino, possono risultare anche più economici dei rubinetti… Tali provvedimenti dovrebbero essere doverosi nelle collettività…» (Donzelli A. Quali controlli sugli alimentaristi? Sapere 1979;817:84-89). Dopo 41 anni l’allarme per una possibile epidemia potrebbe essere l’occasione per diffondere questa misura di buon senso, almeno per le nuove installazioni.
Tra l’altro, la presenza nelle scuole di almeno alcuni di questi dispositivi (e di erogatori di sapone al posto delle saponette) sarebbe utile anche per tutelare meglio 
eventuali soggetti immunocompromessi, che potrebbero accedere in sicurezza ai servizi.
Un altro importante miglioramento riguarda il consiglio finale: “È possibile alleviare i sintomi assumendo farmaci per i dolori muscolari, articolari e la febbre”, che non corregge una credenza errata diffusa. Nel ricordare che non esiste un vaccino (per questa come per la stragrande maggioranza delle malattie infettive) e che contro i virus, compreso ovviamente il coronavirus, gli antibiotici non servono e sono di regola dannosi, non si coglie l’occasione per ricordare che
invece la febbre è uno dei più efficaci meccanismi di difesa dell’organismo contro le infezioni!
È una reazione comune a tutti gli uomini e agli animali superiori, che la selezione naturale ha mantenuto nel corso di milioni di anni di evoluzione proprio per il suo valore. Infatti un aumento di temperatura da 37° a 38°C può ridurre la moltiplicazione dei virus di oltre il 90%, e per la maggior parte di loro un ulteriore aumento arresta del tutto la moltiplicazione.
Temperature di oltre 39°C che durino abbastanza a lungo bloccano anche i virus più virulenti
.
La febbre, con poche eccezioni, facilita la guarigione anche nelle infezioni da batteri, perché esalta l’efficienza di tutti i componenti del sistema immunitario.
 Il paziente informato e che riesce a sopportarla senza troppi problemi dovrebbe valorizzare il ruolo difensivo naturale della febbre. In assenza di specifiche prove differenti, non c’è motivo di privarsi del suo aiuto anche per infezioni da coronavirus. Oltretutto la soppressione della febbre con antipiretici/antinfiammatori facilita la trasmissione di comuni infezioni: ad es. vi è chi ha calcolato che 
nell’influenza stagionale gli antipiretici possono aumentare del 5% i casi di malattia e le morti nella popolazione.
Tante altre misure concrete ed efficaci per ridurre la mortalità da infezioni i  non sono valorizzate dalle informazioni correnti.
 Infine, l’occasione può essere utile (alla salute e all’ambiente) per invitare a ridurre i consumi di carne, a partire da quella proveniente da allevamenti intensivi, magari partendo dal sostegno alla campagna in atto in 24 paesi europei per metter fine all’era delle gabbie (End the Cage Age) negli allevamenti animali, che – oltre a sofferenze indicibili – possono creare condizioni favorevoli a epidemie con salti di specie.
Da lettera al Direttore Quotidiano Sanità 27/01/2020
 
Dott. Alberto Donzelli 
Specialista in Igiene e Medicina Preventiva, Comitato scientifico della Fondazione Allineare Sanità e Salute




lunedì 15 luglio 2019

Le spezie aiutano il nostro intestino


Le spezie sono utilizzate da sempre per scopi alimentari e medicinali, praticamente in tutte le tradizioni etnobotaniche del pianeta. Varie droghe vegetali ottenute da una moltitudine di specie botaniche infatti, accanto a stimate proprietà organolettiche, esercitano anche benefici effetti sulla salute grazie alla particolare fitochimica che le caratterizza: note ed apprezzate le proprietà digestive, carminative ma anche antinfiammatorie, antidiabetiche e antimicrobiche, nonché le qualità di bioenhancer proprie di alcune di esse. Zenzero, pepe nero e pipli (Piper longum) costituivano ad esempio il Trikatu (letteralmente: "i tre acri" o "i tre pungenti"), miscela di spezie comunemente addizionata a moltissimi rimedi Ayurvedici proprio al fine di incrementarne biodisponibilità ed efficacia.
A proposito delle citate proprietà antimicrobiche, speso attribuibili a composti terpenici della frazione volatile, non si può oggi non considerare anche l'impatto che queste spezie possono avere sul microbiota intestinale(flora intestinale) la sua composizione e il suo metabolismo. Più di un lavoro ha mostrato in vitro capacità inibenti di specie batteriche proinfiammatorie, avvalorando invece proprietà eubiotiche verso popolazioni di bifidobatteri e lactobacilli per molte spezie, tra cui spiccano Zenzero e Curcuma.

domenica 2 giugno 2019

La prevenzione passa dalla buona alimentazione


La “nutraceutica” è una disciplina in grande sviluppo, che intende indagare scientificamente le proprietà medicinali e non solo nutrizionali delle piante alimentari. Nel post precedente ho mostrato una tabella in cui si riporta il numero di morti evitabili con correzioni alla dieta, Solo introducendo l’abitudine ad assumere frutta secca e vegetali ricchi di fibre si otterrebbe una riduzione di morti statisticamente significativa. Tali correzioni nutraceutiche della dieta, se applicate all’intera popolazione, avrebbero come risultato una riduzione della mortalità nel numero di decine di migliaia di persone/anno, cifre imparagonabili con i tanto sbandierati effetti delle vaccinazioni, che sono certo molto minori in una società come la nostra. Già si sapeva che la vitamina A (beta-carotene) ha un effetto antivirale (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC4832596/) e potenzia le difese immunitarie (https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC2646203/).
Ma i composti “salutari” nella alimentazione “mediterranea” sono moltissimi, anche se sono spesso ignorati o sottovalutati.
Diversi lavori hanno dimostrato che alcuni flavonoidi migliorano la risposta immunitaria aumentando la liberazione di radicali battericidi, la produzione di anticorpi, attività citotossica contro i tumori. Di conseguenza, i flavonoidi possono essere potenzialmente utili per la prevenzione delle malattie infettive. I più potenti flavonoidi che modificano le risposte nell'infiammazione e immunitarie sono l'apigenina, la quercetina e l’epigallocatechina-3-gallato (EGCG). Recentemente dei ricercatori hanno pure dimostrato che un estratto di alghe marine, ricco di polifenoli, è capace di uccidere persino il “terribile” virus del morbillo!https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6164608/

domenica 26 maggio 2019

Arnica Montana dopo un intervento chirurgico


L’Arnica montana è più efficace del placebo quando viene usata in diverse condizioni cliniche caratteristiche dell’ambiente post-operatorio. In ogni caso, l’arnica potrebbe essere una valida alternativa ai farmaci antiinfiammatori non steroidei, almeno nel trattamento di alcune specifiche condizioni. È la conclusione a cui è arrivata una review coordinata da Tommaso Iannitti, dell’Università di Leeds, nel Regno Unito, e pubblicata sull’American Journal of Therapeutics.
Si tratta di una revisione sistematica di tipo narrativo senza meta-analisi in cui è stata ricercata tutta la letteratura attualmente disponibile sull’utilizzo dell’Arnica montana sia a dosi omeopatiche sia in formulazione ad uso topico.

domenica 30 settembre 2018

Fluoro si o no ?




I pareri sono stati spesso diversi: c’era chi raccomandava di cominciare in gravidanza e andare avanti con la somministrazione di fluoro per diversi anni (almeno 3), chi sosteneva che fosse sufficiente somministrare il fluoro dalla nascita e chi invece riteneva che non ci fosse nessuna prova che questo supplemento di fluoro evitasse davvero la carie.
Oggi abbiamo un documento ufficiale: la nuova versione della “Linea guida nazionale per la promozione della salute orale” pubblicata dal Ministero della Salute (potete scaricare il documento dal nostro sito cliccando qui), in cui si dice chiaramente che:
- non c’è alcuna prova che la somministrazione di fluoro in gravidanza protegga dalla carie i denti del nascituro;

- non c’è nessuna prova che assumere un supplemento di fluoro dei primi anni di vita protegga dalla carie;

- ci sono prove concrete che lavarsi i denti fin dall’eruzione dei primi dentini da latte con un dentifricio arricchito di fluoro riduce l’incidenza della carie.

 
Ma quale dentifricio, e quanto?
La marca non ha importanza, la quantità giusta è questa: “sporcare” appena di dentifricio la superficie dello spazzolino fino a tre anni; dopo ne basta mettere un po’: una pallina grande come un pisello.
E allora stop alle goccioline e alle pasticchine e avanti con dentifricio e spazzolino; senza dimenticare che per avere denti sani e belli per tutta la vita bisogna evitare (o almeno limitare) zucchero, dolci e caramelle.
  
Tratto da : Un Pediatra Per Amico.
 Bimestrale per i genitori  Marzo 2015

martedì 4 settembre 2018

VERDURA SEMPLICE CON GRANDI VIRTU’


C'è una verdura molto umile che previene i tumori  ... è la cipolla. Ma attenzione, perché deve essere trattata con cura (vedi sotto).
            Le cipolle sono ricche di composti antitumorali tra cui organosolfuri, quercetina, antocianidine … Le cipolle sono inoltre  una buona fonte di fibre e vitamina C. Studi osservazionali [1] hanno dimostrato che le persone che mangiano molte cipolle (e tutte le verdure della stessa famiglia) hanno un rischio più basso di:
    Tumore  al fegato, esofago e colon
    Tumore al rene
    Tumore  alla laringe
    Tumore al seno, ovarico, all‘endometrio e alla prostata,

giovedì 15 febbraio 2018

Risi pigmentati e integrali: una via per combattere l'infiammazione cronica

Il riso è il terzo cereale più importante a livello mondiale e occupa un posto di rilievo nella dieta Mediterranea. L'Italia è il primo produttore europeo per un fatturato annuo di 1 miliardo di euro. Le sue proprietà nutrizionali (oltre che la versatilità in cucina) sono note, ma a crescere è anche l'interesse verso una serie di "nuove" varietà: quelle pigmentate e integrali. In Italia le vendite di riso integrale nella grande distribuzione sono raddoppiate dal 2013 al 2016: da 3 a 7,5 milioni di chilogrammi. Oggi la produzione di risi pigmentati rappresenta l'1% del mercato totale del riso (fonte Ente Risi).
Ma l'attenzione verso queste varietà è anche scientifica. Si sa che prediligere il consumo di cereali integrali aiuta a ridurre l'incidenza non solo di malattie cardiovascolari, ma anche di obesità e diabete di tipo 2.

domenica 21 gennaio 2018

Vaccini. Tutte le scadenze in arrivo

E' corsa in vista della scadenza del 10 marzo, quando bisognerà presentare alle scuole la certificazione definitiva che attesta l'avvenuta vaccinazione dei bambini per i 10 vaccini obbligatori previsti dalla legge, pena l'esclusione dalla scuola dell'infanzia: a meno di due mesi dal 'giorno X' i centri vaccinali sono presi d'assalto e non riescono a far fronte alla domanda. Che la situazione sia critica lo conferma anche il past president della Società italiana di igiene, Carlo Signorelli: "I centri vaccinali sono in crisi, sovraffollati e sotto organico. Sono in tilt - spiega - per 3 concomitanze: l'ultimo Piano vaccinale che prevede nuove vaccinazioni consigliate, la legge sull'obbligo vaccinale a scuola ed i recuperi dei bimbi non ancora immunizzati. Sono sotto pressione e molto spesso manca personale, ma questo aspetto attiene all'organizzazione delle Regioni". E mentre continua ad infuriare la polemica politica - con Matteo Salvini che conferma la volontà di cambiare la legge sull'obbligo vaccinale qualora andasse al governo ed il ministro della Salute Beatrice Lorenzin che invita a tenere fuori la questione dalla campagna elettorale, accusando Salvini e Di Maio di mettere a rischio la salute dei cittadini - si fanno le prime stime sull'andamento delle vaccinazioni in vista di marzo.

domenica 19 novembre 2017

Saltare la colazione è dannoso

Uno studio pubblicato sul Journal of the American College of Cardiology ha mostrato un'associazione tra saltare la colazione e l'accumulo di placche aterosclerotiche. Un gruppo di dipendenti della sede di Santander Bank a Madrid, di età compresa tra i 40 ei 54 anni, ha compilato un questionario sui cibi assunti negli ultimi 15 giorni. «Chi saltava la colazione abitualmente ha mostrato un'associazione con la maggiore incidenza di aterosclerosi generalizzata, 29,2% rispetto a 10%, indipendentemente dai fattori di rischio cardiovascolari addominale, 54,7% rispetto a 27,9%, e dell'arteria carotidea, 81% rispetto a 36%. Anche una colazione leggera rispetto a una più ricca di energia è risultata associata a più placche nell'arteria carotide e nell'arteria ileofemorale» afferma Valentin Fuster, del Mount Sinai di New York City e del Madrid's Fundación Centro Nacional de Investigaciones Cardiovasculares Carlos III, autore principale dello studio. 

domenica 3 settembre 2017

Quanto dormire ?

Qual è il numero giusto di ore da dormire? In realtà non esiste una regola universale che scandisce il nostro tempo tra le braccia di Morfeo, quanto piuttosto una raccomandazione in base all’età. Tra i 4 e i 12 mesi è il periodo in cui possiamo dormire di più con 12-16 ore di sonno al giorno, mentre da adulti basta riposare per 7 ore soltanto. A ricordarlo sono i Centers for diseases control (Cdc) americani sul loro sito, che mettono in guardia anche contro gli effetti deleteri del fumo.
Per ogni fascia d’età dunque c’è un numero di ore raccomandate. Secondo l’Accademia americana della medicina del sonno: dopo il primo anno di vita, in cui il sonno, con i pisolini diurni inclusi, occupa la gran parte della giornata, si va progressivamente calando. Tra 1-2 anni bisognerebbe dormire 11-14 ore al giorno e 10-13 ore in età prescolare, tra i 3 e 5 anni, sempre con i sonnellini inclusi. Si scende a 9-12 ore tra i 6 e 12 anni, per poi calare ancora durante l’adolescenza, a 8-10 ore tra i 13 e 18 anni. Una volta adulti, ne bastano 7.

lunedì 17 luglio 2017

Calcio e acqua minerale

(Reuters Health) – Garantirsi un adeguato apporto di Calcio? Semplice, come bere un bicchiere di acqua minerale, ricca di questo minerale, ma a calorie zero. È quanto emerge da uno studio condotto in Germania e pubblicato dal Journal American College Nutrition. “La caratteristica peculiare dell’acqua minerale è la sua ricchezza in Calcio, senza però avere le calorie che si trovano nel latte e nei suoi derivati – dice Theresa Greupner dell’Università Leibniz di Hannover, autrice principale dello studio – In un mondo con un numero sempre crescente di persone obese o in sovrappeso, è importante ridurre l’assunzione calorica e promuovere alternative per soddisfare la richiesta di Calcio, al di là del latte e dei formaggi”.