Visualizzazione post con etichetta COVID 19. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta COVID 19. Mostra tutti i post

mercoledì 11 dicembre 2024

Congresso Usa: il Covid forse scaturito da un laboratorio di Wuhan. Nessun dato scientifico per giustificare distanziamento e mascherine a tutta la popolazione

 


Il Covid-19 probabilmente avrebbe avuto origine in un laboratorio di Wuhan, in Cina. A dirlo è una sottocommissione del Congresso, dopo aver concluso un'indagine durata due anni sulla pandemia di coronavirus. Non solo: secondo il rapporto finale di 520 pagine, il distanziamento sociale e l'uso delle mascherine non sarebbero supportati da dati scientifici.  A sostegno della teoria della "fuga da laboratorio", avanzata anche da alcuni studi, la sottocommissione mette nero su bianco di aver appreso che il virus presenterebbe una caratteristica biologica non riscontrabile in natura e che i dati hanno mostrato che tutti i casi di Covid-19 deriverebbero da un'unica introduzione nell'uomo. “Secondo quasi tutti i parametri della scienza, se ci fossero prove di un'origine naturale sarebbero già emerse” si legge nel rapporto. Inoltre, il principale laboratorio di ricerca sulla SARS in Cina si trova a Wuhan, “che ha una storia di ricerca a livelli di biosicurezza inadeguati”, e i ricercatori del laboratorio “si sarebbero ammalati di un virus simile nell'autunno 2019, mesi prima che il Covid-19 fosse scoperto per la prima volta”. Il rapporto ha rilevato anche che l'allontanamento sociale “non sarebbe stato basato sulla scienza”. Nel corso di una testimonianza a porte chiuse, l'immunologo statunitense Anthony Fauci - molto criticato per la gestione della pandemia di coronavirus da parte del governo - avrebbe affermato che la linea guida “sarebbe apparsa così, senza una vera giustificazione”, si legge nel rapporto. La sottocommissione, poi, non ha trovato “alcuna prova conclusiva” che l'uso di mascherine abbia protetto gli americani dal Covid-19. Secondo il rapporto, come conseguenza delle misure adottate per gestire la pandemia, la disoccupazione sarebbe salita alle stelle e i bambini avrebbero “perso decenni di progressi accademici”.

I cinque argomenti più forti a favore della teoria della "fuga di laboratorio" includono:

mercoledì 23 ottobre 2024

Covid, come il lockdown ha agito sulla salute mentale dei giovani

 


La chiusura forzata in casa, quel lungo lockdown che ha costretto tutti quasi agli arresti domiciliari, ha inciso negativamente sulla salute mentale dei più giovani (e non solo, anche sui polmoniGli studi permettono una comprensione più completa degli effetti fisici, sociali e culturali che possono avere questi episodi, soprattutto sugli adolescenti che, tra l'altro, sono stati spinti verso il fumo. Secondo la University of Washington di Seattle Covid e lockdown hanno fatto invecchiare il cervello dei ragazzi accelerando il processo di maturazione del cervello degli adolescenti che sarebbe 'invecchiato' di 4,2 anni nelle femmine e di 1,4 anni nei maschi. "L'adolescenza è un periodo di radicali cambiamenti nello sviluppo emotivo, comportamentale e sociale", spiegano i ricercatori. Una situazione delicata che può avere effetti gravi per i più giovani. Gli effetti sulla salute mentale della popolazione sono stati chiari fin da subito. I sondaggi del 2020 hanno registrato un aumento del livello di ansia e depressione sia nei giovani che negli adulti. I Centers for Disease Control and Prevention, principale organismo di controllo della sanità mentale degli Stati uniti, hanno registrato un livello di stress molto elevato e un livello di  ansia e stress inversamente proporzionale all'aumento dell'età. I giovani, quindi, risultavano subire maggiormente l'impatto della pandemia e le sue conseguenze. Una delle domande poste riguardava una presa in considerazione seria del suicidio negli ultimi 30 giorni. Più di un intervistato su dieci ha detto sì e il 25,5% dei giovani adulti intervistati, tra i 18 ei 24 anni, ha risposto sì.

mercoledì 6 settembre 2023

Covid è meno aggressivo, basta allarmismi

 


“Non c’è motivo di preoccupazione. I casi di Covid “aumentano e forse aumenteranno ancora, sono comunque forme lievi, ma non crescono i ricoveri in ospedale”, il virus “è sempre meno virulento. Provoca febbre, mal di gola, raffreddore. Non polmonite. Si ferma alle vie respiratorie superiori”.

E' quanto ha spiegato Giorgio Palù, virologo e presidente dell’Agenzia italiana del farmaco (Aifa), in un’intervista al ‘Corriere della Sera’: “C’è una relazione inversa tra contagiosità e mortalità - ha detto - il virus non può permettersi oggi di essere più patogeno perché equivarrebbe all’estinzione. Il Sars-CoV-2 ha avuto bisogno di adattarsi all’uomo e diventare endemico. Quindi, finiamola di mettere paura alla gente”, ammonisce.

E sull’ultima variante del virus dice: “Non ci sono indicazioni che Pirola sia più pericolosa o contagiosa tanto che è stata classificata come semplice virus da monitorare da parte dell’agenzia europea Ecdc per il controllo delle malattie infettive. Come dire, seguiamone il suo cammino ma senza patemi”. Da qui l‘invito di Palù a “ricordare che, anche se l’infezione è innocua per noi stessi, può costituire un rischio per anziani e persone debilitate”.

In caso di sospetto sulla possibilità di aver contratto il virus? “La diagnosi prudenziale è sempre l’approccio migliore in medicina, ha concluso invitando quindi a “fare il tampone, in presenza di sintomi respiratori, e regolarsi di conseguenza con senso di responsabilità”.

 

Tratto da INFETTIVOLOGIA | REDAZIONE DOTTNET | 31/08/2023 

mercoledì 28 giugno 2023

Covid, in arrivo il vaccino Moderna aggiornato contro Kraken


Sarà pronto per l'autunno, in vista della prossima campagna di immunizzazione contro Covid-19, il vaccino di Moderna aggiornato con la famiglia di varianti Xbb, nel dettaglio Xbb.1.5, Kraken. Lo ha annunciato Chantal Friebertshaeuser, Senior Vice President, Commercial per l'Europa, Medio Oriente, Australia e Canada, in conferenza stampa a Roma con il Ceo Stephane Bancel e il direttore generale di Moderna in Italia, Jacopo Murzi, per l'apertura della sede italiana dell'azienda."Per la campagna vaccinale d'autunno si aspettano le linee guida del ministero della Salute sulle popolazioni target, sicuramente anziani e fragili, e le modalità. Ci sarà una corsa contro il tempo in tutti i Paesi per l'approvazione dei nuovi vaccini da parte delle agenzie regolatorie", ha spiegato Murzi. La procedura di acquisto dovrebbe rimanere centralizzata a livello europeo, come per i primi vaccini anti-Covid. Saranno prodotte fino a 50 milioni di dosi di vaccino anti-Covid aggiornato con la variante Xbb.1.5, la diffusissima Kraken. Il vaccino sarà infialato in Italia, negli stabilimenti della Thermo Fisher Scientific a Monza e Ferentino, partner locale di Moderna. Per i vaccini 'combo' contro diversi virus, compreso Sars-Cov-2, bisognerà "aspettare lo sviluppo dei singoli vaccini - afferma Murzi - quello per il virus respiratorio sinciziale nel 2024 e quello per l'influenza verso la fine del 2024 e l'inizio 2025, poi si potranno sviluppare i vaccini combinati Covid-influenza e Covid-influenza-Rsv". Intenzione di Moderna, attualmente, è continuare a produrre il vaccino contro Covid-19 nei prossimi anni."La pandemia non è più un'emergenza internazionale di sanità pubblica, ma Covid resterà con noi per sempre - avverte Bancel - Il virus è cambiato e sta diventando simile all’influenza, ma continua a causare un tasso elevato di ricoveri e decessi, in particolare fra anziani e fragili. Dobbiamo far capire alle persone che si tratta di una malattia seria per alcuni, contro la quale esistono degli strumenti. Le morti per Covid oggi sono evitabili".

mercoledì 8 febbraio 2023

Studio italiano: i vaccini Covid non hanno aumentato le malattie cardiovascolari......ma .....

 


Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Vaccines, coordinato da Lamberto Manzoli dell'Università di Bologna. Nessuna patologia è risultata più frequente tra i vaccinati  rispetto ai non vaccinati .I vaccini anti Covid-19 non sono associati ad un aumento del rischio di eventi avversi come infarti, ictus, arresti cardiaci, miocarditi, pericarditi e trombosi venose profonde. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Vaccines, coordinato da Lamberto Manzoli dell'Università di Bologna. Nessuna patologia è risultata più frequente tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati. Lo studio è al momento l'unico al mondo che ha seguito la popolazione (ma  come è stata scelta la popolazione ...)per più di un anno.  La ricerca – che ha coinvolto anche studiosi dell’Università di Ferrara e dell’Asl di Pescara – ha seguito per diciotto mesi, da gennaio 2021 a luglio 2022, l’intera popolazione della provincia di Pescara. Sono stati raccolti i dati sanitari dei residenti ed è stata analizzata la frequenza di alcune malattie gravi come malattie cardiovascolari, embolie polmonari e trombosi. Al termine dell'indagine, nessuna delle patologie esaminate è risultata più frequente tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati. «I risultati che abbiamo ottenuto mostrano in modo netto che tra i vaccinati non c'è stato un aumento di rischio di malattie gravi», dice Manzoli. «Vi sono stati casi isolati negativi, ma il profilo di sicurezza dei vaccini utilizzati durante la pandemia è stato confermato: sarà ora importante continuare il follow-up su un periodo più lungo». Lo studio è al momento l'unico al mondo che ha potuto seguire la popolazione per più di un anno, prendendo in considerazione numerosi fattori tra cui l'età, il sesso e il rischio clinico dei partecipanti. I risultati ottenuti mostrano, in particolare, che sia i decessi registrati che l’insorgenza delle patologie prese in esame sono stati meno frequenti tra le persone vaccinate, indipendentemente dal sesso, dall'età e dal profilo di rischio clinico.L’analisi ha anche confermato che le persone vaccinate che hanno contratto il COVID-19 sono più protette contro il coronavirus rispetto a chi è guarito dopo aver contratto la malattia ma non è vaccinato. Una maggiore incidenza delle patologie considerate è invece emersa tra chi non ha contratto il COVID-19 e ha solo una o due dosi di vaccino, rispetto a chi ha tre o più dosi.«Questo dato controintuitivo è dovuto a un bias epidemiologico causato dalle restrizioni attuate durante l'emergenza», spiega Manzoli.

martedì 1 novembre 2022

LA VITAMINA D PROTEGGE DALLE INFEZIONI

 

La vitamina D è un importante regolatore dell'equilibrio del calcio. Inoltre, ha importanti effetti sul sistema immunitario, inducendo direttamente peptidi antimicrobici sulle superfici mucose e modulando la funzione dei linfociti T.  Studi osservazionali dell'era pre-pandemica hanno riscontrato un'associazione tra bassi livelli di vitamina D e un aumentato rischio di infezioni delle vie respiratorie.  I risultati di studi randomizzati controllati sono stati contrastanti, ma due grandi meta-analisi hanno trovato alcune prove di un effetto protettivo dell'integrazione di vitamina D contro le infezioni del tratto respiratorio, in particolare negli individui carenti di vitamina D.  La vitamina D può aiutare a proteggere dal covid-19? A livello meccanicistico, la vitamina D aumenta le difese antivirali contro altri virus respiratori, come il virus dell'influenza A e il rinovirus.  I dati provenienti da studi osservazionali suggeriscono che bassi livelli di 25-idrossivitamina D (25(OH)D) possono essere un fattore di rischio per covid-19 grave.  Tuttavia, questa associazione potrebbe essere dovuta a causalità inversa o confondimento  : sia il covid-19 che la carenza di vitamina D sono associati indipendentemente con obesità, vecchiaia (>65 anni) e sesso maschile, per esempio. Due nuovi studi randomizzati collegati aggiungono prove tanto necessarie a questa importante domanda.

sabato 8 ottobre 2022

Svezia : basta ai vaccini anti-Covid agli adolescenti

 


La Svezia ha detto basta ai vaccini anti-Covid per gli adolescenti. Scrive il quotidiano France Soir che l'autorità sanitaria svedese ha annunciato lo scorso venerdì 30 settembre, che non raccomanderà più la vaccinazione contro il Covid-19 per gli adolescenti dai 12 ai 17 anni che “si trovino in stato di buona salute”, a causa di un rilevato "rischio molto basso" di sviluppare una forma grave di malattia a questa età. Il provvedimento entrerà in vigore dalla fine di questo mese di ottobre, lunedì 31.“La decisione implica che dal 1° novembre la raccomandazione – e quindi la proposta di vaccinazione– si applicherà solo ai minori nei gruppi a rischio Covid-19”, indica l’Agenzia di sanità pubblica dopo che all'inizio di settembre il Regno Unito ha revocato la stessa raccomandazione ma per i bambini sotto gli 11 anni in stato di buona salute. L’Agenzia svedese sottolinea che "nel complesso, troviamo che il bisogno di cure legate al Covid-19 è stato basso tra i bambini e i giovani durante la pandemia, e che è anche diminuito dalla comparsa della variante Omicron", mentre per gli over 18, la raccomandazione resta quella di tre dosi. Nel paese nordico, la quarta dose è raccomandata sopra i 65 anni d’età. Il quotidiano fa notare che a differenza della maggior parte degli altri paesi in Europa, “la Svezia ha rifiutato di mettere in atto restrizioni sanitarie come il lockdown” in quanto dati scientifici certi e diversi studi “hanno dimostrato che la nazione scandinava avrebbe subito meno danni dal virus e dalle restrizioni rispetto ai Paesi che hanno implementato tali misure”. Il 13 settembre sono state tuttavia dapprima le autorità sanitarie danesi a non raccomandare più la vaccinazione anti-Covid per le persone di età inferiore ai 50 anni. Una decisione, quest’ultima, che si applica anche i richiami sui vaccini.

Tratto da Agi   7/10/2022

mercoledì 6 luglio 2022

Le evidenze sull’efficacia del Vaccino Covid nella popolazione pediatrica sono limitate

 


E' il primo studio di coorte sottoposto a una rigorosa valutazione critica da parte della comunità scientifica (peer review), che ha controllato le differenze tra i due gruppi di studio rispetto a numerose variabili.
Un studio appena 
pubblicato su  The New England Journal of Medicine  condotto nella più grande organizzazione sanitaria israeliana, il  Clalit Health Services , in collaborazione con ricercatori dell'Università di Padova, dell'Università di Harvard e dell'University College London dimostra come il vaccino anti-covid Pfizer offre una moderata protezione contro la variante omicron nei bambini della fascia di età tra i 5 e gli 11 anni. Si tratta del primo studio di coorte sottoposto a una rigorosa valutazione critica da parte della comunità scientifica (peer review), che ha controllato le differenze tra i due gruppi fattori di studio rispetto a numerose variabili, compressi demografici, numero di malattie soggette e individuale percezione dello stato di malattia . I  risultati sono stati discussi nei giorni scorsi da ricercatori provenienti da più di 30 istituzioni scientifichein vari Paesi del mondo, compreso Israele, Haiti, Stati Uniti, Sudafrica e Thailandia, nell'ambito dell'Assemblea Generale del progetto VERDI che si è tenuta a Padova al Museo di Storia della Medicina.

venerdì 17 giugno 2022

In previsione….In autunno un test ci dirà se dobbiamo fare un nuovo vaccino anti-Covid

 


Un test rapido del sangue può misurare l’entità e la durata dell’immunità di una persona al virus Sars-CoV-2. I risultati, oltre a consentire di monitorare l’immunità della popolazione e l’efficacia degli attuali vaccini, può aiutare a progettare nuove strategie di ri-vaccinazione. Specialmente per soggetti fragili immunocompromessi. Il test, sviluppato dai ricercatori del Mount Sinai di New York, richiede meno di 24 ore e può essere utilizzato ampiamente nella popolazione. L’esame misura l’attivazione delle cellule T, che fanno parte della nostra risposta immunitaria adattativa all’infezione o alla vaccinazione da Sars-CoV-2 e ci aiutano a proteggere dalle forme gravi della malattia o dalla morte.

Il test misura l’attivazione delle cellule T nelle persone guarite e/o vaccinate

martedì 31 maggio 2022

Siamo di fronte a un’emergenza salute mentale: gli effetti della pandemia su bambini e ragazzi


I problemi del neurosviluppo e della salute mentale di bambini e ragazzi manifestatisi durante la pandemia rischiano di
diventare cronici e diffondersi su larga scala”. È l'allarme che lancia l'Autorità garante per l'infanzia e l'adolescenza,  Carla Garlatti , in occasione della pubblicazione dello studio  Pandemia, neurosviluppo e salute mentale di bambini e ragazzi  generati dall'Agia con l'Istituto superiore di sanità e con la collaborazione del Ministero dell'istruzione. Per realizzare la ricerca – la prima scientifica a valenza nazionale – sono stati ascoltati oltre 90 esperti tra neuropsichiatri infantili, pediatri, assistenti sociali, psicologi, pedagogisti e docenti.
I professionisti interpellati hanno riferito disturbo del comportamento alimentare, ideazione suicidaria (tentato suicidio e suicidio), autolesionismo, alterazioni del ritmo sonno-veglia e ritiro sociale. In ambito educativo, poi, sono stati riscontrati disturbi dell'apprendimento, dell'attenzione e del linguaggio, disturbi della condotta e della regolazione cognitiva ed emotiva, oltre a paura del contagio, stato di frustrazione e incertezza rispetto al futuro, generando insicurezza e casi di abbandono scolastico.

mercoledì 20 aprile 2022

Perché vaccinare i pazienti già affetti da Covid è stato un errore

 


Riporto lettera inviata a Quotidiano Sanità.it del 11 Aprile 2022 :

“Gentile direttore ,
alla luce dei dati ormai consolidati della letteratura dopo due anni di pandemia, credo sia  utile fare qualche riflessione sulla strategia adottata   per non continuare a commettere errori.

Gli ultimi New England Journal of Medicine hanno pubblicato una serie di lavori su vaccinazione e reinfezioni e su vaccinazione ed immunita' naturale.

In periodi non sospetti prima dell'inizio della campagna vaccinale, su  questo quotidiano , il sottoscritto sosteneva di non vaccinare i covid, e soprattutto di verificare nel personale sanitario la presenza di anticorpi.

1. Vaccinare i guariti da covid è stato un errore, non c'era nessuna evidenza medica e trattare allo stesso modo un paziente che ha avuto la malattia ed uno che non ha avuto la malattia è stata la prima volta in medicina .

2. Non permettere di dosare gli anticorpi , per fare una strategia mirata di tipo vaccinale è stato un errore, sia perche' potevamo risparmiare dosi sia perche' evitavamo di fare star male i nostri pazienti “primum non nocere”

3. Una quota di pazienti vaccinati, è ed è stata ricoverata in medicina Interna con patologie gravi e con polipatologie  . I vaccinati deceduti avevano un tasso di anticorpi  di 65, mentre i vaccinati guariti di oltre 830. Se questi pazienti fossero  stati intercettati prima con il dosaggio anticorpi la  strategia con antivirali ed anticorpi  monoclonali avrebbero  potuto salvare la vita


4. Infatti di contro anche in questa quarta ondata non abbiamo ricoverati che hanno fatto il covid precedentemente.

5. Ieri in una bellissima analisi del  dottor Donzelli su questo quotidiano , dimostra in maniera inoppugnabile che i tassi di reinfezione in chi ha avuto il covid sono bassi, l'avevamo dimostrato su Jama 2021, come la reinfezione ad un anno era solo dello 0.07% .

6. In pazienti con infezione da Covid 19 che hanno eseguito due dosi di vaccino abbiamo un NNT 1/767, come riportato dal Dr. Donzelli. Questo vuol dire che dobbiamo trattare 767 pazienti per risparmiare una infezione in un paziente, che come abbiamo visto non si ammalano più e non vengono più ricoverati. Anche rispetto ai vaccinati con tre dosi.

In qualsiasi studio per qualsiasi farmaco un NNT di questo tipo non sarebbe mai previsto, in quanto costo efficacia e costo efficienza non utile, questa è medicina basata sulle evidenze.

Pensiamo che sia venuto il momento  di cambiare le disposizioni governative in relazione alle vaccinazioni nei pazienti che hanno avuto covid 19, di far di nuovo diventare il problema vaccinazioni un problema medico clinico non normativo ed impositivo. Come è immaginabile che un medico specialista immunologo, infettivologo, internista sia stato esentato ed impossibilitato a decidere se vaccinare o meno una persona che ha patologie immunitarie gravi, che prende farmaci particolari, che ha allergie . I centri vaccinali ed i medici di base spesso non hanno avuto le competenze per decidere, creando disagio e danni spesso anche psicologici di abbandono per pazienti fragili, che devono essere prese a carico e non trattati secondo la normativa.

La quarta dose, siamo sicuri che prima di farla, non vadano tutte fatti i dosaggi degli anticorpi, serve  davvero, la letteratura è scarsa e poi siamo sicuri che un vaccino contro un ceppo di due anni fa sia ancora utile alla  luce di  tutte le varianti?

Penso sia arrivato il momento di una riflessione sia sulla strategia medica che normativa politica, per affrontare il problema con metodologia scientifica.

Antonino Mazzone
Direttore Dipartimento di Area Medica ASST Ovest Milanese
Vice Presidente FISM

 

Tratto da Quotidiano .it 11 aprile 2022

 

mercoledì 6 aprile 2022

L’ AZIENDA PFIZER NON DEVE CONSIGLIARE QUARTA DOSE DI VACCINO

 


"E' fuori luogo che l'amministratore delegato di
un'azienda dica quello che si deve fare" "Lo dico oggi per Pfizer, ma è lo stesso discorso già fatto per Moderna: è gravissimo che i Ceo di grandi aziende farmaceutiche parlino, come esperti , della necessità di una quarta dose di vaccino anti-Covid . E' fuori luogo che l'amministratore delegato di un'azienda dica quello che si deve fare". Così all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Martino di Genova, commenta quando detto da Albert Bourla, Ceo di Pfizer, in un'intervista alla Cbs, secondo cui "in questo momento, per quello che abbiamo visto, una quarta dose è necessaria". Il coronavirus, intanto, "rialza la testa, dobbiamo abituarci all'altalena del numero dei contagi, che si alzano e si abbassano. In questo momento però dobbiamo vedere i numeri della malattia grave, che sono bassi, e sapere che una quota significativa dei ricoveri in ospedali non è per Covid, ma per altro e poi si scopre la positività ", evidenzia ancora all'Adnkronos. E in Cina alcune tornano in lockdown. E' un segnale di preoccupazione anche per l'Occidente? "Lì la situazione è difficile ma il nuovo lockdown sancisce definitamente il fallimento della strategia "zero Covid"- avverte Bassetti

martedì 22 febbraio 2022

DOPO INFEZIONE COVID 19 BASTA UNA SOLA DOSE DI VACCINO

 


Per chi ha avuto il Covid-19 vero e proprio basterebbe una sola dose del vaccino della Pfizer per raggiungere una protezione equivalente a quella data dalle due dosi piene che vengono somministrate alla popolazione generale. E' la conclusione di uno studio israeliano riportato dai media Usa sulla cosiddetta "immunita' ibrida". La ricerca ha osservato che non c'era differenza nella protezione contro il Sars-cov2 accordata da due dosi o da una sola dose di Pfizer in chi era gia' stato ammalato di covid.  Secondo l'autore principale dello studio, Ronen Arbel, del Clalit Health Services, il vaccino fornisce un ulteriore livello di protezione negli ex malati e allunga la durata dell' immunità, ma "se qualcuno ha già avuto l' infezione, è come se avesse avuto una prima dose di vaccino.

mercoledì 26 gennaio 2022

CORBEVAX : VACCINO ANTI-COVID PER IL MONDO SENZA BREVETTI

 


Mentre il mondo aspetta il mese di marzo con ansia, data in cui la farmaceutica Pfizer ha promesso di rilasciare un  vaccino “tagliato” su Omcron , una notizia potenzialmente essenziale  è passata sotto silenzio. A Houston una microbiologa italo-honduregna , Maria Elena Bottazzi, co-direttrice del Centro per lo sviluppo dei vaccini del Texas Children's Hospital e Baylor College of Medicine, ha contribuito a creare “il vaccino anti-Covid per il mondo”. Si tratta di Corbevax un vaccino sviluppato con tecniche “tradizionali”, simile a quello che utilizziamo contro l'epatite B, che  arriva senza brevetti e un costo estremamente ridotto . Pensato per fornire un aiuto concreto ai Paesi che in questo momento dipendono interamente  dalla “beneficienza” dell'Occidente, che molto spesso fa arrivare troppo prossimi alla scadenza. Perché dunque così poca pubblicità a questo vaccino, e possiamo aspettarci di vederlo in Italia? Lo abbiamo chiesto al dottor Vittorio Agnoletto, medico e docente a contratto di Globalizzazione e Politiche della Salute Università di Milano, coordinatore della campagna europea “ No profit on pandemic ”. Corbevax sta  aspettando l'ok definitivo dall'Organizzazione mondiale della Sanità, ma si sono già presi accordi per la produzione in India, Indonesia, Sudafrica e Botswana. Senza brevetti il ​​costo di produzione è inferiore ai due dollari e alla portata di tutti . Corbevax è pensato per i paesi più poveri, ma da noi potrebbe arrivare? «La dottoressa Bottazzi ha confermato – spiega Agnoletto – che loro presenteranno i documenti ad EMA e FDA, ma abbiamo un problema: la necessità di avere un partner in Europa e USA che produca questo vaccino. Loro dicono che sia efficace su tutte le varianti e nelle settimane che avranno risultati anche su Omicron. Perché non ci sono aziende che corrono in cerca di una partnership? La risposta è che non c'è interesse per il business .

mercoledì 19 gennaio 2022

NUOVI TEST PER MISURARE IL LIVELLO DEGLI ANTICORPI DA MALATTIA COVID 19

 


In arrivo nuovi test, in farmacia ma anche fai-da-te, per misurare il livello degli anticorpi dopo essersi ammalati di Covid, oppure dopo aver fatto il vaccino in attesa di una nuova dose o ancora, come purtroppo accade sempre più spesso a causa della velocità con cui si trasmette la variante Omicron, se si viene contagiati dal virus SarsCoV2 subito prima del vaccino, mentre si è in attesa della seconda dose o della terza.

In proposito esistono le regole fissate del ministero della Salute indicano che in caso di malattia la prima dose di vaccino vada fatta entro un anno con una dose booster almeno dopo 120 giorni, se invece ci si vaccina dopo un anno dalla malattia è necessaria anche una seconda dose a 21-28 giorni, seguita dal booster dopo almeno 120; se invece si contrae l'infezione dopo la prima dose, se non sono ancora passati 14 giorni si prevede una dose booster dopo almeno 120 giorno, oltre 14 giorni la seconda dose va fatta entro sei mesi e la terza dopo almeno 120 giorni; se poi l'infezione avviene dopo la seconda dose, la terza va fatta dopo almeno 120 giorni.

venerdì 7 gennaio 2022

ISRAELE : CON OMICRON POSSIBILE IMMUNITA' DI GREGGE


 I casi raddoppieranno, già nel prossimo futuro avremo decine di migliaia di contagi al giorno. Questo l'avvertimento giunto dal premier Naftali Bennett, nella seduta settimanale del consiglio dei ministri. Un'ondata di infezioni da Omicron potrebbe portare Israele a raggiungere l'immunità di gregge, ha detto domenica il principale funzionario sanitario del Paese, il direttore generale del ministero della salute, Nachman Ash. "Il costo sarà di molte infezioni", ha detto Ash a 103FMRadio. "I numeri dovranno essere molto alti per raggiungere l'immunità del gregge. Questo è possibile, ma non vogliamo raggiungerlo tramite infezioni, vogliamo che accada anche a  seguito della vaccinazione di molte persone", ha affermato. Mentre, dunque, Israele potrebbe arrivare all'immunità di gregge, gli inglesi tornano a scuola con la mascherina: l'anno inizia con nuove misure per tenere a bada il Covid e nuove scoperte sulla pandemia di coronavirus. Diversi studi britannici sostengono per esempio che la variante Omicron provochi una malattia dai sintomi più lievi perché colpisce la gola e non i polmoni. E questo secondo gli scienziati potrebbe spiegare perché questa variante del Covid sembra essere più contagiosa ma meno mortale rispetto agli altri ceppi del virus. Sei studi citati dal Guardian, quattro dei quali pubblicati alla vigilia di Natale, hanno evidenziato che Omicron non danneggia i polmoni come Delta e altre precedenti varianti. Gli studi devono ancora essere sottoposti a revisione paritaria.

domenica 5 dicembre 2021

CERVELLO : BERSAGLIO PRINCIPALE DEL LONG COVID


Se nella prima fase della malattia e durante un eventuale ricovero i sintomi da Covid-19 sono soprattutto respiratori e metabolici, una volta risolta la fase acuta gli 'strascichi' sono invece principalmente neurologici, come dimostrano i dati dello studio COVID Next dell'Università di Brescia e dell'Istituto Neurologico Besta di Milano, pubblicati sulla rivista Neurological Sciences e discussi durante il primo Webinar del web forum internazionale 'Pills of Psychiatry and Neurology 2021' organizzato dall'Università di Brescia e dalla Fondazione Internazionale Menarini. Questi dati si aggiungono alle numerose ricerche che hanno osservato come la sindrome neurologica post-Covid possa riguardare fino al 70% dei pazienti che hanno avuto sintomi medio-gravi, lasciando disturbi di memoria, concentrazione, del sonno e dell'umore.  Le difficoltà neurologiche post-Covid potrebbero dipendere in parte anche da alterazioni della morfologia cerebrale, come effetto diretto del virus sui pazienti contagiati che, spesso, sono andati incontro a una riduzione volumetrica in aree chiave del cervello.

domenica 14 novembre 2021

ANTICORPI NEUTRALIZZANTI E INFEZIONE COVID

 


Gli anticorpi neutralizzanti presenti nel sangue possono predire il rischio di venir contagiati dal Sars-Cov-2 dopo esser stati vaccinati e possono essere un marcatore predittivo affidabile per valutare la necessità di una terza dose per proteggere dalle varianti emergenti. Lo dimostra uno studio basato sui dati di quasi 11.500 operatori sanitari in Israele, pubblicato sul New England Journal of medicine. Tra gli operatori sanitari sono stati identificato 39 lavoratori che erano stati infettati da SARS-CoV-2 nonostante fossero completamente vaccinati con doppia dosa di Pfizer-BioNTech, andando incontro alla cosiddetta "breakthrough infection". Tutti avevano sintomi lievi o nessuno. Per 22 dei 39 lavoratori gli autori sono stati in grado di ottenere misurazioni anticorpali effettuate il giorno in cui sono state rilevate le infezioni o nella settimana precedente. I ricercatori hanno anche esaminato i dati di 104 lavoratori completamente vaccinati che non sono stati infettati pur essendo stati a contatto con il virus. Il confronto ha mostrato che i livelli di anticorpi neutralizzanti erano più bassi tra coloro che sono stati infettati, fornendo la prima prova diretta di questo effetto.

venerdì 15 ottobre 2021

Studio Italiano : forse inutile la terza dose Vaccino Covid 19 ?

 


La seconda dose di vaccino anti-Covid produce non solo la risposta anticorpale ma crea anche la memoria immunologica capace di proteggere a lungo termine la persona. Lo dimostra uno studio del Laboratorio di Neuroimmunologia dell'ospedale Santa Lucia IRCCS di Roma

Via libera dall'Ema alla terza dose dei vaccini Covid: può essere somministrata agli immunodepressi almeno 28 giorni dopo la seconda dose. La raccomandazione dell'Agenzia Ue basata ad Amsterdam, si legge in una nota, arriva dopo che gli studi condotti hanno indicato che una extra dose di questi vaccini aumenta la capacità di produrre anticorpi contro il virus che causa il Covid-19 in pazienti che abbiano subito un trapianto e quindi abbiano un sistema immunitario indebolito. Dose aggiuntiva
In particolare il Chmp ha concluso che è possibile somministrare una dose aggiuntiva dei vaccini anti-COVID-19 Comirnaty (BioNTech/Pfizer) e Spikevax (Moderna) a persone con un sistema immunitario gravemente indebolito, almeno 28 giorni dopo la seconda dose. La raccomandazione giunge dopo che alcuni studi hanno dimostrato che una dose aggiuntiva di questi vaccini ha aumentato la capacità di produrre anticorpi contro il virus che provoca COVID-19 nei pazienti che hanno subito un trapianto d’organo e che presentano un sistema immunitario indebolito. Sebbene non vi siano evidenze dirette del fatto che la capacità di produrre anticorpi in questi pazienti abbia protetto contro COVID-19, si prevede che la dose aggiuntiva aumenti la protezione almeno in alcuni pazienti. L'EMA continuerà a monitorare tutti i dati sull’efficacia che saranno disponibili.
 Dose di richiamo (booster)
È importante distinguere tra dosi aggiuntive per coloro che presentano un sistema immunitario indebolito e dosi di richiamo per le persone con sistema immunitario normale. In quest’ultimo caso, il CHMP ha valutato i dati relativi a Comirnaty che mostrano un aumento dei livelli anticorpali a seguito della somministrazione di una dose di richiamo circa 6 mesi dopo la seconda dose, in persone di età compresa tra 18 e 55 anni.
Sulla base di tali dati, il Comitato ha concluso che si possono prendere in considerazione dosi di richiamo almeno 6 mesi dopo la seconda dose per le persone di età pari o superiore a 18 anni. La somministrazione della dose di richiamo seguirà le raccomandazioni ufficiali a livello nazionale definite dalle autorità sanitarie pubbliche, tenendo conto dei dati emergenti sull'efficacia e delle eventuali incertezze in merito alla sicurezza. Il rischio di condizioni infiammatorie a carico del cuore o altri effetti indesiderati molto rari dopo un richiamo non è noto ed è oggetto di attento monitoraggio. Come per tutti i medicinali, l'EMA continuerà a esaminare tutti i dati sulla sicurezza e l'efficacia del vaccino. Al momento, il CHMP sta valutando i dati a sostegno della dose di richiamo per Spikevax. L'EMA renderà noto l’esito una volta completata la valutazione.
Campagne nazionali di immunizzazione
L’Ema ha sottolineato poi che l'attuazione delle campagne di vaccinazione nell’Unione europea rimane prerogativa dei gruppi nazionali di consulenza tecnica per l’immunizzazione (NITAG) che orientano le campagne vaccinali in ciascuno Stato membro dell’UE. I NITAG sono nella posizione migliore per tener conto delle condizioni locali, tra cui la diffusione del virus (in particolare qualsiasi variante che desta preoccupazione), la disponibilità di vaccini e le capacità dei sistemi sanitari nazionali. L'EMA continuerà a collaborare strettamente con le autorità nazionali e con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (ECDC) per valutare i dati disponibili e formulare raccomandazioni intese a proteggere i cittadini durante la pandemia in corso.

Tuttavia la terza dose potrebbe non essere necessaria: la seconda dose di vaccino anti-Covid produce non solo la risposta anticorpale ma crea anche la memoria immunologica capace di proteggere a lungo termine la persona. Lo dimostra uno studio indipendente del Laboratorio di Neuroimmunologia dell'ospedale Santa Lucia IRCCS di Roma, che conferma la presenza di linfociti T della memoria per almeno 6 mesi dalla prima dose del vaccino, confermando lo sviluppo di una risposta cellulare che si mantiene nel tempo. Per i soggetti sani, dunque, rilevano i ricercatori, "la terza dose di vaccino potrebbe non essere necessaria".

mercoledì 6 ottobre 2021

CARENZA VITAMINA D E COVID : un legame

 


Oggi ci sono chiare evidenze che la carenza di vitamina D nel sangue è tra i fattori coinvolti nell'incidenza e soprattutto nella severità del Covid-19, tanto che sono in corso un numero consistente di studi internazionali di approfondimento. Lo afferma Andrea Giustina, professore ordinario di Endocrinologia all'Università del San Raffaele e direttore della U.O. di Endocrinologia del San Raffaele e coordinatore scientifico della Consensus sulla Vitamina D a cui è dedicata la V International Conference on Controversies in Vitamin D che si tiene a Stresa.
L'associazione tra bassi livelli di vitamina D e Covid-19 era stata ipotizzata molto precocemente rispetto all'esplosione in Italia della pandemia, con una lettera pubblicata a marzo 2020 sul British Medical Journal. Giustina spiega che «all'epoca la lettera era il frutto di una riflessione personale, legata alla fascia di popolazione colpita, quella più anziana, e al fatto che nel nostro Paese, particolarmente nelle regioni settentrionali, dove il Covid-19 ha colpito più duramente e precocemente, la carenza di vitamina D è estremamente diffusa». «La riflessione - commenta l'esperto in una nota - si è poi rivelata corretta e oggi abbiamo chiare evidenze che la carenza di vitamina D nel sangue è tra i fattori coinvolti nell'incidenza e soprattutto nella severità del Covid-19, tanto che sono in corso un numero consistente di studi internazionali di approfondimento». Il punto di partenza degli esperti è la visione del Covid-19 come malattia multi-sistemica per arrivare a chiarire sia i meccanismi endocrinologici sia l'esistenza di un vero e proprio fenotipo osteo-metabolico del Covid-19: «Questo fenotipo, di cui abbiamo evidenza - chiarisce Giustina - ha tre componenti riconoscibili: l'ipocalcemia, le fratture vertebrali e l'ipovitaminosi D»