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domenica 29 ottobre 2023

Certificati medici sportivi : quali le norme

 


Nelle settimane scorse  i militari dei NAS dell’Italia centrale – nel corso di un servizio coordinato disposto nella seconda metà di settembre dal Gruppo Carabinieri per la Tutela della Salute di Roma – hanno effettuato mirati controlli presso centri e associazioni sportive, palestre, piscine e ambulatori al fine di garantire il rispetto della normativa vigente in merito al rilascio di certificati medici per lo svolgimento di attività sportiva. Nel corso delle numerose ispezioni, finalizzate alla tutela della salute e della sicurezza degli atleti e degli sportivi in generale, è stato verificato il possesso e la regolarità dei certificati di idoneità degli iscritti e frequentatori degli impianti sportivi accertando il rilascio di certificazione medica per l’idoneità all’attività sportiva non agonistica, da parte di medici prescrittori non autorizzati. E’ necessario, dunque, ricordare che se il rilascio del certificato medico per lo svolgimento di attività sportive considerate agonistiche è sempre obbligatorio, non vale altrettanto per quelle non agonistiche. La certificazione medica in ambito sportivo, anche a livello non agonistico, è regolamentata dal Decreto Legge n. 158 del 13 settembre 2012 (il cosiddetto Decreto Balduzzi), nonché dal successivo Decreto Ministeriale del 24 aprile 2013. Il certificato medico per attività sportiva non agonistica è obbligatorio per le persone di età superiore ai 6 anni, per gli alunni che svolgono attività fisico-sportive parascolastiche, organizzate cioè dalle scuole al di fuori dall’orario di lezione, e per coloro che fanno sport presso società affiliate alle Federazioni sportive nazionali e al Coni (purché non siano considerati atleti agonisti). Sono autorizzati a rilasciare questo tipo di certificato, per i propri assistiti, il medico di medicina generale e il pediatra di libera scelta, il medico specialista in medicina dello sport, o ancora i medici della Federazione medico sportiva italiana del Comitato olimpico nazionale italiano.

domenica 18 marzo 2018

“Metà dei farmaci in commercio sono inutili”

Farmaci inutili, esami prescritti senza senso. Silvio Garattini si scaglia contro l'eccessiva medicalizzazione. “Metà dei farmaci in commercio oggi sono del tutto inutili”. È quanto afferma Silvio Garattini, fondatore nel 1963 e direttore dell’Istituto di Ricerche Farmacologiche “Mario Negri” secondo cui dei circa 12mila farmaci oggi in commercio andrebbe eliminato il 50%.
 L’assunzione di farmaci usati per malattie croniche (come le statine o gli antipertensivi) da parte di pazienti terminali, l’ozono per l’artrite, gli ultrasuoni per i disturbi muscolari, le camere iperbariche usate per disturbi per i quali non ci sono evidenze di miglioramenti, l’abuso degli integratori alimentari, privi di prove di efficacia. Questi alcuni esempi di trattamenti terapeutici inutili citati da Garattini in un'intervista all'Espresso.

domenica 30 novembre 2014

L’USO DEL CELLULARE IN GRAVIDANZA ESPONE A RISCHIO DI BAMBINI IPERATTIVI

Milano, 15 mar. (Adnkronos Salute) - Mamme in dolce attesa, attenzione al cellulare. Se il nascituro viene esposto a dosi eccessive di radiazioni emesse dal telefonino, da bambino e poi da adulto rischia problemi comportamentali come iperattività, ansia e disturbi della memoria. A lanciare l'allarme sono i ricercatori americani della Yale School of Medicine in uno studio pubblicato su 'Scientific Reports', pubblicazione del gruppo 'Nature'. Al momento, tuttavia, il pericolo di effetti neurologici negativi è stato dimostrato soltanto nei topi. Nell'uomo è da verificare, tengono a precisare gli stessi autori.  In ogni caso, si tratta della "prima evidenza sperimentale che l'esposizione durante la vita fetale alle radiofrequenze prodotte dai telefoni cellulari può effettivamente influenzare il comportamento adulto", afferma l'autore senior Hugh S. Taylor, docente e responsabile della Divisione di endocrinologia riproduttiva e infertilità, Dipartimento di ostetricia, ginecologia e scienze della riproduzione a Yale. 

lunedì 2 giugno 2014

Consumo di latticini e carcinoma prostatico : uno studio presentato in occasione della conferenza annuale della American Urological Association

Una nuova ricerca della University of Southern California, la Harvard School of Public Health, il Cancer Prevention Institute e lo Stanford Cancer Institute mostra che elevati livelli di calcio dovuti al consumo di latte potrebbero  determinare un aumento del rischio di carcinoma prostatico avanzato. I ricercatori hanno presentato i dati alla conferenza della AUA tenutasi in maggio a Orlando, negli Stati Uniti. I ricercatori hanno analizzato i dati del California Collaborative Prostate Cancer Study, uno studio caso-controllo, basato sulla popolazione e multietnico, e hanno esaminato la relazione tra il consumo totale, da parte dei pazienti, di latticini, latte, yogurt e formaggio e il rischio di carcinoma prostatico. Il consumo di latte era associato a un aumentato rischio di carcinoma prostatico avanzato, non malattia localizzata, mentre il consumo di yogurt, gelato e formaggio non era associato a carcinoma avanzato né localizzato.
Tratto da Quotivadis 2/06/2014

domenica 23 febbraio 2014

Lo svenimento “procurato”


Spesso la realtà supera la fantasia anche riguardo alle  tendenze trasgressive dei tempi attuali fra i più giovani.

Secondo il nostro parere , è doveroso denunciare una pratica  che si sta diffondendo in Italia e a Milano fra i ragazzi di età compresa tra i 12 e i 16 anni.  Essa consiste nel gioco dello “svenimento indotto” . Tale gioco, nato in America ed arrivato a noi attraverso le innumerevoli vie telematiche, consiste nel provocare a se stessi o a un  compagno uno svenimento per soffocamento al fine di raggiungere uno stato di euforia.

domenica 2 febbraio 2014

SONO SEMPRE NECESSARI I FARMACI ANTIFEBBRE?

E’ questa la domanda che bisognerebbe porsi prima di assumere un farmaco contro la febbre in caso di sindrome influenzale.
Infatti oltre all’azione sintomatica spesso si è convinti che il farmaco possa favorire la guarigione dell’infezione, esatto contrario di quanto emerge da uno studio realizzato da David Ern che sostiene che anche se i sintomi migliorano ciò facilita la diffusione del virus e il contagio. È proprio questo ciò che fanno i farmaci contro l’influenza secondo lo studioso canadese , matematico della McMaster University di Hamilton, Ontario, e autore di uno studio appena apparso sulla rivista Proceedings of the Royal Society B: Biological Sciences. «Abbassare la febbre rende il virus più capace di diffondersi, e i risultati possono essere anche mortali» ammonisce il ricercatore, stimando che in Nordamerica muoiano fino a mille persone l'anno a causa della maggiore diffusione dell'influenza dovuta all’uso di antifebbrili come ibuprofene, paracetamolo e acido acetilsalicilico, il cui utilizzo sempre più diffuso può portare a decine di migliaia di casi in più ogni anno. «Abbassando la febbre in modo artificioso con un antipiretico, l’organismo del malato d’influenza reagisce meno, favorendo l’aumento del carico virale, ridotto invece dalla temperatura corporea elevata» continua il matematico canadese

domenica 6 ottobre 2013

L’ANGOLO DELLO PNEUMOCOCCO. OVVERO:”PERSEVERARE DIABOLICUM”.


Numerosi studi, più volte già richiamati sulla Pagina gialla, hanno dimostrato che, a seguito dell’introduzione del vaccino antipneumococcico coniugato eptavalente (PCV-7), si è assistito in varie parti del mondo all’emergere di nuovi ceppi patogeni (secondo il ben noto fenomeno del “rimpiazzo”) e ad un significativo aumento di polmoniti complicate (polmonite necrotizzante, enpiema) a questi correlate. Uno studio condotto in 17 Centri pediatrici di patologia respiratoria del Regno Unito tra il settembre 2006 ed il marzo 2011 ha dimostrato un aumento di dieci volte dei casi di enpiema dovuti al sierotipo 19° (praticamente mai in causa prima dell’inizio della vaccinazione PVC-7) e ha confermato la maggiore gravità di questi casi rispetto a quelli dovuti ad altri sierotipi (maggior frequenza di complicanze come l’ascesso, la fistola, il pneumotorace, associazione più frequente con la sindrome uremico-emolitica, età media inferiore, necessità di tempi di degenza significativamente più lunghi) (Thomas MF, et al. Arch Dis Child 2012; 97:1070-2).

         Fin qua niente di nuovo, direte, rispetto a quanto sapevamo già. Anche perché un bello studio pubblicato su Pediatria Preventiva e Sociale (Pasinato A, et al. 2012;3:15-21) ha di recente documentato che il fenomeno del rimpiazzo con i sierotipi 5 e 19° non contenuti nel vaccino riguarda ormai quasi la metà dei bambini italiani, sano o malati che siano. Quello che un po’ meraviglia (o forse no) è la leggerezza con cui si è data risposta a questo problema. Si è cioè semplicemente pensato di sostituire il vaccino PCV-7 con un vaccino a più ampio spettro (PCV-13) contenente  i ceppi emergenti. Ingenuità? Malafede (delle ditte che guidano la nostra mente  e la nostra mano)? Scarsa attenzione? Scegliete voi. Sta di fatto che questa strategia sta già dando i suoi scontati frutti …

giovedì 15 settembre 2011


L’attivita' fisica mantiene giovane il  cervello

Un camminata in un parco, o un corsetta lenta possono allungare la vita del cervello, rallentando il rischio di demenza e la progressione delle malattie neurodegenerative. Ad affermarlo è uno studio della Mayo Clinic (Usa), pubblicato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings. I ricercatori hanno esaminato migliaia di lavori scientifici sull'argomento e hanno stabilito che lo sport aerobico, dove lo sforzo prolungato nel tempo aiuta l'efficienza dell'apparato cardiocircolatorio, può preservare anche le capacità cognitive. Dimostrando quindi l'importanza dell'antica locuzione latina 'Mens sana in corpore sano', ovvero la stretta relazione tra benessere fisico e mentale.

mercoledì 7 settembre 2011


Yoga 2 volte a settimana per 2 mesi riduce dolore cronico

Roma, 2 ago. (Adnkronos Salute) - Yoga efficace contro il dolore cronico. Uno studio canadese, pubblicato su 'Journal of Pain Research', ha dimostrato che due sedute alla settimana per due mesi consecutivi sono in grado di ridurre i sintomi dolorosi e lo stress psicologico nelle donne colpite da fibromialgia. Si tratta della prima ricerca orientata a studiare gli effetti della disciplina orientale sul tasso del cortisolo nelle pazienti che soffrono di questo disturbo. La fibromialgia colpisce principalmente le donne, provoca dolori cronici, stanchezza rigidità muscolare, disturbi del sonno e depressione. Uno studio precedente aveva dimostrato che i tassi di cortisolo nelle pazienti colpite era inferiore alla media. Una condizione che può favorire i sintomi. Nella nuova ricerca, perciò, gli scienziati hanno tenuto sotto controllo i valori del cortisolo, misurandoli nella saliva di due gruppi di donne, uno dei quali partecipava a sedute bisattimanali da 75 minuti di hata yoga. E' emerso così che le pazienti impegnate nelle lezioni della particolare ginnastica dolce avevano i livelli migliori di cortisolo, meno dolore e una maggiore serenità psicologica. "Teoricamente i tassi di cortisolo - spiega Kathryn Curtis, dell'Università canadese di York - sono più alti al mattino, 30-40 minuti dopo il risveglio. Si abbassano poi, progressivamente, fino a quando si va a letto. Ma la produzione dell'ormone risulta alterato nelle donne colpite da fibromialgia".

Tratto da Univadis 3/08/2011

Elena Bosi, pediatra Milano


domenica 4 settembre 2011

RINITE ALLERGICA DA PICCOLI


La rinite allergica può iniziare a manifestarsi già nel primo anno e mezzo di vita. E’ quanto emerge da uno studio francese di Herr e Clarisse, comparso su  Allergy (2011;66:214-21)  che ha coinvolto 1.850 bambini con rinorrea , ostruzione nasale  e starnuti. I dati,  raccolti tramite un questionario standardizzato rivolto ai genitori  misuravano i marcatori ematici di atopia (IgE ed eosinofili) e valutavano la storia pregressa di allergia nei genitori. Dallo studio è emerso che la prevalenza dei sintomi di rinite allergica era del 9,1% e  la storia pregressa di rinite allergica in entrambi i genitori aumentava di due volte il rischio di rinite allergica nel primo  anno e mezzo di vita.

Questo articolo pone l’attenzione sul fatto che il raffreddore nei bimbi piccoli è sempre ricondotto ad una causa infettiva. In realtà in quasi il 10% dei bimbi la rinite ha una causa allergica.

Elena Bosi, pediatra Milano

mercoledì 29 giugno 2011

Frutta e verdura alleati preziosi contro le allergie

 I pediatri, forse, non insistono mai abbastanza sull'importanza degli alimenti vegetali nella dieta dei bambini. Questo studio trasversale svedese offre loro uno spunto aggiuntivo per non demordere nella loro importante opera educazionale: oltre a confermare le evidenze emerse da altre pubblicazioni, infatti, esso afferma che il consumo di frutta e verdura riduce l'incidenza di allergie. L'indagine è stata condotta su una coorte di circa 2500 bambini allergici di 8 anni d'età, ai cui genitori è stato somministrato un questionario sulla sintomatologia e sulle abitudini alimentari. Parallelamente sono state dosate le IgE contro allergeni alimentari e inalanti. I risultati hanno evidenziato una correlazione inversa tra consumo di frutta (ma non di verdura) e incidenza rinite. Più in dettaglio è stata dimostrata una relazione tra mele, pere e carote e rinite, asma e dermatite atopica.

giovedì 9 giugno 2011

Vietare cellulare a bimbi e limitare uso in ragazzi

Milano, 1 giu. (Adnkronos Salute)
L'allarme sul possibile rischio tumori dall'uso dei telefoni cellulari, lanciato ieri dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (Iarc) dell'Organizzazione mondiale della sanità, va approfondito con ulteriori ricerche. Nel frattempo, però, "bisogna usare una politica di cautela ovvero limitare l'uso del telefonino ai ragazzi e proibirlo ai bambini, entrambi in fase di crescita quindi più esposti agli eventuali rischi, in particolare sul nervo acustico e sul cervello".

mercoledì 1 giugno 2011

Medicine complementari in ospedali pubblici

Use of complementary and alternative medicine at Norwegian and Danish hospitals,
(Bmc Complementary And Alternative Medicine).
In tale lavoro gli autori hanno voluto studiare l'offerta di medicine complementari in alcuni ospedali pubblici della Norvegia e della Danimarca.
Due sono i dati di rilievo, a mio parere.
La maggior parte degli ospedali a cui è stato sottoposto il questionario appositamente elaborato per indagare l'offerta di medicine complementari ha risposto (Danimarca 126 ospedali, 97%, Norvegia 99 ospedali pari al 85%) tra questi molti hanno evidenziato la presenza, tra i loro servizi, di medicine non convenzionali: in Danimarca 38 sono i centri presenti (33%); in Norvegia addirittura 50 (più del 50%).

domenica 29 maggio 2011

Dimezzare una pillola: elevata percentuale di errore

Il Journal of Advanced Nursing ha pubblicato uno studio effettuato da ricercatori dell’università belga di Ghent secondo i quali il dimezzare una compressa porta ad un’elevata percentuale di errori. Le conseguenze possono essere gravi soprattutto quando si tratta di patologie tipo morbo di Parkinson, malattie cardiovascolari ecc in cui l’esattezza della posologia è fondamentale e la differenza fra dose tossica e dose esatta è minima.
Gli AA hanno convocato cinque volontari ed hanno chiesto loro di dimezzare otto pastiglie di varie dimensioni utilizzando tre metodi diversi: un paio di forbici, un dispositivo professionale ed un coltello da cucina.

domenica 22 maggio 2011

Oms, ogni anno in Ue 25 mila morti da infezioni resistenti a farmaci

Europei sempre più indifesi contro i super batteri. Cresce, infatti, la resistenza delle infezioni agli antibiotici, legata al cattivo uso . Ogni anno nell'Unione europea oltre 25.000 persone muoiono di infezioni batteriche resistenti, la maggior parte delle quali contratte in ospedale. E'  nell'area più vasta dei 53 Paesi della Regione europea dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms), che comprende 53 Paesi, il numero totale dei decessi è sconosciuto per mancanza di dati, "ma la situazione è verosimilmente più seria".

lunedì 16 maggio 2011

Broccoli fanno bene ai polmoni


Roma, 15 apr. (Adnkronos Salute) - Broccoli protettivi per i polmoni. Queste verdure, infatti, possono essere di aiuto ai grandi fumatori o in chi soffre di broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco). Lo suggerisce uno studio preclinico, realizzato dall'equipe di Shyam Biswal, dell'università Johns Hopkins (Usa) e pubblicato su Science Translational Medicine. I broccoli, secondo la nuova ricerca, proteggono i polmoni, grazie al sulforafano, la stessa sostanza che ne fa un alimento 'terapeutico' anticancro come già noto da tempo. Questo elemento, infatti, è capace di ripristinare la fagocitosi dei batteri (ovvero la capacità di inglobare nel loro citoplasma particelle estranee e di distruggerle) per i macrofagi degli alveoli polmonari. In questo modo vengono favorite le risposte immunitarie naturali. Gli scienziati americani hanno dimostrato l'azione positiva del sulforafano sia su pazienti affetti da Bpco sia sui topi. Un test clinico di fase 2, sponsorizzato dal National Institutes of Health (NIH), sta ora valutando gli effetti di un'integrazione della sostanza, per via orale, in pazienti con Bpco.
"Quotivadis" info@univadis.it 18/04/2011


Elena Bosi, pediatra Milano

giovedì 28 aprile 2011

Menta piperita 'spegne' dolore e infiammazione intestino


Roma, 21 apr. (Adnkronos Salute) - La menta piperita è in grado di alleviare i disturbi intestinali, spegnendo il dolore e l'infiammazione. Lo hanno scoperto alcuni ricercatori australiani, offrendo una spiegazione scientifica, sulla rivista Pain, alla tradizionale (e antica) indicazione dei naturopati che prescrivono quest'erba contro la colite e altri problemi dell'apparato digestivo. La menta piperita - spiegano gli scienziati, guidati da Stuart Brierley, del laboratorio universitario Nerve-Gut Research di Adelaide - attiva una catena di reazioni antidolorifiche e antinfiammatorie. Agisce attraverso un canale ionico, chiamato TRPM8 per ridurre il dolore veicolato delle fibre nervose, in particolare quello attivato da spezie piccanti (peperoncino e mostarda). Quest'osservazione, dicono, "potrebbe essere un primo passo per un nuovo trattamento per i disturbi delle funzioni intestinali, noti anche come colon irritabile". Il canale ionico TRPM8 è attivato da temperature fresche e agenti rinfrescanti, come il mentolo, sottolineano gli scienziati che sono riusciti a determinare il ruolo molecolare del TRPM8 nelle vie sensoriali del colon. Il colon irritabile è un disturbo complesso. In alcune persone i sintomi si scatenano con il consumo di alimenti grassi e alimenti speziati, di caffé e alcol. In altri cominciano a causa di una gastroenterite. Ed esiste, infatti, un legame tra il TFI e un antecedente di gastroenterite, capace di lasciare 'attivate' le fibre nervose, modificando i circuiti della sensibilità con il risultato di provocare dolori continui.

"Quotivadis" info@univadis.it
Venerdì 22 Aprile 2011

Elena Bosi, pediatra Milano

giovedì 21 aprile 2011

Probiotici in soggetti con HIV


Esistono ormai molteplici informazioni sulla correlazione fra integrità della mucosa intestinale e sistema immunitario. Ricercatori canadesi, partendo dall’acquisizione che infezioni gastrointestinali ed altri fattori possono avere un impatto sul deterioramento del sistema immunitario fra le persone affette da HIV e AIDS, hanno condotto uno studio osservazionale, retrospettivo sul periodo di 3 anni con il confronto longitudinale di CD4.
Gli AA hanno valutato gli effetti della supplementazione a lungo termine con probiotico Lactobacillus rhannosus Fiti in yogurt. Sono state esaminate 68 donne, a basso reddito con HIV e AIDS in Tanzania, prima e durante il consumo con probiotico, confrontando i risultati con quelli emersi in un gruppo di controllo senza supplementazione (n82).
Nel gruppo con probiotico,prima dell’assunzione dello stesso e in quello senza probiotico, si è evidenziato nel primo periodo di studio, un aumento della conta di CD4 di 0,13cellule/mul/giorno (indice di Confidenza 95%: 0,07-0,20, p=<0,001). Dopo l’inizio della somministrazione con probiotici, è emerso , in coloro che li hanno assunti,un ulteriore aumento di 0,28 cellule/mul/giorno (IC 95%: 0,10-0,46, p=0,003).
Tenendo presente il tempo di utilizzo di antiretrovirali, l’incremento supplementare da attribuire al probiotico è di 0,17cellule/mul/giorno (IC 95%: 0,01-0,34, p=0.04). E’ stato anche esaminato l’incremento dovuto ai farmaci antiretrovirali che è risultato pari a 0,27 cellule/mul/giorno (IC95% CI: 0,17-0,38. p=<0,001.
Gli autori della sperimentazione stimano l’assunzione del probiotico, in questo gruppo, significativamente associata ad un aumento della conta dei CD4.
Pur considerando il carattere aperto dello studio e la situazione sociale e sanitaria del gruppo coinvolto nella sperimentazione, emerge un risultato coerente: quanto una mucosa intestinale in condizioni non ottimali, se curata, possa favorire una migliore difesa immunitaria sia come difese immunitarie vere e proprie sia in termini di barriera .
Ricerca realizzata da associati a: Brescia University College, London, Canada ed altri centri di ricerca. Irvine et al. Probiotic yogurt consumption is associated with un increase of CD4 count among people living with HIV/AIDS. J Clin Gastroenterol 2010, 44(9).


Paola Nannei Viganò, pediatra Milano

mercoledì 6 aprile 2011

Omeopatia ed emicrania: studio osservazionale.


E' stato condotto uno studio clinico,osservazionale, multicentrico, prospettico da un gruppo di ricercatori tedeschi su pazienti affetti da emicrania.
Gli AA hanno valutato i possibili effetti di una terapia omeopatica individualizzata nell'emicrania.
Lo studio è stato condotto nell'arco di 2 anni utilizzando questionari standardizzati.
Sono stati presi in considerazione i dati registrati durante i due anni di studi compresa la diagnosi (ICD, nona revisione), la compliance corrente, la gravità (scala di valutazione numerica=0-10), la qualità della vita correlata alla salute (QoL,36-item Schort-Form Health Survey).
Gli individui esaminati pari a 212 adulti (89,2% femmine) erano di età media 39,4+/-10,7 anni e presentavano emicrania da 15,2+/-10.9 anni. Il 90% dei pazienti era stato sottoposto a terapia con
con farmaci convenzionali,
Hanno partecipato alla ricerca 67 medici il cui carico di lavoro è stato di165,6+/-118,8 minuti complessivi. Sono state formulate 62+/-4,6 prescrizioni omeopatiche.
A conclusione del lavoro si è registrato un netto miglioramento dell'emicrania con notevole “effect size”(di Cohen=1,48 dopo 3 mesi e 2,28 dopo 24 mesi) e della qualità di vita con punteggi della componente mentale e fisica, dopo 24 mesi, rispettivamente 0,42 e 0,45. Di conseguenza è diminuito l'uso di farmaci convenzionali o il ricorso ad altri servizi sanitari.

Witt CM e all, Homeopathic treatment of patients with migraine:
A prospective observational study with 2 year follow-up period.
J Altern Complement Med 2010, April; 16(4): 347-55

Paola Nannei Viganò, pediatra Milano

mercoledì 23 marzo 2011

Melissa officinalis e radiazioni ionizzanti


E' stato realizzato un valido studio sugli effetti protettivi dell'infuso di melissa (Melissa officinalis)
verso le radiazioni ionizzanti.
Sono state prese in considerazione persone adibite ad un lavoro in radiologia quindi esposte a bassi ma persistenti dosaggi di radiazioni e ne è stato valutato (plasma) lo stress ossidativo.
Lo studio ha coinvolto 55 lavoratori dei reparti di radiologia ed è stato loro consigliato di bere un infuso di melissa predisposto sotto forma di bustine due volte al giorno (1,5gr/ml) per 30 giorni.
Sono stati indagati prima e dopo l'assunzione di infuso di melissa: il danno DNA, la superossidodismutasi, la perossidazione lipidica, la catalisi, l'attività glutatione perossidasi e la mieloperossidasi..
Il controllo eseguito, dopo l'assunzione di infuso di melissa per 30 giorni, ha dimostrato un miglioramento significativo nei livelli plasmatici di superossidodismutasi, glutatione perossidasi e
catalisi e una netta riduzione della mieloperossidasi, della perossidazione lipidica e dei danni al DNA.
Se tali risultati saranno confermati si amplieranno i campi di azione per questa pianta medicinale molto nota nella tradizione erboristica.
Ricerca realizzata da associati a: Islamic Azad University, Tehram, Iran.
Zeraatpishe A, Oryan S, Bagheri MH et all. Effects of Melissa officinalis L on oxidative status and DNA damage in subjects exposed to long-term low-dose ionizing radiation.Toxicol Ind Health 2010, Sep21 (ePub)

Paola Nannei Viganò, pediatra Milano