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mercoledì 16 luglio 2025

La qualità del sonno è fondamentale

 




La dieta e l’esercizio fisico sono importanti per mantenersi in forma, ma altrettanto importante è il sonno. In un articolo di Ron Grisanti si sottolinea come la privazione cronica di sonno non sia una semplice stanchezza, ma un fattore di rischio silenzioso per gravi patologie come ictus, infarto, diabete e declino cognitivo.


Non solo ore, ma qualità: le due fasi chiave del sonno
La ricerca moderna ha identificato due momenti cruciali in cui il corpo esegue processi di riparazione impossibili da svegli.
Sonno Profondo (a onde lente): Questa è la fase della riparazione fisica. Durante questo stadio il corpo:
Ripara i muscoli e rafforza le ossa.
Bilancia gli ormoni, come quello della crescita e il testosterone.
Elimina le tossine metaboliche, come le proteine beta-amiloidi legate all'Alzheimer.
Regola la pressione sanguigna e la glicemia.
Potenzia il sistema immunitario.
Sonno REM (Rapid Eye Movement): Questa è la fase dedicata al reset mentale. Durante lo stadio REM il cervello:
Consolida i ricordi a lungo termine.
Migliora la concentrazione, la creatività e la stabilità emotiva.
I rischi del "debito di sonno"
 Trascurare costantemente il sonno di qualità porta a un "debito" biologico con conseguenze severe. La mancanza di sonno profondo e REM è associata a:

  • Danni cardiovascolari: Aumento del rischio di infarto fino al 48%.
  • Declino cognitivo: Triplica il rischio di demenza e Alzheimer.
  • Problemi metabolici: Peggiora l'insulino-resistenza e favorisce l'aumento di peso.
  • Salute mentale: Raddoppia il rischio di depressione e ansia.
  • Mortalità precoce: Aumenta del 30-50% il rischio di morte prematura.

lunedì 16 giugno 2025

PFAS NEI PRODOTTI AD USO QUOTIDIANO

 


Un'inchiesta condotta da Altroconsumo
, insieme a otto associazioni di consumatori internazionali, ha rivelato che il 30% di 229 prodotti di uso quotidiano contiene PFAS, e il 21% presenta PFAS non conformi con la normativa UE attuale o in vigore dal 2026. Altroconsumo chiede misure urgenti a livello europeo per la tutela dei consumatori. Con il termine PFAS si fa riferimento a circa 10mila sostanze chimiche utilizzate per rendere i prodotti idrorepellenti, antiaderenti, antimacchia. Definiti "inquinanti eterni", perché si accumulano nell'ambiente, sono pericolosi anche per la salute, poiché possono compromettere la fertilità, il sistema immunitario ed endocrino, favorendo disturbi metabolici e aumentare il rischio di tumori . Presenti in imballaggi tramite, utensili da cucina e tessuti, si accumulano nell'organismo acqua, cibo, polvere e contatto diretto. Alcune di queste molecole, come il PFOA ei PFOS, sono state vietate o limitate, a livello internazionale proprio per la loro pericolosità, ma altre continuano ad essere utilizzate. L'analisi ha coinvolto diverse categorie di prodotti, tra cui tessili per cucina, arredamento, articoli per la cura della persona e materiali a contatto con alimenti.

martedì 15 aprile 2025

I Probiotici diminuiscono la durata della febbre nei bambini colpiti da infezioni delle alte vie respiratorie

 


Le infezioni delle vie respiratorie superiori (URTI) sono molto diffuse nella popolazione pediatrica e rappresentano circa il 90% delle infezioni respiratorie totali in tutto il mondo; è comune che un bambino abbia da 5 a 8 episodi all'anno, soprattutto nei primi 5 anni di vita. Queste condizioni sono la ragione principale per cui si richiede una consulenza con un medico di base, con un tasso di ricovero ospedaliero superiore all'1%. Le URTI sono scatenate da diversi agenti infettivi, principalmente virus respiratori. I sintomi solitamente raggiungono il picco in 3-5 giorni, si risolvono entro 14 giorni e includono congestione e secrezione nasale, mal di gola, arrossamento o secrezione dagli occhi, tosse, raucedine, irritabilità, diminuzione dell'appetito, disturbi del sonno e febbre. La febbre, in particolare, è una caratteristica comune nei pazienti affetti da URTI, con un impatto sostanziale sul benessere del bambino e sulle attività fisiche e scolastiche. Inoltre, è una potenziale fonte di preoccupazione sia per i medici che per gli operatori sanitari ed è associata a un uso aumentato, e talvolta inappropriato, di antibiotici. Attualmente, non esiste un trattamento di routine basato sull'evidenza per le URTI. L'uso di antipiretici riduce transitoriamente la temperatura corporea ma non ha alcun effetto sulla durata complessiva della febbre. Gli antibiotici sono efficaci solo in un numero limitato di URTI. Negli ultimi decenni, la somministrazione di probiotici è emersa come un nuovo potenziale approccio alla gestione delle malattie infettive.

mercoledì 8 gennaio 2025

COME MANTENERE IL CERVELLO GIOVANE

 


Dal sonno alla dieta all'attività fisica
, ecco otto buone abitudini per rallentare l'invecchiamento del cervello, proteggendo potenzialmente dalla demenza: si tratta della lista di controllo Life's Essential 8, originariamente pensate per la salute cardiovascolare ma che, secondo uno studio coordinato da Tianzhou Ma dell'Università del Maryland, funzionano anche per la salute del cervello. Le raccomandazioni consigliano almeno 150 minuti di esercizio fisico moderato, come una camminata a passo sostenuto, alla settimana, una dieta sana ricca di noci, frutta, verdura e alimenti integrali, il mantenimento di un peso sano, un sonno di almeno 7 ore a notte, no al fumo, controllo dei livelli di colesterolo, glicemia e pressione sanguigna. Gli esperti hanno stimato che per ogni 10 punti in più di aderenza alle 8 abitudini su una scala da 0 a 100, il cervello appare più giovane di 113 giorni.

mercoledì 11 dicembre 2024

Congresso Usa: il Covid forse scaturito da un laboratorio di Wuhan. Nessun dato scientifico per giustificare distanziamento e mascherine a tutta la popolazione

 


Il Covid-19 probabilmente avrebbe avuto origine in un laboratorio di Wuhan, in Cina. A dirlo è una sottocommissione del Congresso, dopo aver concluso un'indagine durata due anni sulla pandemia di coronavirus. Non solo: secondo il rapporto finale di 520 pagine, il distanziamento sociale e l'uso delle mascherine non sarebbero supportati da dati scientifici.  A sostegno della teoria della "fuga da laboratorio", avanzata anche da alcuni studi, la sottocommissione mette nero su bianco di aver appreso che il virus presenterebbe una caratteristica biologica non riscontrabile in natura e che i dati hanno mostrato che tutti i casi di Covid-19 deriverebbero da un'unica introduzione nell'uomo. “Secondo quasi tutti i parametri della scienza, se ci fossero prove di un'origine naturale sarebbero già emerse” si legge nel rapporto. Inoltre, il principale laboratorio di ricerca sulla SARS in Cina si trova a Wuhan, “che ha una storia di ricerca a livelli di biosicurezza inadeguati”, e i ricercatori del laboratorio “si sarebbero ammalati di un virus simile nell'autunno 2019, mesi prima che il Covid-19 fosse scoperto per la prima volta”. Il rapporto ha rilevato anche che l'allontanamento sociale “non sarebbe stato basato sulla scienza”. Nel corso di una testimonianza a porte chiuse, l'immunologo statunitense Anthony Fauci - molto criticato per la gestione della pandemia di coronavirus da parte del governo - avrebbe affermato che la linea guida “sarebbe apparsa così, senza una vera giustificazione”, si legge nel rapporto. La sottocommissione, poi, non ha trovato “alcuna prova conclusiva” che l'uso di mascherine abbia protetto gli americani dal Covid-19. Secondo il rapporto, come conseguenza delle misure adottate per gestire la pandemia, la disoccupazione sarebbe salita alle stelle e i bambini avrebbero “perso decenni di progressi accademici”.

I cinque argomenti più forti a favore della teoria della "fuga di laboratorio" includono:

mercoledì 10 luglio 2024

LE EMOZIONI: UN TERRENO INESPLORATO

 


Arrossire per la vergogna, sentire le farfalle nello stomaco o ribollire dalla rabbia. Ecco alcune delle frasi più comuni che tutti, almeno una volta nella vita, hanno pronunciato nel tentativo di trasformare le proprie emozioni in parole. Emozioni che, inevitabilmente, si ripercuotono sul corpo. E che queste sensazioni siano anche ‘fisiche’ non è soltanto una percezione individuale: è un dato di fatto che, ora, ha anche un fondamento scientifico. A dimostrarlo uno studio dell’università di Milano-Bicocca, pubblicato su ‘iScience‘: “Le emozioni hanno una ‘natura corporea’, al punto tale che provarle ‘accende’ il cervello come toccare qualcosa o compiere un movimento – spiegano gli autori della ricerca – . Le emozioni attivano regioni corticali che tipicamente rispondono a esperienze tattili e motorie”.

venerdì 7 giugno 2024

La vitamina D potrebbe aumentare la resistenza al cancro

 


La vitamina D potrebbe offrire in futuro una marcia in più contro i tumori, rinforzando la risposta immunitaria al cancro. Lo suggerisce uno studio pubblicato sulla rivista Science, condotto presso il Francis Crick Institute di Londra, the National Cancer Institute (NCI) del National Institutes of Health (NIH) in Usa e l'università danese di Aalborg. I ricercatori hanno scoperto che i topi di laboratorio alimentati con una dieta ricca di vitamina D avevano una migliore resistenza immunitaria ai tumori trapiantati sperimentalmente nel loro corpo e rispondevano meglio al trattamento con immunoterapia. Inoltre, il team ha scoperto che la vitamina D agisce nell'intestino, favorendo un batterio chiamato Bacteroides fragilis.
Secondo i ricercatori, è questo microrganismo a conferire ai topi una migliore immunità al cancro. Studi precedenti hanno proposto un legame tra carenza di vitamina D e rischio di cancro nell'uomo, anche se le prove non sono state risolutive. Per indagare ulteriormente, i ricercatori hanno analizzato un set di dati provenienti da 1,5 milioni di persone in Danimarca, che ha evidenziato un legame tra livelli più bassi di vitamina D e un rischio più elevato di cancro.  Un'analisi separata di una popolazione di pazienti oncologici ha anche suggerito che le persone con livelli più alti di vitamina D hanno chance maggiori di rispondere bene ai trattamenti immunoterapici contro il cancro.

mercoledì 27 marzo 2024

Funghi Intestinali e Comunicazione Intestino-Cervello

 


Nel vasto panorama della ricerca sul microbiota intestinale, aspetto particolare  che ha catturato l’attenzione degli studiosi è il ruolo dei funghi intestinali nella comunicazione bidirezionale tra l’intestino e il cervello. Questo sistema intricato, noto come l’asse intestino-cervello, è fondamentale per la salute generale e può essere influenzato in modi sorprendenti dai funghi residenti nell’intestino. Ricerche preliminari suggeriscono che alcuni funghi, come Saccharomyces cerevisiae e Candida albicans, potrebbero sintetizzare neurotrasmettitori che hanno un impatto sulla funzione cerebrale. Un esempio è la norepinefrina, una molecola coinvolta nella regolazione dell’umore e dello stress. La fermentazione del lievito, presente in funghi come S. cerevisiae, può anche produrre acidi grassi a catena corta che, trasportati attraverso il flusso sanguigno, possono raggiungere il cervello influenzando diversi processi, tra cui l’appetito e i cicli sonno-veglia. Allo stesso tempo, alcuni neurotrasmettitori prodotti dall’ospite possono influenzare l’equilibrio dei funghi intestinali, creando un intricato sistema di interazioni reciproche tra cervello e micobioma. La modulazione del sistema immunitario intestinale da parte dei funghi ha conseguenze che si estendono ben oltre l’intestino. S. cerevisiae e C. albicans contribuiscono al corretto sviluppo dell’equilibrio  immunitario, ma in alcune condizioni, si può verificare un’attivazione eccessiva di componenti immunitari antifungini. Questo fenomeno è stato osservato in pazienti con malattie infiammatorie intestinali come la malattia di Crohn. È interessante notare che le interazioni tra il micobioma intestinale e il sistema immunitario possono avere impatti su organi al di fuori dell’intestino. Ad esempio, la composizione alterata del micobioma intestinale è stata collegata alla gravità della malattia allergica delle vie aeree. Il rapporto simbiotico tra funghi e batteri nell’intestino riveste un ruolo fondamentale nella modulazione dell’asse intestino-cervello.

mercoledì 22 marzo 2023

Emicrania : sette rimedi non farmacologici per frenarla

 


Dalla corretta idratazione al magnesio, ci sono vari e semplici modi per contrastare gli attacchi di emicrania - sia che se ne soffra cronicamente (almeno 15 attacchi al mese) sia in maniera episodica, tutti da provare: lo spiega Nada Hindiyeh, membro del comitato media della American Headache Society.

"Molti interventi non farmacologici possono alleviare gli attacchi di emicrania", afferma anche Lauren Natbony della Icahn School of Medicine del Mt. Sinai di New York che ha appena pubblicato una review sull'emicrania sulla rivista Current Pain and Headache reports. Ad esempio

1) il magnesio che, spiega Natbony, svolge un ruolo chiave nella funzione muscolare e nervosa, può anche aiutare a contrastare le attività cerebrali che causano l'emicrania. Alcune ricerche, ad esempio una appena pubblicata sulla rivista Nutriens, suggeriscono che una dieta troppo povera di magnesio può peggiorare l'emicrania e che l'assunzione di questo integratore durante un attacco può aiutare a fermare i sintomi.   "Il magnesio è l'integratore più studiato per l'emicrania", afferma Natbony.

2)un impacco fresco può aiutare, afferma Hindiyeh. "I nervi coinvolti nell'emicrania si estendono alla testa e al collo - spiega. Un impacco freddo può calmare le terminazioni nervose". Sebbene un semplice impacco di ghiaccio premuto sulla testa o sul collo possa essere d'aiuto, le capsule di gel freddo progettate specificamente per l'emicrania sono una scelta migliore. Secondo uno studio pubblicato su Evidenced-Based Complementary and Alternative and Medicine, gli impacchi freddi danno sollievo al dolore alla testa in meno di 30 minuti.

Un altro rimedio utile nel corso di un attacco è l'aria fresca, o uscendo a fare due passi o in casa, spegnendo le luci e usando l'aria condizionata o un ventilatore. 3)"Stare in una stanza fredda, buia e silenziosa spesso aiuta", dice Hindiyeh. E ancora,

4) fare un sonnellino: quando un attacco di emicrania è in atto, si può ottenere un sollievo ancora maggiore se si possono chiudere gli occhi e fare un pisolino, dice Natbony. Infatti i disturbi del sonno e l'emicrania sembrano essere interconnessi, come dimostra una ricerca pubblicata sulla rivista Medicine. I ricercatori notano che più attacchi di emicrania si verificano, peggiore è il sonno di una persona; inoltre, la privazione del sonno è stata collegata a un aumento del dolore percepito. "Un sonnellino, anche breve, può essere utile perché il sonno è un antidolorifico naturale", afferma Natbony.

5)Aromaterapia - Secondo Natbony, alcuni profumi, in particolare la lavanda e la menta piperita, sono un altro rimedio naturale per i sintomi dell'emicrania. È possibile utilizzare questi oli essenziali in un diffusore per aromaterapia a casa o portare con sé spray o roll-on. Alcuni studi hanno dimostrato che l'aromaterapia con una serie di oli essenziali è utile per ridurre il dolore, compreso quello provocato dagli attacchi di emicrania.

6)Bere acqua - La disidratazione può scatenare l'emicrania e rendere gli attacchi più frequenti e gravi, come suggerisce una ricerca pubblicata sul Journal of Clinical Neuroscience. Secondo esperti della Cleveland Clinic, quando si è disidratati il tessuto cerebrale può restringersi e allontanarsi leggermente dal cranio, esercitando una pressione sui nervi e causando dolore. Bere rapidamente un bicchiere d'acqua al primo segnale di un attacco di emicrania può aiutare a tenere sotto controllo i sintomi, dice Hindiyeh.

mercoledì 8 febbraio 2023

Studio italiano: i vaccini Covid non hanno aumentato le malattie cardiovascolari......ma .....

 


Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Vaccines, coordinato da Lamberto Manzoli dell'Università di Bologna. Nessuna patologia è risultata più frequente tra i vaccinati  rispetto ai non vaccinati .I vaccini anti Covid-19 non sono associati ad un aumento del rischio di eventi avversi come infarti, ictus, arresti cardiaci, miocarditi, pericarditi e trombosi venose profonde. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Vaccines, coordinato da Lamberto Manzoli dell'Università di Bologna. Nessuna patologia è risultata più frequente tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati. Lo studio è al momento l'unico al mondo che ha seguito la popolazione (ma  come è stata scelta la popolazione ...)per più di un anno.  La ricerca – che ha coinvolto anche studiosi dell’Università di Ferrara e dell’Asl di Pescara – ha seguito per diciotto mesi, da gennaio 2021 a luglio 2022, l’intera popolazione della provincia di Pescara. Sono stati raccolti i dati sanitari dei residenti ed è stata analizzata la frequenza di alcune malattie gravi come malattie cardiovascolari, embolie polmonari e trombosi. Al termine dell'indagine, nessuna delle patologie esaminate è risultata più frequente tra i vaccinati rispetto ai non vaccinati. «I risultati che abbiamo ottenuto mostrano in modo netto che tra i vaccinati non c'è stato un aumento di rischio di malattie gravi», dice Manzoli. «Vi sono stati casi isolati negativi, ma il profilo di sicurezza dei vaccini utilizzati durante la pandemia è stato confermato: sarà ora importante continuare il follow-up su un periodo più lungo». Lo studio è al momento l'unico al mondo che ha potuto seguire la popolazione per più di un anno, prendendo in considerazione numerosi fattori tra cui l'età, il sesso e il rischio clinico dei partecipanti. I risultati ottenuti mostrano, in particolare, che sia i decessi registrati che l’insorgenza delle patologie prese in esame sono stati meno frequenti tra le persone vaccinate, indipendentemente dal sesso, dall'età e dal profilo di rischio clinico.L’analisi ha anche confermato che le persone vaccinate che hanno contratto il COVID-19 sono più protette contro il coronavirus rispetto a chi è guarito dopo aver contratto la malattia ma non è vaccinato. Una maggiore incidenza delle patologie considerate è invece emersa tra chi non ha contratto il COVID-19 e ha solo una o due dosi di vaccino, rispetto a chi ha tre o più dosi.«Questo dato controintuitivo è dovuto a un bias epidemiologico causato dalle restrizioni attuate durante l'emergenza», spiega Manzoli.

domenica 15 gennaio 2023

IL PLACEBO E’ EFFICACE COME L’AMOXICILLINA NELLA CURA DELLA BRONCHITE ACUTA

 


L’ efficacia della terapia antibiotica
con amoxicillina sulla durata dei sintomi nelle infezioni non complicate delle basse vie respiratorie (con esclusione della polmonite) in età pediatrica è stata confrontata con placebo in questo studio svolto a livello delle cure primarie in UK. I criteri di inclusione corrispondevano a quelli comunemente utilizzati per la diagnosi di bronchite acuta sia nella pratica clinica che in precedenti revisioni Cochrane. 432 bambini sono stati randomizzati al gruppo antibiotico (n=221) o placebo (n=211). I genitori hanno compilato un diario dei sintomi e delle attività quotidiane per almeno una settimana e sino alla persistenza dei sintomi nelle 4 settimane successive alla randomizzazione. La durata media dei sintomi non è risultata significativamente diversa nei 2 gruppi (5 giorni nel gruppo antibiotico vs 6 giorni nel gruppo placebo), e neppure nei soggetti appartenenti a specifici sottogruppi con particolare gravità dei sintomi nei quali l'antibiotico viene comunemente prescritto.

domenica 18 dicembre 2022

ARTRITE REUMATOIDE E MALATTIE AUTOIMMUNI : PREVENZIONE E IPOTESI DI TERAPIA

 


Lo studio condotto dalla dott.ssa Tajik et al. identifica l'alterazione della barriera epiteliale intestinale come un evento principale che precede l'esordio dell'Artite Reumatoide. La zonulina (proteina che agisce sulle giunzioni tra gli enterociti regolando la permeabilità intestinale) è un fattore centrale in questo processo poiché riduce l’espressione delle proteine TJ intestinali, induce l'infiammazione della mucosa mediata dai linfociti T e controlla la trasmigrazione delle cellule immunitarie dall'intestino alle articolazioni.

Il prof Philippe Saas commenta con interesse lo studio sottolineando quanto l'integrità della barriera intestinale sia un punto di controllo per la transizione dall'autoimmunità asintomatica alla malattia infiammatoria. La composizione alterata del microbiota intestinale, denominata “disbiosi”, è associata a malattie autoimmuni tra cui l’artrite reumatoide.   L’artrite reumatoide (AR) è una patologia autoimmune cronica disabilitante, caratterizzata da sinovite delle piccole e grandi articolazioni che si manifesta con tumefazione, rigidità, dolore e progressiva distruzione articolare.

sabato 19 novembre 2022

Gli integratori multivitaminici possono rallentare il declino cognitivo

 


 L'integrazione giornaliera di multivitaminici-minerali ha migliorato la cognizione globale e la memoria episodica negli anziani. A indicarlo sono i risultati di un ampio studio guidato dall'Università Wake Forest, in Carolina del Nord, e pubblicato su Alzheimer's & Dementia, rivista dell'Alzheimer's Association. Alzheimer e demenza colpiscono oltre 46 milioni di persone nel mondo ed è un numero destinato a crescere, per questo, scrivono gli autori dello studio, "è urgente identificare strategie efficaci per preservare la funzione cognitiva e mitigare il pesante carico sociale associato". Gli integratori alimentari sono pubblicizzati per la protezione cognitiva, ma le prove a sostegno sono contrastanti. Per questo, lo studio Cosmos-Mind ha valutato 2.262 partecipanti, con età media di 73 anni, sullo stato cognitivo, la capacità di ricordare parole, storie, intervalli numerici e la fluidità verbale. Ad alcuni anziani sono stati somministrati quotidianamente per tre anni flavonoidi estratti dal cacao, a un secondo gruppo integratori di vitamine e sali minerali, mentre un terzo ha costituito il gruppo di controllo, ricevendo placebo.

L'estratto di cacao non ha avuto effetto positivo mentre l'integrazione giornaliera di multivitaminici, rispetto al placebo, ha determinato un beneficio statisticamente significativo sulla cognizione, la memoria e la funzione esecutiva.

mercoledì 6 luglio 2022

Le evidenze sull’efficacia del Vaccino Covid nella popolazione pediatrica sono limitate

 


E' il primo studio di coorte sottoposto a una rigorosa valutazione critica da parte della comunità scientifica (peer review), che ha controllato le differenze tra i due gruppi di studio rispetto a numerose variabili.
Un studio appena 
pubblicato su  The New England Journal of Medicine  condotto nella più grande organizzazione sanitaria israeliana, il  Clalit Health Services , in collaborazione con ricercatori dell'Università di Padova, dell'Università di Harvard e dell'University College London dimostra come il vaccino anti-covid Pfizer offre una moderata protezione contro la variante omicron nei bambini della fascia di età tra i 5 e gli 11 anni. Si tratta del primo studio di coorte sottoposto a una rigorosa valutazione critica da parte della comunità scientifica (peer review), che ha controllato le differenze tra i due gruppi fattori di studio rispetto a numerose variabili, compressi demografici, numero di malattie soggette e individuale percezione dello stato di malattia . I  risultati sono stati discussi nei giorni scorsi da ricercatori provenienti da più di 30 istituzioni scientifichein vari Paesi del mondo, compreso Israele, Haiti, Stati Uniti, Sudafrica e Thailandia, nell'ambito dell'Assemblea Generale del progetto VERDI che si è tenuta a Padova al Museo di Storia della Medicina.

mercoledì 28 aprile 2021

PROTEZIONE DA INFEZIONE DA SARS-COV2


Uno studio chiamato SIREN (SARS-Cov-2 Immunity and Reinfection Evaluation) condotto nel Regno Unito con l'obiettivo di valutare il rischio di reinfezione ha analizzato tra giugno 2020 e gennaio 2021 dati virologici ed immunologici di 25.661 operatori sanitari, di cui 8278 con precedente infezione da SARS-Cov-2, per la stragrande maggioranza anticorpo-positivi, e 17.383 sieronegativi che non erano stati precedentemente infettati. Una pregressa infezione da SARS-Cov-2 ha determinato una riduzione del rischio di reinfezione dell’84% (del 93% per le infezioni sintomatiche). È importante sottolineare che la variante nota come B.1.1.7 non sembra avere avuto effetto sui tassi di reinfezione. I risultati suggeriscono che l'infezione e lo sviluppo di una risposta anticorpale fornisce una protezione simile o addirittura migliore rispetto ai vaccini SARS-Cov-2 attualmente utilizzati. Il che è logico considerando che gli attuali vaccini inducono risposte immunitarie verso le proteine spike mentre l'infezione naturale induce anche risposte immunitarie mucosali e risposte contro gli altri numerosi componenti virali. Il SIREN si aggiunge a un numero crescente di studi, che dimostrano che l'infezione protegge contro la reinfezione, e probabilmente in modo anticorpo-dipendente.

martedì 26 gennaio 2021

Sclerosi multipla: gli anticorpi coinvolti

 


La sclerosi multipla colpisce 2,5 milioni di persone in tutto il mondo, ma si sa ancora poco sulle sue cause.  La sclerosi multipla è una malattia autoimmune in cui le cellule immunitarie attaccano lo strato protettivo dei neuroni, interrompendo il flusso di informazioni provenienti dal cervello e al suo interno. Di recente, un gruppo di ricercatori ha scoperto che le persone con sclerosi multipla attiva hanno alti livelli di particolari anticorpi intestinali nel sistema nervoso centrale.   Questi anticorpi reagiscono anche a determinate specie di microbi intestinali, suggerendo che specifiche cellule immunitarie che hanno origine nell’intestino possono arrivare nel sistema nervoso centrale, dove contribuiscono a tenere sotto controllo le riacutizzazioni. I risultati, pubblicati su Science Immunology, potrebbero aprire la strada a nuovi approcci diagnostici e terapeutici per la sclerosi multipla che avranno come bersaglio il microbiota intestinale.

martedì 31 marzo 2020

ATTENZIONE AI CONTAGI IN FAMIGLIA


Dagli asintomatici ai 'guariti', ecco chi è a rischio in vista della riapertura. Se i dati continuano a segnalare un aumento dei contagi da nuovo coronavirus in Italia, e in modo particolare in Lombardia, è soprattutto per effetto delle infezioni intra-familiari, ovvero dei contagi che avvengono in uno stesso nucleo dove è presente un soggetto positivo. Un fenomeno 'esplosivo', perchè conterebbe numeri altissimi, secondo il virologo dell'Università di Padova Andrea Crisanti, che parla di un vero e proprio 'effetto Diamond' sostenendo la necessità di effettuare più tamponi per identificare i soggetti positivi. "I dati segnalano che i contagi continuano ad aumentare e la fonte principale di contagio è a casa: stiamo cioè vedendo - spiega Crisanti - un 'effetto Diamond Princess'". Come sulla nave Diamond, ferma in Giappone per giorni con molti positivi a bordo e dove si è assistito ad un propagarsi di contagi anche per l'ambiente circoscritto in cui erano confinate centinaia di persone, allo stesso modo, secondo l'esperto, il contagio intra-familiare nei nuclei con soggetti positivi è "molto alto".  La "probabilità che un soggetto si infetti se vive in casa con un positivo - afferma - è oltre 100 volte maggiore".

martedì 17 marzo 2020

INFEZIONE DA CORONAVIRUS NEI BAMBINI


Uno studio pubblicato sul server medRxiv preprint il 4 marzo suggerisce che i bambini potrebbero avere lo stesso rischio degli adulti di contrarre l’infezione da SARS-CoV-2, anche se spesso con manifestazioni così lievi da sfuggire alla rilevazione. Questa conclusione è stata formulata in seguito all’analisi dei casi pediatrici compresi nella casistica di 391 pazienti registrati dal 14 gennaio al 12 febbraio a Shenzhen in Cina, e di 1.286 dei loro contatti stretti. Nell'insieme, il tasso di contagio secondario (percentuale di contatti successivamente confermati come infetti da SARS-CoV-2) è stato del 14,9% tra i contatti familiari e del 9,6% nel complesso. Il tasso di infezione nei bambini tra gli 0 e i 9 anni (7,4%) è stato simile alla media della popolazione (7,9%). Questa scoperta potrebbe avere importanti implicazioni nelle misure adottare per rallentare la diffusione del virus, tra cui la chiusura delle scuole, come sottolineato in un commento apparso su Nature. Uno studio retrospettivo uscito il 12 marzo sul New England Journal of Medicine ed effettuato su 366 bambini ricoverati a Wuhan nella prima settimana di gennaio dimostra che i primi casi pediatrici sono stati molto precoci, hanno causato sintomi da moderati a gravi (febbre alta, tosse e vomito, polmonite) ma con un recupero del 100% dopo una media di 7,5 giorni. Resta comunque poco chiaro se, pur infettandosi, i bambini siano un elemento importante nella diffusione del virus, come accade per l'influenza. Ad oggi non ci sono stati decessi tra i bambini sotto i 10 anni di età e il tasso di letalità tra i 10 e 19 anni è pari a 0,2% secondo uno studio pubblicato su The Lancet.

giovedì 23 gennaio 2020

OMEOPATIA E ANTIBIOTICO RESISTENZA


Il problema dell'antibiotico resistenza (AR), da diverso tempo all'attenzione della classe medica e delle Istituzioni Sanitarie a livello internazionale, ha assunto negli ultimi anni particolare rilevanza: il sistema di sorveglianza Global Antimicrobial Surveillance System (GLASS), allertato dall'Organizzazione Mondiale della Sanità nell'ottobre 2015, segnala un'emergenza crescente di batteri che non rispondono agli antimicrobici utilizzati per debellarli. Alcune esperienze hanno messo in evidenza che l'uso delle Medicine Complementari (MC) nell'ambito di setting terapeutici improntati al modello della Medicina Integrata è in grado di consentire una riduzione di prescrizione di terapia convenzionale e anche di antibiotici, con ricadute positive per il problema dell'antibiotico resistenza: Van der Werf et al. hanno dimostrato come presso i medici di Medicina Generale che nel Regno Unito utilizzano le CAM in associazione alla medicina ufficiale si registra una riduzione del 22% della prescrizione di antibiotici.

domenica 29 luglio 2018

Fibre dietetiche, prebiotici e microbiota intestinale


E’ ormai acclarato che il crocevia che regola la salute del nostro organismo è costituito dall’ecosistema intestinale, in cui gioca un ruolo importante il microbiota, cioè l’insieme delle comunità microbiche che popolano l’intestino: batteri, miceti, virus, protozoi ed elminti.
In questi ultimi anni sono aumentati in misura vertiginosa i lavori scientifici che stanno facendo luce sul ruolo del microbiota, soprattutto le interazioni che avvengono con la parete intestinale, il sistema immunitario e il sistema nervoso intestinale chiamato anche secondo cervello.
E’ noto che l’alterazione dell’equilibrio fra le varie comunità del microbiota, chiamata disbiosi, comporta la perdita di molte delle funzioni che esso svolge nell’ambito del rapporto di simbiosi con l’organismo ospite, con importanti danni per quest’ultimo, quali la mancata sintesi di enzimi, vitamine, l’eliminazione di tossici, il controllo della proliferazione delle specie microbiche patogene…
Una delle possibilità per correggere la disbiosi e ripristinare un corretto equilibrio del microbiota è l’uso di specie batteriche probiotiche, cioè di quelle specie, che possiamo definire ”amiche” che aiutano a recuperare un buon equilibrio e una buona funzionalità del microbiota intestinale. Fonti di probiotici sono la dieta e gli integratori alimentari.
Non ci soffermeremo in questo articolo sui probiotici, ormai noti ai più, ma piuttosto su altri strumenti che ci permettono di prevenire le alterazioni dell’equilibrio del microbiota intestinale e che fanno parte della dieta, come le fibre dietetiche e i prebiotici.
Vi sono importanti interazioni tra dieta, microbiota e transito gastro-intestinale, perché la dieta può produrre variazioni della composizione del microbiota intestinale e la motilità gastrointestinale è fortemente condizionata dal cibo e dal microbiota stesso. I  corretti rapporti tra nutrienti e microbiota garantiscono la salute globale dell’organismo attraverso la digestione dei carboidrati , la fermentazione degli zuccheri e la produzione di gas.

Fibre dietetiche
Il termine fibra dietetica (FD) risale al 1953, ma già Galeno, più di un secolo a. C., distingueva tra il pane bianco che rallenta il transito intestinale e quello nero che facilita l’evacuazione delle feci.
L’importanza delle fibre dietetiche viene messa in evidenza negli anni sessanta da più autori, Burkitt, Painter, Walker e Trowell che osservarono come alcune malattie, comuni nei paesi del mondo occidentale, fossero rare in Africa dove il consumo di carboidrati non raffinati, ricchi di fibre, era molto più abbondante.
Esistono attualmente più definizioni di FD, proposte dalle diverse Società Scientifiche, che possiamo riassumere così:
“carboidrati, costituiti da catene di zuccheri semplici, che possono essere costituite da migliaia di unità (polimeri) o da poche unità (oligomeri). Gli zuccheri semplici che più frequentemente compongono le FD sono il glucosio, il galattosio, il mannosio, l’arabinosio, lo xilosio.
Alcune FD sono composte da migliaia di molecole di un solo tipo di zucchero semplice, come la cellulosa e il glucano, che contengono sono glucosio, altre come il galattomannano ne contengono due tipi che si alternano, galattosio e mannosio. Altre FD importanti e molto comuni in natura sono le pectine presenti in molti frutti e le lignine che hanno una struttura tridimensionale.  
Tutte le FD resistono alla digestione dei nostri enzimi dell’intestino tenue e, quindi arrivano nel colon ancora intatte a disposizione della flora intestinale residente che possiede gli enzimi necessari a digerirle e successivamente a fermentarle.
E’ molto importante dal punto di vista clinico e pratico distinguere le fibre solubili da quelle insolubili.
Le fibre solubili hanno una notevole affinità per l’acqua a contatto della quale formano una sostanza gelatinosa che aderisce facilmente alle pareti intestinali; è fermentabile e ha proprietà chelanti interferendo con l’assorbimento di zuccheri e grassi. Tale composto gelatinoso e vischioso rallenta lo svuotamento gastrico e intestinale. Alle fibre solubili appartengono le pectine, le gomme, le mucillagini, l’amido resistente, i galatto e glucomammani. Sono contenute in alimenti come legumi, mela, agrumi, pera, frutta in generale, avena,  carote e patate.
Le fibre insolubili hanno la capacità di trattenere notevoli quantità di acqua con aumento del volume fecale e della pastosità delle feci; aumentano la peristalsi e diminuiscono l’assorbimento di diversi nutrienti. Appartengono a questa categoria la cellulosa, il chitosano, il beta-glucano, le lignine, il fruttano. Sono contenute nei cereali integrali, nelle verdure, nei legumi, nelle carote e nelle patate.
Come è evidente molti cibi, vedi carote e patate, contengono FD di entrambi i tipi.

Prebiotici
Si definisce prebiosi la capacità dei carboidrati fermentabili di causare cambiamenti del microbiota intestinale che favoriscono l’organismo ospite.
Esistono diverse definizioni di prebiotici di cui possiamo tentare una sintesi:
“Ingredienti del cibo che giungono indigeriti al colon, dove vengono selettivamente fermentati determinando delle variazioni dell’attività e della composizione del microbiota intestinale con beneficio dell’ospite”.
I prebiotici si trovano in natura in alcuni cibi quali cipolle, aglio, carciofi, asparagi, cicoria, avena, fagioli, soia e in molti integratori alimentari.
Prebiotici e fibre dietetiche sono spesso ritenuti simili e quindi sono considerati intercambiabili. Questa concezione è sbagliata perché in realtà essi non sono simili.
I composti che hanno uno spiccato effetto prebiotico benefico sul microbiota e, indirettamente, sull’organismo ospite sono gli oligosaccaridi (carboidrati a catena corta) non digeribili.
Disaccaridi – Lattulosio e Lactitolo – sintetizzati dal lattosio
Oligosaccaridi- Fruttoligosaccaridi (FOS), ricavati da legumi, vegetali, cereali
                           Oligosaccaridi di soia
                           Xilo-oligosaccaridi di origine vegetale
                           Galattoligosaccaridi (GOS) sintetizzati dal lattosio
Polisaccaridi- Inulina – estratta da legumi, cicoria, cereali

I prebiotici stimolano la fermentazione da parte di batteri specifici, mentre le fibre dietetiche possono essere fermentate o meno, in modo aspecifico, in funzione della loro solubilità.
La fermentazione dei prebiotici produce acidi grassi a catena corta e favorisce la crescita di batteri simbiotici, particolarmente utili nel colon, quali i Lattobacilli e i Bifidobatteri che contrastano la crescita di specie patogene che producono, a loro volta sostanze tossiche, come l’ammoniaca, le nitrosamine, l’acido solfidrico che danneggiano la barriera intestinale.
Appare quindi evidente come una dieta ricca sostanze prebiotiche offra numerosi vantaggi, in particolare:
·         Stabilizzazione del microbiota
·         Miglioramento della funzione intestinale e dell’assorbimento di minerali, in particolare, di calcio
·         Miglioramento della funzione della barriera intestinale e dell’attività immunitaria
·         Riduzione del rischio di malattie infiammatorie intestinali, di malattie metaboliche, di diabete di tipo 2 e obesità, di cancro del colon.
Quanto sopra esposto deve, quindi, far riflettere su quanto sia necessario seguire una dieta con un contenuto corretto di sostanze prebiotiche per favorire un buon equilibrio e una adeguata funzionalità del microbiota intestinale per poterne trarre tutti i potenziali vantaggi.




Dott. Edoardo Felisi
Master Prodotti Nutraceutici
Dipartimento di Scienze del Farmaco – Università di Pavia