Viene dall'India, cresce rigogliosa nelle regioni tropicali, e gli antichi Egizi la usavano già 3mila anni fa per rendere potabile l'acqua del Nilo. Oggi la Moringa oleifera torna al centro dell'attenzione scientifica con una scoperta che potrebbe cambiare il modo in cui il mondo affronta uno dei problemi ambientali più difficili da risolvere: le microplastiche nell'acqua potabile. Uno studio pubblicato ad aprile su ACS Omega , rivista dell'American Chemical Society, ha dimostrato che un estratto salino ottenuto dai semi della moringa è in grado di rimuovere oltre il 98% delle microplastiche in PVC — uno dei tipi di plastica più diffusi e potenzialmente più dannosi per la salute umana — dall'acqua. Risultati pressoché identici a quelli del solfato di alluminio, il coagulante chimico standard impiegato negli impianti di trattamento di mezzo mondo. Con una differenza non da poco: la moringa funziona bene su un intervallo di pH più ampio, è biodegradabile e non lascia residui tossici nell'acqua trattata . La ricerca è stata condotta all'Istituto di Scienza e Tecnologia dell'Università Statale Paulista (UNESP) di São José dos Campos, in Brasile. Il meccanismo è semplice quanto efficace: le microplastiche , come molti altri contaminanti, hanno una carica elettrica negativa che li fa respingere tra loro, rendendoli difficili da catturare con i filtri standard. L'estratto di moringa neutralizza questa carica, facendo aggregare le particelle in grumi più grandi che vengono poi intercettati durante la filtrazione. Il processo funziona anche nei sistemi di filtrazione in linea — più semplici ed economici di quelli diretti — aprendo la strada a un impiego concreto anche in comunità sprovviste di infrastrutture avanzate. «L'estratto salino dei semi si comporta in modo analogo al solfato di alluminio», ha spiegato Gabrielle Batista, prima autrice dello studio. «In acque più alcaline ha addirittura performato meglio. La moringa non è nuova alla scienza — i primi studi come coagulanti naturali risalgono agli anni '80 — ma questa è la prima volta che la sua efficacia viene misurata in modo sistematico e comparativo sulle microplastiche.
Tratto da” l'Indipendente” 24 aprile '26

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