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Dalla dieta all'integrazione mirata, gli esperti richiamano l'attenzione sull'importanza di strategie personalizzate per proteggere lo scheletro lungo tutto l'arco della vita
La salute dello scheletro dipende da un equilibrio articolato tra alimentazione adeguata, attività fisica e interventi preventivi tempestivi . In questo scenario, calcio e vitamina D continuano a rappresentare due micronutrienti fondamentali per preservare la densità minerale ossea e ridurre il rischio di fragilità. Nonostante la loro rilevanza biologica, le carenze restano diffuse nella popolazione generale, contribuendo alla comparsa di condizioni come l'osteoporosi , che in Italia interessa circa cinque milioni di persone .
Secondo gli specialisti, questa patologia si sviluppa in modo progressivo e spesso priva di sintomi evidenti, manifestandosi solo in occasione di fratture. Diventa quindi essenziale adottare un approccio preventivo già nelle fasi precoci della vita, promuovendo abitudini nutrizionali corrette e contrastando la sedentarietà.
I legumi sono pilastri della longevità e della salute metabolica. Vale la pena "allenare" il nostro intestino a gestirli al meglio.
Succede per questi motivi: i legumi contengono oligosaccaridi (come raffinosio e stachiosio). Il nostro corpo non produce l'enzima alfa-galattosidasi necessario per scomporli nell'intestino tenue, quindi questi zuccheri arrivano intatti nel colon, dove diventano il banchetto preferito del nostro microbiota. Il risultato? Fermentazione e produzione di gas.
Se la dieta è povera di fibre, un carico improvviso può "sorprendere" l'intestino, rallentando il transito.
Come sarà possibile risolvere questi problemi?
"L'elemento chiave che entra in gioco è il microbiota intestinale che detta il nostro destino clinico decidendo se e quando, cambia l'espressione dei geni che predispongono a malattie come quelle allergiche "
Si può essere allergici fin da bambini, ma anche diventarlo in età adulta, a 50 o 60 anni. Fino ad oggi, non era chiaro il meccanismo che influenza la variabilità nel tempo delle allergie, che, a volte, possono risolversi spontaneamente nella prima infanzia, mentre altre, compaiono all'improvviso nel corso della vita. Le prove più innovative e recenti mostrano che l'origine delle allergie è solo parzialmente determinata dal patrimonio genetico, ma il fattore che lo innesca è il microbiota intestinale che si forma già dal concepimento , per maturare nei primi due anni di vita. Questo, infatti,
influenza la programmazione del sistema immunitario in senso protettivo,
se si ritiene un rapporto simbiotico con l'individuo, o in senso negativo, se il microbiota non è in sintonia con l'ospite, determinando un'aumentata suscettibilità alle malattie allergiche in qualsiasi momento della vita.
"Fino a pochi anni fa eravamo convinti che il nostro destino da allergici dipendesse esclusivamente dalla genetica. Ma non è solo colpa del nostro bagaglio genetico , se nasciamo predisposti o meno, a sviluppare allergie come ad esempio, asma, allergie alimentari, dermatite atopica, che colpiscono non solo fin da bambini, ma che possono comparire per la prima volta da adulti, o addirittura da anziani - spiega Vincenzo Patella, presidente della Società italiana di Allergologia, asma e immunologia clinica (Siaaic) e direttore Uoc Medicina interna dell'Azienda Sanitaria di Salerno - L'elemento chiave che entra in gioco è il microbiota intestinale , un ecosistema di miliardi di microrganismi che detta il nostro destino clinico decidendo se e quando, cambia l'espressione dei geni che predispongono a malattie come quelle allergiche" "Il microbiota è come un pianista che suona il nostro spartito genetico: se è in equilibrio con il suo ospite, la melodia è armoniosa e il corpo funziona bene, ma se è disturbato da fattori esterni non previsti dalla nostra evoluzione, come il ricorso sempre più diffuso al parto cesareo, l'esposizione eccessiva ad antibiotici, un'alimentazione inappropriata, inquinamento, o stress, la melodia diventa suono stridente, aumentando il rischio di sviluppare allergie - afferma Alessio Fasano, scienziato di fama mondiale tra i primi a decifrare il ruolo del microbiota, che sta rivoluzionando la comprensione delle malattie allergiche , pediatra e gastroenterologo del Massachusetts General Hospital di Boston, professore di Pediatria alla Harvard Medical School e professore di Nutrizione alla Harvard TH Chan School of Public Health -. In quest'ottica, i primi 1000 giorni di vita dettano la suscettibilità a essere resilienti a possibili cambiamenti del microbioma che possono scatenare allergie durante tutto l'arco della nostra vita .
Integratori di vitamina D
Vanno presi
subito dopo uno dei pasti principali (pranzo o cena), perché per l'assorbimento è necessaria la presenza di grassi, essendo la D una vitamina liposolubile. Si tratta di un nutriente che il nostro organismo produce da solo, grazie all'esposizione della pelle alla luce solare; non deriva dall'alimentazione, in nessun tipo di dieta (in quella 100% vegetale non è presente, ma anche in quella onnivora se ne può ricavare al massimo il 10-30% del fabbisogno, una quantità trascurabile). La carenza di vitamina D è molto diffusa tra gli italiani, poiché l'esposizione al sole nei mesi invernali e nella città dove lavoro e scuola avvengono in ambienti chiusi, è quasi impossibile, quindi l'integratore è indispensabile, in particolare fino al termine della crescita(ovvero 18 anni) e nella terza età. Meglio sarebbe evitare le megadosi, privilegiando l'assunzione quotidiana, dopo esami del sangue per valutarne la carenzaFine modulo
Integratori di vitamina B12
Vanno presi in qualsiasi momento, non c'è legame con il pasto, basta avere la bocca pulita. Questo perché per la vitamina B12 va scelto un integratore di tipo sublinguale (cioè la compressa va fatta sciogliere sotto la lingua) e quindi una parte della vitamina non passa dal sistema digestivo ma entra direttamente in circolo. Questa vitamina non è prodotta né dalle piante né dagli animali, ma dai batteri, che una volta contaminavano i cibi vegetali. Oggi non è più così, quindi questi batteri vengono coltivati negli stabilimenti di produzione degli integratori. La maggior parte degli integratori di vitamina B12 prodotti nel mondo va a finire nei mangimi degli animali d'allevamento: per questo nella carne e nel pesce si ritrova questa vitamina (nei latticini non se ne trova molta e quella delle uova è molto poco assimilabile). Nonostante questo, la carenza di vitamina B12 è molto diffusa anche tra gli onnivori; chi ne è carente deve assumere l'integratore in modo diretto, in forma sublinguale, esattamente come devono fare tutti i latto-ovo-vegetariani e vegani.
Integratori di ferro
L'integratore di ferro va assunto lontano dai pasti, perché alcuni nutrienti possono contrastarne l'assorbimento. Una dieta 100% vegetale è molto ricca di ferro e nei casi in cui sia necessario assorbirne di più si possono applicare accorgimenti a questo scopo, come associare cibi ricchi di vitamina C a cibi ricchi di ferro. Tuttavia, l'anemia da carenza di ferro è la forma più diffusa, in questi casi può essere necessario assumere un integratore, specie nelle donne fertili con ciclo abbondante. Anche le donne in gravidanza devono spesso integrare il ferro. Un'altra ragione di carenza è in caso di donazioni di sangue troppo frequenti. Infine, abbiamo notato che molte persone credono di essere carenti e di dover integrare, mentre i loro valori sono del tutto nei media.
L'inquinamento atmosferico continua a rappresentare una delle più gravi emergenze sanitarie e ambientali in Italia e in Europa. I dati 2025 del progetto nazionale “ Cambiamo aria .
Lo studio ha analizzato i dati provenienti da 57 stazioni di monitoraggio distribuite in 27 città italiane, confrontando le concentrazioni di inquinanti con i limiti di legge attualmente in vigore, con quelli previsti dalla nuova Direttiva europea sulla qualità dell'aria (2024/2881), che entreranno in vigore nel 2030, e con i valori guida raccomandati dall'Organizzazione mondiale della sanità (Oms). Il risultato è una distanza ancora marcata tra la realtà delle città italiane e gli standard necessari per proteggere efficacemente la salute pubblica. Tra gli inquinanti monitorati, il particolato fine Pm2,5 si conferma il più pericoloso. Capacità di penetrare in profondità nei polmoni e di raggiungere il circolo sanguigno, è associato a patologie muscolari, respiratorie e un aumento della mortalità. Milano, Torino e Padova registrano le situazioni più critiche, con medie annue rispettivamente di 22, 20 e 20 µg/m³: valori quasi doppi rispetto al futuro limite europeo (10 µg/m³) e quattro volte superiori alla soglia raccomandata dall'Oms (5 µg/m³).