È il borato di sodio
o tetraborato di sodio che si presenta come una polvere bianca, inodore,
di sapore alcalino, molto solubile in acqua e in glicerina.
La sua prima patogenesi fu eseguita nel 1822 da Shreter, più
tardi venne completata da Hahnemann che la pubblicò nel 1831 nel suo trattato
sulle malattie croniche.
Il borato di sodio è stato utilizzato, a dosi ponderali, in
diverse patologie: gastriti ulcerose, epilessia, contro i depositi di acido
urico, e per applicazioni locali nelle stomatiti, afte, come blando antisettico per sciacqui e
gargarismi.
Azione generale può
essere acuta e cronica
Mucose: cavità
orale: irritazione catarrale bruciante
sino all’ulcerazione, afte dolorose che sanguinano mangiando, situate
soprattutto nella parte interna delle guance, il lattante frequentemente non riesce a nutrirsi perché non può
succhiare per il dolore, occhi congiuntivite,
ciglia appiccicate, intestino diarrea
giallastra e muco, uretra dolore
prima e durante la minzione, utero e
vagina leucorrea densa e biancastra con la sensazione di fuoriuscita di un
flusso di acqua calda.





