mercoledì 11 novembre 2020

COVID : cambiamenti nel sistema immunitario fino a 10 settimane dopo

 


Ci sono sette diverse 'manifestazioni' di malattia in chi ha il Covid-19 in forma lieve e i cambiamenti prodotti nel sistema immunitario dei guariti possono durare fino a 10 settimane dall'infezione: lo spiegano sulla rivista Allergy i ricercatori dell'università di Vienna, guidati da Winfried F. Pickl. In uno studio condotto su 109 persone convalescenti e 98 sane, sono stati osservati i sintomi, arrivando a identificarne sette gruppi diversi: sintomi simil-influenzali (febbre, tosse, brividi e fatica), sintomi simili al raffreddore (rinite, starnuti, gola secca e congestione nasale), dolori articolari e muscolari, infiammazione di occhi e mucose, problemi polmonari (polmonite e respiro corto), problemi gastrointestinali (diarrea, nausea e mal di testa), perdita di olfatto e gusto.  I ricercatori hanno anche verificato che la Covid-19 lascia nel sangue dei convalescenti tracce rilevabili per lungo tempo, simili a impronte digitali.

mercoledì 21 ottobre 2020

IL DIBATTITO CONTINUA : SCONFESSATO LO STUDIO AUSTRALIANO CHE VOLEVA DISTRUGGERE L 'OMEOPATIA

 


L’omeopatia continua a generare dibattito nel mondo della scienza e non solo. “Chi l’attacca spesso sostiene che non esistono studi scientifici a sostegno della sua plausibilità e che, tutt’al più, le si può attribuire un effetto placebo. Ma pochi vanno oltre e altrettanto pochi sanno che alcuni studi ‘detrattori’ di questa pratica, primo fra tutti il Rapporto australiano del National Health and Medical Research Council (NHMRC), sono stati smontati, che il Ceo dello stesso NHMRC ha fatto un passo indietro, e che ora si attende – purtroppo da 4 anni rispetto ai soliti 6-18 mesi necessari – il pronunciamento di un tribunale, l’Ombudsman del Commonwealth australiano, che sta indagando sulla correttezza del report”.

domenica 11 ottobre 2020

Covid : il governo semplifichi la burocrazia e riprenda la sperimentazione per la cura con il plasma

 


"Sulla cura del plasma la ricerca italiana rischia di sprecare un'occasione"
. Lo ha detto Francesco Menichetti, direttore dell'Unità di Malattie Infettive all'Azienda Ospedaliero-Universitaria Pisana e investigatore principale per la cura con plasma iperimmune, intervenendo a "Effetto Giorno" su Radio 24. La battuta d'arresto subita dalla sperimentazione nazionale denominata Tsunami secondo Menichetti è da attribuirsi a "una mancata semplificazione delle procedure che hanno determinati ritardi burocratici e amministrativi indegni perché per firmare un contratto con Aifa e Iss ogni singola azienda ospedaliera deve seguire una procedura diversa".   Il medico, interpellato dall'ANSA, spiega l'impasse con dei dati: "Al protocollo hanno aderito 76 centri - afferma - ma finora ne sono stati attivati solo 15 e di questi soltanto otto hanno arruolato pazienti: sette in Toscana e il Niguarda a Milano.

giovedì 1 ottobre 2020

I CORTISONICI AUMENTANO IL RISCHIO DI INFEZIONI

 


I cortisonici sono associati ad un aumentato rischio di infezione, persino a dosi molto piccole. A mettere in guardia nei confronti di un utilizzo troppo disinvolto di questi farmaci, il cui basso dosaggio è considerato sicuro e ampiamente prescritto, è uno studio osservazionale pubblicato su Annals of Internal Medicine, rivista dell'American College of Physicians I cortisonici sono potenti antinfiammatori che hanno cambiato radicalmente la storia clinica di alcune patologie.  Vengono usati per problemi dermatologici, polmonari, oftalmici, gastrointestinali e si sono rivelati efficaci anche per il trattamento dell'artrite reumatoide se aggiunti a farmaci modificanti la malattia. Mentre il rischio di infezione ad alte dosi è ben stabilito, il rischio con la terapia con a basso dosaggio è meno chiaro. Eppure, fino al 60% dei pazienti reumatici continua a prenderne a lungo termine, specialmente a piccole dosi. Per capirne le conseguenze, i ricercatori dell'Università della Pennsylvania, negli Stati Uniti, hanno utilizzato i dati di oltre 200.000 pazienti con artrite reumatoide che ricevevano glucorticoidi e li hanno confrontati con quelli di pazienti che non ne ricevevano. Hanno scoperto che i pazienti, fortunatamente non moltissimi, che ne assumevano dosi più elevate (oltre 10 mg al giorno) avevano più del doppio del rischio di infezioni gravi rispetto a chi non assumeva glucocorticoidi.

mercoledì 16 settembre 2020

TEST SIEROLOGICI NEL COVID 19

 


A metà estate 2020, sono stati pubblicati alcuni studi che indicavano un rapido calo dell'immunità anticorpale, suggerendo che la risposta contro il SARS-Cov-2 era inversamente correlata alla gravità della malattia, e anche che l'infezione asintomatica potrebbe presentarsi senza sieroconversione. In particolare, nel corso di un mese di tempo i titoli sono diminuiti sia nei pazienti con infezione lieve, sia in quelli con infezione grave, il che ha condotto all'ipotesi che l'immunità umorale verso questo coronavirus può essere di molto breve durata. Recentemente in Islanda è stato condotto uno studio su circa 30.000 persone. I livelli anticorpali - misurati con vari metodi - e la loro durata sono stati misurati fino a quattro mesi dopo PCR positiva: a differenza di studi precedenti, questo ha suggerito una certa stabilità dell'immunità umorale al SARS-Cov-2. L'abbinamento PCR ed anticorpi multi-antigene e multi-isotipo, ha fornito un'analisi delle potenzialità dei test sierologici. Circa il 56% delle persone sieropositive aveva anche un test PCR positivo confermato, dimostrando che il test sierologico catturava una maggiore percentuale di esposizioni al virus. Quasi un terzo delle infezioni sono state rilevate in persone con infezione asintomatica. Gli anticorpi sono rimasti stabili nei quattro mesi successivi alla diagnosi. I risultati discordanti rispetto ad altre esperienze possono essere attribuibili a bias di campionamento. Futuri studi estesi saranno necessari per definire più accuratamente l'emivita degli anticorpi SARS-Cov-2. Non è chiaro se gli anticorpi che persistono conferiscano protezione e mantengano funzioni neutralizzanti o altre funzioni protettive necessarie per bloccare la reinfezione. Tuttavia, questo studio fornisce la speranza che l'immunità dell'ospite a questo imprevedibile e contagioso virus può essere non fugace e simile a quella indotta dalla maggior parte delle altre infezioni virali. Inoltre, questi dati indicano l'utilità degli anticorpi come alternativa alla PCR per la sorveglianza a livello di popolazione.

Galit Alter, Robert Sede

Tratto da Dottnett 7/09/2020

 

lunedì 3 agosto 2020

chiusura estiva

La Redazione del Blog augura a tutti i suoi lettori
                                                                                   Buone Vacanze !




Vaccino anti Covid USA : funziona nei macachi


 Sembra funzionare nei macachi il vaccino anti Covid-19, sviluppato dall'azienda americana Moderna con l'Istituto Nazionale per le Malattie Infettive (Niaid) degli Stati Uniti, diretto da Anthony Fauci. Sperimentato in questi primati non umani, il vaccino ha indotto la produzione e una potente attività degli anticorpi neutralizzanti, una rapida protezione nelle vie respiratorie e protetto da lesioni polmonari, secondo i dati pubblicati sul New England journal of medicine. Il 27 luglio i National Institute of Health, di cui il Niaid fa parte, hanno annunciato l'avvio della fase 3 della sperimentazione di questo vaccino in 89 siti americani su circa 30.000 volontari sani. Il gruppo di ricercatori guidato da Barney S. Graham, il vicedirettore del Centro per la ricerca dei vaccini presso l'Istituto nazionale per le allergie e le malattie infettive, ha somministrato ai macachi rhesus due dosi di vaccino a due diversi dosaggi e poi i macachi sono stati infettati con il virus.