Dagli asintomatici ai 'guariti', ecco chi è a rischio in vista della
riapertura. Se i dati continuano a segnalare un aumento dei
contagi da nuovo coronavirus in Italia, e in modo particolare in Lombardia, è
soprattutto per effetto delle infezioni intra-familiari, ovvero dei contagi che
avvengono in uno stesso nucleo dove è presente un soggetto positivo. Un
fenomeno 'esplosivo', perchè conterebbe numeri altissimi, secondo il
virologo dell'Università di Padova Andrea Crisanti, che parla di un vero e
proprio 'effetto Diamond' sostenendo la necessità di effettuare più tamponi per
identificare i soggetti positivi. "I dati segnalano che i contagi
continuano ad aumentare e la fonte principale di contagio è a casa: stiamo
cioè vedendo - spiega Crisanti - un 'effetto Diamond Princess'". Come sulla nave Diamond, ferma in Giappone per giorni
con molti positivi a bordo e dove si è assistito ad un propagarsi di contagi
anche per l'ambiente circoscritto in cui erano confinate centinaia di
persone, allo stesso modo, secondo l'esperto, il contagio intra-familiare
nei nuclei con soggetti positivi è "molto alto". La
"probabilità che un soggetto si infetti se vive in casa con un positivo -
afferma - è oltre 100 volte maggiore".
martedì 31 marzo 2020
martedì 17 marzo 2020
INFEZIONE DA CORONAVIRUS NEI BAMBINI
Uno
studio pubblicato sul server medRxiv preprint il 4 marzo suggerisce che i
bambini potrebbero avere lo stesso rischio degli adulti di contrarre
l’infezione da SARS-CoV-2, anche se spesso con manifestazioni così lievi da
sfuggire alla rilevazione. Questa conclusione è stata formulata in seguito
all’analisi dei casi pediatrici compresi nella casistica di 391 pazienti
registrati dal 14 gennaio al 12 febbraio a Shenzhen in Cina, e di 1.286 dei
loro contatti stretti. Nell'insieme, il tasso di contagio secondario
(percentuale di contatti successivamente confermati come infetti da SARS-CoV-2)
è stato del 14,9% tra i contatti familiari e del 9,6% nel complesso. Il tasso
di infezione nei bambini tra gli 0 e i 9 anni (7,4%) è stato simile alla media
della popolazione (7,9%). Questa scoperta potrebbe avere importanti
implicazioni nelle misure adottare per rallentare la diffusione del virus, tra
cui la chiusura delle scuole, come sottolineato in un commento apparso su
Nature. Uno studio retrospettivo uscito il 12 marzo sul New England Journal of
Medicine ed effettuato su 366 bambini ricoverati a Wuhan nella prima settimana
di gennaio dimostra che i primi casi pediatrici sono stati molto precoci, hanno
causato sintomi da moderati a gravi (febbre alta, tosse e vomito, polmonite) ma
con un recupero del 100% dopo una media di 7,5 giorni. Resta comunque
poco chiaro se, pur infettandosi, i bambini siano un elemento importante nella
diffusione del virus, come accade per l'influenza. Ad oggi non ci
sono stati decessi tra i bambini sotto i 10 anni di età e il tasso di letalità
tra i 10 e 19 anni è pari a 0,2% secondo uno studio pubblicato su The Lancet.
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lunedì 9 marzo 2020
ALLARME PANDEMIA..
Nel precedente post vengono riportate le osservazioni della Dott.ssa Gismondo dell Ospedale Sacco( Microbiologa) nel quale si afferma che il Virus Covit19 ha una bassa mortalita, ovvero inferiore a quella del Virus Influenzale.
Purtroppo ciò che si è visto nel tempo è che il Virus nei soggetti, spesso molto anziani e con gravi patologie ( raramente in giovani adulti) determina un quadro di "Polmonite Interstiziale " molto grave che porta all'insufficienza respiratoria e ciò richiede "intubazione" e ricovero in Terapia Intensiva per un tempo molto lungo (circa due/tre settimane ). Questo è il motivo del collasso del nostro Sistema Sanitario.
La domanda che sorge alla persona comune è che cosa fare oltre a seguire tutte le indicazioni emanate dal Decreto del 7 Marzo ?
-ALIMENTAZIONE SANA( dieta a basso carico di cibi sensibilizzanti come grano, latte di mucca, cibi raffinati e industriali e ricca di verdura fresca, legumi , semi oleaginosi e frutta)
-MANTENERE INTESTINO PULITO al fine di stimolare il nostro sistema immunitario ( integrare con cicli di Probiotici )
-INTEGRARE CON VITAMINA D (azione immunostimolante)
-INTEGRARE CON PRODOTTI CHE AUMENTANO LE DIFESE ( Vitamina C, Echinacea, Uncaria, Rosa Canina, Resveratrolo, oligoelementi ecc)
Dott Elena Bosi
Specialista in Pediatria e Medicine Complementari
La sua affermazione è assolutamente vera, ma essendo la contagiosità del Virus molto alta, la propagazione è stata molto rapida e una grande parte della popolazione, sicuramente più alta di quanto dicono i numeri, è stata infettata(vedi intervista della Dott.ssa Ilaria Capua il 5 Marzo nel Programma Piazza Pulita ). Ma contagi numerosi non significano ammalati numerosi, ma persone che hanno incontrato il Virus e hanno prodotto anticorpi, difendendosi autonomamente come avviene nelle persone normali e senza gravi patologie.
Il problema attuale, per cui è stato emanato un Decreto che impone restrizioni al contatto interpersonale è che gli Ospedali sono al collasso, in particolare le Unita' Intensive.Purtroppo ciò che si è visto nel tempo è che il Virus nei soggetti, spesso molto anziani e con gravi patologie ( raramente in giovani adulti) determina un quadro di "Polmonite Interstiziale " molto grave che porta all'insufficienza respiratoria e ciò richiede "intubazione" e ricovero in Terapia Intensiva per un tempo molto lungo (circa due/tre settimane ). Questo è il motivo del collasso del nostro Sistema Sanitario.
La domanda che sorge alla persona comune è che cosa fare oltre a seguire tutte le indicazioni emanate dal Decreto del 7 Marzo ?
-ALIMENTAZIONE SANA( dieta a basso carico di cibi sensibilizzanti come grano, latte di mucca, cibi raffinati e industriali e ricca di verdura fresca, legumi , semi oleaginosi e frutta)
-MANTENERE INTESTINO PULITO al fine di stimolare il nostro sistema immunitario ( integrare con cicli di Probiotici )
-INTEGRARE CON VITAMINA D (azione immunostimolante)
-INTEGRARE CON PRODOTTI CHE AUMENTANO LE DIFESE ( Vitamina C, Echinacea, Uncaria, Rosa Canina, Resveratrolo, oligoelementi ecc)
Dott Elena Bosi
Specialista in Pediatria e Medicine Complementari
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lunedì 24 febbraio 2020
ALLARME PANDEMIA...
Il direttore del laboratorio dell'Ospedale Sacco:
"Scambiata influenza per pandemia! Mi sembra una follia!"
“Leggete! Non è pandemia! Durante la scorsa settimana la mortalità per
influenza è stata di 217 decessi al giorno! Per Coronavirus 1!", scrive su
Facebook
·
·
A me sembra una follia. Si è scambiata un’infezione
appena più seria di un’influenza per una pandemia letale. Non è così”. Lo ha
scritto sulla sua pagina Facebook Maria Rita Gismondo, direttore responsabile
di Macrobiologia Clinica, Virologia e Diagnostica Bioemergenze, il laboratorio
dell’Ospedale Sacco di Milano in cui vengono analizzati da giorni i campioni di
possibili casi di Coronavirus.“Il nostro laboratorio ha sfornato esami tutta la
notte. In continuazione arrivano campioni”, è scritto nel post. “Leggete!
Non è pandemia! Durante la scorsa settimana la mortalità per influenza è stata
di 217 decessi al giorno! Per Coronavirus 1!!!”, ha scritto ancora in un post
Facebook Maria Rita Gismondo. “I miei angeli sono stremati. Oggi la mia
domenica sarà al Sacco. Vi prego, abbassate i toni! Serena domenica!”, ha
concluso.
domenica 16 febbraio 2020
Regole rigide sul sonno sono utili fino a 18 anni: dormire a sufficienza durante l'adolescenza è vitale per lo sviluppo mentale e fisico
Non solo ai più piccoli: ritmi regolari e corretti del sonno
fanno bene anche ai ragazzi più grandi, fino ai 18 anni.
Per questo i genitori dovrebbero stabilire una corretta routine, non
trascurando l'ora in cui si va a letto, l'utilizzo dei dispositivi elettronici
e l'assunzione di caffeina tardi nel corso della giornata. Il consiglio arriva da uno studio della
Rochester University a New York, pubblicato sulla rivista
Sleep. Dormire a sufficienza durante l'adolescenza è vitale per lo sviluppo
mentale e fisico, eppure allorchè i
ragazzi diventano indipendenti, dotati di smartphone e giochi per computer, restano svegli fino a notte fonda in
quella che gli esperti chiamano "un'epidemia di sonno
insufficiente". E la maggior parte dei genitori quando i figli crescono rinuncia a dire loro quando
andare a letto o a limitare l'uso di device elettronici la sera.
Per lo studio sono stati analizzati 193
adolescenti, dai 14 ai 17 anni, e relativi genitori, per
sette notti, scoprendo che non era stato stabilito alcun limite specifico per
il momento in cui andare a dormire nel 74% delle notti prese in esame. Un terzo
dei genitori ha affermato di non aver applicato regole relative all'uso dello schermo di pc, tablet e smartphone prima
del riposo notturno e il 48% non aveva fissato dei paletti sul consumo serale
di caffeina. Le famiglie che hanno stabilito le regole per andare a dormire
hanno visto però i loro figli trarne beneficio. I genitori che hanno fatto
rispettare il momento
di andare a letto più spesso, hanno visto i ragazzi dormire per
una media di 6 minuti in più ogni notte e nonostante questo minimo
miglioramento era migliorato il tono dell’umore e l’energia durante il giorno.
fonte: Sleep
tratto da DOTTNET 3/01/2020
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martedì 28 gennaio 2020
Coronavirus : Consigli utili per prevenire l’infezione
Come è noto, i coronavirus sono virus respiratori che
possono causare malattie lievi e moderate, compresi molti comuni raffreddori.
Alcuni coronavirus animali, però, hanno fatto un salto di specie,
trasmettendosi anche all’uomo e causando gravi malattie.
Dopo la SARS nel 2002 (~8.100 casi e quasi il 10% di morti) e la MERS del 2012 (~2.500 casi e 35% di morti), nel dicembre 2019 un terzo coronavirus è emerso da riserve animali innescando questa minacciosa epidemia, anche se per ora con letalità minore: un po’ meno del 3% dei malati. Gli infettati però sembrano più di quanto accertato, anche perché infezioni lievi o asintomatiche possono non essere rilevate.
L’Istituto Superiore di Sanità ha diffuso un Vademecum, in cui ricorda in modo opportuno che le infezioni da coronavirus comuni danno in genere sintomi alle vie respiratorie superiori a guarigione spontanea. Tuttavia si può ridurre il rischio di infezione, proteggendo se stessi e gli altri, con alcuni accorgimenti. A quelli elencati suggerirei qualche contributo migliorativo. Un rilievo minore riguarda il consiglio di “evitare… le bevande non imbottigliate”. Meglio specificare che la raccomandazione vale per paesi con condizioni igieniche carenti. In Italia il problema non dovrebbe sussistere, e l’ISS non intendeva certo dare un assist al consumo di acque imbottigliate in plastica (di cui l’Italia è il secondo consumatore al mondo dopo l’Arabia Saudita!). Non c’è dubbio che in Italia l’acqua potabile d’acquedotto sia di norma la soluzione più economica, sicura per la salute e la migliore per l’ambiente.
Un rilievo maggiore riguarda il primo consiglio: “lavarsi spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi…”. Il problema sono i rubinetti. Supponiamo che ad es. un ragazzino a scuola o un adulto in una comunità lavorativa siano portatori di un’infezione a trasmissione respiratoria od orofecale. Spesso, almeno prima di andare in mensa, seguono il consiglio delle istituzioni sanitarie e si lavano le mani, a maggior ragione dopo aver soffiato il naso o usato la toilette.
Aprendo il rubinetto, vi depositano i propri germi. Dopo 20 secondi di diligente lavaggio con sapone e risciacquo lo chiudono, riprendendosi i propri germi. Ma soprattutto li lasciano a disposizione di chi vi accede subito dopo, che per paradosso può raccogliere l’infezione proprio attuando una misura “preventiva”.
Questa catena dell’infezione si può interrompere con dispositivi di erogazione d’acqua non manuali, in modo ben più efficace delle “ripetute disinfezioni di oggetti e superfici che possono essere state contaminate” (nello specifico i rubinetti). Alcuni di questi dispositivi, applicati in prima installazione del lavandino, possono risultare anche più economici dei rubinetti… Tali provvedimenti dovrebbero essere doverosi nelle collettività…» (Donzelli A. Quali controlli sugli alimentaristi? Sapere 1979;817:84-89). Dopo 41 anni l’allarme per una possibile epidemia potrebbe essere l’occasione per diffondere questa misura di buon senso, almeno per le nuove installazioni.
Tra l’altro, la presenza nelle scuole di almeno alcuni di questi dispositivi (e di erogatori di sapone al posto delle saponette) sarebbe utile anche per tutelare meglio eventuali soggetti immunocompromessi, che potrebbero accedere in sicurezza ai servizi.
Un altro importante miglioramento riguarda il consiglio finale: “È possibile alleviare i sintomi assumendo farmaci per i dolori muscolari, articolari e la febbre”, che non corregge una credenza errata diffusa. Nel ricordare che non esiste un vaccino (per questa come per la stragrande maggioranza delle malattie infettive) e che contro i virus, compreso ovviamente il coronavirus, gli antibiotici non servono e sono di regola dannosi, non si coglie l’occasione per ricordare che invece la febbre è uno dei più efficaci meccanismi di difesa dell’organismo contro le infezioni!
È una reazione comune a tutti gli uomini e agli animali superiori, che la selezione naturale ha mantenuto nel corso di milioni di anni di evoluzione proprio per il suo valore. Infatti un aumento di temperatura da 37° a 38°C può ridurre la moltiplicazione dei virus di oltre il 90%, e per la maggior parte di loro un ulteriore aumento arresta del tutto la moltiplicazione.
Temperature di oltre 39°C che durino abbastanza a lungo bloccano anche i virus più virulenti.
La febbre, con poche eccezioni, facilita la guarigione anche nelle infezioni da batteri, perché esalta l’efficienza di tutti i componenti del sistema immunitario.
Il paziente informato e che riesce a sopportarla senza troppi problemi dovrebbe valorizzare il ruolo difensivo naturale della febbre. In assenza di specifiche prove differenti, non c’è motivo di privarsi del suo aiuto anche per infezioni da coronavirus. Oltretutto la soppressione della febbre con antipiretici/antinfiammatori facilita la trasmissione di comuni infezioni: ad es. vi è chi ha calcolato che nell’influenza stagionale gli antipiretici possono aumentare del 5% i casi di malattia e le morti nella popolazione.
Tante altre misure concrete ed efficaci per ridurre la mortalità da infezioni i non sono valorizzate dalle informazioni correnti.
Infine, l’occasione può essere utile (alla salute e all’ambiente) per invitare a ridurre i consumi di carne, a partire da quella proveniente da allevamenti intensivi, magari partendo dal sostegno alla campagna in atto in 24 paesi europei per metter fine all’era delle gabbie (End the Cage Age) negli allevamenti animali, che – oltre a sofferenze indicibili – possono creare condizioni favorevoli a epidemie con salti di specie.
Dopo la SARS nel 2002 (~8.100 casi e quasi il 10% di morti) e la MERS del 2012 (~2.500 casi e 35% di morti), nel dicembre 2019 un terzo coronavirus è emerso da riserve animali innescando questa minacciosa epidemia, anche se per ora con letalità minore: un po’ meno del 3% dei malati. Gli infettati però sembrano più di quanto accertato, anche perché infezioni lievi o asintomatiche possono non essere rilevate.
L’Istituto Superiore di Sanità ha diffuso un Vademecum, in cui ricorda in modo opportuno che le infezioni da coronavirus comuni danno in genere sintomi alle vie respiratorie superiori a guarigione spontanea. Tuttavia si può ridurre il rischio di infezione, proteggendo se stessi e gli altri, con alcuni accorgimenti. A quelli elencati suggerirei qualche contributo migliorativo. Un rilievo minore riguarda il consiglio di “evitare… le bevande non imbottigliate”. Meglio specificare che la raccomandazione vale per paesi con condizioni igieniche carenti. In Italia il problema non dovrebbe sussistere, e l’ISS non intendeva certo dare un assist al consumo di acque imbottigliate in plastica (di cui l’Italia è il secondo consumatore al mondo dopo l’Arabia Saudita!). Non c’è dubbio che in Italia l’acqua potabile d’acquedotto sia di norma la soluzione più economica, sicura per la salute e la migliore per l’ambiente.
Un rilievo maggiore riguarda il primo consiglio: “lavarsi spesso le mani con acqua e sapone per almeno 20 secondi…”. Il problema sono i rubinetti. Supponiamo che ad es. un ragazzino a scuola o un adulto in una comunità lavorativa siano portatori di un’infezione a trasmissione respiratoria od orofecale. Spesso, almeno prima di andare in mensa, seguono il consiglio delle istituzioni sanitarie e si lavano le mani, a maggior ragione dopo aver soffiato il naso o usato la toilette.
Aprendo il rubinetto, vi depositano i propri germi. Dopo 20 secondi di diligente lavaggio con sapone e risciacquo lo chiudono, riprendendosi i propri germi. Ma soprattutto li lasciano a disposizione di chi vi accede subito dopo, che per paradosso può raccogliere l’infezione proprio attuando una misura “preventiva”.
Questa catena dell’infezione si può interrompere con dispositivi di erogazione d’acqua non manuali, in modo ben più efficace delle “ripetute disinfezioni di oggetti e superfici che possono essere state contaminate” (nello specifico i rubinetti). Alcuni di questi dispositivi, applicati in prima installazione del lavandino, possono risultare anche più economici dei rubinetti… Tali provvedimenti dovrebbero essere doverosi nelle collettività…» (Donzelli A. Quali controlli sugli alimentaristi? Sapere 1979;817:84-89). Dopo 41 anni l’allarme per una possibile epidemia potrebbe essere l’occasione per diffondere questa misura di buon senso, almeno per le nuove installazioni.
Tra l’altro, la presenza nelle scuole di almeno alcuni di questi dispositivi (e di erogatori di sapone al posto delle saponette) sarebbe utile anche per tutelare meglio eventuali soggetti immunocompromessi, che potrebbero accedere in sicurezza ai servizi.
Un altro importante miglioramento riguarda il consiglio finale: “È possibile alleviare i sintomi assumendo farmaci per i dolori muscolari, articolari e la febbre”, che non corregge una credenza errata diffusa. Nel ricordare che non esiste un vaccino (per questa come per la stragrande maggioranza delle malattie infettive) e che contro i virus, compreso ovviamente il coronavirus, gli antibiotici non servono e sono di regola dannosi, non si coglie l’occasione per ricordare che invece la febbre è uno dei più efficaci meccanismi di difesa dell’organismo contro le infezioni!
È una reazione comune a tutti gli uomini e agli animali superiori, che la selezione naturale ha mantenuto nel corso di milioni di anni di evoluzione proprio per il suo valore. Infatti un aumento di temperatura da 37° a 38°C può ridurre la moltiplicazione dei virus di oltre il 90%, e per la maggior parte di loro un ulteriore aumento arresta del tutto la moltiplicazione.
Temperature di oltre 39°C che durino abbastanza a lungo bloccano anche i virus più virulenti.
La febbre, con poche eccezioni, facilita la guarigione anche nelle infezioni da batteri, perché esalta l’efficienza di tutti i componenti del sistema immunitario.
Il paziente informato e che riesce a sopportarla senza troppi problemi dovrebbe valorizzare il ruolo difensivo naturale della febbre. In assenza di specifiche prove differenti, non c’è motivo di privarsi del suo aiuto anche per infezioni da coronavirus. Oltretutto la soppressione della febbre con antipiretici/antinfiammatori facilita la trasmissione di comuni infezioni: ad es. vi è chi ha calcolato che nell’influenza stagionale gli antipiretici possono aumentare del 5% i casi di malattia e le morti nella popolazione.
Tante altre misure concrete ed efficaci per ridurre la mortalità da infezioni i non sono valorizzate dalle informazioni correnti.
Infine, l’occasione può essere utile (alla salute e all’ambiente) per invitare a ridurre i consumi di carne, a partire da quella proveniente da allevamenti intensivi, magari partendo dal sostegno alla campagna in atto in 24 paesi europei per metter fine all’era delle gabbie (End the Cage Age) negli allevamenti animali, che – oltre a sofferenze indicibili – possono creare condizioni favorevoli a epidemie con salti di specie.
Da lettera al Direttore Quotidiano Sanità 27/01/2020
Dott. Alberto
Donzelli
Specialista in Igiene e Medicina Preventiva, Comitato scientifico della Fondazione Allineare Sanità e Salute
Specialista in Igiene e Medicina Preventiva, Comitato scientifico della Fondazione Allineare Sanità e Salute
giovedì 23 gennaio 2020
OMEOPATIA E ANTIBIOTICO RESISTENZA
Il problema dell'antibiotico resistenza (AR), da diverso tempo
all'attenzione della classe medica e delle Istituzioni Sanitarie a livello internazionale,
ha assunto negli ultimi anni particolare rilevanza: il sistema di sorveglianza
Global Antimicrobial Surveillance System (GLASS), allertato dall'Organizzazione
Mondiale della Sanità nell'ottobre 2015, segnala un'emergenza crescente di batteri
che non rispondono agli antimicrobici utilizzati per debellarli. Alcune
esperienze hanno messo in evidenza che l'uso delle Medicine Complementari (MC)
nell'ambito di setting terapeutici improntati al modello della Medicina
Integrata è in grado di consentire una riduzione di prescrizione di terapia
convenzionale e anche di antibiotici, con ricadute positive per il problema
dell'antibiotico resistenza: Van der Werf et al. hanno dimostrato come presso i
medici di Medicina Generale che nel Regno Unito utilizzano le CAM in
associazione alla medicina ufficiale si registra una riduzione del 22% della
prescrizione di antibiotici.
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