È di qualche settimana fa la notizia di un ragazzo morto a
causa di una “sfida” che lo vedeva coinvolto con altri coetanei online. Si
chiamano “challenge” e hanno lo scopo di mettersi in qualche modo alla prova,
testimoniare con video o foto di aver superato una sfida per poi postare tutto
online. Sono frequenti le notizie di sfide autolesive diffuse online in cui il
“gioco” consiste nel farsi del male, nel ferire il proprio corpo e nei modi più
disparati. Purtroppo in alcuni casi tutto questo porta alla morte, ma sarebbe
sbagliato pensarle come a dei modi per togliersi la vita. Gli studi,
soprattutto nel campo psicoanalitico, ci dicono che è certo che chi si ferisce
lo fa per un motivo che ha poco o nulla a che fare con l’idea di togliersi la
vita. I motivi sono profondi, riguardano il rapporto con il proprio corpo, con
gli aspetti inconsci della persona.
domenica 7 ottobre 2018
domenica 30 settembre 2018
Fluoro si o no ?
I pareri sono stati
spesso diversi: c’era chi raccomandava di cominciare in gravidanza e andare
avanti con la somministrazione di fluoro per diversi anni (almeno 3), chi
sosteneva che fosse sufficiente somministrare il fluoro dalla nascita e chi invece
riteneva che non ci fosse nessuna prova che questo supplemento di fluoro
evitasse davvero la carie.
Oggi abbiamo un
documento ufficiale: la nuova versione della “Linea guida nazionale per la
promozione della salute orale” pubblicata dal Ministero della Salute
(potete scaricare il documento dal nostro sito cliccando qui), in cui si dice
chiaramente che:
- non c’è alcuna prova che
la somministrazione di fluoro in gravidanza protegga dalla carie i denti del
nascituro;
- non c’è nessuna prova che assumere un supplemento di fluoro dei primi anni di vita protegga dalla carie;
- ci sono prove concrete che lavarsi i denti fin dall’eruzione dei primi dentini da latte con un dentifricio arricchito di fluoro riduce l’incidenza della carie.
- non c’è nessuna prova che assumere un supplemento di fluoro dei primi anni di vita protegga dalla carie;
- ci sono prove concrete che lavarsi i denti fin dall’eruzione dei primi dentini da latte con un dentifricio arricchito di fluoro riduce l’incidenza della carie.
Ma quale
dentifricio, e quanto?
La marca non ha
importanza, la quantità giusta è questa: “sporcare” appena di dentifricio la
superficie dello spazzolino fino a tre anni; dopo ne basta mettere un po’: una
pallina grande come un pisello.
E allora stop
alle goccioline e alle pasticchine e avanti con dentifricio e spazzolino;
senza dimenticare che per avere denti sani e belli per tutta la vita bisogna evitare
(o almeno limitare) zucchero, dolci e caramelle.
Tratto da : Un Pediatra
Per Amico.
Bimestrale per i
genitori Marzo 2015
lunedì 24 settembre 2018
Sindromi correlate alla Spasmofilia(terza parte)
Talune
sindromi presentano raggruppamenti sintomatologici che le mettono in
correlazione alla spasmofilia, con la quale condividono anche alcuni aspetti
patogenetici e fisiopatologici. Abbiamo già parlato della disbiosi intestinale , tratteremo ora la
sindrome premestruale, che spesso si manifesta in associazione alla spasmofilia
o si pone in diagnosi differenziale con
essa.
La sindrome premestruale è un’evenienza
piuttosto frequente nella popolazione spasmofilica femminile perché è anch’essa
sostenuta, almeno in parte, dalla carenza di magnesio, ed è corretta, per quanto
concerna la dismenorrea, dall’assunzione di questo ione.
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domenica 16 settembre 2018
Terapia della Spasmofilia(seconda parte )
Questa situazione peculiare fa
sì che la terapia è in parte individualizzata ed approntata su misura per ogni
paziente, in relazione alla sua particolare situazione clinica, ma il cardine
fondamentale rimane la correzione della
carenza di magnesio senza la quale viene a mancare il razionale su cui poi
impiantare la terapia individuale.
L’omeopatia offre un buon
numero di medicamenti che possono trovare indicazione nel trattamento della
spasmofilia perché essa presenta una vasta gamma di quadri clinici che ben si
prestano ad una terapia di terreno individualizzata, mirata a risolvere lo
squilibrio psicosomatico che caratterizza il paziente spasmofilico.
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domenica 9 settembre 2018
IL MAGNESIO E LA SINDROME SPASMOFILICA
La spasmofilia, malgrado sia una sindrome mal definibile
sul piano clinico-biologico e non da tutti riconosciuta, rappresenta una
patologia sempre più frequente e sempre più studiata, caratterizzata da una
sintomatologia proteiforme prevalentemente di tipo funzionale.
Gli studi realizzati negli ultimi decenni hanno
fornito gli elementi per correlarla definitivamente allo stress,
all’ipereccitabilità neuro-muscolare e all’alterazione del metabolismo di
alcuni ioni. Oggi infatti potremmo definirla come:
“una sindrome
caratterizzata essenzialmente da un insieme di sintomi funzionali legati ad
ipereccitabilità neuro-muscolare indotta dalla fatica e dallo stress,
attraverso l’alterazione del metabolismo di alcuni ioni, in particolare del
magnesio”
Anche se molti sintomi che la caratterizzano appartengono
alla sfera comportamentale, il meccanismo sintomatologico è di tipo
fisio-patologico e non solo psicologico, elemento che la differenzia nettamente
dalle nevrosi come è stato affermato per primo da M. Klotz. Questa condizione
morbosa è, in effetti, legata ad un insieme di fattori, alcuni correlati ai
modelli di vita e all’ambiente, altri alla predisposizione individuale sia sul piano
fisiologico sia sul piano psicologico.
Accanto alla concezione più primitiva della spasmofilia
che la considera come la semplice conseguenza di una carenza di magnesio e di
calcio, possiamo collocare una visione più complessa ed articolata , riassunta
dallo schema seguente.
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martedì 4 settembre 2018
VERDURA SEMPLICE CON GRANDI VIRTU’
C'è
una verdura molto umile che previene i tumori ... è la cipolla. Ma attenzione, perché deve
essere trattata con cura (vedi sotto).
Le cipolle sono ricche di composti
antitumorali tra cui organosolfuri, quercetina, antocianidine … Le cipolle sono
inoltre una buona fonte di fibre e
vitamina C. Studi osservazionali [1] hanno dimostrato che le persone che
mangiano molte cipolle (e tutte le verdure della stessa famiglia) hanno un
rischio più basso di:
–
Tumore al
fegato, esofago e colon
–
Tumore al rene
–
Tumore alla laringe
–
Tumore al seno, ovarico, all‘endometrio e alla
prostata,
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mercoledì 1 agosto 2018
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