lunedì 20 ottobre 2008

AMICO IN TOSCANA: SEMINARIO DI AGGIORNAMENTO A FIRENZE

Il 20% della popolazione occidentale presenta un disturbo da ansia e panico. Un italiano su 5 soffre di insonnia e il 44% lamenta stanchezza e sonnolenza. I disturbi legati al sonno sono in continuo aumento e colpiscono circa il 30% dei bambini nei primi tre anni di vita (Centro medicina delsonno, Niguarda). Quali mezzi abbiamo a disposizione per affrontare con lamedicina integrata tali disturbi? Questi argomenti sono stati affrontati il 19 ottobre 2008 nel seminario ANSIA E INSONNIA NELL'ADULTO E IN ETA'PEDIATRICA: UN APPROCCIO INTEGRATO che si è svolto a Firenze presso la sede di Confesercenti in P.za PierVettori, 8/10.
Il seminario ha preso in esame le diverse opportunita'terapeutiche con l'omeopatia e la fitoterapia nella sindromeansiosa e nell'insonnia. Il seminario rivolto a Medici e Farmacisti, accreditato con 5 punti ECM, è stato molto apprezzato per la concretezza dei contenuti e per la piacevole esposizione dei Docenti Stefania Biondo ed Enrica Campanini.
La sede di Confesercenti si è rivelata da subito molto confortevole (in zona di Firenze facilmente raggiungibile e dotata di parcheggio privato).L'aula, elegante ed attrezzata con i supporti alla didattica necessari, si è dimostrata perfetta per lo svolgimento di seminari e corsi.
L'evento organizzato da A.M.I.C.O. ha offerto davvero ai partecipanti un valido contributo all'attività professionale. Arrivederci quindi alla prossima iniziativa culturale e scientifica di AMICO in Toscana.
Tilli Massimo, Medico, Firenze

giovedì 16 ottobre 2008

Topi e rane: ma l'omeopatia non è un placebo?

Alla domanda risponderei: probabile … possibile … direi di no!! E istintivamente sarei portato ad affermare che se pure fosse così, ben venga quell’approccio terapeutico che riesce a procurare benefici per chi soffre, senza fare ricorso a metodiche dannose esse stesse. Il potere taumaturgico del medico è stato enfatizzato nei secoli dalle varie culture e probabilmente ancora oggi è materia sotto molti aspetti sconosciuta.
Ma sarebbe veramente riduttivo concentrarsi unicamente su questo aspetto (come certa letteratura scientifica sembra voler fare), trascurando tutto il resto per il sol fatto che non si riesce a trovarne una giustificazione secondo i criteri di scientificità accettati dall’attuale paradigma scientifico.
Esistono peraltro numerosi lavori che sembrano più o meno direttamente smentire questa superficiale interpretazione della metodica omeopatica. A puro titolo esemplificativo, cito due studi recentemente pubblicati su Homeopthy, prestigiosa rivista curata da The Faculty of Homeopathy.
Il primo lavoro, dal titolo “An animal Model for the study of Chamomilla in stress and depression: pilot study”, è stato pubblicato da S. A. Gordinho Pinto & al. e studia gli effetti comportamentali ed ematologici di un trattamento con Chamomilla 6CH in topi sottoposti ad uno stress sperimentale. Nella metà di una popolazione di topi ai quali erano state iniettate cellule del tumore di Ehrlich, suddivisi con metodica random in due sottogruppi di pari numerosità, è stato effettuato un trattamento giornaliero con Chamomilla 6CH. Il gruppo controllo non ha ricevuto alcun trattamento. A distanza di sette giorni gli animali sono stati osservati in campo aperto e sottoposti ad accertamenti ematici. I topi che hanno coabitato con un compagno di gabbia ammalato hanno mostrato un decremento della loro attività generale, ma quelli trattati con Chamomilla si sono mostrati meno severamente malati (p=0,0426). Nessuna modifica ematologia è stata osservata.
Nella stessa pubblicazione sono stati comunicati anche i risultati ottenuti in un gruppo di topi pretrattati con Camomilla 6CH e sottoposti ad un test di nuoto forzato. Il gruppo controllo era stato trattato con acqua, 10% di etanolo o amitriptilina. Soltanto i gruppi trattati con etanolo e amitriptilina hanno mostrato un comportamento eccitato (p=0,0020), mentre gli animali trattati con Chamomilla hanno mostrato un punteggio intermedio rispetto ai controlli trattai con acqua e a quelli con etanolo/amitriptilina.
Mi si potrà obiettare che i topi da esperimento sono ormai una razza in qualche misura contaminata dal contatto con l’uomo (?) e che le loro caratteristiche intrinseche li rendono “influenzabili” e pertanto “sensibili” ad un ipotetico effetto placebo.
In tal caso potremmo passare al secondo studio pubblicato su Homeopthy, ad opera di S. Weber & al. dal titolo “The effect of homeopathically prepared thyroxine on highland frogs: influence of electromagnetic fields”. Partendo da precedenti esperimenti che mostrano come lo sviluppo delle larve di questi anfibi sia influenzabile da un preparato “omeopatico” a base di tiroxina (dosi infinitesimali dinamizzate), gli autori dimostrano una modificazione di questo effetto in relazione all’esposizione di tale preparato alle microonde o alle onde elettromagnetiche.
Fatti salvi eventuali bias metodologici, è possibile ipotizzare un effetto placebo anche sulle larve di rana? Probabilmente abbiamo ancora tanto da comprendere sulle reali potenzialità dell’omeopatia.
G. Di Leone – Medico - Bari

mercoledì 15 ottobre 2008

Il girone delle polveri sottili

"Qual'è l'origine delle micropolveri? Come agiscono quando vengono assorbite dal nostro corpo? Quali patologie apparentemente estranee a questo fenomeno possono finalmente trovare una spiegazione?."A queste ed ad altre domande il libro di Stefano Montanari cerca di dare delle risposte esaustive in un contesto di indifferenza e a volte di vero e proprio boicottaggio della comunità scientifica. Trovo molto interessante questo libro anche perchè ritengo che le patologie descritte dal dr.Montanari possano richiamare l'attenzione della comunità omeopatica sulla possibile relazione di dette patologie con la modalità reattiva sicotica .Il dr.Stefano Montanari vive e lavora a Modena, dove dal 2004 è Direttore Scientifico del Laboratorio Nanodiagnostics, il centro che svolge studi e ricerche relative all'inquinamento da polveri inorganiche e al quale si rivolgono per consulenze aziende alimentari, enti pubblici e privati. (Montanari Stefano, Il girone delle polveri sottili, Macro edizioni,2008)
Mario Dileo, medico, Bari

Metanalisi e Omeopatia

Ricorderete che nel mese di dicembre 2006 la prestigiosa rivista The Lancet pubblicò, con grande risonanza anche su qualche quotidiano italiano e con l’intervento di rappresentanti del mondo accademico detrattori dell’omeopatia, un articolo di A. Shang & al. dal titolo “Gli effetti clinici dell'omeopatia sono effetti placebo? Analisi comparativa degli studi controllati con placebo condotti in omeopatia e allopatia”. In quello studio, gli autori, basandosi su una metanalisi condotta su 21 lavori realizzati in ambito omeopatico e 9 lavori in medicina convenzionale, concludevano evidenziando bias in tutti gli studi considerati che, adeguatamente filtrati, portavano ad una debole evidenza di effetti specifici dei rimedi omeopatici contrapposta ad una forte evidenza di efficacia degli interventi convenzionali. Shang concludeva che “Questa osservazione è compatibile con l'opinione che gli effetti clinici dell'omeopatia siano effetti placebo”.

Nel mese di settembre di questo anno è stato pubblicato sul Journal of clinical epidemiology un lavoro di Lüdtke R. & al. dal titolo “The conclusions on the effectiveness of homeopathy highly depend on the set of analyzed trials.

Gli autori segnalano come i risultati di una metanalisi cambino in maniera significativa in funzione del numero e delle caratteristiche dei lavori analizzati, tanto più in una materia come l’omeopatia caratterizzata ancora da un’ampia eterogeneità tra i trials. Ne consegue che secondo Lüdtke le conclusioni a cui è giunto Shang sembrano essere meno definite di quanto siano state rappresentate.

Lasciando agli epidemiologi la fine analisi dell’impostazione metodologica dei due lavori, e nella consapevolezza della già più volte richiamata difficoltà di impostare ricerche in omeopatia perfettamente aderenti ai condivisi criteri di scientificità (randomizzazione del campione, doppio cieco, ripetitività dei risultati), ritengo condivisibili le conclusioni a cui sono giunti Lüdtke R. & al. Quanto meno sembrerebbe poco giustificabile giungere a deduzioni così categoriche partendo dall’analisi di un numero così limitato di studi scientifici.

È peraltro pur vero che il mondo omeopatico dovrebbe attivarsi maggiormente per sottoporre alla comunità scientifica un numero sempre maggiore di studi tesi a dimostrare l’efficacia di questa metodica, nel rispetto (quanto più aderente possibile) dei criteri di scientificità sopra richiamati. In aggiunta sarebbe sicuramente opportuno avviare un sereno confronto all’interno della comunità scientifica per definire standard maggiormente affini alla metodica omeopatica, superando (come già avvenuto in altre settori della ricerca scientifica) i vincoli metodologici. Tutto ciò con l’obiettivo di chiarire, una volta per tutte e al di fuori di sterili polemiche, l’efficacia (o meno) dell’approccio omeopatico. Sarà mai la comunità scientifica disposta a questo confronto? E sarà mai possibile reperire i fondi per questo tipo di ricerca? E vi è il reale interesse da parte della comunità scientifica, ma anche dello stesso mondo omeopatico, ad avviare questo percorso? Lascio a voi le risposte.

G. Di Leone – Medico - Bari

giovedì 9 ottobre 2008

Giocare per forza

Basta giocare per forza! Giochiamo quando ci pare e piace!

Segnalazione del libro di Ermanno BENCIVENGA, Giocare per forza. Critica della società del divertimento, Bruno Mondatori, Milano 2007, pp. 182.


A che gioco giochiamo noi tutti?
A che gioco giocano i bambini?
Ma giocano o vengono giocati?
E qual è la posta in gioco?
Chi c’è dall’altra parte del tavolo?
Quali trucchi usa per farci perdere?
E cosa perdiamo?
Cosa perdono i nostri figli?

A queste e ad altre domande cerca di rispondere un filosofo, Ermanno Bencivenga. La prima edizione del suo libro, Giocare per forza, era del 1995. La recente riedizione aggiornata non smentisce l’analisi precedente, ma anzi conferma l’aggravarsi del fenomeno. Quale? Da Disneyland al proliferare di parchi giochi, tematici, acquatici, dai quiz televisivi ai videogame, dalle mille diavolerie di internet ai villaggi turistici e alle notti bianche, la parola d’ordine, l’unico comandamento scrupolosamente osservato da tutti, è “Divertitevi!”.
Ma di che divertimento si tratta? Anzi, visto che si chiede sempre di più la partecipazione, l’interazione, il coinvolgimento delle persone, di che gioco si tratta?
L’autore, filosofo italiano docente da lunghi anni negli Stati Uniti, ha girato in lungo e in largo le capitali del divertimento, come Orlando in Florida o Las Vegas, ma ha anche analizzato le nostre forme di gioco e intrattenimento, scoprendo che la vera finalità dell’esplodere di così tanto divertimento coatto è il business.
Il divertimento è il più grande affare del secolo. Ed è la nostra religione! Una volta la maggior parte della gente alla domenica andava in chiesa, oggi va ai centri commerciali. Così come, osserva l’autore, se analizzate bene i nostri quiz televisivi vi accorgerete subito che viene recitato un lungo rosario di…pubblicità.
Il gioco, il divertimento, le città meraviglia, le luci, le attrazioni, i paesi dei balocchi, i centri commerciali servono per sedurci. Come in un centro commerciale dove c’è tutto per accontentare tutti, grandi e piccini, donne e uomini: cinema, pizzeria, salagiochi, boutiques, sauna, relax, sport, supermercato, ecc. Si deve poter passare nel village tutta la giornata, felici e contenti.
Spendendo.
Ma non è questo il problema. Ognuno può fare dei suoi soldi e della sua vita ciò che vuole.
Il guaio è che questo tipo di gioco non richiede sforzo, disciplina, applicazione, invenzione. Il nostro giocare per forza, insomma, sta uccidendo la creatività, perché è ossessiva ripetizione di qualcosa creato da altri, sta mortificando la nostra intelligenza, riempie quello spazio vuoto e toglie quel tempo inutile che sono fondamentali per sviluppare il dono più prezioso che l’uomo ha e che i nostri bambini non riescono più ad avere: la fantasia.
Prof Claudio Bernardi
Docente di Antropologia del Teatro
Università Cattolica di Brescia

lunedì 6 ottobre 2008

Medici a scuola di ambientalismo

Medici a scuola di ambientalismo per difendere salute
- Medici a scuola di ambiente, per difendere la salute 'armati' di nuove competenze divenute ormai necessarie. Si calcola, infatti, che l'ambiente degradato e l'esposizione a sostanze nocive, uniti agli stili di vita scorretti, siano responsabili del 75% delle patologie e delle relative cause di morte. E’ partito da questi presupposti l'appuntamento per i camici bianchi, il 25 e 26 settembre a Treviso, per un corso di Formazione teorico-pratico sul tema "Salute e ambiente: una nuova competenza per il medico", che è stata seguito dal convegno "Salute e ambiente, medici e istituzioni a confronto". L'iniziativa è stata promossa, oltre all'Ordine dei medici di di Treviso, dalla federazione naz ionale degli Ordini (Fnomceo), l'Isde (associazione medici per l'ambiente), l'ordine dei medici (Omceo) di Padova che ha fornito supporti sul piano organizzativo, la Provincia di Treviso, l'Università di Padova, la Regione Veneto, l'Ulss n. 9 di Treviso e l'Arpav. "Questa iniziativa di formazione integrata aveva l'obiettivo di fornire, con livelli successivi di formazione, conoscenze professionali per creare in ogni provincia un pool di medici esperti ai quali le istituzioni potessero rivolgersi per richiedere la loro collaborazione nei principali atti amministrativi che potrebbero avere, ricadute sull'ecosistema". Per rispondere in qualche modo ai danni prodotti dalla cosiddetta società dei consumi negli ultimi anni è aumentata la 'coscienza ambientale' da parte della professione medica. Non a caso la Federazione degli Ordini ha previsto, nel nuovo Codice Deontologico, un articolo, il numero 5, che introduce tra le responsabilità del medico, quella 'ambientale', in relazione alla salute. Per gli organizzatori del corso, i medici, inoltre, dovranno essere in futuro maggiormente coinvolti nelle decisioni politiche e amministrative che riguardano la relazione tra ambiente e salute. "Alcune scelte ambientali come la gestione dell'acqua, dei rifiuti, il controllo dell'inquinamento da agenti fisici o dell'aria - spiega sul sito della Fnomceo Daniele Frezza, segretario dell'Ordine di Treviso nonché direttore del Corso - hanno ripercussioni sulla salute dei cittadini e andrebbero attentamente valutate prima della pianificazione e programmazione degli interventi da parte delle istituzioni. Secondo il medico, inoltre, l'obiettivo di fornire delle informazioni ai cittadini deve essere prioritario, a partire dai bambini delle elementari che, nelle campagne di informazione, possono rappresentare un importante veicolo per trasmettere nel loro ambito familiare ciò che hanno imparato o il materiale a loro consegnato
- Roma, Settembre 08(Adnkronos Salute) Articolo pubblicato da Elena Bosi pediatra

sabato 4 ottobre 2008

stile di vita: alimentazione e longevità

Riporto da Adnkronos Salute (Roma, 2 ott.) :
"Pane, pasta, frutta, verdura, olio extravergine e il tradizionale bicchiere di vino consumati a tavola. E' nel piatto il segreto dei nonni italiani, che hanno record europeo della longevità, con una vita media di 77,2 anni per lui e di 82,8 anni per lei. Lo sostiene la Coldiretti oggi per la Festa dei nonni, che coinvolge circa 14 milioni di italiani. Un vero esercito, destinato a crescere nel tempo: le proiezioni comunitarie stimano che nel 2050 ben 35 cittadini italiani su cento saranno anziani (30% nella media europea). Ma se i dati sui nonni sono positivi, "preoccupa invece - dice Coldiretti - il recente allarme sugli effetti della crescente obesità tra i giovani. I ragazzi di questa generazione, per la prima volta nella storia, rischiano di essere i primi ad avere una vita più breve dei propri genitori, per colpa delle malattie causate dall'obesità e dal sovrappeso, come il diabete e i problemi cardiaci. Un allarme che - sostiene l'associazione - rende necessario intervenire per modificare abitudini di consumo sbagliate che si sono diffuse anche nel nostro Paese, con il 36% dei ragazzi attorno ai dieci anni 'fuori forma'. Proprio i nonni - conclude la Coldiretti - possono svolgere certamente una funzione fondamentale nel conservare le tradizioni alimentari e nel guidare i più giovani verso abitudini alimentari più salutari nelle scuole e nelle case".