mercoledì 9 settembre 2009

Arriva l'influenza A: dobbiamo avere paura?

Articolo di UMBERTO VERONESI (1 settembre 2009):
Arriva l'influenza A: dobbiamo avere paura?
"La pioggia di dati sull'influenza da virus H1N1, la Nuova A, che ogni giorno ci invade ormai da molti mesi è sacrosanta, ma rischia di non rispondere alla domanda della gente, che invece è una sola: dobbiamo avere paura oppure o no? Siamo di fronte ad una pandemia mortale, una peste del ventunesimo secolo, o si tratta di un'altra influenza dal nome e l'origine più fantasiosi? Io penso che il panico è da escludere, la prudenza no. Tutti i virus influenzali, quelli che definiamo "stagionali", causano una lieve mortalità, in media intorno all'1 per mille dei contagiati. Al momento questo nuovo virus non sembra discostarsi sostanzialmente da questa percentuale, anche se dobbiamo tenere conto che, in caso di dati mondiali, i numeri relativi ai contagi sono di difficile interpretazione, perché in molti Paesi, con strutture sanitarie meno avanzate, numerosi casi non vengono identificati e neppure segnalati. In Italia, dove il sistema si è mosso con indubbia efficienza come nel resto d'Europa, si riportano fino ad oggi fra i 1.600 e i 1.800 contagi e nessun decesso. Siamo quindi in linea con una normale influenza, che però ha, per il resto, caratteristiche nuove. Ciò che possiamo infatti dedurre con ragionevole certezza dai dati internazionali sono il tipo di virus e le sue tendenze di diffusione. Prima di tutto va precisato che le notizie dall'emisfero australe, che sta aprendo la stagione influenzale con il "doppio virus" (quello stagionale e la nuova A) sono rassicuranti perché il virus ad oggi non è mutato, cioè nel moltiplicarsi non è diventato più pericoloso per la salute rispetto all'esordio. La malattia ha mostrato due caratteristiche: una grande velocità di contagio e una "predilezione" per i più giovani, tratto che la rende peculiare rispetto alle altre forme e che ha messo in speciale allarme i pediatri. Va detto anche che non appare fra le sue caratteristiche la gravità: la regola è la guarigione, non le complicanze e tantomeno la morte. Alvaro Ulribe, presidente della Colombia, ha appena annunciato, senza problemi di "immagine", di essere stato contagiato e lo staff si è dichiarato per nulla preoccupato perché la malattia è stata da subito sotto controllo. Si è ammalato anche Raffael Correa, presidente dell'Ecuador, ed già è guarito Oscar Arisa Sanchez, presidente del Costarica. Del resto la terapia è disponibile, per tutti: si tratta di antivirali già presenti sul mercato. Che fare però per evitare di ammalarsi? Il periodo di diffusione durerà molti mesi e dunque mi sembra inutile spostare l'inizio della scuola, come è stato proposto in Italia, perché significherebbe perdere l'anno scolastico. Così come non appare pensabile rimandare i viaggi all'estero perché i flussi di spostamento della popolazione, soprattutto i giovani, da un Paese all'altro ormai sono continui e inarrestabili. Non serve quindi stravolgere le proprie abitudini di vita e farsi ossessionare dall'incubo del contagio.
È più utile prestare attenzione particolare ai sintomi tipici influenzali e segnalarli subito al proprio medico, oltre che seguire le norme igieniche preventive che si applicano a tutti i contagi. Penso che in realtà dobbiamo tutti abituarci gradualmente all'idea che paradossalmente sulla diffusione dei nuovi virus il mondo moderno appare più fragile del mondo antico. Nell'era della globalizzazione, come accennavo, non ci sono più, a farci da barriera, gli oceani e le grandi distanze via terra. E anche il concetto di "cordone sanitario" si è di conseguenza, indebolito: l'allarme si diffonde più tardi rispetto alla velocità dei viaggi e il gran numero di viaggiatori nel mondo. Esiste, dall'altra parte, un "sistema di salvataggio" (controlli, terapie, vaccini) più efficiente, che rischia di incepparsi, però, se la popolazione non segue razionalmente le raccomandazione di comportamento, perdendosi nelle proprie ansie. Nel caso di un nuovo allarme di malattia, l'emotività può creare fragilità nelle strutture sanitarie e indurle ad adottare misure sproporzionate, con l'obiettivo di debellare più la paura che il virus. Questo è il rischio che possiamo e dobbiamo evitare."

Riconoscimento alla ricerca in Toscana

Pensando in un’ottica internazionale: le lezioni da apprendere
(Articolo di Corina Güthlin - Centro di valutazione delle CAM dell'Università di medicina di Friburgo - Istituto di medicina generale dell'Università JW Goethe di Francoforte - comparso sull'ultimo numero della rivista Homeopathy (2009) 98, 135-136 )

"Essendo tornata di recente da una conferenza dedicata alle CAM (Complementary and Alternative Medicine), mi sono accorta, ancora una volta, quanto possa essere interessante conoscere ciò che accade sulla scena internazionale. Anche se i modelli sanitari e i concetti di integrazione delle CAM nella medicina ortodossa discussi in altri Paesi non sono applicabili nel mio (ad esempio per motivi giuridico-legislativi), trovo sempre utile e incoraggiante ascoltare i pareri e le esperienze di colleghi che lavorano in altre realtà.
Ciò premesso, devo però fare una confessione: interrogata sulla ricerca in omeopatia (e anche nell’ambito di altere medicine complementari), mi vengono subito in mente studi condotti in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e occasionalmente in Svizzera o in Germania. Questa “mappa della ricerca” sedimentata nella mia testa non è per niente internazionale ed è prova di un orizzonte piuttosto ristretto. Per questa ragione, dunque, ho letto con grande piacere una serie di quattro studi sull’omeopatia, pubblicati sulla rivista Homeopathy e realizzati in Italia.
Il processo di integrazione in Italia
Il primo lavoro consiste nella presentazione del programma che garantisce l’integrazione delle medicine complementari nel sistema sanitario pubblico della regione Toscana attraverso la definizione di provvedimenti legislativi riguardanti la pratica delle suddette terapie. Esso mostra in modo efficace e discorsivo il percorso che ha condotto a questo risultato, partito con una conferenza che dimostrava l’importanza di queste medicine a politici e stakeholders fino alla definizione di una task force cui è stato affidato il compito di identificare le strategie atte a conseguire l’integrazione. Alla fine del percorso è stata concordata anche la presenza di un rappresentante delle medicine complementari in ogni ASL, nel Consiglio dei sanitari della regione Toscana e nella Commissione regionale di Bioetica.
Il secondo e il terzo lavoro si concentrano su condizioni patologiche specifiche e prendono in esame l’effetto dell’omeopatia in condizioni cliniche reali. Uno studio è intitolato “Valutazione di costi e benefici della terapia omeopatica versus terapia convenzionale nelle malattie respiratorie”. Si tratta di uno studio retrospettivo che ha riguardato 105 pazienti affetti da asma o infezioni respiratorie ricorrenti visitati presso un ambulatorio pubblico di omeopatia. Incastonato in questo studio osservazionale, un protocollo caso-controllo dove i dati riguardanti otto pazienti con asma e sedici con infezioni respiratorie ricorrenti trattati con l’omeopatia sono stati confrontati con quelli riguardanti rispettivamente sedici e 32 pazienti trattati con la medicina convenzionale. La conclusione più importante è che i costi dei farmaci dei pazienti del gruppo omeopatico diminuivano, mentre aumentava la spesa per i farmaci del gruppo trattato con terapie convenzionali.
L’altro lavoro è uno studio osservazionale sulle terapie omeopatica e convenzionale in pazienti affetti da neuropatia diabetica che mette a confronto i risultati, misurati con una scala sintomatologica, per la neuropatia diabetica e la qualità di vita di 32 pazienti trattati con omeopatia con quelli di 29 pazienti sottoposti a cure convenzionali. Gli autori concludono che gli outcomes della malattia sono comparabili nei due gruppi, ma che la qualità della vita aumenta soltanto nel gruppo omeopatia e che in questo stesso gruppo diminuiscono anche i costi.
Il quarto studio della serie fornisce una panoramica dell’applicazione della terapia omeopatica nel servizio sanitario pubblico con uno studio osservazionale condotto dal 1998 al 2005 presso l’ospedale Campo di Marte di Lucca, in Toscana. L’obiettivo di questo lavoro era di valutare la risposta al trattamento omeopatico in un ambiente clinico pubblico considerando tutti i pazienti visitati presso l’ambulatorio nell’arco di cinque anni e quattro mesi. Gli autori concludono che il 74% dei pazienti ha riportato almeno un miglioramento di tipo moderato e che i risultati migliori si rilevano nei soggetti più giovani e con una lunga storia di cure omeopatiche. I pazienti che hanno tratto maggiori benefici sono quelli affetti da patologie respiratorie, seguiti da quelle dermatologiche e gastrointestinali. Al contrario, i pazienti con problemi di tipo psicologico hanno mostrato miglioramenti meno significativi.
Tornando al tema da cui siamo partiti (l’interesse per la ricerca internazionale e l’apprendere da modelli di altri Paesi), mi è parso davvero istruttivo il fatto che gli autori abbiano dovuto affrontare un problema strutturale (la mancanza di armonizzazione fra le diverse legislazioni regionali) per alimentare il dibattito sulle medicine complementari. Dibattito che alla fine è approdato alla nomina dei rappresentati di queste medicine in posti di notevole responsabilità.
Tuttavia, a mio parere, i risultati degli studi osservazionali dicono più sul modello di integrazione piuttosto che ampliare il corpus delle prove di efficacia dell’omeopatia. Avrei preferito perciò studi più rigorosi sul piano metodologico oppure case- reports interessanti e incoraggianti su cui gli omeopati possano riflettere.
Ciò chiarito, mi congratulo di nuovo con i colleghi italiani per i successi conseguiti e mi auguro di imparare di più sui modelli di medicina integrata e sull’integrazione delle medicine complementari nei sistemi sanitari di altri Paesi del mondo.
Traduzione a cura di Mariella Di Stefano
Notiziario regionale Medicine complementari Regione Toscana

giovedì 3 settembre 2009

NUOVA INFLUENZA: primo rimedio una "sana" informazione

Pubblichiamo un comunicato stampa sulla nuova influenza A/H1N1, dell'Associazione Culturale pediatri,(ACP www.acp.it ) associazione libera che raccoglie 2500 pediatri italiani finalizzata allo sviluppo della cultura pediatrica ed alla promozione della salute del bambino.
Speriamo in tal modo di permettere ai genitori e alle famiglie di acquisire delle informazioni corrette, visto l'eccessivo allarmismo indotto dai media.

La posizione dell’Associazione Culturale Pediatri
sulla nuova influenza A/H1N1
Lettera aperta ai politici, ai professionisti delle salute e ai mezzi di comunicazione


Attenzione agli allarmismi: non dobbiamo dare spazio a posizioni e a scelte basate sull'emotività
piuttosto che sulle evidenze scientifiche. La nuova A/H1N1 non può essere per ora considerata
pericolosa.
In questa fase è inutile la chiusura delle scuole.
I vaccini? Sono ancora in fase di
sperimentazione e inoltre non se ne conoscono ancora i possibili effetti collaterali.
Gli antivirali vanno usati solo su indicazione medica e solo per casi gravi o persone in cattive condizioni di salute.

1 settembre 2009. L’Associazione Culturale Pediatri (ACP) pubblica online una lettera aperta rivolta ai medici, politici e ai mezzi di comunicazione sulla questione controversa della nuova influenza A/H1N1.
“Alla luce delle voce contraddittorie che vengono diffuse sull'influenza A/H1N1, ci preme
esprimere la nostra posizione di pediatri impegnati per la tutela della salute dei bambini e il sostegno ai genitori e garantire una corretta informazione”, commenta il Presidente dell'ACP, Michele Gangemi.
“E' prioritario delineare una strategia di salute pubblica per prevenire la diffusione del virus e prendere provvedimenti mirati di provata efficacia che siano modificabili in base ai dati che disporremo sul nuovo virus”.
“Non dobbiamo dare spazio a posizioni e a scelte basate sull'emotività piuttosto che sulle evidenze
scientifiche. Andranno innanzi tutto mantenute calma e lucidità, di fronte alle notizie allarmanti che si stanno diffondendo”.
La nuova A/H1N1 non può essere al momento considerata pericolosa, né si può prevedere se lo diventerà, scrive l'ACP. Quello che sappiamo per certo del nuovo virus influenzale A/H1N1 è che per ora si è dimostrato meno aggressivo della comune influenza stagionale. “Nessuno è però in grado di dire se in futuro questo virus si modificherà e diventerà pericoloso. Il suo comportamento, come quello di tutti i virus, è assolutamente imprevedibile”.
Cosa fare? Mettere in atto le misure di provata efficacia
L’ACP ribadisce che andrebbero messe in atto da subito le uniche misure che si sono dimostrate
scientificamente valide nell’impedire la diffusione di tutti i virus respiratori come l’H1N1: lavarsi le
mani; ripararsi la bocca e il naso quando si tossisce o si starnutisce; evitare di toccarsi occhi, naso e
bocca, facili vie di entrata dei virus; stare a casa quando si hanno sintomi di influenza; evitare i luoghi affollati quando i casi di malattia sono molto numerosi.
La chiusura delle scuole – con tutte le sue ricadute sociali – potrebbe essere presa in considerazione solo se in futuro dovesse circolare un virus altamente aggressivo (non l’attuale A/H1N1). In tal caso
andrebbero chiusi anche tutti i luoghi di ritrovo come i cinema, le discoteche, ecc.
Se i casi di influenza saranno più numerosi del solito o il virus dovesse diventare aggressivo, sarà
importante permettere ai medici e alle strutture sanitarie di dedicarsi ai pazienti più gravi.
Vaccini e antivirali: benefici e rischi ancora da dimostrare
Luisella Grandori del Gruppo vaccinazioni dell’ACP richiama l’attenzione sui vaccini contro il nuovo
virus A/H1N1. “Sono vaccini ancora in fase di sperimentazione: nessuno è in grado oggi di sapere se e quanto saranno efficaci”. Considerato che per diventare aggressivo il virus dovrebbe cambiare,i vaccini mirati al virus attuale potrebbero non essere più utili. Inoltre mancano dati sugli eventuali effetti collaterali, i quali potrebbero manifestarsi solo con un uso su vasta scala: chi decide di vaccinarsi dovrebbe firmare un “consenso informato” che illustri con precisione benefici e rischi.
Riguardo agli antivirali, puntualizza l'ACP, si sa solo che il nuovo virus è risultato sensibile in laboratorio all’Oseltamivir (Tamiflu) e allo Zanamivir (Relenza), ma non sappiamo quanto siano efficaci “in vivo”.Per ora non abbiamo studi al riguardo. Inoltre non va dimenticato che gli antivirali possono dare a volte effetti collaterali importanti. Il 18% dei bambini in età scolare del Regno Unito, a cui è stato somministrato l’Oseltamivir in occasione dell’epidemia di A/H1N1, ha presentato sintomi neuropsichiatrici e il 40% sintomi gastroenterici. “Gli antivirali vanno quindi usati solo su indicazione medica e solo per casi gravi o persone in cattive condizioni di salute”.

Vedi anche intervista rilasciata da S.Garattini
www.informazione.it

Elena Bosi,pediatra
Milano

domenica 2 agosto 2009

A.M.I.C.O. augura buone vacanze a tutti!
La redazione del BLOG riprenderà l'attività a settembre

martedì 28 luglio 2009

Vaccinare contro il Papillomavirus?


Papillomavirus un reale pericolo o un'altra operazione di Marketing?

Questo il tema dibattuto nel nuovo libro di Roberto Gava,medico tossicologo ed Eugenio Serravalle, pediatra, edito da Salus Infirmorum.
E' in atto infatti una campagna di vaccinazione rivolta alle ragazze dodicenni che pone serie perplessità. Ci sono fortissime pressioni commerciali da parte delle Ditte produttrici, sia a livello politico che dei mass media, ma a livello scientifico ci sono grandi dubbi e preoccupazioni sul reale rapporto rischio/beneficio di questo vaccino.
L’infezione da HPV è comune, ma il rischio di sviluppare un carcinoma è eccezionale, richiede decenni e può essere evidenziato precocemente da periodici e innocui Pap-test che in ogni caso devono essere eseguiti anche nei vaccinati, perché il vaccino copre solo 2 dei 15 ceppi ad alto rischio tumorale.
Mancano studi clinici longitudinali condotti da ricercatori indipendenti dall’Industria farmaceutica sull’efficacia del vaccino ed anche informazioni corrette ed esaustive sui reali effetti indesiderati di questa vaccinazione, diventano sempre più numerose le segnalazioni di gravi danni da vaccino.
Non ci sono ancora informazioni sulla durata della protezione e sulla reale capacità di prevenire veramente, non le lesioni precancerose ma il carcinoma del collo dell’utero e soprattutto non si sa come si modificheranno i numerosissimi tipi virali non coperti dal vaccino che potrebbero, secondo alcuni ricercatori, diventare ancora più cancerogeni.
Scopo di questa pubblicazione è fornire un’informazione aggiornata e indipendente ai medici (specialmente pediatri) e ai genitori che vorrebbero vaccinare le proprie figlie e a tutti coloro che vogliono conoscere i vantaggi e i limiti di questa vaccinazione, in modo tale da poter esprimere il proprio consenso o diniego.

Elena Bosi,pediatra
Milano

martedì 21 luglio 2009

Comunicato stampa - Medicine Non Convenzionali a L'Aquila



La Protezione Civile ha recentemente stipulato un contratto con la FIAMO (Federazione Italiana delle Associazioni e dei Medici Omeopati), membro della LMHI (Liga Medicorum Homeopathica Internationalis), per fornire alla popolazione terremotata il sostegno delle Medicine Non Convenzionali, prima tra tutte l’Omeopatia.

lunedì 20 luglio 2009

Libri di Medicina e capitoli sulle MNC (1)

">La ricerca nei più importanti testi di Medicina internazionale di capitoli o paragrafi che facessero riferimento alle MNC era fino ad alcuni anni fa esperienza o deludente o confinata a note “etnografiche” o curiosità. E' quindi di estremo interesse notare come tre dei più importanti testi di Medicina al mondo dedichino nelle loro ultime edizioni ben più di un paragrafo alle MNC. Iniziamo con il suggerimento di esaminare il capitolo 47 del “Braunwald-Textbook of Cardiology”, dall'eloquente titolo: “ Complementary and Alternative Approaches to Management of Patients with Heart Disease”.

In questo capitolo gli autori esaminano le medicine non convenzionali e non lo fanno con un taglio da “curiosità” ma con l'idea che sia una realtà con la qualche anche lo specialista deve confrontarsi, spesso per le richieste del malato.

Quello che colpisce è proprio come un testo ultraspecialistico, la Bibbia della Cardiologia mondiale, dedichi un non piccolo spazio ad un argomento fino ad alcuni anni fa neanche considerato. Segno inequivocabile che i tempi cambiano.

Ecco un esempio tratto dal testo sulle evidenze riguardo l'uso di Commiphora guggul

“Guggulipid has a long history of use in Ayurvedic medicine. In the first randomized controlled trial of guggulipid in the United States, 103 healthy adults with hypercholesterolemia given 1000 or 2000 mg guggulipid containing 2.5 percent guggulsterones experienced no improvement in their lipid levels. A hypersensitivity rash was reported in a small number of subjects.[15] Effects of guggulipids on high-density lipoproteins (HDLs) were mixed. A standard dose of guggulsterones containing 75 to 150 mg has been given as 1000 to 2000 mg guggulipid two or three times daily. Guggulipids can cause gastrointestinal upset, headache, mild nausea, belching, hiccups, and rash. Concomitant oral administration can reduce propranolol and diltiazem bioavailability and might reduce the therapeutic effects of these drugs. Guggulipid may also exert antiplatelet and anticoagulant effects. Definitive safety and efficacy data are lacking in subjects on Western diets.”

Al prossimo post i due successivi consigli di lettura.